"Uno dei grandi meriti del buon Roberto Cera, oltre a organizzare Vaporosamente senza mettere troppo a rischio la sua sanità mentale, è di curare - assieme a Peregrino Tuc, l’Aggiustalibri - l’antologia Penny Steampunk, ispirata ai penny dreadful vittoriani, giunta alla seconda edizione.
Antologia a cui partecipano i pezzi grossi della narrativa steampunk in Italia, come ad esempio Alessandro Forlani, Alessio Brugnoli, Davide Tarò, Alain Voudì, Augusto Chiarle, Emanuela Valentini, Paolo Di Orazio, Luca Tarenzi, Pozzo – Martini, Corella – Soprani, Daniele Cutali, Augusto Charlie e udite udite, il grande Bruce Sterling, uno dei papà del cyberpunk.
E quanno me ricapita più de finì in un libro co’ lui ?"
(dal blog "Il Canto Oscuro", di Alessio Brugnoli)

Gli scrittori regalano racconti. Ed ecco, puntuale come ogni anno, la mia piccola novella di Natale. In questi mesi lo sword & sorcery mi ha dato belle soddisfazioni, mi ha divertito e mi ha dato nuova linfa. Perciò, per questo 2016, vi regalo una storia ironica e fantasy molto sopra le righe. Ma il racconto è anche ispirato a una recente madeleine per due grandi giocattolai della mia piccola città, che mi insegnarono il piacere del modellismo e del costruire. Buone Feste, miei cari Lettori!

Al Sig. Cicoli e il Sig. Rossi

Le stelle illuminarono la Grande Sala di Dohl, le campane di oricalco rintoccarono mezzanotte. Thingol, Eldarion, Elenwë e Bruithwir attraversarono l'ampia soglia, si inginocchiarono all'Alto Sire, omaggiarono la Regina sui loro troni d'avorio ed oro. La nobiltà di Rivengladis li attorniava silenziosa.
«Figli, principi», li apostrofò Re Caranthir, «è la vigilia del Sole Invitto, e gli déi e la vostra stirpe vi impongono un giuramento. La Madre Luna e le ancelle stelle vi rivolgono il loro sguardo, vi domandano con quali gesta onorerete la nostra casa.»
Elenwë mostrò al sovrano la lunga lancia d'argento e frassino, velò di seta lo scudo a goccia con le insegne della stirpe:
«Questa lancia fu forgiata per trafiggere carne e scaglie, è legno magico, non teme il fuoco. La mia promessa ai miei pari elfi è di partire alla ricerca del Serpe Skatarax, che infesta da troppi secoli i nostri boschi di Galatrien. Il mio scudo sarà celato, e il mio nome sconosciuto: io non godrò diritti, privilegi né di onori fino a che la bestia morirà su questa punta.»
Bruithwir levò l'arco, e una faretra di lunghe frecce che crepitavano di bianche folgori:
«Il mio voto è cavalcare tutte le strade di questo regno per fulminare di ratta morte gli adoratori di Baphulat, che profanano da troppo tempo i nostri luoghi più sacri.»
Eldarion, il giovane, snudò la bianca spada, la offrì alla Dama Iminyë e promise con passione:
«Madre, io non ho l'esperienza e la forza dei miei fratelli: devo ancora molto apprendere circa l'arte della guerra, e non voglio portare il lutto su questa casa, e straziarti di dolore, avventurandomi in folli imprese. Tuttavia», si rivolse ai cortigiani, «nessuno dubiterà del mio coraggio e il mio valore: questa spada è la tua spada; il mio voto è di servirti da Campione di Giustizia, ove il nome, la maestà e l'onore siano messi in discussione da spregevoli accusatori.»
I nobili, inteneriti, applaudirono d'approvazione; gli occhi d'ebano di molte dame luccicarono di lacrime; Elenwë e Bruithwir, abbracciato il fratellino, gli scarmigliarono i lunghi folti capelli bianchi con affetto canagliesco:
«Hai cuore, ragazzino!»
Caranthir li azzittì con un gesto imperioso:
«... e il mio primogenito», domandò fiero ed ansioso, «l'erede del mio trono, il Delfino di Rivengladis: qual è la tua promessa?»
Thingol si avanzò dimesso e disarmato: il Sire si aggrottò, e sua madre si adombrò di dispiacere.
«Ho cercato nel mio cuore, devo onorare la verità: io non sono nato per la gloria e per la guerra. Io... voglio fare il giocattolaio.»
«Come sarebbe, giocattolaio?! È un mestiere della plebe!»
I suoi fratelli lo spernacchiarono, e i cortigiani mormorano di scherno. Lui sopportò quelle feroci trafitture, spiegò le sue ragioni:
«Non voglio bandire demoni, sterminare abomini o sconfiggere i nemici e disperderne gli eserciti. Ho imparato a intagliare il legno, so i segreti dell'argilla, so le tecniche del metallo e so dipingere e miniare. Gli déi mi hanno donato la pazienza, l'inventiva, sono un abile artigiano: voglio onorarli fabbricando giocattoli per la gioia dei bambini.»
«È vergognoso!», tuonò Caranthir.
Lui si appellò alla madre: Dama Iminyë si alzò tremante dal seggio d'oro, affondò piangendo il viso nel manto azzurro ed allucciolato e - seguita dal suo seguito, e l'animoso adirato Eldarion - fuggì alla rampa di scale a chiocciola che saliva alle sue stanze.
«Me la paghi, codardo!», minacciò suo fratello.
Elenwë e Bruithwir lo avvicinarono con le peggiori intenzioni, Thingol tremò di leggere sulle labbra di suo padre, ammutolito dall'onta, l'intenzione di rinnegarlo ed esiliarlo dal reame.
«Sire», si indignò un anziano nobile fra i maggiori della corte, «è tradizione che la promessa dei nostri principi sia protetta e patrocinata dai vassalli di maggior pregio: è un onore.»
«Dovrebbe esserlo, Duca Rimion.»
«La mia casata serve il Trono da secoli, e si è sempre presa cura dei primogeniti dei nostri Re. Risparmiami l'affronto di adottare questo vile.»
«Durissime parole», Caranthir si piegò, «ma... hai ragione, Duca Rimion: è un'offesa che non meriti.»
L'anziano, soddisfatto, prese Elenwë sottobraccio:
«Tuttavia, mio Re, non mancherò di soddisfarti: sarò padrino del tuo secondo.»
«Io di Bruithwir!», si offrì un Barone. Thingol fu scansato, spintonato dai cortigiani. E la radiosa Marchesa Ainwen, scoccandogli schifata, chiese il permesso di raggiungere la regina per proporsi da madrina della promessa di Eldarion.
«Dichiaro chiusa la cerimonia del Sole Invitto: le campane hanno suonato, voti... nobili sono stati pronunziati», suo padre dichiarò: quella formula di rito echeggiò priva di senso. La corte e i suoi fratelli abbandonarono la sala. Caranthir, contravvenendo la millenaria etichetta, volle uscire per ultimo:
«Resta qui a riflettere.»
«Non posso ritrattare», lui si morse i labbri, «sarebbe un'empietà.»
«A meditare la tua miseria», disse il Re. Gli chiuse in faccia i battenti bianchi di quel luogo di purezza: che forse, in tante ere trascorse, non aveva mai veduto consumarsi una farsa simile.


Dohl era azzurrata dalla luce della luna, Thingol soffriva steso su quel gelido pavimento lacerato dal dolore, la vergogna e dall'onesta verità. Lo trafiggevano l'aspra pena di sua madre, di suo padre e il disprezzo dei suoi fratelli che non lo avrebbero perdonato. Forse - paventò - gli avrebbero pure giurata morte. Ma tradire e mentire e rinunciare a sé stesso gli parve, se possibile, un'infamia anche peggiore.
Nelle tenebre della colpa, e la più cupa disperazione, lo abbagliò una luce rossa e dorata e l'allietò un impossibile tintinnio di campanelli, il bramito e lo scalpiccio di un'insolita pariglia. Una nube di neve e zucchero si addensò nella sala, e un imponente figura rossa, cordiale e barbuta candida, apparì fra quei vapori e tuonò in una risata:
«Oh oh oh! Buonanotte, principe giocattolaio!»
«Chi... che cosa sei?!», lui si sbigottì.
L'enorme vecchio infilò le mani nell'ampia cinta di cuoio nero che, fermata da un fibbione, gli stringeva il grasso ventre in quella giubba scarlatta ed ampia, confortevole di pelo contro il gelo della notte.
«Nicholas Ch.Mas Noél: mi ritengo... un imprenditore. No profit. Nel settore giocattoli. Posseggo alcune fabbriche nel polo artico di un altro mondo, in un'altra dimensione. Sono attivo da venti secoli, ho intenzione di espandermi. Filiali in tutti i mondi e le pieghe dell'universo: sto cercando un direttore del personale. Ti interessa la mia proposta?»
«Un... che cosa? Non parli la mia lingua, mago: non capisco un accidenti.»
«Oh oh oh, voi medievali! La magia dovrebbe farvi progredire, mica imbacucchirvi in ere eterne di draghi e spade! Ma insomma, detto semplice: sono anch'io giocattolaio, ma in grande, molto in grande. I miei garzoni sono elfi pressapoco come te, da tutti gli angoli dei multiversi. Di', hai problemi a lavorare con i Silvani, gli Alti, gli Elfi Oscuri, quei Teler contaballe? Sai com'è: sono operai; ho bisogno di qualcuno con attitudini di comando, leadership, maestà. Come diavolo ti pare. Tu sei principe, oh oh oh! E a giudicare dal tuo curriculum un artigiano per niente male.»
«Dal mio... che?!»
«Lascia perdere, oh oh oh! Dal tuo albero genealogico.»
«Sarò presto diseredato.»
«La tua autentica nobiltà.» 
«Mi... sento un po' stordito. Mi hai fatto un incantesimo?»
«Sì, ti capisco: hai bisogno di un sopralluogo. Decolliamo per la fabbrica, ché poi mi saprai dire.»
Noél lo spinse fuori dall'aula sacra di Dohl: una slitta di lacca rossa trainata da sei renne li attendeva a un terrazza prospiciente le foreste. Thingol si ritrovò su un seggiolino di passeggero prima ancora di riprendersi dallo stupore per quel veicolo: che, si accorse solo allora che dondolò del suo peso, fluttuava a pochi palmi da terra su un pulviscolo dorato.
Il mago incitò le renne, la slitta prese il volo: il palazzo e i Regni Elfici rimpicciolirono ai loro piedi, il vento li sferzò con furia stupefacente. Attraversarono le plumbee nubi invernali e si tuffarono in un gorgo rosso che si aprì nel blu notturno.
«È il mio wormhole, oh oh oh! Siamo quasi sulla Terra.»
«... wormhole, Terra...»
«Tu mi piaci: impari in fretta.»
Affiorarono da un altro cielo su altro mondo, innevato, e betulle e verdi abeti che si perdevano all'orizzonte. Sorvolarono la foresta e scivolarono su ghiacci eterni, e calarono di quota su un immenso palazzo rosso coronato di comignoli che pungevano le nuvole. Le vetriate luccicavano di luce calda color arancio e pencolavano di nastri rossi e di corone di verde vischio, che attutivano un inesausto e frenetico operare. Galopparono a un cortile. Ricoverarono in una stalla attrezzata bizzarramente: Calaquendi in giacca verde con il berretto con il pon pon agitarono bandiere e torce e srotolarono lunghi tubi, e posarono strane incudini sotto i pattini della slitta. Trasportarono aggeggi e casse con veicoli a pedali.
Il vecchio  balzò a terra. Lui si lasciò prendere e sollevare dal seggiolino:
«Frastornato, sì? È normale, oh oh oh! Chi non soffre di jet lag?»
Uno dei lavoranti a quella specie di rimessa - dagli antipatici e solerti modi dei Dokkálfar del Sottomondo - li accolse cerimonioso prendendo note su pergamene:
«Bentornato, signor Noél. Volato bene, signor Noél? È un vostro ospite, signor Noél? Chi ho l'onore di conoscere?»
«Thingol, da... qualche parte fra gli universi. Potrebbe essere il tuo nuovo capo; sarà il tuo nuovo capo: dico bene, giovanotto? Oh oh oh! Ti conviene trattarlo a modo!»
L'enorme mago cavò di tasca un cartoncino scarlatto ed oro che recitava XMAS ONLUS - PROJECT MANAGEMENT già completo del suo nome. Gliel'appuntò alla casacca azzurra. Lui - benché stordito: fu una bellissima sensazione! - si commosse e ne inorgoglì più di un serto da guerriero, degli alati e lucenti elmi e le corone di Rivengladis.
L'Elfo Oscuro batté i tacchi delle ridicole babbucce a punta:
«Buon Natale, signor Thingol! Benvenuto nella ditta!»


© Alessandro Forlani 2016

Cari amici lettori,
Come annunciato qualche mese fa siamo lieti di annunciarvi l’uscita della nostra webzine anche in formato cartaceo. La rivista sarà disponibile dal prossimo 15 Dicembre e sarà acquistabile online dal sito dell’editore Ailus scrivendo alla mail: info@ailuseditrice.it al prezzo di 12€. Si tratterà di un volume corposo di ben 240 pagine che sarà suddiviso in due parti: Una saggistica ricca di approfondimenti, rubriche, recensioni e interviste e una narrativa in cui vi proporremo i racconti di alcuni dei migliori autori di fantascienza del nostro Paese: Dario Tonani, Donato Altomare, Alessandro Forlani, Andrea Viscusi, Maico Morellini, Ezio Amadini e Silvia Treves, tutti illustrati dall’artista Gino Carosini. La rivista conterrà, inoltre, illustrazioni di Sergio Giardo (Disegnatore per Bonelli del fumetto "Nathan Never" e autore della nostra bellissima copertina), Musiriam e Angelo Campagna.
Dall’introduzione di Alessandro Iascy:
La rivista Andromeda approda sulla carta stampata grazie alla collaborazione con Ailus Editrice, ma non per questo modificherà il suo scopo di far riscoprire i classici (di molti dei quali da tempo non si parla) e di proporre degli approfondimenti su quel tipo di fantascienza che tanto ci sta a cuore: quella letteraria. Non per questo però disdegneremo di parlarvi di opere cinematografiche, di fumetti, di serie TV o di altro legato al mondo fantascientifico, ma lo faremo sempre dando particolare attenzione al filone letterario. Lo scopo di Andromeda è di far conoscere al lettore la fantascienza attraverso apparati critici, rubriche, interviste, recensioni e opere narrative. Mi è capitato spesso di conversare sui social network con appassionati che conoscono a menadito le opere moderne e non hanno mai sentito parlare di autori come Ballard, Silverberg o Sturgeon. Proprio per questo Andromeda strizza volentieri l’occhio al passato per riportare alla luce la cara vecchia fantascienza di una volta, accompagnata anche da opere più moderne. Spero che questa pubblicazione sia fonte di spunti di lettura e di (ri)scoperte interessanti per ognuno di voi.
Andromeda – Rivista di fantascienza | Numero 1 | Rivista a cura di Alessandro Iascy | Prezzo di copertina: 12€ | Pagine: 240 | Semestrale | Saggistica e racconti | Editore: Ailus |
Contenuti del primo numero:
  • Intervista a Sergio Giardo, dalla Bonelli ai romanzi – a cura di Ailus Editrice
  • Due eroi per Giacomo – a cura di Federico Memola
  • Speciale: P.K.Dick – Non c’è giustizia a questo mondo Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (Do Androids Dream of Electric Sheep?, 1968) – a cura di Umberto Rossi
  • La fantascienza a fumetti: L’Eternauta (El Eternauta, 1957 – 1959) di Héctor Germàn Oesterheld – a cura di Omar Serafini
  • Intervista a Gianfranco De Turris: Le meraviglie dell’impossibile – i miti e i simboli della fantascienza – a cura di Stefano Rizzo
  • I classici della SF: Solo il mimo canta al limitare del bosco | Futuro in Trance (Mockingbird, 1980) di Walter Tevis – a cura di Massimo Luciani
  • Futuro remoto: dall’Italia alle stelle – Areonavi e macchine spaziali nella fantascienza italiana delle origini – a cura di Luca Leone
  • Speciale kaijū: I figli dell’atomica – Cronache dall’isola dei mostri – a cura di Omar Serafini
  • Grandi autori: Preludi ballardiani – a cura di Domenico Gallo
  • SF in TV: sulle piste del fanta-western televisivo – a cura di Michele Tetro
  • Speciale: Distopie e apocalissi italiane del XXI secolo – La ragazza di Vajont (2008) di Tullio Avoledo – a cura di Thomas Mytom Pitt
  • Tematiche: Sesso e distopia – a cura di Silvia Treves
  • Intervista a Gregory Benford – a cura di Nicola Parisi, traduzione di Ferdinando Temporin
  • I classici della SF: La mente di Schar | Pensa a Fleba (Consider Phlebas, 1987) di Iain M.Banks a cura di Massimo Citi
  • Saggio: La fantascienza degli anni ‘60 e il rinnovamento culturale – Prima parte – a cura di Federico Ascoli, Andrea Mina, Daniele Savant-Aira
  • Fumetto: Volume II (disegni di Gino Carosini, da un racconto di Alessandro Vietti)
  • Speciale: Viaggi nel tempo – a cura di Fabrizio Farina
  • Intervista: Filippo Farina – a cura di Alessandro Iascy
  • SF in TV: UFO – L’icona pop della fantascienza – a cura di Max Gobbo
  • Recensione: Morte dell’utopia (The Amsirs and the Iron Thorn, 1967) di Algis Budrys – a cura di Mario Luca Moretti
Racconti:
  • Mani d’inverno – di Dario Tonani
  • Countdown – di Donato Altomare
  • Fusa – di Andrea Viscusi
  • L’arte della guerra – di Maico Morellini
  • Roma anno zero – di Ezio Amadini
  • The trumpet shall sound – di Alessandro Forlani
  • L’ingoiatore di perle – di Silvia Treves
Tutti i racconti sono illustrati da Gino Carosini



Terza edizione dal lontano 2008 per Il Grande Avvilente - Tristano che torna sui webstore per i tipi Delos Digital nella collana Odissea Fantasy a cura di Emanuele Manco. Il romanzo uscirà giovedì 10 novembre p. v., ma è disponibile già da oggi in preordine.

Copertina di Alan d'Amico.


Siamo orgogliosi di comunicarvi l’uscita de Gli Universi di Ailus - Heroic Fantasy Vol.1;  prima antologia di fantasia eroica, curata da Francesco La Manno e Alessandro Iascy di Italian Sword&Sorcery e pubblicata da Ailus Editrice.
Il volume contiene otto racconti e due saggi, interamente dedicati allo sword and sorcery. La scelta di adottare il formato della short story deriva dalla volontà di seguire il filone primigenio del genere, inaugurato da Robert E. Howard e continuato da Clark Ashton Smith, C.L. Moore, Henry Kuttner e Fritz Leiber. Inoltre abbiamo voluto affiancare alcuni apparati critici a questi racconti, al fine di fornire maggiori informazioni in ordine alla spada e stregoneria anche a coloro che si cimentano per la prima volta nella lettura di questo meraviglioso sottogenere del fantasy.
Intendiamo ringraziare Ailus Editrice che ha creduto in questo progetto sin dall'inizio e i temerari autori che ci hanno seguito in questa impresa. Ai lettori stanchi delle solite storie diciamo che, se sono alla ricerca di avventura, azione, senso del meraviglioso, orrore soprannaturale, battaglie e combattimenti all'arma bianca, non possono che rifugiarsi ne Gli Universi di Ailus - Heroic Fantasy Vol.1.

Racconti:
Donato Altomare con Il canto dell’ultima primavera;
Francesco Brandoli con Ridi, luttuosa, e io verrò da te;
Paolo Motta con L’orrore volante;
Mauro Longo con L’uomo dal pugnale d’oro;
Andrea Gualchierotti e Lorenzo Camerini con La cripta dell’arcimago;
Alessandro Forlani con Vittime Imperiture;
Massimiliano Gobbo con Il cavaliere decollato;
Francesco La Manno con Il tempio di Premaliuk;

Saggi:
Stefano Sacchini con una recensione su Il Signore delle Tempeste, di Tanith Lee;
Francesco Coppola con Med-Fantasy, ricapitolando.


Sinossi: Romanzi brevi e racconti riempiono le pagine di questo primo volume de Gli Universi di Ailus, collana che ospita opere dedicate a generi e sottogeneri del fantastico, suddivisi per ambientazione e tipologia. Heroic Fantasy è una raccolta di racconti ispirati al genere sword & sorcery (reso popolare da riviste quali "Weird Tales" e da autori come Robert E. Howard), che vede firme storiche del genere in Italia alle prese con eroi, maghi, spiriti malvagi, mondi lontani nello spazio e nel tempo in cui bene e male sono in continua lotta. Potrete tuffarvi in otto avventure di straordinario e originale valore, create da firme quali Mauro Longo, Max Gobbo, Alessandro Forlani e Francesco Brandoli, capitanati da Donato Altomare, che ne cura anche la presentazione, due volte vincitore del premio Urania con i romanzi Mater Maxima (2001) e Il dono di Svet (2008).
"Io non vorrei morire perché ho troppo da leggere. Ogni volta che predo in mano un libro e comincio a leggerlo subito sono assalito dal rammarico di non averlo fatto prima, magari di averlo trascurato senza avere la minima idea di quanto fosse interessante. Ma principalmente non vorrei morire perché smetterei di immergermi in quei mondi che gli scrittori sanno regalarci. Specie se si tratta di Fantasy Eroica o Med Fantasy o Sword and Sorcery. Questa antologia ha una sorta di scopo didattico. Vuole mostrare ai neofiti che esiste un fantastico abbandonato che va vivificato e riportato in auge perché in questo la fantasia può andare a briglie sciolte e inventare storie affascinanti, in luoghi affascinanti, con personaggi affascinanti e persino col terrore affascinante. Il fantastico diventa padrone dell’inesistente, capace di avvolgere il lettore in quel bozzolo di seta che lo fa rinascere farfalla per ritrovarsi a percorrere strade mai percorse da essere umano."
Donato Altomare, presidente World SF Italia
Per ordini o prenotazioni: Ailus Editrice

Com'è facile scrivere difficileCom'è facile diventare un eroe e Com'è facile vivere in Atlantide - i miei tre prontuari di scrittura e sceneggiatura - tornano disponibili sui webstore da giovedì 6 ottobre p.v. nella nuova edizione Delos Digital.







"To self or not to self" è il mio inedito esordio nella collana Delos Digital "Futuro Presente" - diretta da Giulia Abbate e Elena Di Fazio - dedicata alla social sf: un genere cui chi mi segue sa che tengo molto. Disponibile su tutti i webstore da martedì 4 ottobre p.v.

Luca è un giovane e rampante cronista di guerra con un portfolio di reportage a colpi di selfie e hashtag. Ingaggiato dalla prestigiosa "Virtual People", il suo primo incarico sarà gettarsi in una guerriglia urbana a Lissone scatenata dalle Brigate Pentastrali Bauscia. Alessandro Forlani, uno dei più peculiari autori del panorama fantascientifico italiano, ci porta col suo stile inimitabile in un mondo di social, condivisioni, hashtag e illusioni di onnipresenza: il confine estremo del selfie ergo sum, dove la posta in gioco è la percezione di sé.

La collana sarà presentata a Stranimondi 2016 domenica 16 ottobre pv. alle ore 16.30.

Sono onorato di fare parte di un progetto editoriale di grandissimo prestigio, cui non posso anticipare alcunché fatta eccezione per il mio incipit qui di seguito. Dovrete attendere alcuni mesi per conoscere i dettagli: spero, nel frattempo di riuscire a incuriosirvi...

Le campane di Curtea Domnească rintoccarono l'orthros, l'alba livida di ottobre si insinuò dalle finestre, si insanguinò degli smalti rossi delle vetriate della biserica e splendette sui candelabri, le patene e i crocefissi e la seta dei veli candidi sugli altari di granito.
Un Knyaz e i cavalieri sgomberarono i mendicanti, i devoti, i vagabondi e le prostitute rifugiatisi sotto il portico a sopravvivere alla notte ingrata:
«Fate largo ai Principi!», batterono sugli scudi.
Vlad trascinò per mano Radu recalcitrante: il Metropolita li attendeva sotto lo sguardo del Pantocrator nell'immenso mosaico che indorava la volta. I sacerdoti accigliati e neri li accolsero con un inchino, accennarono a che sedessero sulle panche in prima fila: si voltarono all'altare e inginocchiarono alla mensa. Lui e suo fratello, sprofondati nei seggi d'ebano, si assopirono all'odore intenso di sudore e incenso e pece: il prete anziano li rimbrottò, intonarono l'Introitus, e cantarono il Kyrie eleison e ricevettero l'eucarestia.
Il freddo mordeva loro le carni pallide e delicate. Dalle trifore romaniche che ferivano le pareti li investì una luce gelida, spietata, polverosa: Radu, intirizzito, sporcò il sedile di calda orina.
Sopportarono il gelo e i brividi, si congedarono nella pace. I sacerdoti li accompagnarono fin la soglia della chiesa, li riaffidarono alla druzhina con l'araldica del serpente:
«Il principe Radu può tornarsene a dormire: guardatelo, come trema! Non vorremo che si ammalasse. Quanto a voi, principe Vlad, devo condurvi dal precettore.»
«Andrò da solo: sono un ragazzo, ma non temo un erudito.»
I cavalieri di suo padre il voivoda risero forte e lo lasciarono. Lui imboccò le scale che da un ampio peristilio si arrampicavano alle terrazze di una vasta cittadella; il giorno nuovo brillò stregato sui vetri strani e l'ottone e il bronzo di strumenti incomprensibili e gli affusti dei cannoni. Passò attraverso l'ampio scriptorium che tossiva di amanuensi e che friniva di penne d'oca che grattavano sui codici; vide un novizio che si affannava ad una Chronica Slavii Reges a miniare le quattro cifre 1 4 4 3.
Erotocrito non si accorse, non si curò della sua presenza: il suo didascalos era intristito dalla fatica, la pena, un'amarezza di età canuta, a un balcone appartato che si affacciava a sud-est. Il suo sguardo sorvolava l'arsa steppa e la Muntenia, le guglie, le croci e i bastioni di Budapest; scavalcava i monti Rodopi, i Balcani taglienti e bruni e scendeva fino in Tracia a illuminarsi nel mar di Marmara: una visione di seicento veste fino alla splendida Costantinopoli.
«... forse che in Egitto non c'erano sepolcri, che ci hai portati fin qui, lontano, a morire nel deserto?...»
«... e perché è meglio per noi servire qui in Egitto?», il vecchio greco gli fece eco.
«Me la immagino meravigliosa.»
«Sei un cucciolo transilvano: che vuoi saperne di civiltà?»; Erotocrito guardò la miserabile Târgoviste, e i Carpazi crudeli e neri che laceravano l'orizzonte, con una smorfia di dolorosa, schifata, quasi aborrita costernazione; «ma la vita mi ha spiaggiato in questa tetra solitudine: così ha voluto dio.»
E gli sorrise, gli arruffò i capelli e si avvolse nel mantello: il blu e la porpora dell'Oriente scoloriti di tristezza. Attraversarono le gallerie che si affacciavano ai cupi boschi: il didascalos, con il bordone, batteva trochili ed architravi; gli indicava una macchia d'alberi, il bestiame che pascolava e i mercanti, gli artigiani ed i sudditi che affollavano un mondo esterno di strepiti e di eccessi:
«Quercus, columni, bovis et pastoribus.»
«Boves, columnae: sbagli sempre con i plurali. E confondi i nominativi coi genitivi e con gli ablativi.»
«A cosa serve che io conosca il greco ed il latino?»
«Il latino è per regnare quale principe di Valacchia, e il greco è necessario per apprendere l'ebraico.»
«Perché dovrei parlare la lingua dei giudei?»
«Le cose del creato obbediscono ai loro nomi: quali Adamo assegnò loro e quali Cristo li pronunciò.»
«Ma il Vangelo è tradotto.»
«Lo sono anche le oscenità di Plauto e di Aristofane.»
«... è un segreto che devi apprendere, se vuoi essere il padrone...»
Madalin, l'astrologo, si inchinò al loro passaggio. Vlad volle fermarsi a ricambiare quell'omaggio, ma il vecchio greco lo tenne stretto alle spalle e la collottola e lo costrinse a tirare avanti e ad ignorare quel laido mago. Lui non resistette a sbirciare dall'uscio aperto sul segreto vaporoso del gabinetto di scienze occulte: gli ammiccò un maligno invito.

(... continua ...)

Aa. Vv. - SOLO UN DIO CI PUÒ SALVARE

11 racconti di fanta-religione a cura di Claudio Asciuti


Fanta-religione è un termine onnicomprensivo, che raccoglie le fantasie religiose quanto le forme cultuali, le strutture teologiche quanto i sistemi di credenze e affonda le radici nelle forme classiche della narrativa fantastica; dagli dèi innominabili di Lovecraft a quelli mitopoietici di Zelazny, dai labirinti teologici di Farmer alle speculazioni heinleniane, fino al ricco pantheon della fantasia eroica. Una lunga tradizione che ci porta a riflettere sul rapporto fra scrittura e religio, magari a seguito delle parole di Martin Heidegger: "ormai solo un Dio ci può salvare". Parole su cui muovono i racconti di questa antologia di fanta-religione, finalisti e vincitori del premio IF nell'edizione del 2014, che, partendo dalla narrativa fantastica e di fantascienza, riallacciano i rapporti con la religio, declinata attraverso i nuovi culti, le religioni del Libro, le antiche culture della paganitas.

Fiorella Borin, Davide Camparsi, Alessandro Forlani, Giuseppe Cozzolino, Aubrey Alexander Hill, Giuseppe Magnarapa, Manola Pieruccioni, Danilo Donati, Oskar Felix Drago, Enrico Gavarini, Dario Marcucci sono gli autori che con la loro personale poetica si sono cimentati nell'impresa di indagare in un genere che negli anni ha continuato a germinare, stretto fra scienza e secolarizzazione.

Copertina di Vincenzo Bosica


L'antologia sarà presentata sabato 15 ottobre p.v. nell'ambito di Stranimondi


"Si può fare!"
seminario di Necromanzia per dilettanti

dedicato all'emerito Dott. Necr. Gene Frankenstin (1933- 2016)

Oggi apprenderemo il R.I.P e l'ABC di una nobile arte nera: "necromanzia" è la magia operata sulla morte (μαντεία (divinazione, magia) sul νεκρός, (morto)); la più comune"negromanzia", invece, è un calco latino che sostituisce a νεκρός il lemma niger, da intendersi come "magia nera". I termini sono spesso erroneamente confusi.
L'Ateneo dell'Uomo Nobile di Agostino Paradisi (1704), una Treccani in due agili "tomi" del XVIII secolo, fa un ulteriore distinguo:

La necromanzia si esercita affinché, anche mediante alcuni sacrileghi versi, le ombre, o i demoni, animando i cadaveri, ripieni di sangue ancora caldo, predicano le cose future (…) Sciomanzia si dice quando, richiamandosi semplicemente le anime, si pretende sforzarle a dire le cose future.

Ma - dato il carisma intrinseco della figura nel necromante, e un fascino che dal mondo antico perdura in D & D; Diablo e Warhammer Fantasy - suppongo che nessuno voglia dirsi sciomante... c'è anche il caso che vi credano stregoni dello slalom!
Necronecronecro in modo assurdo!
La necromanzia è attestata da tempi antichi: la praticavano i babilonesi, gli egizi, gli ebrei, ne abbiamo testimonianze presso i greci ed i romani. Hollywood ha reso celebre con film quali La Mummia il suggestivo Libro dei Morti degli antichi egiziani (l'equivalente buddista, il tibetano Bardo Todol, alle major non interessa): che, contrariamente a quanto il titolo suggerisce, non contiene le istruzioni per rianimare i cadaveri; è una raccolta di formule rituali per guidare nell'aldilà gli spiriti dei defunti.
Se vi preme animare ushabti, le "statue che rispondono", troverete nell'Asclepio di Trismegisto gli incantesimi che vi servono: attenti, tuttavia, a non confonderli con la magia cabalistica che si usa per i golem.
La nostra è un'arte nera molto pratica e materica. Un esempio è nella Suda - enciclopedia bizantina del X secolo:

Riguardo le evocazioni: compiono determinati rituali che riguardano i morti, spesso per le persone che li pagano per scacciare via gli spiriti. Iniziano cercando la tomba dove colui da scacciare fu sepolto, ma non la trovano subito. Per arrivarci usano uno strano modo: portano con sé una pecora o caprone nero, generalmente tenendolo per le corna; questo da solo si posa sul punto ove il corpo della persona in questione è sepolto e il mago uccide in quell’istante l’animale, per poi bruciarne i resti. Dopo aver recitato alcuni incantesimi e dopo diversi sacrifici si mettono in contatto con i morti per capire il motivo della loro pena o della loro rabbia.

Che cosa vi serve per praticare necromanzia? Pochi ferri del mestiere e un attendibile manuale.
Gli strumenti tradizionali del mago (quei fighetti dei maghi buoni: la spada, la bacchetta, il calice e il pentacolo) sopravvivono a tutt'oggi su ogni tavolo di briscola: sono infatti i quattro "semi" delle comuni carte da gioco derivate dagli Arcani Minori dei nobilissimi Tarocchi: Coppe, Spade, Bastoni e Denari. Li trovate quali attributi dell'Arcano del Bagatto, altrimenti tradotto "giocoliere" o appunto "mago".

Sono strumenti di magia rituale che vanno accuratamente fabbricati e preparati, incisi di simboli misteriosissimi e magicissimi...

o no?
La tradizione vuole che il taglio del ramo d'albero con il quale fabbricherete la bacchetta avvenga a mezzanotte... si prescrivono il sambuco, il nocciolo ed il corniolo con un anticipo di molti secoli sui romanzi della Rowling. Com'è romantico e misterioso! Ma è lo stesso che ha sempre fatto e fa tuttora, per esempio, chi procura legname per i dipinti su tavola. La ragione è molto semplice, non ha nulla di esoterico: a mezzanotte negli alberi si interrompe il flusso della linfa, il che rende più agevole recidere tronchi e rami.
I simboli che trovate sugli athame (coltelli cerimoniali) e sulle vesti, sui pentacoli, l'attrezzatura del necromante non sono lettere "Aklo" dei Grandi Antichi lovecraftiani: non hanno in sé per sé poteri magici. Pur suggestivi non sono infatti che un'errata, maldestra trascrizione dei caratteri ebraici dei Salmi del libro omonimo.
L'occultista contemporaneo Gian Piero Bona, ma già prima i moderni maghi del XIX secolo, sostengono che è importante la volontà del necromante: gli strumenti sono focus. E gli orpelli un po' pacchiani medievali e cinquecenteschi valgono l'attrezzeria di uno spettacolo teatrale.
Aleister Crowley e la sobrietà del mago moderno
In osservanza del dettato magico "potere, osare, tacere" c'è da aggiungere che formule, istruzioni e diagrammi dei grimori sono spesso volutamente incompleti ed errati: fu un modo per nascondere informazioni pericolose...
Necessitato a esercitare nei cimiteri, all'aperto, gli strumenti del necromante sono pratici, essenziali rispetto a quelli del mago: se vi inseguono gli Sprenger-Kramer, i Torquemada ed i Matthew Hopkins si molla tutto e si scappa in fretta!
Spada e/o bacchetta sono il solve e coagula; una fiaccola farà luce e arderà come turibolo e simboli di morte (crani ed ossa trovate in loco) sono il focus degli incantesimi.
John Dee ed Edward Kelley: un circolo magico ed è fatta!
I manuali di magia si definiscono grimori: la parola deriva dal francese gramaire, "grammatica": tanto per intenderci che valgono da abecedari, e senza un buon grimorio nella non-vita non si combina granché. Ne trovate dal medioevo al XVIII secolo: gli archivi segreti delle maggiori biblioteche nazionali vi suggeriscono di adottare, in ordine cronologico:

Il Corpus Hermeticum (1050)
Il Picatrix (1256)
La Chiave di Salomone (XV secolo)
Il Grimorium Verum (1517)
Il Libro di Onorio (1670)

I bagarini delle arti nere tendono a vendervi il Necronomicon, ma spero bene che più nessuno abbocchi agli pseudobiblia!
Il Picatrix: o manoscritto originale miniato o niente, diffidate delle imitazioni!
Perché evocare morti e rianimare cadaveri, praticare necromanzia? Ottenere rivelazioni sulle cose nascoste (spesso e volentieri si tratta di quattrini), predire, sono solo alcuni aspetti della nostra disciplina. I grimori vi istruiscono su incantesimi necromantici che possono esser utili in molte altre occasioni. Qualche esempio:

Per rendersi invisibili: Raccogli sette fagioli neri. Inizia il rito di mercoledì. Prendi la testa di un uomo morto, e poni uno dei fagioli nella bocca, due negli occhi, nelle orecchie e le narici. Incidi sulla testa il sigillo di Morail. Fatto questo, sotterra la testa, con il volto sollevato, e per nove giorni, prima dell'alba, innaffiala ogni mattino con la migliore acquavite (…) Quando troverai spuntati i germogli dei fagioli provane l'efficacia mettendoteli in bocca (…) stai attento a non ingoiarli, poiché l'unico modo per ridiventare visibile è toglierteli dalla bocca.

Per inchiodare un nemico: Va' in un cimitero, togli i chiodi da una vecchia bara dicendo: chiodi, io vi prendo perché possiate servirmi a sconvolgere la vita e causare male a tutte le persone che voglio. Quando vorrai usarli, cerca un'impronta del tuo nemico e, disegnate le tre figure di Guland, Surgat e Morail pianta un chiodo nel mezzo e colpiscilo con una pietra.

La Mano della Gloria si ricava dalla mano di un impiccato disseccata e conservata in salamoia. Costruendo una candela con il grasso di un condannato alla forca o con il dito di un bambino nato morto, e accendendo la candela e infilandola nella Mano, essa paralizza tutti coloro a cui venga mostrata.
"Heil, Nekro!"
La Cena con i Morti - molto più intrigante di certe "cene con delitto" - è un solenne, complicatissimo rituale necromantico della durata di settimane: atto ad avere a desco e conversare dal non-vivo con congiunti scomparsi o con illustri defunti.
La Cena con i Morti dev'essere stata piuttosto praticata se ne resta la testimonianza anche in letteratura. Un esempio fra i più celebri è il Don Giovanni di Tirso da Molina; Moliere e Lorenzo Da Ponte (per citarne solo alcune versioni); la ritroviamo con Pascal Quignard in Tutte le mattine del Mondo.

Un'altra testimonianza dei rischiosi tentativi da parte di dilettanti (è cosa nota che nelle corti rinascimentali si giocasse ai necromanti...) è forse suggerita nel XVII secolo da alcuni versi dell'Euridice di Ottavio Rinuccini:

(...) Sì trionfaro in guerra
d'Orfeo la cetra e i canti
oh figli della Terra
l'ardir frenate e i vanti:
tutti non siete prole
di Lui che Regge il Sole.

Scender al centro oscuro
forse fia facil opra
ma oh quanto, quanto è duro
il pié posar poi sopra!
Sol lice alle grand'alme
tentar sì dubbie palme.

Lasciatelo fare a Sauron di J.R.R. Tolkien che è un vero negromante evocatore di (naz)gȗl: ci rimandano ai ghul arabi che infestano i cimiteri e che si nutrono di cadaveri nei dipinti di Richard Pickman; creature che appartengono ai domini della Morte... A differenza del negromante di messer Ludovico Ariosto imbroglione protagonista dell'omonima commedia (1529).
Se siete necromanti di grandissime ambizioni, e anche questa sera come ogni sera tenterete di conquistare il mondo, ciò che fa per voi è un'armata delle tenebre!
Pieter Bruegel: "Walking Dead I Stagione"; 1562 ca.
Dai "Trionfi della Morte" dei pittori fiamminghi al film di Sam Raimi eserciti di cadaveri rianimati ingaggiano battaglia con i vivi impotenti. È uno scontro che non si può vincere, come cantava De André:

(...) Guerriero che in punta di lancia
dal suolo d'oriente alla Francia
di stragi menasti gran vanto
e fra i nemici e il lutto e il pianto
di contro all'estrema nemica
non vale coraggio o fatica
non serve colpirla nel cuore
perché la morte mai non muore.

Il grimorio Dragone Rosso (1522) riporta le istruzione per la Grande Evocazione:

Fruga la terra delle tombe con le unghie. Assisterai a mezzanotte alla messa di Natale con due ossa incrociate sul petto: al momento dell'elevazione ti alzerai e griderai: "escano i morti dai loro sepolcri". Correrai al cimitero, raccoglierai un pugno di terra, la più vicina a una bara, e tornato di corsa in chiesa vi deporrai le ossa in croce, gridando un'altra volta "escano i morti dai loro sepolcri". Percorrerai 4500 passi in linea retta, senza mai guardarti indietro, spargerai in forma di croce la terra e giacerai come morto, e ancora griderai "escano i morti dai loro sepolcri"

Comprenderete che è difficile praticare questo incantesimo e sfuggire agli inquisitori e i villici inferociti che subito vi inseguiranno con fiaccole e forconi.
Per trasportare legioni morte in battaglia potrebbe esservi utile l'infernale Naglfar: una nave costruita con le unghie di cadaveri cui si accenna nei miti nordici. Naglfar, pilotata dal gigante Hrymir, condurrà le creature oscure sui campi del Ragnarök, l'apocalisse norrena: potrebbe essere meglio che non venga mai completata...
Naglfar: le Arti Nere applicate al commercio marittimo.
La possibilità di animare corpi sul piano materiale piuttosto che evocare spiriti su un orizzonte di ombre ha interessato la letteratura quasi più dell'arte nera. In secoli illuminati, più scientifici del medioevo gli strumenti del necromante diventano tecnologici:
La talentuosa Mary Shelley diciannovenne, in Frankenstein, o il moderno Prometeo (1817), intuì che la soluzione potesse essere nella medicina, la chirurgia e una bella scossa elettrica.
... ad ogni modo, anche Herr Doktor Frankenstein di questo, ehm, libero adattamento teatrale si è munito della buona vecchia spada...
H.P. Lovecraft ha fatto più tentativi: nell'Alchimista (1908) un occultista pluricentenario ammonisce il lettore che "non sai che lo scopo dell'alchimia è stato raggiunto?!"; in Herbert West, rianimatore (1922) si affida alla combinazione fra un "preparato preservante" e un non meglio descritto "farmaco"; nel 1926, nel racconto Aria Fredda, si procrastina la morte con un sistema di refrigerazione ad ammoniaca. Nel più maturo racconto lungo Il caso di Charles Dexter Ward (1927) lo stregone Joseph Curwen riporta in vita persone morte dai "sali essenziali dei loro cadaveri"... e evocando Yogh-Sothoth che in certi casi fa sempre comodo.
E' interessante come Lovecraft/Joseph Curwen non faccia che seguire il timido suggerimento dell'alchimista Vincenzo Soro nel Gran Libro della Natura (XVIII secolo):

La palingenesi dei vegetali non sarebbe che un oggetto di divertimento, se questa operazione non ne facesse intravvedere delle altre più grandi e più utili. Si fa sugli animali ciò che si fa sulle piante (…) quale incanto godere del piacere di perpetrare l'ombra di un amico, quando egli non è più?

Incantesimi praticati da necromanti professionisti: non fatelo a casa, esercitatevi nei cimiteri!




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