"I Senza-Tempo": recensione di Giovanni Ragno

Recensione firmata Giovanni Ragno sul blog Wast Lande:

Lui, con l'elmetto calzato in testa, tira diritto tutti i giorni nel suo casino. Noi facciamo finta che questo mondo non vada alla rovina, ci imboschiamo allo schifo. Io portavo una croce rovesciata, spaccavo i culi, ero un'anima nera: l'anno prossimo mi sposo in chiesa, seguo i corsi per fidanzati e la lista nozze l'ho fatta all'Iper. Tu ti strafogavi di tutto, non prendevi mai niente sul serio: adesso ti depili, ti spalmi di correttore. Contiamo all'orologio un quarto d'ora per un amico perché le donne, giù in auto, si spazientiscono. Lui tira avanti tutti i giorni nel buio, aggrappato a una bandiera nazista. Tu e io ci pisciamo nelle mutande, non lui”

Messer Alessandro Forlani è il vincitore del premio Urania 2011. I Senza-Tempo è un buon romanzo breve; una storia a tratti divertente, a tratti esaltante, a tratti riflessiva, insomma c'è di tutto: dall'horror alla satira sociale.

La storia si dipana in tre parti (atti), intervallate da 12 anni di distacco: 2012, 2024, 2036. Un'appendice dell'inchiesta svolta dalla fotografa Clara racchiude altri racconti sui senza-tempo che vanno cronologicamente dal più recente al più vecchio.

Il risveglio di Monostatos, uno dei senza-tempo, da l'avvio alla narrazione: attorno alle sue azioni, alle sue scelte e alla sua cocciutaggine, si sviluppano le vicende di Nausicaa (cosplay spogliarellista), del biondo (semi-autistico, figlio di immigrati, chiamato successivamente Rommel per la sua passione per l'armamentario nazista), di Daniele (studente universitario che sopravvive grazie alla riscossione dell'A.R.I.A), unici superstiti della strage alla scuola elementare; di Clara, la fotografa che riuscirà a svelare al mondo il segreto di Monostatos e dei suoi simili; degli altri senza-tempo che ingaggeranno una sfida contro Monostatos, reo di non volersi adeguare alla loro politica di dominazione. Poi ci sono gli archiburoboti, i carrions, il Gigadaver e tante altre sorprese gustosissime.

I senza-tempo sono alchimisti- negromanti che corrompono e avviliscono la realtà, “sono costretti per protrarre le loro vite contro natura, a sottrarre energie dalla realtà circostante, sfilacciandone il tessuto e sfasando persone e cose nello spazio-tempo”:
Fino alla porta con la targhetta di plexiglass “Laboratorio di sviluppo e stampa”.
La bionda aprì. La stanza era buia.
Caravà tastò lo stipite ma non trovò l'interruttore. La pierre si frugò nelle tasche, gli offrì un accendino. Lui guardò stupito la ragazza e lo zippo, poi lo prese. L'impiegata si allontanò di qualche passo nel corridoio.
Nella fioca luce arancio della fiamma Caravà vide la stanza piena di torchi cinquecenteschi, di quercia e di ottone; cartapecora con impresse xilografie gocciolavano inchiostro nelle vaschette per gli acidi.
La luce ravvivò: aveva in mano una fiaccola.
Conosciamo le famose diatribe sulle regole della scrittura che attanagliano il nostro vecchio stivale come una muta di cani, Forlani schiva i pericoli, sa cosa vuole e come ottenerlo. Fa un uso sapiente dei punti di vista e crea un ottimo mix tra mostrato e raccontato.
Non stiamo suggerendo che sia il prossimo premio Nobel, e sicuramente Harold Bloom non lo inserirà nella lista del canone occidentale (ce ne faremo una ragione), ma Forlani sa il fatto suo ed è un abilissimo narratore: ha uno stile consapevole, che si rifà anche a una visione cinematografica del raccontato come lui stesso afferma: “l'alternanza dei punti di vista e l'uso frequente del verbo all'imperfetto simulano modi quali il campo/controcampo, il piano sequenza, i movimenti di macchina, la durata di un'inquadratura”.
Efficaci sono le brevi sequenze (paragrafi) con cui l'autore tratteggia i diversi punti di vista che affollano il racconto, imprimendo una visione dinamica alla storia. Di tarantiniana memoria è la struttura della prima parte che fa eco al potere spazio temporale dei negromanti.

L'autore si muove bene tra descrizioni raccapriccianti (“Lo scheletro lo spogliò della felpa e dei jeans, lacerò la T-shirt e le mutande sporcate. Aprì l'addome flaccido, nudo e lo scuoiò. Allargò lo squarcio, spaccò il costato, strappò i polmoni e strizzò i ventricoli. In un catino gettò il colon e il fagotto. Il tavolo anatomico era lordo d'icori”); spunti di riflessione (“hai mai l'impressione che il marcio, che il male per cui la vita non è granché e blabla, che la società fa schifo, non c'è speranza e blabla, che insomma non stia nei grandi eventi nazionali, che di quelli se sei sincero non t'importa granché, ma nel sordido, orrendo e grottesco sotto casa? Certi orrori cui non credi né ammetti: hai mai questa impressione?); momenti di humour nero, come nella scena che segue il massacro eseguito da Monostatos alla scuola elementare (Il negromante entrò nei gabinetti. Barcollava con il ventre gonfio, ruttò. Si sciolse il sospensorio sbottonò le braghe. Lasciò la porta aperta, sedette sulla tazza; una bambina con i capelli tinti di blu, un moccioso occhialuto, un altro color paglia, tremavano abbracciati in un angolo della toilette.
A Monostatos doleva lo stomaco che faticò a risollevarsi. Non riusciva ad accostare la porta. I tre bambini lo fissarono inorriditi per tutto il tempo che gli occorse a liberarsi.
Quando si riabbottonò, si piegò sul lavabo e fece correre l'acqua, poi si lavò i denti, le unghie e la faccia
I tre mocciosi non si muovevano. La femmina tutt'accigliata gli tese il dito medio.
-Fortunati che sono sazio, canaglie.- Monostatos uscì sul retro per sbirciare il nuovo mondo).


Se non fossimo in Italia, I senza-tempo (“Hai visto giusto, Feldmarschall, ce ne sono ancora troppi”), diventerebbe un'opera tale da far fiorire numerosi racconti non ufficiali che ruotano intorno al mondo che Forlani ha creato per i suoi lettori.
Ci auguriamo di essere smentiti.

Alessandro Forlani

sedicente scrittore, è nato negli anni '70 del XVII secolo, si è reincarnato nel XIX, nel XX e millenni a venire. Nerd, negromante e roleplayer e autore "difficile" di racconti fantastici. Di giorno si impaluda da docente universitario e ciacola di sceneggiatura, cinema e scrittura; di notte, che dovrebbe far l’artista, piuttosto guarda film, legge fumetti, ascolta musica barocca, gioca a soldatini e poi va a dormire. Perché crede che sia più sano scrivere in questo modo.

2 commenti:

  1. Anche sul mio blog ho pubblicato una recensione (che tu conosci bene e che ora può tranquillamente essere resa pubblica).

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    1. Letta, apprezzata e condivisa urbi & orbi :-) Grazie Ariano

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