Recensione di Antonella Romaniello dal sito Horror Magazine

Xpo Ferens è una rocambolesca fuga che conduce da un inferno all'altro, un'incredibile avventura in cui sangue e budella tracimano dalle balaustre di una nave in tempesta, un’ambiziosa ricerca nel buio della notte rischiarato dal mare in fiamme.

E Alessandro Forlani ci fa partecipi di questo viaggio. Con una scrittura furiosa, senza che sia mai possibile tirare il fiato, trascina il lettore nell'ignoto popolato da arabi pazzi, squadroni dell’Inquisizione, ciclopiche architetture lovecraftiane e spaventose creature. L’autore, attraverso un registro linguistico ricercatissimo, è capace di disegnare immagini di incredibile forza visiva che stupiscono e affascinano.

Protagonisti del romanzo sono Cristoforo Colombo e suo fratello Bartolomeo e dunque il tema non può che essere la ricerca. Dio, il Diavolo, un mondo nuovo, un mondo antico, la salvezza o la dannazione, la voglia di scoprire è più forte di qualsiasi affanno o orrore e si naviga quindi attraverso l’oceano che si fa terra e poi di nuovo acqua e poi di nuovo terra, guidati dall'asteride e l’occhio, tra continui salti spazio-temporali, sempre credendo di essere ormai sopraffatti e sempre sapendo di non essere ancora perduti.

Altro tema principale del romanzo è  l’orrore cosmico lovecraftiano, Cristoforo e Bartolomeo si addentrano in un mondo sconosciuto e folle, dominato da creature aliene, le stesse che abbiamo già conosciuto in M'rara. Una mitologia lovecraftiana personale, adattata al particolarissimo stile dell’autore, eppure mai dissacrata.

Xpo Ferens è un libro complesso, stilisticamente perfetto e ricco di citazioni, in cui convergono diversi generi. Decisamente consigliato. 
Un'intervista con Diletta Crudeli dal blog "Paper Moon"
Xpo Ferens si apre con un giovane Cristoforo Colombo che insieme a suo fratello Bartolomeo viene catturato da una ciurma di terribili pirati saraceni. Il tuo romanzo ha quindi una collocazione storica ben precisa, ed entra nel territorio dell'ucronia. Cosa ti ha spinto a scegliere questo soggetto e questo preciso periodo storico?
Xpo Ferens è stato una commissione: Samuel Marolla di Acheron Book mi ha chiesto l’anno scorso un romanzo storico-weird su Cristoforo Colombo che, dato il protagonista, avrebbe forse potuto interessare anche il mercato statunitense (la promozione di narrativa di genere italiana all'estero è infatti una mission della casa editrice).
Ho letto il tuo romanzo fresca della visione della serie tv Taboo, dove Tom Hardy interpreta un avventuriero creduto disperso in Africa che torna a Londra nel 1814 per rivendicare ciò che ha passato. Ho trovato diversi punti in comune, sopratutto quell'atmosfera weird, che personalmente adoro, che in entrambi i casi è collocata in un periodo di grandi scoperte e cambiamenti.  Una scelta che lascia tutto all'immaginazione del lettore. Il genere weird ormai è forte sulla scena narrativa, qual è per te la ragione del suo successo? 
Il lettore la cui immaginazione non sia stimolata da viaggi in terre esotiche, avventure in epoche “eroiche”, sentimenti estremi quali il desiderio di vendetta e atmosfere weird in effetti farebbe meglio a dedicarsi a manuali di tecnologia delle costruzioni. Circa la fortuna del “genere” purtroppo sono pessimista. Poiché il weird ha le caratteristiche per interessare lettori di molti altri generi (horror, fantasy, fantascienza ecc.), ma si propone toni, tematiche e argomentazioni non politically correct, non vorrei diventasse (o sia già diventato?) l’alibi di un pubblico molto numeroso al botteghino quanto dozzinale nei gusti o la formazione culturale per fruire del fantastico senza essere tacciato di inconsistenza o infantilismo. Quanti attuali lettori di fatine cattive sarebbero in grado di affrontare i racconti di Gustav Meyrink o il Roal Dahl di Kiss Kiss?
Xpo Ferens si inserisce in una prospettiva del tutto originale all'interno del Ciclo di Cthulhu. Sentir riecheggiare il mantra Cthulhu fhtagn su una nave saracena non è cosa da poco, e trovare Abdul Alhazred, l’autore del Necronomicon, è stato un colpo al cuore. Che rapporto hai con il pantheon lovecraftiano? Pensi che possa essere declinato in nuovi infiniti aspetti?
Lovecraft è fra i miei principali autori di riferimento, e considero ormai alcuni miei lavori partecipi dei Miti di Cthulhu allo stesso modo dei contributi degli emuli, corrispondenti e contemporanei del Maestro di Providence (o almeno: tale è la mia intenzione; posteri e lettori giudicheranno se ho raggiunto lo scopo che mi sono prefisso!). Cerco perciò di costruire la mia mitografia lovecraftiana in modo coerente. Un esempio: le creature mostruose che troviamo in Xpo Ferens sono protagoniste di un racconto fra i migliori che a oggi penso di aver scritto e pubblicato (M’rara, nella collana Robotica.it di Delos Digital e nel numero 3 della rivista Parallàxis). In quel racconto le troviamo nell’Italia degli anni ’30, nel romanzo scopriamo la loro origine e natura. Lo stesso vale in un certo senso senso per i Quanticomanti (o stregoni quantistici) protagonisti dei Senza-Tempo, la cui storia segreta e le cui caratteristiche sto ricostruendo come un puzzle – dall'antico Egitto alla Via Lattea del XXVII secolo (vedi il romanzo Eleanor Cole delle Galassie Orientali). Credo che ciò risponda alla domanda su possibili nuove declinazioni…
Questo è un romanzo horror, ma come ho già detto ho trovato diverse sfumature della letteratura weird (e new weird magari), e ho visto che i tuoi precedenti romanzi spaziano dallo steampunk allo sci-fi (e con I senza-tempo hai vinto il Premio Urania nel 2012). C’è un genere al quale sei maggiormente legato? Il passaggio alla narrativa horror è stato inevitabile?
La fantascienza sociale (quel tipo di narrativa cui è dedicata la collana Futuro Presente di Delos Digital, a cura di Giulia Abbate e Elena di Fazio, quest’anno candidata al Premio Italia) è il genere che mi preme di più, ma scrivo molto volentieri allo stesso modo steampunk, fantascienza militare e sword & sorcery. Tuttavia una delle caratteristiche principali della mia narrativa è la totale contaminazione (che in alcuni casi, specie nel romanzo Premio Urania, disturba i lettori “di genere” più rigorosi o dovrei dire addirittura dogmatici e conservatori). Non mi sento di aver mai compiuto un “passaggio inevitabile” alla letteratura horror, poiché non credo affatto di scrivere horror.
Qual è la tua dieta letteraria (e cinematografica o qualsiasi cosa ti sia di ispirazione)?
È una dieta molto disordinata. Innanzi tutto la poesia: quella italiana medievale (Alighieri, gli Stilnovisti), quella spagnola del Siglo de Oro (GongoraDe Quevedo), quella anglosassone del primo Novecento (YeatsEliot, Pound). In narrativa mi sento debitore allo stesso modo tanto nei confronti di un Landolfi, CalvinoDon DeLilloFlann ‘O BrienFitzgeraldTolkien, Lovecraft (per citare alcuni autori di letteratura “alta”) quanto verso abili mestieranti quali Bill King o Dan Habnet e romanzacci e antologie ispirate a giochi di ruolo. Ovunque ci sia qualcosa da imparare, ne approfitto. Riguardo al cinema, altra mia principale “lettura”, innanzi tutto Sergio LeoneStanley KubrickMartin Scorsese e Quentin Tarantino. Non posso poi prescindere dalla graphic novel, con autori quali Mignola, MoebiusMillerMazzuchelliBreccia e l’opera omnia di Moore.
Quale pensi sia il quadro della narrativa di genere in Italia? Hai alcuni autori da consigliarci?
La narrativa di genere in Italia gode di ottima salute. A chi si lamenta dell’eccessivo dilettantismo, del fatto che l’avvento dell’ebook e la pratica del selfpublishing abbia riversato sul mercato troppo materiale di pessima qualità rispondo che se guardo al “mitico” modello americano delle riviste degli anni ’20 e i decenni successivi, o a certe pubblicazioni corsare in ciclostile che oggi consideriamo come stele di Hammurabi della fantascienza, tanto e tale fermento è un segnale solo positivo. Come al solito sarà il tempo e saranno i lettori a distinguere il proverbiale grano dall’altrettanto proverbiale pula. Da laureato in lettere prima di approdare alla narrativa e scrittura di genere ho frequentato l’editoria mainstream, quella che si propone di fare e divulgare la narrativa “vera”, “seria” e altri in questo caso risibili aggettivi. Ciò che mi ha allontanato da quell’ambito è stata la pessima tendenza da più parti a fare gruppo, circolo, salotto autoreferenziale. Mi illudevo, nella narrativa e editoria “di genere”, di poter tornare a respirare un’aria più leggera, meno asfittica e per certi aspetti più propositivamente anarchica, ma devo purtroppo constatare anche qui gli stessi atteggiamenti. Soprattutto certi blog e blogger svolgono la stessa funzione delle terrazze o le ville al mare e i mammasantissima del mainstream. Ma, per dirla con un verso di W.B. Yeats, “non siamo che donnole in lotta in una buca”: sono bisticci miserabili che possiamo e dobbiamo smettere; maturare la mentalità “ma a me mi piace scrivere” in maggiore impegno e più chiara consapevolezza del ruolo e le possibilità della narrativa fantastica. Riguardo gli autori: nell’ambito del weird, così su due piedi e per recenti letture, direi Samuel Marolla (e non perché è l’editore di Xpo Ferens!), Lorenzo DaviaRiccardo ColtriGraziano VersaceDanilo Arona, Maico Morellini… Non finirò mai di raccomandare la lettura, tuttavia, di un assoluto maestro italiano della narrativa fantastica ingiustamente pochissimo frequentato: Tommaso Landolfi.
Sei già pronto a per una nuova avventura? C’è qualche nuovo progetto di cui ci puoi parlare?
In autunno ho in programma un’antologia di dieci racconti sword & sorcery, collegati tra loro come capitoli di un romanzo, ambientati in una fantasy Età del Bronzo e la cui protagonista è una maga e assassina egizia devota al dio Anubi. Nello stesso periodo dovrebbe uscire l’edizione cartacea integrale della saga steampunk Clara Hörgiber e l’Invasione dei Seleniti e, fino alla fine dell’anno, altri racconti fantasy, dell’orrore e di fantascienza in varie riviste e antologie.
Domanda di rito (ho una piccola fissazione con l’argomento). In caso di possibile viaggio nel tempo dove/quando sei diretto e come ti camuffi nel caso tu non debba essere scoperto?
Tornerei volentieri nell’Europa degli anni fra la seconda metà-fine del XVII secolo e la prima metà del XVIII. Come travestimento niente di meglio di una di quelle magnifiche parrucche con infiniti boccoli in uso in quel periodo!

Recensione di Marco Stabile dal blog "Argonauta Xeno"

Non è facile parlare di un libro di Alessandro Forlani, tanto meno due in uno stesso post! E lo è ancora meno se dalla lettura del libro è passato troppo tempo, sufficiente a cancellare le impressioni a caldo che di solito alimentano le mie prime stesure. Cionondimeno, mi cimenterò nell'impresa, sperando di non perdermi troppo per strada... e di non perdere nessun lettore.



I due romanzi di cui voglio parlare oggi sono Tristano e Agnes. Il primo, se non erro, è anche il primo romanzo pubblicato dall'autore, edito inizialmente da Joker Edizioni e ripubblicato prima da Edizioni Imperium, poi da Delos Books nella sua collana digitale. Agnes, invece, che ne è il seguito diretto, è stato pubblicato direttamente in digitale, prima per Edizioni Imperium e poi per Delos.

Agnes è anche uno degli ultimi romanzi pubblicati da Forlani, nonostante sia stato scritto poco dopo il primo. Ci troviamo quindi davanti alla peculiarità di un libro che come maturità autoriale, se si può dire, precede di alcuni anni i titoli più recentemente introdotti sul mercato, come Eleanor Cole delle Galassie Orientali, per esempio, o il nuovissimo Xpo Ferens, uscito per Acheron Books.

Per capire di cosa parlino questi due libri, vorrei adottare l'approccio diretto. Prendete un tipico romanzo fantasy classico, di quelli in cui vi è un Paese assoggettato a un Regno forte e oppressivo, un totalitarismo, se vogliamo, o se preferite un governo di quelle belle distopie del secolo scorso, che controlla la vita dei cittadini per mantenere un sopportabile status quo. Nella fattispecie, in questo mondo la felicità è bandita, e per una ragione ben peculiare: come forma di prevenzione dalle delusioni, dalle disillusioni e da quanto di brutto può capitare nel corso di una vita ordinaria. Questo Regno è situato geograficamente in un'isola lacustre, difesa da terribili mostri acquatici, e da lì si dipartono gli Avvilenti, i funzionari governativi che hanno il compito di mantenere la sua stretta sul popolo, avvalendosi della forza di bruti orcheschi, gli Uominineri. Come si può facilmente ipotizzare, in qualche punto del Paese la forza del Regno viene messa in discussione e spuntano dal nulla alcuni Eroi, decisi a sollevare gli oppressi e soverchiare il Regno. E questi eroi, i buoni della storia, non potranno che vincere, giusto?

Ecco, questo è più o meno il contesto in cui si muovono Tristano, Grande Avvilente del Regno, Otre, il suo Uomonero, e Agnes, una cittadina che per qualche ragione ha più a cuore la mesta tristezza che offre il Regno che la speranza di felicità. I tre protagonisti sono, secondo il nostro metro di giudizio, i cattivi della situazione. E questo è un rovesciamento molto interessante della prospettiva. Questa infatti non è la storia di come gli Eroi sovvertono il sistema e liberano le genti, così come non è la (contro-)storia degli Antieroi atipici che alla fine combattono anch'essi una qualche forma di male, bensì quella dei cattivi, i villain secondo il nostro metro di giudizio, che devono affrontare questa rivolta. E non si tratta di macchiette. Tutti e tre hanno una storia e delle motivazioni per cui si trovano invischiati nella tela di un Regno, di cui peraltro ciascuno ha una differente visione, dovuta ai suoi trascorsi non proprio rosei.


Il vero protagonista è forse proprio questo Regno, presenza oscura che domina entrambi i libri, sia come entità politico-geografica, sia perché insita nel cuore e nel modo di pensare e agire dei personaggi. La cosa più vicina alla sensazione che mi hanno lasciato questi due libri è forse il Gormenghast di Mervin Peake, se mi è concesso l'accostamento. Certo, tolti il lirismo e la momentanea leggerezza di cui qui non c'è traccia. Il Grande Avvilente è una lettura greve e ostica, anzi, che incarna alla perfezione lo spirito oppressivo e la centralità assolutistica del Regno. Su queste pagine volteggia una generale disillusione e pian piano ci si convince che il premio, comunque vada, sarà latore di poca gioia. Spesso narrazione è ostinata, quasi a ricreare mediante le parole l'assurdo burocratismo degli Avvilenti. Assurdo, però, solo nella misura in cui viene portato all'estremo, perché a me sembra che qualche emanazione del Regno sia possibile subirla anche nella nostra realtà quotidiana, purtroppo, dove basta una pratica o piccola sfortuna a suscitare inquietudine e sconforto, piuttosto che immaginare un occhio infuocato sulla cima di una montagna dimenticata. Questo, ecco, è il fulcro dei due romanzi, che spero di avere spiegato in maniera adeguata, e attorno a esso si muovono Eroi, Uominineri, Avvilenti e tutto il resto della masnada.

Benedicta e le sue Sorelle si inginocchiarono ai sacerdoti, la Imaginifer offrì il vessillo della Vergine Intransigente ai vapori radioattivi dei turiboli U-238. Cherubini biomeccanici lo spiegarono ai fari d'oro, la cui luce transustanziò lo sguardo eterno dell'Imperatore sulle insegne del Reggimento e le Sue figlie predilette.
Servoaccoliti percorrevano le file candide delle Adepta per benedire di unguenti e salmi fucili requiem e multitermici, lanciafiamme, eviscerator e le spade potenziate. I proiettori e bracieri e ceri che sormontavano il grande altare cingolato balenarono sui ranghi in armatura potenziata.
Le unità delle Repentia e le Pecatrix Estremae, in connessione per inde ad mortem coi Marchingegni Penitenziali, intonarono i canti funebri e i propositi di martirio, mentre le Dominae flagellavano, scarificavano le loro carni e ne infilzavano i seni nudi coi sigilli di purezza.
Le carriste degli Immolator, Rhino, gli Exorcist e i Repressor riscaldarono i motori con un canticum mechanicum: le necessarie, non ortodosse e fredde lodi dell'Omnissiah si levarono all'unisono col catechismo dell'Ecclesiarchia.
L'Inquisitore dell'Ordo Xeno Xavier Hawthorne Mengelesson le restò accanto per tutto il rito: fu distratto, irrispettoso, non ascoltò l'omelie di strage; continuava a scansionare, digitare, verificare sul suo taccuino dati e immagini che un servoteschio gli trasmetteva dall'obiettivo.
L'empia icona di pelle umana dei Sodomiti dell'Esastella profanava i santi ruderi dell'eso-eremo Ippona 13.
Lei, l'Inquisitore, le Superiori delle unità ricevettero la stimm-ostia e ringraziarono con un «amen; sia fatta la volontà dell'Immortale Imperatore». I Preti le congedarono con la formula rituale: «ite, et mortem fiat»; si scambiarono un proiettile dai reciproci caricatori.
Le Adepta si schierarono in ordine di battaglia, pronte all'avanzata contro il nido degli eretici.
Benedicta salutò la sua squadra di Celestes: la attendevano sull'Immolator con le insegne di comando. L'Hospitaller Sorella Adversa, come sempre disarmata, stava iniettando le Furor Lachrime nella tiroide delle altre quattro. Le pupille di Sorella Eleanor, Clara, Arabrab e Delphina si azzurrarono e dilatarono di assassinio e sacra collera.
«Badessa, una parola», la trattenne Mengelesson: guardò alle altre con diffidenza, «ma in privato, se non vi spiace,»
«È la mia squadra: non ho segreti.»
L'Inquisitore sfiorò il pulsante di un psico-costrittore sulla gorgiera sbalzata d'oro dell'armatura a carapace, tornò a chiederle, per favore, che assecondasse la sua richiesta: Benedicta dové obbedire.
«L'orgia dura, ininterrotta, da duecentosedici ore standard. La foia psichica dei cultisti ha lacerato la realtà: i valori dello psi-geiger», le mostrò il rilevatore, «sono troppo fuori scala.»
«Rientreranno nella norma, quando li avremo ammazzati tutti.»
«Fra le rovine si è aperto un varco per l'Immaterium: temo che i demoni infestino già l'eremo.»
«Li bandiremo con il sacro requiem, li epureremo con il promezio.»
«E se non fossero entità minori?»
«Eadem omnes demones indignitas legitimi. La mia fede è abbastanza salda.»
Mengelesson le sorrise con paterna approvazione, quel barlume di empatia ne attenuò il rigore psichico. Benedicta poté sottrarsi dal suo giogo telepatico, si inchinò per salutarlo e rientrò nel carroarmato:
«Chiudete il portellone.»
L'Inquisitore non desistette, ma andò a sedersi nel vano truppe: Sorella Adversa, con una smorfia, gli cedette il proprio posto.
«Quest'Immolator può trasportare noi sei soltanto.»
«Staremo scomodi, in questo caso: ho il dovere di proteggervi.»
Clara, Eleanor, Arabrab e Delphina accarezzarono i fucili requiem e sghignazzarono impudenti. Benedicta le freddò con un'occhiata trasecolata: e le Celestes si rassegnarono che anche se fossero sopravvissute sarebbe loro toccata in sorte una severa punizione.
«Date l'ordine, Badessa.»
Lei cantò il comando nel voxpropagere dell'Immolator: fanteria, corazzati e i Marchingegni Penitenti assalirono le alture e le rovine dell'eso-eremo. Le canne d'organo dei carri Exorcist tempestarono le mura, e i campi vacuum della fortezza riverberarono di esplosioni. Le artigliere in preda all'estasi, madide, scarmigliate, e con gli occhi rovesciati in una crisi convulsiva, eseguirono alle tastiere passacaglie e fughe e canoni: uno scroscio di altri colpi penetrò nelle barriere, centrò i piloni che sfolgoravano di psicoscariche e lampi azzurri e dissolsero gli scudi tutt'attorno all'edificio.
E aprirono una breccia.
«Non nobis, Domine!», strillarono le Repentia: inasprirono i cilici che tormentavano le loro carni, attivarono gli eviscerator e si lanciarono all'assalto. Il raglio orribile di motospade era una lode all'Imperatore; nell'orda folle, discinta e lacera di quelle martiri peccatrici avanzarono, implacabili, le enormi Macchine delle Irredente.
Dalla breccia uscì all'attacco l'innumerevole e oscena posse dei cultisti di Slaanesh e i branchi orrendi degli Abomini, grotteschi orrori di chele e code lingue e tentacoli e scaglie e rostri. Un ebbro esercito color pastello di mutilati, drogati e sadici: spilli e piercing nella lingua, le pupille, i genitali; ustioni, tagli ed escoriazioni che ne sfregiavano i volti insani. Le assalirono con mazze, kriss, pistole e mitragliette.
Benedicta seguì lo scontro nei pittoschermi del cingolato: i teleoculi le inquadrarono un apostata del Caos che ostentava, nel ventre obeso, quel tatuaggio intollerabile... il Divino Imperatore e il Nero Principe degli Eccessi che si avvinghiavano - Sacro Trono! - in un reciproco fellatio...
Balzò in piedi, salì in torretta: ché l'artigliera le lasciasse il posto! Prese i comandi del multitermico e lo puntò su quel blasfemo: lo ridusse a un'ombra e polvere sul terreno di battaglia.
Le grandi Macchine incenerivano e macellavano i Sodomiti, gli Abomini le rovesciavano sulla coltre dei cadaveri. Le Repentia, mostri e eretici combattevano in un brago, corpi, visceri e rottami in una pozza di umori neri. Rhino, Immolator e le squadre di Sorelle s'insinuavano nei varchi fra le fila dei cultisti, crivellavano con i requiem gli sbandati e le riserve. L'orda eretica fu insaccata fra il furore degli eviscerator e i proiettili e i getti ardenti delle Adepta e i cingolati.
Le avanguardie riferirono che la breccia era accessibile.
Benedicta ordinò che i carri che trasportavano le Celestes convergessero alle mura: si fermarono, sbarcarono. Le elite guerriere delle Sorelle si schierarono per l'assalto, sotto il fuoco di copertura dei grossi calibri in torretta. Una raffica di requiem abbatté quell'empio totem, l'orrida icona di scorticato che era issata al campanile.
Lei offrì cortese quella carica a Mengelesson:
«Ai vostri ordini, Inquisitore», caricò la pistola-inferno e impugnò la motospada.

(...)


Recensione di Scrittori Indipendenti dal blog "Infiniti Mondi"

Ci sono casi nei quali una sinossi non lascia scampo al potenziale lettore, costringendolo a gettarsi immediatamente nella lettura, senza se e senza ma. Xpo Ferens di Alessandro Forlani nel mio caso ha avuto questo potere. 

L’epoca delle esplorazioni navali su larga scala, personaggi del calibro di Cristoforo Colombo e dell’Arabo Pazzo, autore del Necronomicon, sono stati troppo allettanti per non mollare tutto e intraprendere immediatamente l’avventura della lettura. 

Si tratta di un romanzo breve, un centinaio di pagine in tutto, ma denso di avvenimenti e trovate interessanti. I 4,49 Euro del prezzo di copertina potrebbero apparire ad alcuni un po' eccessivi per un racconto lungo, ma l'originalità a mio avviso merita questo contributo. Il prodotto è confezionato bene, bella cover, impaginazione ed editing ineccepibili, cosa che non dovrei neppure segnalare visto che il testo è prodotto da una casa editrice, ma che invece non si può più dare per scontata, neppure al cospetto di editori anche di maggiori dimensioni. Ma torniamo al contenuto che è quello che maggiormente ci interessa scoprire: la vicenda, che prende appunto spunto dal vissuto reale di Colombo, presenta sin da subito scenari epici e bizzarri, nei quali il misticismo dell’epoca, la paura dell’ignoto e la violazione delle sacre leggi dell’Inquisizione, si mescolano originando un’avventura mozzafiato.

Il ritmo si fa sin da subito incalzante, e i personaggi catturano l’interesse del lettore grazie alle loro peculiari caratteristiche. L’ambientazione marinara e portuale è molto ben resa dal Forlani e riesce a catapultarci in un mondo dal sicuro fascino e dalla pericolosità palpabile.

Mano a mano che la "magia" prende il sopravvento, con il dispiegarsi di forze che vanno oltre l’umana comprensione, ci troveremo a confrontarci con scene visionarie molto suggestive, anche se alcune, a mio avviso vanno un po' "troppo oltre", generando qualche problema nel seguire lo svolgersi degli eventi. Del tutto particolare infatti risulta anche la prosa adottata dall'autore per imbastire il suo racconto, con l’utilizzo di termini desueti e con una costruzione delle frasi volta a evocare testi antichi, che inizialmente spiazza e che nei momenti di maggior enfasi narrativa tende a rendere piuttosto caotiche le scene.
 
Ad ogni modo tale scelta stilistica risulta a mio parere calzante e ben orchestrata nella maggior parte del testo.

In conclusione ci troviamo innanzi ad un autore con solide basi e dal curriculum di tutto rispetto (date un'occhiata alla sua bibliografia), non certo ad un novizio, e ciò risalta non solo da questi artifici "tecnici" ma anche dal ritmo imposto alla narrazione e dai dialoghi, che seppur ridotti al minimo, risultano sempre ficcanti e finalizzati a caratterizzare meglio i personaggi.

Un bel 7 pieno è il mio voto finale, con un paio di considerazioni finali. La prima riguarda i consigli per gli acquisti, ossia l’indicazione che il testo non mi pare adatto agli amanti dello "scriver facile", la seconda sulla casa editrice Acheron Books, la quale, a mio parere, merita di essere tenuta sott'occhio in quanto capace di annoverare fra le proprie fila alcuni fra i migliori autori del fantastico in circolazione.

Edited by K.D.. Powered by Blogger.