Eleanor Cole delle Galassie Orientali - recensione di Andrea Viscusi

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Recensione di Andrea Viscusi dal blog Unknown to Millions


(...) Infine passiamo all'unico libro italiano letto questo mese. Alessandro Forlani è un nome che negli ultimi anni si è conquistato una certa reputazione, grazie al Premio Urania e altri riconoscimenti, oltre a una consolidata serie di pubblicazioni con diversi editori. Ma Eleanor Cole delle Galassie Orientali è, per sua stessa ammissione, il lavoro più importante in cui si è cimentato, che serve da collegamento a molte sue opere precedenti e successive.

La storia è ambientata in un futuro prossimo dove l'umanità ha colonizzato la Galassia, ma non tanto in nome della gloria e della conoscenza quanto del commercio. L'espansione infatti è guidata da una casta di "nobili di logo", ovvero grandi casate nobiliari che derivano dalle attuali multinazionali (i nomi sono proprio quelli: Nestlè, Farben, Shell, ecc). In tutto questo, su un remoto pianeta che sta emergendo dalla fase di sfruttamento minerario per passare alla commerceformazione, si manifesta qualcosa di impensabile e illogico: un negromante di nome Sarastro (capitato lì per sbaglio dopo una fuga dall'Italia di metà ottocento) occupa quel pianeta e da secoli lo ha corrotto fin sotto la crosta, sfruttando a proprio piacimento gli abitanti da generazioni. E quando dico "negromante" intendo proprio uno stregone, un uomo in possesso di poteri magici e in grado di manipolare forze oscure. Questo potrebbe sembrare un elemento dissonante in una storia ad ambientazione fantascientifica, e in effetti lo è, ma lo è per gli stessi personaggi del libro.

Eleanor Cole, l'eroina, è un antropologa, la cui missione è quella di studiare le diverse popolazioni della Galassia, e anche per lei la presenza e la sola esistenza del negromante è inaccettabile. Eppure lui è lì, e la sua influenza è fin troppo evidente. Come affrontare allora con gli strumenti della ragione e della scienza qualcosa che per sua natura esula da questi reami?

Questo è il primo livello di lettura della storia, che contiene la parte più action, ma ci sono anche temi più profondi, sotto la crosta. Il motto "Umanità e Commercio", la nobiltà di logo, l'ampollosità e la ricercatezza degli atteggiamenti di tutti i personaggi: tutti particolari che portano a un'interpretazione in chiave satirica della vicenda, in cui è facile ritrovare gli stessi temi che già ne I Senza-tempo e diversi altri racconti di Forlani si ritrovavano. Anzi, posso dire che se all'epoca del Premio Urania avevo qualche dubbio che si potesse classificare quel romanzo come fantascienza, alla luce di Eleanor Cole il discorso cambia: scienza e negromanzia sono due linguaggi opposti e inconciliabili (è interessante notare che i sortilegi di Sarastro non funzionano sulle macchine, o sugli umani troppo meccanicizzati), ma sono entrambi validi per interpretare la natura e l'universo. Il fatto che nella storia che conosciamo la scienza abbia prevalso non significa che sia essa il modo migliore e più potente. Con Eleanor Cole quindi l'intero universo narrativo di Forlani si compatta, e arriviamo alla definizione dei temi principali. Tutto questo senza considerare lo stile volutamente barocco con cui il testo è scritto, con una profonda ricerca linguistica che da una parte arricchisce e dall'altra caratterizza il romanzo. L'unico appunto che potrei fare (e vado nello spoiler) è che Sarastro alla fine non viene sconfitto, anzi sembra più che determinato a proseguire il suo stupro della Natura in un'epoca molto più interessante di quella che conosceva. C'è quindi materiale per proseguire la storia, quando forse avrei preferito che si concludesse. In ogni caso, questo non basta a squalificare il romanzo, che rimane una delle migliori opere di autori italiani lette in questo anno. Voto: 9/10


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2 commenti:

  1. mi scuso per qualche refuso che mi è scappato nel post, non ho avuto il tempo di rileggerlo ieri sera. ma il senso dovrebbe essere chiaro. ancora complimenti!

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    1. Figurati, per un paio di refusi! :-) grazie, invece, per questa accurata analisi della mia "Eleanor": sono sinceramente lusingato. Circa il finale: a parte la difficoltà affettiva - che ammetto - di congedarmi da un personaggio qual è la nostra bella antropologa con i capelli rossi... beh, vedrai. Dirò solo che mi sono trovato molto a mio agio in questo universo barocco, ed è tanta la voglia di ritornarci... ;-)

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