Xpo Ferens - intervista con Diletta Crudeli

Un'intervista con Diletta Crudeli dal blog "Paper Moon"
Xpo Ferens si apre con un giovane Cristoforo Colombo che insieme a suo fratello Bartolomeo viene catturato da una ciurma di terribili pirati saraceni. Il tuo romanzo ha quindi una collocazione storica ben precisa, ed entra nel territorio dell'ucronia. Cosa ti ha spinto a scegliere questo soggetto e questo preciso periodo storico?
Xpo Ferens è stato una commissione: Samuel Marolla di Acheron Book mi ha chiesto l’anno scorso un romanzo storico-weird su Cristoforo Colombo che, dato il protagonista, avrebbe forse potuto interessare anche il mercato statunitense (la promozione di narrativa di genere italiana all'estero è infatti una mission della casa editrice).
Ho letto il tuo romanzo fresca della visione della serie tv Taboo, dove Tom Hardy interpreta un avventuriero creduto disperso in Africa che torna a Londra nel 1814 per rivendicare ciò che ha passato. Ho trovato diversi punti in comune, sopratutto quell'atmosfera weird, che personalmente adoro, che in entrambi i casi è collocata in un periodo di grandi scoperte e cambiamenti.  Una scelta che lascia tutto all'immaginazione del lettore. Il genere weird ormai è forte sulla scena narrativa, qual è per te la ragione del suo successo? 
Il lettore la cui immaginazione non sia stimolata da viaggi in terre esotiche, avventure in epoche “eroiche”, sentimenti estremi quali il desiderio di vendetta e atmosfere weird in effetti farebbe meglio a dedicarsi a manuali di tecnologia delle costruzioni. Circa la fortuna del “genere” purtroppo sono pessimista. Poiché il weird ha le caratteristiche per interessare lettori di molti altri generi (horror, fantasy, fantascienza ecc.), ma si propone toni, tematiche e argomentazioni non politically correct, non vorrei diventasse (o sia già diventato?) l’alibi di un pubblico molto numeroso al botteghino quanto dozzinale nei gusti o la formazione culturale per fruire del fantastico senza essere tacciato di inconsistenza o infantilismo. Quanti attuali lettori di fatine cattive sarebbero in grado di affrontare i racconti di Gustav Meyrink o il Roal Dahl di Kiss Kiss?
Xpo Ferens si inserisce in una prospettiva del tutto originale all'interno del Ciclo di Cthulhu. Sentir riecheggiare il mantra Cthulhu fhtagn su una nave saracena non è cosa da poco, e trovare Abdul Alhazred, l’autore del Necronomicon, è stato un colpo al cuore. Che rapporto hai con il pantheon lovecraftiano? Pensi che possa essere declinato in nuovi infiniti aspetti?
Lovecraft è fra i miei principali autori di riferimento, e considero ormai alcuni miei lavori partecipi dei Miti di Cthulhu allo stesso modo dei contributi degli emuli, corrispondenti e contemporanei del Maestro di Providence (o almeno: tale è la mia intenzione; posteri e lettori giudicheranno se ho raggiunto lo scopo che mi sono prefisso!). Cerco perciò di costruire la mia mitografia lovecraftiana in modo coerente. Un esempio: le creature mostruose che troviamo in Xpo Ferens sono protagoniste di un racconto fra i migliori che a oggi penso di aver scritto e pubblicato (M’rara, nella collana Robotica.it di Delos Digital e nel numero 3 della rivista Parallàxis). In quel racconto le troviamo nell’Italia degli anni ’30, nel romanzo scopriamo la loro origine e natura. Lo stesso vale in un certo senso senso per i Quanticomanti (o stregoni quantistici) protagonisti dei Senza-Tempo, la cui storia segreta e le cui caratteristiche sto ricostruendo come un puzzle – dall'antico Egitto alla Via Lattea del XXVII secolo (vedi il romanzo Eleanor Cole delle Galassie Orientali). Credo che ciò risponda alla domanda su possibili nuove declinazioni…
Questo è un romanzo horror, ma come ho già detto ho trovato diverse sfumature della letteratura weird (e new weird magari), e ho visto che i tuoi precedenti romanzi spaziano dallo steampunk allo sci-fi (e con I senza-tempo hai vinto il Premio Urania nel 2012). C’è un genere al quale sei maggiormente legato? Il passaggio alla narrativa horror è stato inevitabile?
La fantascienza sociale (quel tipo di narrativa cui è dedicata la collana Futuro Presente di Delos Digital, a cura di Giulia Abbate e Elena di Fazio, quest’anno candidata al Premio Italia) è il genere che mi preme di più, ma scrivo molto volentieri allo stesso modo steampunk, fantascienza militare e sword & sorcery. Tuttavia una delle caratteristiche principali della mia narrativa è la totale contaminazione (che in alcuni casi, specie nel romanzo Premio Urania, disturba i lettori “di genere” più rigorosi o dovrei dire addirittura dogmatici e conservatori). Non mi sento di aver mai compiuto un “passaggio inevitabile” alla letteratura horror, poiché non credo affatto di scrivere horror.
Qual è la tua dieta letteraria (e cinematografica o qualsiasi cosa ti sia di ispirazione)?
È una dieta molto disordinata. Innanzi tutto la poesia: quella italiana medievale (Alighieri, gli Stilnovisti), quella spagnola del Siglo de Oro (GongoraDe Quevedo), quella anglosassone del primo Novecento (YeatsEliot, Pound). In narrativa mi sento debitore allo stesso modo tanto nei confronti di un Landolfi, CalvinoDon DeLilloFlann ‘O BrienFitzgeraldTolkien, Lovecraft (per citare alcuni autori di letteratura “alta”) quanto verso abili mestieranti quali Bill King o Dan Habnet e romanzacci e antologie ispirate a giochi di ruolo. Ovunque ci sia qualcosa da imparare, ne approfitto. Riguardo al cinema, altra mia principale “lettura”, innanzi tutto Sergio LeoneStanley KubrickMartin Scorsese e Quentin Tarantino. Non posso poi prescindere dalla graphic novel, con autori quali Mignola, MoebiusMillerMazzuchelliBreccia e l’opera omnia di Moore.
Quale pensi sia il quadro della narrativa di genere in Italia? Hai alcuni autori da consigliarci?
La narrativa di genere in Italia gode di ottima salute. A chi si lamenta dell’eccessivo dilettantismo, del fatto che l’avvento dell’ebook e la pratica del selfpublishing abbia riversato sul mercato troppo materiale di pessima qualità rispondo che se guardo al “mitico” modello americano delle riviste degli anni ’20 e i decenni successivi, o a certe pubblicazioni corsare in ciclostile che oggi consideriamo come stele di Hammurabi della fantascienza, tanto e tale fermento è un segnale solo positivo. Come al solito sarà il tempo e saranno i lettori a distinguere il proverbiale grano dall’altrettanto proverbiale pula. Da laureato in lettere prima di approdare alla narrativa e scrittura di genere ho frequentato l’editoria mainstream, quella che si propone di fare e divulgare la narrativa “vera”, “seria” e altri in questo caso risibili aggettivi. Ciò che mi ha allontanato da quell’ambito è stata la pessima tendenza da più parti a fare gruppo, circolo, salotto autoreferenziale. Mi illudevo, nella narrativa e editoria “di genere”, di poter tornare a respirare un’aria più leggera, meno asfittica e per certi aspetti più propositivamente anarchica, ma devo purtroppo constatare anche qui gli stessi atteggiamenti. Soprattutto certi blog e blogger svolgono la stessa funzione delle terrazze o le ville al mare e i mammasantissima del mainstream. Ma, per dirla con un verso di W.B. Yeats, “non siamo che donnole in lotta in una buca”: sono bisticci miserabili che possiamo e dobbiamo smettere; maturare la mentalità “ma a me mi piace scrivere” in maggiore impegno e più chiara consapevolezza del ruolo e le possibilità della narrativa fantastica. Riguardo gli autori: nell’ambito del weird, così su due piedi e per recenti letture, direi Samuel Marolla (e non perché è l’editore di Xpo Ferens!), Lorenzo DaviaRiccardo ColtriGraziano VersaceDanilo Arona, Maico Morellini… Non finirò mai di raccomandare la lettura, tuttavia, di un assoluto maestro italiano della narrativa fantastica ingiustamente pochissimo frequentato: Tommaso Landolfi.
Sei già pronto a per una nuova avventura? C’è qualche nuovo progetto di cui ci puoi parlare?
In autunno ho in programma un’antologia di dieci racconti sword & sorcery, collegati tra loro come capitoli di un romanzo, ambientati in una fantasy Età del Bronzo e la cui protagonista è una maga e assassina egizia devota al dio Anubi. Nello stesso periodo dovrebbe uscire l’edizione cartacea integrale della saga steampunk Clara Hörgiber e l’Invasione dei Seleniti e, fino alla fine dell’anno, altri racconti fantasy, dell’orrore e di fantascienza in varie riviste e antologie.
Domanda di rito (ho una piccola fissazione con l’argomento). In caso di possibile viaggio nel tempo dove/quando sei diretto e come ti camuffi nel caso tu non debba essere scoperto?
Tornerei volentieri nell’Europa degli anni fra la seconda metà-fine del XVII secolo e la prima metà del XVIII. Come travestimento niente di meglio di una di quelle magnifiche parrucche con infiniti boccoli in uso in quel periodo!

Alessandro Forlani

sedicente scrittore, è nato negli anni '70 del XVII secolo, si è reincarnato nel XIX, nel XX e millenni a venire. Nerd, negromante e roleplayer e autore "difficile" di racconti fantastici. Di giorno si impaluda da docente universitario e ciacola di sceneggiatura, cinema e scrittura; di notte, che dovrebbe far l’artista, piuttosto guarda film, legge fumetti, ascolta musica barocca, gioca a soldatini e poi va a dormire. Perché crede che sia più sano scrivere in questo modo.

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