Un'intervista su "Fantascienza.com"

Un'intervista di Silvio Sosio su Fantascienza.com


Ciao Alessandro, per prima cosa, come ti presenteresti ai nostri lettori?

Se mi capita di conoscere qualcuno, che mi chiede fra le altre cose del mio lavoro rispondo: "quello vero o quello per campare? Quello vero è lo scrittore di fantascienza; per campare sono docente universitario." Per il resto (o soprattutto) sono un nerd che ha superato i quaranta; di varie e disordinate letture e visioni di film; gioco di ruolo e a wargame da tavolo da quando avevo quattordici anni, scrivo né ho intenzione di smettere. In genere a questo punto le donne si dileguano, ma restano i buoni amici.

Il 29 settembre ha preso ufficialmente il via la tua nuova serie Clara 
Hörbiger e l'invasione dei Seleniti, una serie avventurosa ambientata 
a metà diciannovesimo secolo. Come mai questa scelta?

È la visione molto sopra le righe di un secolo molto sopra le righe. Dall'eroico Risorgimento fin l'avventura piratesca garibaldina, passando per i libretti, le partiture di operette e melodrammi; le Lettere dell'Ortis e il ritmo militare di un Marzo 1821, il nostro è un '800 dell'enfasi: e a farlo diventare un '800 del fantasy – fosse solo per assonanza – non ci vuole granché. 

Possiamo definire la serie steampunk? L'epoca è quella, le aeronavi ci
sono, ma invece che in Gran Bretagna è ambientato nel Lombardo Veneto.

È steampunk, eccome! Ma già dai miei esordi "a vapore" – ora raccolti in antologia per Kipple con il titolo All'Inferno, Savoia! – preferisco, da autore italiano, uno steampunk del nostro Risorgimento. Innanzi tutto perché, per ovvie questioni culturali, storiche e linguistiche, trovo più facile restituire quell'epoca anche se osservata con la lente del fantastico; inoltre, poiché lo steampunk è sempre troppo prossimo al confine col manierismo gratuito, non mi interessa fingermi vittoriano per scrivere (male) di cose vittoriane.
  
 Ci sono vari personaggi che sono realmente esistiti, vero?

Sì: Costantino Nigra, Raimondo di Montecuccoli, Giuseppe Borri… e Radetzky e l'Arciduca Ranieri nel ruolo di comparse. Poi, dietro le quinte, c'è l'ombra di Cavour. Il romanzo si svolge nel XIX secolo, e Borri e Montecuccoli vissero nel '600: ma non voglio spoilerare sul perché li incontrerete nel romanzo!

Tra i quali un certo Alessandro Forlani…

È il peggiore di tutti, e anche sul suo ruolo non posso dire nulla. Soprattutto mi è servito per un gioco meta-narrativo che ho scoperto, da un saggio di David Shields (Fame di Realtà), essere molto in voga fra gli scrittori statunitensi: entrare nei loro propri romanzi per capire fin che punto appartengano all'autore.

Qualche anno fa hai vinto il premio Urania col romanzo I Senza Tempo. È
stato un risultato utile per la tua carriera?

È stato fondamentale. Un Premio Urania non è solo una vetrina: credo anche che un autore, di lì in avanti, se gli interessa proseguire per questa strada, diventi più responsabile; dopo Urania non si scrive alla leggera…

Pubblichi spesso in ebook. Credi in questa formula?

Credo molto nell'ebook, perché in anni di rapporti con gli editori tradizionali ho esperito difficoltà, limiti e scorrettezze che il digitale, e gli editori digitali, hanno davvero superate e ormai impedite.

La tua narrativa è caratterizzata da un linguaggio molto ricco, un uso
della lingua molto creativo che molti apprezzano, ma qualcuno forse più 
abituato a testi stilisticamente più piatti trova sconcertante. Che ne
 dici?

Non snobbo il lettore, non lo voglio mettere in difficoltà: ma il lavoro sul linguaggio per me è fondamentale. La mia prosa insegue il cinema: la forza delle immagini e i movimenti di macchina. Non uso i sinonimi come esercizio acrobatico o costringere a  leggermi col dizionario alla mano: scrivo viscere; budella o interiora se voglio, di volta, disgustare; fare ridere di humor nero o rendere il disagio di un tavolo anatomico. Scrivo sedia se la voglio anonima o scrivo seggiola per far sentire che è legno. Uso spesso l'aborrito imperfetto perché dà il senso di un movimento nel racconto al passato. Non uso una lingua più difficile: cerco, piuttosto, di arricchirne chi mi legge; per avere più parole per esprimere la realtà. Io stesso ne esploro sempre nuove: si tratta di strumenti; se mi servono mi azzardo a inventarne, ho imparato che una lingua si evolve in questo modo. Figuriamoci lingue nuove cui toccherà di affrontare e di esprimere lo spazio, il totale ineluttabile melting-pot, l'altro-dall'umano e le augmented o virtual reality. Anche uno scrittore di astronavi e di mostri credo abbia questo compito intellettuale, non è solo un lavoro da autori "quelli seri"!
  
Ci vediamo a Stranimondi?

Ci vediamo a Stranimondi!

Grazie!

Grazie a te e a Fantascienza.com.



Alessandro Forlani

sedicente scrittore, è nato negli anni '70 del XVII secolo, si è reincarnato nel XIX, nel XX e millenni a venire. Nerd, negromante e roleplayer e autore "difficile" di racconti fantastici. Di giorno si impaluda da docente universitario e ciacola di sceneggiatura, cinema e scrittura; di notte, che dovrebbe far l’artista, piuttosto guarda film, legge fumetti, ascolta musica barocca, gioca a soldatini e poi va a dormire. Perché crede che sia più sano scrivere in questo modo.

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