"I Senza-Tempo": recensione di Simone Corà

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Recensione di Simone Corà dal blog Midian: e stavolta ho avuto l'onore di essere letto dall'editor di una delle case editrici più interessanti d'Italia, Edizioni XII

Come molti nella blogosfera e dintorni, l’idea che il Premio Urania fosse esclusivamente destinato a prodotti tecno-thriller mi ha di volta in volta allontanato da un appuntamento annuale che era comunque sempre stato felice e curioso, è quindi un piacere vedere come, finalmente, si cambino un po’ le tematiche e, addirittura, con I senza-tempo ci si avvicini, neanche tanto velatamente, a un horror violento e viscerale. Distante dalla concezione comune di sci-fi, molto lontano da un immaginario che coinvolga rivoluzioni tecnologiche, realtà futuristiche e battaglie interstellari, il romanzo di Alessandro Forlani ben si presta alla “fantascienza nera” con cui viene presentato, un incrocio weird e insolito di steampunk e splatter con un gusto narrativo assai personale e sofisticato.

Dislocato su tre piani temporali, che delineano le tre parti di cui si compone la storia, I senza-tempo ruota attorno alle figure immortali e demoniache citate nel titolo, esseri che hanno venduto se stessi e possono resistere all’avanzata del tempo nutrendosi di bambini e rifiutando la realtà che li circonda con eserciti di automi scheletrici composti da ossa e ingranaggi che svolgono il lavoro sporco. L’aspetto più interessante del romanzo risiede proprio nella raffinatezza descrittiva con cui queste creature prendono vita, immergendo la loro austera esistenza passata in un contesto sia attuale che prossimo, nonché vagamente cyberpunk, che letteralmente cambia a causa della loro presenza, mutando oggetti e persone nel loro corrispettivo antico. Gli abiti moderni diventano pesanti vesti ottocentesche, le auto carrozze, le fotografie dagherrotipi, mentre gli scheletri meccanici vengono caricati a molla per sventrare infanti e suddividere le parti più nutrienti da quelle meno invitanti. 

Lo stile di Forlani è molto ricercato, il vocabolario a sua disposizione è enorme e la struttura dei periodi trae giovamento dalla spaventosa attenzione lessicale, evocando un particolare e prezioso fascino retrò nella lettura, che tutto sommato non risulta pesante o difficile come potrebbe sembrare. Certo, non trovo una qualità costante nell’intero romanzo, spesso gli scambi dialogici o i passaggi di scena appaiono fin troppo svelti e bruschi, tolgono atmosfera al clima sapientemente costruito e lasciano un po’ di disappunto per un mancato sviluppo di alcune sequenze (penso, per esempio, alla malattia di Clara, o a quando Daniele e Nauzika vengono catturati, o soprattutto agli amici del biondo), ma in generale la storia resiste supportata dalla bellezza e freschezza delle immagini, talvolta maestosamente eleganti, in altre occasioni disgustose e raccapriccianti, ma sempre precise, fantasiose, originali, ben create. Piace, infatti, e moltissimo, l’attenzione ai particolari, ai dettagli che diventano cuore della storia, forse ancora di più dei personaggi e delle loro sorti – potrebbe essere un difetto, un punto negativo, ma per me è valore aggiunto, perché tale ricchezza diventa puro, purissimo piacere nello sfogliare le pagine.  

L’intreccio, nel suo alternarsi di punti di vista e nel continuo ribaltamento temporale, soffre un po’ della stessa sorte stilistica, apparendo sfavillante e sorprendente nelle prime pagine (bellissima e soffocante l’ambientazione scolastica, terrificante l’avvenimento, eccellente la non-linearità strutturale), per poi oscillare tra momenti ispiratissimi (l’incontro tra i senza-tempo, la lunga sequenza nei sotterranei, la “nascita” del carro armato, il finale) ad altri meno riusciti, schiacciati forse dai tanti, tanti spunti che non vengono sviscerati appieno. In generale, tuttavia, si nota il lavoro svolto per la creazione dei personaggi, tridimensionalizzati da immagini perfette e psicologie profonde e singolari (su tutte Clara e il suo lavoro, ma anche Nauzika nonostante la base di partenza un po’ troppo classica).

Curiosi i racconti posti in appendice, tutti mediamente buoni e gustosi nel dare spessore ai miti horror-barocchi creati da Forlani, in particolare All’inferno, Savoia!, vera e propria gemma nel bilanciare gli elementi horror e storici con estrema professionalità e impressionante immaginazione, perché di un Inferno così delirante e grottesco raramente ne ho letto altrove.


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