"Hydropunk" - recensione di Gianluca Santini

Recensione di Gianluca Santini dal blog Nella Mente di Redrum:

Quattordici racconti per indagare l'incontro tra il mondo sommerso e la superficie. L'innalzamento del livello del mare è solo uno dei problemi a cui l'umanità va incontro, se dalle profondità degli abissi iniziano a spuntare fuori mostri, entità sconosciute e nuove razze di uomini-pesce. Quattordici autori per declinare queste tematiche seguendo suggestioni e atmosfere differenti.

Questo eBook nasce dal secondo concorso di scrittura promosso sul blog Minuetto Express. Il primo, per chi non lo sapesse, diede vita all'e.book Deinos, che vi invito a scaricare, se non lo avete già fatto in passato. Se nel primo caso eravamo dalle parti dei grossi bestioni creduti estinti, qui siamo dalle parti dell'odore salmastro dell'acqua di mare, con annesse creature di cui fino a un attimo prima non si sospettava l'esistenza. Un concept molto interessante e diverso dai soliti, dato che porta a riflettere su diverse tematiche mantenendo però un solido impianto fantascientifico e avventuroso. Progetti del genere si spera che ce ne siano sempre di più, a ravvivare il panorama del fantastico italiano. Come per altre raccolte, cercherò di spendere qualche parola per ogni racconto presente.

Il primo racconto presente nella raccolta è quello risultato vincitore del concorso stesso. Si tratta di "Mareah & Juliette", scritto da Alessandro Forlani, autore che apprezzo molto e con uno stile di scrittura del tutto personale e affascinante. Rappresenta appieno quello che accennavo in apertura di recensione, una storia capace di immergere rapidamente il lettore in un mondo alternativo, in cui i Profondi, una nuova razza di uomini-pesce è emersa dagli abissi con l'innalzarsi del livello del mare, e si è arrivati a una situazione di coesistenza, in cui i Profondi non sono altro che una nuova minoranza etnica, al pari degli afroamericani, dei cinesi e degli ispanici. La bellezza del racconto, oltre agli spunti di riflessioni offerti grazie al confronto tra le due protagoniste, sta anche nei tanti richiami lovecraftiani presenti qua e là, che impreziosiscono la lettura per chi conosce l'opera del solitario di Providence.

Segue "Tempi interessanti", secondo classificato al concorso e scritto da Davide Mana. Racconto ambientato negli anni Cinquanta a Shangai, in un'atmosfera pulp creata alla perfezione. Lo stile di scrittura è ineccepibile, leggere questo racconto è un vero piacere. I personaggi sono tratteggiati alla perfezione, bastano poche parole per far emergere al meglio le loro personalità. Piccoli gesti e piccoli dettagli, per una narrazione che riesce a far visualizzare perfettamente le immagini al lettore, trascinandolo dentro il Rendezvous, il locale notturno otto metri sotto il livello del mare gestito dal protagonista. Il legame con i personaggi è talmente forte, nonostante la brevità della storia, che verrebbe voglia di sapere come prosegue la loro vita dopo le frasi conclusive del testo. Veramente complimenti all'autore, questo è il racconto che mi è piaciuto di più della raccolta.

"Gli acquanauti degli Oceani Boreali", di Mauro Longo, porta il lettore in un'ambientazione completamente diversa, un mondo in cui l'acqua è salita talmente tanto che l'Europa è inabissata del tutto. Un mondo in cui seguiamo le avventure del sottomarino Marrano, con un equipaggio formato da tre personaggi, Jan, Miralda e l'uomo-orca Skrae. Suggestioni fantasy, ma in un mondo in cui ci sono ancora residui della nostra tecnologia, come l'elettricità e il carburante. A me, onestamente, queste commistioni di genere piacciono molto, quindi immergermi nella lettura di questo racconto è stato un piacere. Anche in questo caso, la bravura dell'autore risiede sopratutto nell'aver creato un mondo interessante e ricco di spunti, e arrivati a fine lettura si vorrebbe continuare a navigare con Jan e il Marrano per scoprire nuovi luoghi e nuovi eventi.

"Scogliere", scritto da Alessio Brugnoli, è un racconto molto breve, appena sufficiente a farci vedere un mondo tornato allo stato quasi primitivo per via dell'innalzamento delle acque. Alcuni elementi sono interessanti, ma non c'è abbastanza spazio per entrare al meglio all'interno della storia e provare coinvolgimento nei riguardi di personaggi e ambientazione. Inoltre nel racconto sono presenti anche numerosi refusi ed errori, come spazi prima dei punti interrogativi, parole superflue, segno di una revisione poco accurata.

Proseguendo si giunge a "L'arcipelago di Ulisse", di Ariano Geta, altro racconto che mi è piaciuto. L'autore ci porta in un mondo alternativo fermo agli anni Venti del Novecento, in cui gli esseri umani, anziché farsi la guerra l'un l'altro, sono impegnati contro delle creature simili a sirene - al punto che c'è chi sostiene siano le stesse creature a cui sfuggì il mitico Ulisse. L'ambientazione è ben curata e i personaggi, per quanto singolarmente poco delineati, permettono di apprezzare un mondo in cui le diverse barriere nazionali umane sono state abbattute in vista di un nemico comune, aspetto che nella realtà di tutti i giorni è tristemente lontana. Non manca poi una motivazione per la guerra tra umani e sirene, aspetto che ho apprezzato e che rende ulteriormente sfaccettata l'ambientazione presentata dall'autore.

Del "Moby Dick Project" di Enzo Milano si fa apprezzare lo scenario tecnologico, dovuto al contatto tra gli umani e il popolo dell'oceano. Un'isola artificiale, mezzi a reazione e armi all'idrogeno, sono solo alcuni dei ritrovati presenti nel racconto, ambientato tuttavia in corrispondenza di quella che sarebbe la Seconda Guerra Mondiale. Se dunque da un lato, in Europa, si combatte la guerra, un gruppo di scienziati e militari in America vuole risvegliare l'arma definitiva con cui scacciare il popolo degli abissi e riprendere il predominio sul pianeta. L'idea di base è interessante e lo sviluppo è graduale, per arrivare al momento tanto atteso in cui l'arma entra in azione, ben descritta e suggestiva. D'altra parte manca un po' l'approfondimento dei personaggi, che appaiono vagamente tratteggiati e sacrificati in vista dell'azione. Del resto con così poco spazio a disposizione e così tanta carne al fuoco, non si poteva nemmeno pretendere di più.

"Fuochi fatui", scritto da Francesca Rossi, si caratterizza per il ritmo sostenuto e la caratterizzazione del protagonista, il capitano Chiarizia. Avventura allo stato puro, con una nave capace di sollevarsi sopra la superficie dell'acqua, grazie a palloni gonfi d'elio, e creature misteriose provenienti dagli abissi, la cui presenza viene annunciata da fumaioli provenienti dalle profondità oceaniche, dove hanno fabbriche e case. Un'ambientazione intrigante e un personaggio principale carismatico, solo apparentemente simile ai classici capitani burberi, ma in realtà legato a un evento passato, a un trauma, che continua a provocargli dolore. Da questo punto di vista il finale del racconto è del tutto a sorpresa e completamente tragico, e per questo molto efficace.

Anche la narrazione di "Sotto pressione", di Gabriele Falciani, è drammatica e toccante. L'umanità è costretta a vivere sott'acqua, in Arche, vere e proprie città protette dal resto dell'oceano. Un'umanità in guerra contro gli esseri marini, contro qualcosa di enorme e terribile. Il protagonista è un coordinatore, e vive dentro uno scafandro, costantemente sotto pressione, per poter essere inviato in missione all'esterno. La parte principale del racconto riguarda la guerra tra le due popolazioni e i battibecchi tra Tesla e Edison, discendenti dei più famosi scienziati, ma quello che in realtà colpisce è il desiderio del protagonista di un contatto con sua moglie e suo figlio, appena accennato a metà racconto, ma abbastanza pungente da toccare il lettore. Una vita, quella del protagonista, alienante, che lo obbliga alla distanza, a desiderare solo un contatto, per sentirsi ancora vivo. Una storia intimista, nonostante i presupposti bellici, e per questo motivo l'ho apprezzata.

"La caccia dell'Albatros", firmato da Marcello Nicolini, presenta ancora una situazione di guerra, in cui l'utilizzo di un aereo è l'unico modo per sopravvivere contro gli uomini-granchio e le sirene, per un gruppo di uomini. La struttura narrativa è interessante, con le frasi iniziali che si ripetono, così come alcune descrizioni che sono suggestive, come l'effetto della visione del mostro nella mente del protagonista. Il finale non è affatto scontato, e si ricongiunge efficacemente al paragrafo iniziale, che fino alla fine sembrava scollegato con il resto della storia. In definitiva, per quanto la storia sia semplice e l'ambientazione solo vagamente tratteggiata, si tratta di una lettura piacevole.

Il racconto successivo è "Imperius Rex" di Marco Montozzi. Ancora scenario di guerra, questa volta filtrato dal punto di vista di un soldato, di cui seguiamo una narrazione in prima persona, come una sorta di diario che esprime la quotidianità nella caserma e le procedure di addestramento per le battaglie con gli atlantidei. Per quanto riguarda il mio gusto personale ho trovato poco intrigante questa impostazione, e anche la sequenza di battaglia vera e propria non è riuscita a risollevare il mio interesse. Inoltre il finale mi ha fatto storcere un po' il naso, dato il tipo di voce narrante seguita fino a quel momento. Insomma, è scritto bene, ma a me sembra che ci sia poca sostanza narrativa.

Massimo Mazzoni si dedica alla "Caccia grossa", che rappresenta una variazione interessante sul tema portante della raccolta. Abbiamo il solito innalzamento delle acque - questa volta causato dalle murene - e seguiamo le vicende di un cacciatore di uomini-murena, nei resti di un grattacielo, in quella che ormai chiamano Luna Morta. La particolarità della trama ideata dall'autore è la presenza dell'Alta Marea, una nuova droga chimica in forma di pastiglie, che il nostro protagonista assume abbastanza regolarmente. Il piacere di seguire le sue avventure sta quindi nell'incertezza: il confine tra realtà e allucinazioni è labile e il lettore è portato a dubitare di quello che gli si presenta di fronte, visti i presupposti della droga a cui ricorre il cacciatore.

"Gli occhi del mostro" di Moreno Pavanello è una storia che, per il mio modesto parere, è riuscita a metà. L'ambientazione è interessante, una rivisitazione ucronica degli anni a ridosso della Seconda Guerra Mondiale. Intrigante anche lo sviluppo dei Camminatori, automi immensi per l'esplorazione dei fondali marini, tenuti in funzione da navi d'appoggio. Quello che è mancato - almeno a me, ci tengo sempre a precisarlo - è una narrazione che riuscisse a coinvolgermi del tutto nella storia. Pur utilizzando parti in seconda persona singolare, che di solito apprezzo perché favoriscono l'immersione nelle vicende lette, ho notato una certa freddezza di fondo. Inoltre mi è parso che l'autore si sia soffermato maggiormente sulla descrizione dell'ambientazione nel suo complesso, piuttosto che sviluppare una trama vera e propria.

Il racconto successivo, "Contro natura" di Stefano Busato Danesi, è malinconico, una narrazione in pieno scenario post-apocalittico, in cui gli esseri umani si stanno poco a poco estinguendo, a causa di malattie e deformazioni dovute all'innalzamento delle acque. La nuova specie, gli Hydro, è presa di mira da gruppi di miliziani e violenti. Il tutto è visto dagli occhi di un sopravvissuto umano, che attende senza più alcuna speranza che arrivi la fine anche per lui. Un mondo che si sta disfacendo, marcio, in cui la malsanità dell'ambiente emerge dalle parole usate per le descrizioni. Racconto che riesce anche a far riflettere, visto il tema portante della diversità.

Chiude la raccolta quello che secondo me è un piccolo gioiello, "Nuovo mondo" di Stefano Trevisan. A differenza di quasi tutti gli altri racconti - incentrati sulla fase successiva all'innalzamento delle acque e sul punto di vista umano - qui si ha lo sviluppo della fase precedente, dagli occhi di uno degli abitanti degli abissi, Oktar. Lui è un polpo ed è uno scienziato, un esploratore che vuole indagare i misteri dell'Alto, ovvero la grande massa d'acqua che sovrasta le loro città. Ho apprezzato particolarmente la caratterizzazione del popolo a cui appartiene Oktar, attraverso l'uso dei colori dei tentacoli per trasmettere le loro emozioni, e il ribaltamento del punto di vista, che pone il lettore nella condizione di saperne di più rispetto al protagonista, così che la scoperta di cose che per noi sono banali risulta divertente e intrigante. Insomma, un ottimo modo per chiudere la lettura di una raccolta la cui qualità è alta, e che presenta numerosi racconti che si lasciano ricordare facilmente anche a distanza di tempo.
Voto: 8.5

Alessandro Forlani

sedicente scrittore, è nato negli anni '70 del XVII secolo, si è reincarnato nel XIX, nel XX e millenni a venire. Nerd, negromante e roleplayer e autore "difficile" di racconti fantastici. Di giorno si impaluda da docente universitario e ciacola di sceneggiatura, cinema e scrittura; di notte, che dovrebbe far l’artista, piuttosto guarda film, legge fumetti, ascolta musica barocca, gioca a soldatini e poi va a dormire. Perché crede che sia più sano scrivere in questo modo.

Nessun commento:

Posta un commento

Edited by K.D.. Powered by Blogger.