Com'è facile scrivere difficileCom'è facile diventare un eroe e Com'è facile vivere in Atlantide - i miei tre prontuari di scrittura e sceneggiatura - tornano disponibili sui webstore da giovedì 6 ottobre p.v. nella nuova edizione Delos Digital.







"To self or not to self" è il mio inedito esordio nella collana Delos Digital "Futuro Presente" - diretta da Giulia Abbate e Elena Di Fazio - dedicata alla social sf: un genere cui chi mi segue sa che tengo molto. Disponibile su tutti i webstore da martedì 4 ottobre p.v.

Luca è un giovane e rampante cronista di guerra con un portfolio di reportage a colpi di selfie e hashtag. Ingaggiato dalla prestigiosa "Virtual People", il suo primo incarico sarà gettarsi in una guerriglia urbana a Lissone scatenata dalle Brigate Pentastrali Bauscia. Alessandro Forlani, uno dei più peculiari autori del panorama fantascientifico italiano, ci porta col suo stile inimitabile in un mondo di social, condivisioni, hashtag e illusioni di onnipresenza: il confine estremo del selfie ergo sum, dove la posta in gioco è la percezione di sé.

La collana sarà presentata a Stranimondi 2016 domenica 16 ottobre pv. alle ore 16.30.
Sono molto lieto di annunciare il primo episodio della webserie di fantascienza UELCOM, scritta, prodotta, girata e interpretata dai miei studenti di Progettazione Multimediale (Sceneggiatura) dell'Accademia di Belle Arti di Macerata: Corrado Foffi, Andrea Gianfranceschi, Alessandro Palombini, Daniele Colucci, Andrea Basili, Lorenzo Giustozzi, Elena Castellani e Camilla Magnalardo.


"Confusi?  Facciamo un po' di chiarezza. Uelcom nasce come progetto universitario realizzato da otto studenti dell'Accademia di Belle Arti, per un esame che prevede la produzione di una webseries. L'idea è nata durante una gita organizzata per conoscerci meglio. Ci siamo divisi i ruoli, dovevamo creare un soggetto, una sceneggiatura, scegliere gli attori e le location, trovare il materiale e infine girare e montare. La storia che vogliamo raccontarvi si svolge in una città di provincia, nell'anno 2020, dove gli attriti tra il mondo occidentale e quello orientale sfociano quotidianamente nella violenza. In questa cornice un anziano solo, scontroso, debilitato dalla vecchiaia e un giovane immigrato saranno costretti a confrontarsi. Abbiamo cercato di immaginarci come una situazione già abbastanza tragica come quella attuale potesse esasperarsi nel tempo, documentandoci il più possibile. Anche Netflix era interessato a comprare la nostra storia, ma i soldi ci fanno schifo. Abbiamo continuato per la nostra strada. Per il momento vi abbiamo detto anche troppo.  Ci vediamo a Settembre, continuate a seguire la pagina per altri contenuti stupefacenti." #uelcomlaserie

Lunedì 3 ottobre p.v. la prossima puntata. Pagina Facebook della webserie.

Sono onorato di fare parte di un progetto editoriale di grandissimo prestigio, cui non posso anticipare alcunché fatta eccezione per il mio incipit qui di seguito. Dovrete attendere alcuni mesi per conoscere i dettagli: spero, nel frattempo di riuscire a incuriosirvi...

Le campane di Curtea Domnească rintoccarono l'orthros, l'alba livida di ottobre si insinuò dalle finestre, si insanguinò degli smalti rossi delle vetriate della biserica e splendette sui candelabri, le patene e i crocefissi e la seta dei veli candidi sugli altari di granito.
Un Knyaz e i cavalieri sgomberarono i mendicanti, i devoti, i vagabondi e le prostitute rifugiatisi sotto il portico a sopravvivere alla notte ingrata:
«Fate largo ai Principi!», batterono sugli scudi.
Vlad trascinò per mano Radu recalcitrante: il Metropolita li attendeva sotto lo sguardo del Pantocrator nell'immenso mosaico che indorava la volta. I sacerdoti accigliati e neri li accolsero con un inchino, accennarono a che sedessero sulle panche in prima fila: si voltarono all'altare e inginocchiarono alla mensa. Lui e suo fratello, sprofondati nei seggi d'ebano, si assopirono all'odore intenso di sudore e incenso e pece: il prete anziano li rimbrottò, intonarono l'Introitus, e cantarono il Kyrie eleison e ricevettero l'eucarestia.
Il freddo mordeva loro le carni pallide e delicate. Dalle trifore romaniche che ferivano le pareti li investì una luce gelida, spietata, polverosa: Radu, intirizzito, sporcò il sedile di calda orina.
Sopportarono il gelo e i brividi, si congedarono nella pace. I sacerdoti li accompagnarono fin la soglia della chiesa, li riaffidarono alla druzhina con l'araldica del serpente:
«Il principe Radu può tornarsene a dormire: guardatelo, come trema! Non vorremo che si ammalasse. Quanto a voi, principe Vlad, devo condurvi dal precettore.»
«Andrò da solo: sono un ragazzo, ma non temo un erudito.»
I cavalieri di suo padre il voivoda risero forte e lo lasciarono. Lui imboccò le scale che da un ampio peristilio si arrampicavano alle terrazze di una vasta cittadella; il giorno nuovo brillò stregato sui vetri strani e l'ottone e il bronzo di strumenti incomprensibili e gli affusti dei cannoni. Passò attraverso l'ampio scriptorium che tossiva di amanuensi e che friniva di penne d'oca che grattavano sui codici; vide un novizio che si affannava ad una Chronica Slavii Reges a miniare le quattro cifre 1 4 4 3.
Erotocrito non si accorse, non si curò della sua presenza: il suo didascalos era intristito dalla fatica, la pena, un'amarezza di età canuta, a un balcone appartato che si affacciava a sud-est. Il suo sguardo sorvolava l'arsa steppa e la Muntenia, le guglie, le croci e i bastioni di Budapest; scavalcava i monti Rodopi, i Balcani taglienti e bruni e scendeva fino in Tracia a illuminarsi nel mar di Marmara: una visione di seicento veste fino alla splendida Costantinopoli.
«... forse che in Egitto non c'erano sepolcri, che ci hai portati fin qui, lontano, a morire nel deserto?...»
«... e perché è meglio per noi servire qui in Egitto?», il vecchio greco gli fece eco.
«Me la immagino meravigliosa.»
«Sei un cucciolo transilvano: che vuoi saperne di civiltà?»; Erotocrito guardò la miserabile Târgoviste, e i Carpazi crudeli e neri che laceravano l'orizzonte, con una smorfia di dolorosa, schifata, quasi aborrita costernazione; «ma la vita mi ha spiaggiato in questa tetra solitudine: così ha voluto dio.»
E gli sorrise, gli arruffò i capelli e si avvolse nel mantello: il blu e la porpora dell'Oriente scoloriti di tristezza. Attraversarono le gallerie che si affacciavano ai cupi boschi: il didascalos, con il bordone, batteva trochili ed architravi; gli indicava una macchia d'alberi, il bestiame che pascolava e i mercanti, gli artigiani ed i sudditi che affollavano un mondo esterno di strepiti e di eccessi:
«Quercus, columni, bovis et pastoribus.»
«Boves, columnae: sbagli sempre con i plurali. E confondi i nominativi coi genitivi e con gli ablativi.»
«A cosa serve che io conosca il greco ed il latino?»
«Il latino è per regnare quale principe di Valacchia, e il greco è necessario per apprendere l'ebraico.»
«Perché dovrei parlare la lingua dei giudei?»
«Le cose del creato obbediscono ai loro nomi: quali Adamo assegnò loro e quali Cristo li pronunciò.»
«Ma il Vangelo è tradotto.»
«Lo sono anche le oscenità di Plauto e di Aristofane.»
«... è un segreto che devi apprendere, se vuoi essere il padrone...»
Madalin, l'astrologo, si inchinò al loro passaggio. Vlad volle fermarsi a ricambiare quell'omaggio, ma il vecchio greco lo tenne stretto alle spalle e la collottola e lo costrinse a tirare avanti e ad ignorare quel laido mago. Lui non resistette a sbirciare dall'uscio aperto sul segreto vaporoso del gabinetto di scienze occulte: gli ammiccò un maligno invito.

(... continua ...)

Aa. Vv. - SOLO UN DIO CI PUÒ SALVARE

11 racconti di fanta-religione a cura di Claudio Asciuti


Fanta-religione è un termine onnicomprensivo, che raccoglie le fantasie religiose quanto le forme cultuali, le strutture teologiche quanto i sistemi di credenze e affonda le radici nelle forme classiche della narrativa fantastica; dagli dèi innominabili di Lovecraft a quelli mitopoietici di Zelazny, dai labirinti teologici di Farmer alle speculazioni heinleniane, fino al ricco pantheon della fantasia eroica. Una lunga tradizione che ci porta a riflettere sul rapporto fra scrittura e religio, magari a seguito delle parole di Martin Heidegger: "ormai solo un Dio ci può salvare". Parole su cui muovono i racconti di questa antologia di fanta-religione, finalisti e vincitori del premio IF nell'edizione del 2014, che, partendo dalla narrativa fantastica e di fantascienza, riallacciano i rapporti con la religio, declinata attraverso i nuovi culti, le religioni del Libro, le antiche culture della paganitas.

Fiorella Borin, Davide Camparsi, Alessandro Forlani, Giuseppe Cozzolino, Aubrey Alexander Hill, Giuseppe Magnarapa, Manola Pieruccioni, Danilo Donati, Oskar Felix Drago, Enrico Gavarini, Dario Marcucci sono gli autori che con la loro personale poetica si sono cimentati nell'impresa di indagare in un genere che negli anni ha continuato a germinare, stretto fra scienza e secolarizzazione.

Copertina di Vincenzo Bosica


L'antologia sarà presentata sabato 15 ottobre p.v. nell'ambito di Stranimondi


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Informazioni personali

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sedicente scrittore, è nato negli anni '70 del XVII secolo, si è reincarnato nel XIX, nel XX e millenni a venire. Nerd, negromante e roleplayer e autore "difficile" di racconti fantastici. Di giorno si impaluda da docente universitario e ciacola di sceneggiatura, cinema e scrittura; di notte, che dovrebbe far l’artista, piuttosto guarda film, legge fumetti, ascolta musica barocca, gioca a soldatini e poi va a dormire. Perché crede che sia più sano scrivere in questo modo.