Sei solo chiacchiere e I Like su Facebook

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Quello in foto è lo screenshot da Facebook di un post in bacheca dell'Associazione ArteM: ente privato presso il quale insegno Sceneggiatura. Dopo il modesto successo di una serie di lezioni lo scorso ottobre-gennaio, l'Associazione ha rinnovato la proposta. Ho 60 "mi piace" e 21 condivisioni: mi aspetto una sessione senz'altro partecipata.

Ieri sera 7 maggio ore 21.00, nella sede di ArteM, ho tenuto - da programma - la lezione introduttiva: con me c'era il docente di un altro corso (tutt'altra materia), anche lui gratificato da molti like e le notifiche di interesse.

Ebbene: eccetto le tre timide signore, che si sono presentate più che altro per curiosare, dei 60 web-spettri non è venuto nessuno. Io, l'altro docente, la responsabile dell'Associazione ArteM, siamo restati per quell'oretta di disperato & possibilista "speriamo che" a guardarci, imbarazzanti, quasi-in-silenzio negli occhi lucidi; qualche chiacchiera di circostanza per non ammettere la...

… rabbia? Frustrazione?

Sì, fra gli altri sentimenti.

Ho avuto la fortuna di tenere buoni corsi, con ottimi studenti: il più spesso delle volte però, a Pesaro e Bologna e Pescara e Macerata, sono incorso in beckettiani incidenti quale quello di ieri sera.

Il più spesso delle volte.

Intendiamoci: non mi stupisco dell'inflazione di I like in sé. Non si nega un pollicino di approvazione a uno status sui massimi sistemi: "mi piace" e piace a tutti Rispettare l'Ambiente; Lily Cole; Age of Ultron; Non Abbandonare I Cuccioli In Autostrada e Riprendersi I Marò. Ma dirsi interessati a iniziative che si svolgono in tal data, e in tale modalità, che insomma hanno un corso reale e limitato nel tempo, e non voler partecipare a priori, è sadismo nei confronti di Mr. Spock. Quasi vi recaste in una sede universitaria per iscrivervi a un esame di un'altra facoltà, non pertinente il vostro corso di studi, e che è ovvio non sosterrete né ne avete mai avuta l'intenzione. È anche vero che Facebook incoraggia questa assurdo comportamento: scorrete qualsiasi post su un evento: buona parte dei commenti (azzardo la maggior parte...) si riassumono in "bellissimo/che ficata/importantissimo ma non ci sarò". Qual è l'utilità del vostro like; del commento? Statistica, tutt'al più. Provate a immaginare di andare al cinema, questa sera; di accodarvi alla cassa, aspettare il vostro turno e dire al bigliettaio: “sono qui solo per dire che è un bel film: non voglio acquistare il biglietto, vederlo, entrare in sala; non mi interessano neppure i pop-corn. Grazie”. E tornarvene a casa con un sorriso imbecille, ché comunque "vi è piaciuto".

Amici e colleghi che insegnano musica, sport, illustrazione e fumetto, o anche loro sceneggiatura e scrittura, mi confermano che è lo stesso: al telefono per chiedere notizie, sulle pagine dei social, all'incontro promozionale gratuito che tanto non ti impegna ("non ho firmato nessun cazzo di foglio, io, ché sono furbo"), sono tutti determinati e coraggiosi scrittori (atleti, musicisti, sceneggiatori, pittori...) che pretendono rispetto per i loro lavoretti.

E io, di quest'ossimoro, ne ho bell'e piene le scatole.

A costo di attirarmi le antipatie del vasto gregge del mondo, perciò, la buona volta dirò che sono stufo di voialtri che "vi piacciono" le cose. Voialtri che latrate che vi piace tanto scrivere, che "ho deciso di provarci maperdavvero", "c'è un corso", "telefono per info"; e "di sicuro sarò dei vostri, ché mi interessa un casino" ma che in ultimo disertate.

Voialtri, in realtà non volete un bel niente.

Niente.

Need spelling? N I E N T E

È un niente escatologico: oppure è un chiacchiericcio atterrito per non sentire il tic-tac dei giorni; né ammettere tutto ciò che vi è franato alle spalle ed occuparvi di una camera in disordine.

Werner Herzog afferma che val la pena se c'è a rischio la vita; The Yorkshire Feast Song di Henry Purcell recita che "anticamente, quando era considerato vile restare entro i confini natali (…) la libertà si pagava con il sangue". Non dico, naturalmente, che dovremmo essere tutti come Théoden al Pelennor: però, per favore, che la smetteste di mentire a me e voi stessi. Se non altro perché, a fronte del vostro arduo cliccare su Facebook, c'è chi impegna una serata e organizza un calendario di impegni, talvolta economie, per rispondere all'impegno che voi, lo sapete, a priori non vorrete mai assumervi. E forse non intendo di 20 ore di corso, ma delle circa 876.000 ore di autonomia che avete su questa Terra.

Io, lo sapete, mi diletto di wargame fantasy e sci-fi; di Storia Militare e di musica barocca: ma non pretendo un appuntamento con il Ministro Pinotti per discutere su un army list di High Elves o Space Marine; né tedio l'Accademia Bizantina cantando l'Euridice quando sono sul bidè. Al prossimo che vorrà aggrapparmisi alla giacca, e abbaiare che lui scrive, che vuol girare un film ma-però-con-i-miei-amici, che fa teatro ma-sai-per-stare-insieme, che non pubblico perché-è-tutta-una-mafia, che il mio gruppo siamo-bravi-ma-la-musica-sai-com'è, ma che mai si sarà messo in discussione, né a confronto, né in ascolto, né sia disciplinato, e però pretenderà che gli presti il mio mestiere, e tutto ciò che in questi anni ho pagato, faticato, sacrificato, per diventare il pur-mediocre scribacchino che sono e che tali seccatori pretendono di essere (liquidandomi altrimenti con un "Mi Piace" in bacheca), smetterò di rispondere per eufemismi e dirò che è un ridicolo dilettante; sfoglierò la sua robaccia schifato e dirò: "cos'è 'sta mmmerda?!"

Come quando, troppe volte, voi ometti domenicali, rideste di sufficienza di noialtri umanisti: che studiammo, soffrimmo e preservammo, quelle cose che non si toccano con mano né si servono con gli spritz negli annoiati venerdì sera; quelle cose che anelate col buio in gola nei vostri giorni terrorizzati, strillando che I like e che qualcuno vi salvi.  




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