"I Senza-Tempo": recensione di Valentina Coscia

Recensione firmata da Valentina Coscia, scrittrice, dal suo blog Parietaria Officinalis:


Da quando ho saputo che Messer Alessandro Forlani aveva vinto il Premio Urania 2011, ho atteso l'uscita de I senza-tempo.

Urania è speciale, per me, è un pezzo dell'infanzia, è il ricordo di una persona che non c'è più, è la porta per mondi nuovi e affascinanti, è il primo libro che ho letto. È anche uno (forse l'unico?) posto in cui si trovi della fantascienza in italiano. Conoscere, anche se virtualmente, la persona che ha vinto un Premio Urania è straordinario (cioè, un Premio Urania! È una roba grossa, gente!).

Così, non appena il calendario è scattato su novembre ho cominciato a cercare il volume e - miracolo! - l'ho trovato quasi subito (non è che sia un buon posto, Spezia, per i bibliobulimici). Me lo sono letto tutto d'un fiato ed eccomi qui a buttare giù le mie impressioni.

Innanzitutto, domanda secca: mi è piaciuto? Eccome! A me e anche al piccolo nerd.

Avendo problemi con il concetto di "genere", adoro i libri in cui sono presenti influenze diverse e commistioni e I senza-tempo è uno di questi: c'è fantascienza, c'è qualcosa di fantasy, ci sono influenze steampunk, richiami a manga e anime e un bel po' di horror. Dentro I senza-tempo ci sono tonnellate di fantasia. E tanta ironia, che ti fa ghignare anche quando, in effetti, la situazione per i protagonisti è brutta-brutta-brutta.

Io credo che il merito di tutto questo vada, senza nulla togliere agli altri, al villain per eccellenza: Monostatos, alchimista-negromante che si risveglia nel 2012, dopo un sonno di oltre 400 anni. Monostatos è un sapiente del Seicento, quella è la sua mentalità, e lui, cattivo senza se e senza ma, la mantiene per tutta la storia. Lungi dal sentirsi "uomo del passato" - e dall'avere un complesso di inferiorità nei confronti degli umani moderni - si sente, al contrario, superiore a tutti loro. Li considera cibo, bestiame e non per via del fatto che effettivamente è di quello che si nutre, ma per il loro essersi annichiliti, per le facoltà impigrite e l'apatia intellettuale che li rende (oltretutto) insipidi e poco nutrienti. I suoi simili, gli altri senza-tempo (oh, sì ce ne sono altri), come scoprirà, si sono adattati, verrebbe da dire evoluti, hanno trovato il modo di vivere - se vivere si può dire - da nababbi, nascosti nelle pieghe della società al livello più altro, corrompendone il tessuto stesso e avvelenando l'intera realtà. Lui no. Lui resta fedele a se stesso, alfiere di un tempo andato e fiero di esserlo.Se ne sbatte, Monostatos, di adattarsi al mondo: è il mondo che dovrà piegarsi, adattandosi a lui, che ha intenzione di consumarlo, insieme alla realtà stessa, fino all'annichilimento. Il contrasto fra il Ventunesimo secolo (2012-2024-2036), percorso dai prodromi di una crisi energetica strisciante che, con l'esaurimento dei combustibili fossili, sta riportando piano piano l'orologio indietro agli anni Sessanta del Novecento, e i modi di pensare, di parlare e di agire del senza-tempo, generano una sottile corrente di ironia che rende ancora più godibile la lettura. Onestamente, quando Monostatos scambia per carcerieri i vigilantes al servizio di un altro senza-tempo ("credevo vi tenessero in ceppi. Assaltavo una prigione per liberare un mio pari") e li massacra, sono scoppiata a ridere. Non per la scena del massacro - ne I senza-tempo sangue e budella e altre robe disgustose abbondano, ma è giustissimo così - ma per la toppata clamorosa. Il gusto seicentesco è evidente negli ambienti in cui Monostatos vive, nelle creature delle quali si circonda, orrende commistioni di parti meccaniche e cadaveri (descritte in maniera evocativa e mai pesante), nel suo modo di parlare e nel suo gusto per la teatralità. Il piccolo nerd, cui già brillavano gli occhi per via delle distorsioni nello spazio-tempo, ha iniziato a sorridere come lo Stregatto all'apparire del primo carrion. Quando sono comparsi gli Archiburoboti ha lanciato un urlo entusiasta E non vi dico come è andato in visibilio  per il Gigadaver. (Non capite? Filate in edicola e compratevi il volume!).

Per quanto riguarda i protagonisti umani, sono bei personaggi sia i tre ex-bambini, che Clara (e una menzione speciale per il tristissimo ex-bidello Stefano, poveraccio, guarda che fine gli hai fatto fare, Alessandro!), ma, onestamente, Monostatos giganteggia sugli altri e se li pappa a colazione (e non in senso lato).

Un difetto (che non è un difetto)? Troppo corto! Nel senso che la vicenda è compiuta così, finale aperto, ma è giusto, possiamo immaginarci Nauzika e Rommel (due dei protagonisti. Siete curiosi? Filate-in-edicola!) intenti nella loro crociata. (E, ovviamente, si fa il tifo per loro). Solo che se ne vorrebbe di più.

Due note:
Primo: la quarta di copertina non rende giustizia. I senza-tempo è molto più bello, ricco e divertente di come lo fa sembrare. Fidatevi.
Secondo: la copertina in sé e per sé. Richiama i primi Urania, quelli storici. Mi ha fatto strippare. Adesso non mi resta che leggere l'appendice con le inchieste di Clara. E voi cosa fate ancora qui? All'edicola, subito!

(dimenticavo: bella la citazione su Raimondo di Sangro!)

Alessandro Forlani

sedicente scrittore, è nato negli anni '70 del XVII secolo, si è reincarnato nel XIX, nel XX e millenni a venire. Nerd, negromante e roleplayer e autore "difficile" di racconti fantastici. Di giorno si impaluda da docente universitario e ciacola di sceneggiatura, cinema e scrittura; di notte, che dovrebbe far l’artista, piuttosto guarda film, legge fumetti, ascolta musica barocca, gioca a soldatini e poi va a dormire. Perché crede che sia più sano scrivere in questo modo.

2 commenti:


  1. Premio meritato e grande divertimento per chi legge. Strano ma vero!

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    1. Il piatto tipico di questo blog è l'ossimoro, signora ;-)

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