Si comincia con le recensioni "preventive"! Dal blog Unknown to Millions questo curioso, simpatico post, il cui autore non conosco ma ringrazio per la gentile segnalazione:


PERCHE' COMPRERO' IL PREMIO URANIA

Quasi due anni fa, su questo stesso blog scrivevo un lungo articolo in cui elencavo le ragioni per cui non avevo comprato l'ultimo Premio Urania (che si trattava all'epoca di Lazarus di Alberto Cola), spiegando come, dalle tendenze di assegnazione del premio degli ultimi anni, potevo dedurre che il romanzo in questione non facesse per me. Questa politica di boicottaggio si è mantenuta per un paio di anni dopo quel libro, e solo adesso, con il Premio Urania 2012, ho intenzione di rompere l'embargo. Perché ho cambiato idea?

Facciamo un passo indietro. Per chi non lo sapesse, il Premio Urania è probabilmente il più prestigioso premio italiano in ambito di letteratura fantascientifica (magari non di nome, ma sicuramente di fatto), e viene indetto annualmente dall'omonima collana da edicola della Mondadori, che da sessant'anni, nel bene o nel male, ha definito la fruizione della sf nel nostro paese. È opinione pressoché comune che l'italia non sia "terra di fantascienza", e che gli autori italiani del genere non possano ambire a diventare maestri a livello internazionale. Non è questa la sede per discutere la questione, in ogni caso se il Premio Urania esprime "il meglio" della nostra fantascienza, in effetti qualche dubbio è lecito porselo. Nel corso degli anni, se pure ne sono emerse delle opere notevoli (il primo capitolo della sua saga di Nicolas Eymerich di Evangelisti, Mongai con il suo classico Memorie di un cuoco di Astronave), la maggior parte dei vincitori non ha rappresentato niente di memorabile, e in alcuni casi nemmeno al livello di un blando "buono". Io non ho letto tutti i romanzi vincitori, ma cercando le opinioni dei lettori ho notato come questo sia un pensiero abbastanza diffuso, in particolare per le ultime annate del premio, più o meno dal 2003-2004 in poi. È stata questa considerazione a farmi decidere di abbandonare il mio sostegno al premio nell'ultimo periodo.

Ma ecco che tra pochi giorni sarà disponibile in edicola I Senza-Tempo di Alessandro Forlani, e appena possibile lo acquisterò. Non tanto per la veste grafica rinnovata (che personalmente trovo scialba, ma molti la gradiscono), ma perché, facendo qualche considerazione sull'autore, mi viene da pensare che forse il premio quest'anno sia stato assegnato con effettivi criteri di merito. Ecco perché sono convinto di questo:
Punto 1 - Forlani è uno scrittore presente da anni nel sottobosco di genere italiano, ha già pubblicato diverse cose e si è dimostrato finora un autore abile e originale. Sono anche abbastanza sicuro di aver già letto qualcosa di suo, probabilmente in qualche antologia, però sinceramente non riesco a ricollegare quale fosse il racconto. In ogni caso non deve avermi scatenato l'orticaria, altrimenti lo ricorderei di certo.
Punto 2 - La trama del libro, per come viene presentata, non sembra rifarsi alle solite tematiche techno-thriller-post-cyberpunk che sono state la tendenza degli ultimi anni. È anche vero che temo che ci sia qualche implicazione politica di troppo, ma se il tono si mantiene sul filo del satirico credo sia sopportabile.
Punto 3 -  A quanto mi risulta, Forlani non appartiene a nessuna "corrente" autoproclamata, che inevitabilmente incatenerebbe le sue tematiche e il suo stile. Questo rende il suo romanzo un prodotto potenzialmente "nuovo" rispetto a quelli presentati negli anni precedenti.
Punto 3bis - Non mi risulta nemmeno che Forlani appartenga a quel ristretto gruppo di "professionisti" che da decenni sono considerati il punto di riferimento italiano per la fantascienza, e che costituiscono un po' un circolo chiuso in cui spesso sembra verificarsi un semplice interscambio di premi, pubblicazioni e favoritismi.
Punto 4 - Anche se questo non ha a che vedere con il Premio in sé: in appendice al romanzo sono inseriti anche un racconto di Dario Tonani e uno di Marco Migliori (vincitore del Premio Stella Doppia indetto in collaborazione da Urania e Delos): il primo è un autore che ho sempre avuto modo di apprezzare, anche sulle stesse pagine di Urania; il secondo è un autore "emergente" che ho incontrato spesso in concorsi e forum di scrittura, e so di potermi fidare.

Queste sono le ragioni che mi spingono a dare una nuova possibilità al Premio Urania, sperando che il 2012 possa rappresentare l'inizio di un "nuovo corso". Tengo a precisare che non conosco personalmente Forlani, quindi non ho nessun interesse a promuovere la sua opera (che di fatto non ho letto, quindi potrebbe benissimo essere una ciofeca!), e che altresì non ho acquistato quote societarie della Mondadori e non ho nessun ritorno economico da una maggiore vendita dei libri. Insomma: questo non è un post promozionale. Il mio obiettivo era mostrare come, se in passato mi sono dimostrato piuttosto ostile (sollevando anche un certo volume di polemiche), sono assolutamente disponibile a cambiare opinione, se l'occasione si presenta. Vedremo se queste mie considerazioni avranno lo stesso riverbero di quelle di due anni fa, ma ne dubito.
Chi sono il dottor commercialista Totali, l’avvocato fallimentare Pantocrati, il notaio Maggioritariis? E soprattutto, chi è Monostatos il risvegliato? (Questi nomi, presi a prestito nel 2012, nascondono attività mostruose.) Chi ha assassinato i bambini di una scuola elementare di provincia, divorandoli? (Le indagini sono tuttora in corso.) Cosa vogliono gli Archiburoboti, invasori meccanici già in marcia nel 2024? L’intempestiva risposta arriverà nella spaventosa Italia che ci aspetta nel 2036, in un romanzo di magistrali nefandezze e originalità assoluta, vincitore del premio indetto annualmente da “Urania”.

ALESSANDRO FORLANI nato nel 1972, insegna sceneggiatura presso l’Istituto di comunicazione visiva dell’Accademia di Belle Arti di Macerata. Ha già pubblicato Tristano e altri romanzi, vincendo il premio Circo Massimo. I senza-tempo, classificato primo anche al Premio Kipple, viene pubblicato in esclusiva su “Urania”
...Venerdì 19 ottobre p.v. ore 20.30, invece, sarò ospite dell'Associazione Culturale L.O.G.I.C.A. e presentato da Chiara Prezzavento al Festival della Letteratura di Nogara (qui sotto la locandina e il programma completo della manifestazione), per parlare dei "Senza-Tempo", di ormai prossimissima uscita, e della mia narrativa in generale. Il giorno seguente alla stessa ora segnalo l'intervento di Chiara: "Fuoco e Acqua: le rivoluzioni di Dickens" sui "due romanzi storici dell'autore inglese, quelli truci e pieni di folle ingovernabili, in cui si potrebbe scoprire, volendo, un autore un pò diverso dall'immagine corrente". 


Domenica 14 ottobre p.v. alle ore 12.00, nonostante sciopero Trenitalia ordito sicuramente dai Dalek, sarò a Ferrara Fantascienza & Games a presentare "I Senza-Tempo"; con Maico Morellini (Premio Urania 2010) e Franco Brambilla (illustratore; autore delle copertine Urania). Ecco la locandina con il programma della manifestazione. Se siete nei paraggi...


A distanza di quattro anni dalla pubblicazione ed ovvia scomparsa dalle librerie, trovo su IBS una lusinghiera recensione di Danilo Baldoni al mio "Tristano", che riporto qui di seguito:

Non potevo proprio trattenermi da diversi entusiasmi: il primo, che finalmente è arrivato, ed è un libro bellissimo anche per come lo s'impugna, sfoglia e per l'odore che lascia... Il secondo, che è proprio il Forlani che conosco tramite internet: conciso ma mai scarno, verboso ma mai ridondante, fantasioso ma mai aleatorio, divertente ma mai frivolo, genuino ma mai enfatico. La penna segue elegantemente le fila di spassosi inghippi della fantasia che finiranno per entusiasmare e stupire, tutti però compitamente compilati per edulcorare con piacevoli suoni e melodie le orecchie assonnate dai rumori del quotidiano. In un solo uomo, in una sola opera, s'innestano così tante esigenze espressive che sarebbe cosa troppo ardua il solo elencarle tutte... L'autore merita un critico che si cimenti nell'ardua impresa, e che non trascuri d'identificarlo nel miglior Calvino, Buzzati, Landolfi e Manganelli. Eh sì, perché codesto intelligentissimo e spassoso autore tutto nostrano, non guarda al Fantasy internazionale con invidia: ai migliori tomi anglosassoni e teutonici, egli alza fiero una bandiera umile e testarda come solo sa essere la nostra, e con estrema leggiadria, la muove come solo un poeta sa fare, unendo tradizione e contemporaneità, istinto di cantore e trovatore a rigore estietico e contenutistico, sapori d'un'Italia antica a odori di nuove correnti di gusto e pensiero. E' un romantico che visita il seicento e che vi lascia in dono idee provenienti direttamente dal futuro... Questo lo dico con sole 14 pag. di lettura, ma non oserei scrivere tanto poco, se lo leggessi fino in fondo -e scrivere molto, sarebbe comunque troppo poco. PS: Forlani va pasteggiato come il miglior vino d'annata, per svariati motivi: 1) Non è bello che le cose belle finiscano subito. 2) Le cose belle vanno anche digerite. 3) E' giusto che Forlani occupi il vuoto di troppi posti maloccupati, e dunque che un suo libro duri quanto un centinaio di libri. Voto: 5 / 5


Preceduta da questo simpatico articolo, il Garage di Demetrio mi dedica un'intervista che riporto qui di seguito:

Come ampiamente sbandierato a destra e a manca, ecco la sorpresa riguardante Alessandro Forlani: un' "intervista possibile" come quelle che hanno infestato il mio blog lo scorso anno, coinvolgendo una ventina di malcapitati amici (non so quanti siano rimasti tali dopo la pubblicazione della stessa!) blogger. Ed ora tocca a lui, che è diventato da poco un altro dei miei riferimenti di lettura. Come sempre le domande mirano a conoscere l’uomo più che il personaggio, perché penso che sia importante sbirciare al di là di quello che si vede normalmente. E poiché anche dietro Alessandro Forlani vincitore del Premio Urania 2012, c’è un uomo, scopriamolo insieme. Magari capiremo che oltre ad essere bravo ci è anche simpatico. Cominciamo con qualche notizia anagrafica.
Sono nato a Pesaro (PU), dove vivo, il 25 maggio 1972. 163cm di bassezza (anche morale); occhi castani, una decina di chili di troppo e pochi & non-morti capelli. Segno zodiacale Gemelli, ascendente Bilancia. Professione: Prof (quello di Mignolo e la Conquista del Mondo). Stato civile: stilita.
Mmmh, mi sembra che, a parte il tuo definirti stilita, sei umano come uno qualsiasi di noi. Quindi anche tu hai avuto una normale infanzia, con i consueti cambi di pannolini, orecchioni e varicella compresi. Se è così, e parlando di letteratura, cine-tv, musica, con cosa sei cresciuto? C’era lo zampino della tua famiglia nelle tue scelte?
Quand’ero piccolo mia madre mi addormentava leggendo favole: Il vestito nuovo dell’Imperatore è ancora oggi la mia preferita. Mio padre e mio nonno mi portavano al cinema: ho visto i classici Disney ma anche cose che voi bambini non potete (soprattutto non dovreste) neppure immaginare: per esempio Saturn 3 di Stanley Donen. Assistere a sei anni a Star Wars: Episode IV sul grande schermo ti cambia la vita; idem leggere a quattordici La Storia Infinita di Michael Ende. Oppure, anziché obbligarmi a nanna, i miei genitori mi permettevano di assistere con loro ad orrori in prima serata quali L’abominevole Dottor Phibes o L’invasione degli Ultracorpi: ne seguivano notti d’incubi, ma valeva la pena. Sono stato adolescente con gli episodi di Indiana Jones, i film migliori di Tim Burton, il “Dungeon & Dragons” delle scatole rossa/blu/verde e una passione per l’occultismo come alternativa a quella dei Paninari per i capi Best Company. Per il resto, sarò onesto benché snob, “sono cresciuto” con Dante Alighieri letto come si leggerebbe Lovecraft e viceversa; ho pogato con J.S. Bach e Claudio Monteverdi ma non so il titolo di neppure una canzone dei Ramones o dei Nirvana; ho trascorso l’infanzia davanti alla tv con Spazio 1999 e i robottoni giapponesi, poi mi son stancato di guardarla. Quanto al cinema, lasciamo perdere: alle volte ho l’impressione di avere più ricordi cinematografici che di vita reale!
Se ti può essere di conforto, anche il mio orecchio non è mai stato sbatacchiato da Ramones e Nirvana (sarà un bene?), ma possiedo ancora oggi l’opera (quasi) omnia di Bach e Monteverdi, oltre che di qualche altra decina di autori classici. E ora, i tuoi gusti, come sono cambiati, se lo sono?
A quest’elenco si sono aggiunte (e si aggiungono) voci nuove via via che ne scopro. I testi/film/brani che mi piacevano allora mi piacciono ancor oggi; anche se di alcuni riconosco l’ingenuità, o l’essere datati.
Ho letto che vivi in un pezzo d’Italia che conosco personalmente poco (ho fatto qualche puntata ad Assisi, Camerino, mi sembra Fano); ma ho anche sentito che sono posti dove si vive anche bene. A te piace il posto dove sei cresciuto e/o dove vivi oggi? e come ti ha influenzato anche nella scrittura?
Pesaro è una piacevole cittadina di mare, incastonata fra due colli e una necropoli italica: da ragazzino ti garantisce avventure marinaresche e spaventi cimiteriali e silvani; da adulto apprezzi il clima, l’urbanistica, i tramonti, le passeggiate sui lungoviali. Ammetto che c’è dell’Innsmouth negli scorci del porto, e che nei vicoli del Ghetto, in centro storico, si aggirano golem. Io sono cresciuto a pochi passi da entrambi. Riguardo ai pesaresi, ahinoi, ci farebbe gran bene smettere i modi e la spocchia da cittadini del mondo e riconoscere con umiltà di essere provincialotti.
Golem nel centro storico? Quelli che poi hai fatto apparire a Venezia? Deve essere stata un’esperienza non molto piacevole trovarseli davanti in carne ed ossa… anche se carne ed ossa per un golem forse non è proprio la definizione giusta. Comunque, tornando all’oggi, la tua famiglia si interessa a quello che fai in qualità di blogger, scribacchino, artista…
Blogger, no: i miei genitori (sono loro la mia famiglia: sono single e figlio unico) non s’interessano granché di web; sono contenti dei risultati da scribacchino benché il mio lavoro non sia per nulla del loro “genere”, non mi leggono volentieri. Artista?!
Come intervistatore devo pure solleticare la vanità insita nell’artista che è in te! Vorresti dirmi che sotto sotto non ti fa piacere? E i tuoi amici forse non ti considerano un artista, anche forse per sentirsi gli amici di uno che ha vinto un premio importante? Ecco, gli amici: come li scegli? e loro, i colleghi di lavoro, condividono i tuoi stessi interessi?
Come loro scelgono me non lo so, e quasi quasi mi spaventa rifletterci. Dato il lavoro che faccio (docente universitario a contratto e insegnante presso scuole private, tutte fuori sede) non ho veri e propri “colleghi” con cui approfondire il rapporto. Le mie poche amicizie sono maturate nell’ambito di passioni comuni, specie il gioco di ruolo e wargame, e si nutrono del condividere le medesime. Poi ci sono le “affinità elettive”, le persone che nella vita hai avuto sempre vicine: io le conto sulle dita di una mano.
Sei credente? in un dio o in qualcosa che sta al di fuori di te?
No.
Netto e conciso! Ok, capisco che da quell’orecchio preferisci non sentire. Cambiamo allora argomento: da dove vengono fuori i tuoi personaggi e le tue storie? qual è un tuo personaggio, o lavoro, a cui sei particolarmente affezionato?
Circa i personaggi: preferisco le protagoniste femminili; mi accorgo di riuscire a dar loro uno spessore, e una statura eroica, che non ottengo coi personaggi maschili, che anzi il più delle volte mi riescono caricaturali. Forse è perché nel corso della vita ho visto più uomini che donne comportarsi in modo ridicolo, e in modo direttamente proporzionale al divenire ci-si-aspetta vecchi & saggi. Uso personaggi funzionali alle storie che voglio scrivere, ai temi che mi interessa discutere: i personaggi non sono mai al centro dei miei racconti, lo sono piuttosto gli argomenti, le idee; che siano le invenzioni spettacolari o riflessioni sulla nostra società. Dal punto di vista descrittivo mi limito, perciò, ai pochi tratti essenziali. Le storie sono sviluppi fantastici e fantascientifici di pensieri e osservazioni sul mondo che mi circonda, sulla vita che osservo, negli aspetti e implicazioni che più mi arrovellano. E che, ovviamente, non mi illudo di risolvere né di spiegare con un racconto. Dico sempre che il mio lavoro migliore è il prossimo, ovvero quello che devo ancora scrivere.
Teoria interessante: l’importante è la storia e i personaggi sono funzionali alla narrazione. Io ho sempre pensato partendo dal contrario: c’è qualcuno che fa qualcosa e da questo nasce la storia. Ma c’è un personaggio o un fatto (storico, politico, religioso, sociale) a cui ti senti particolarmente legato e che ha influito e influisce sulle tue scelte?
Direi il XVII secolo in generale.
Leggendo i tuoi racconti e i tuoi romanzi si spiega tutto, ed anche in modo perfetto e piacevole. Facciamo allora un salto nella camera del tempo e veniamo ad oggi: ti piace l’Italia contemporanea? quali sono i suoi pregi, i difetti, le potenzialità?
La nazione fa schifo. Non mi sento di aggiungere altro.
Anche qui sei come il taglio di un rasoio perfettamente affilato! Non insisto. Affrontiamo la prossima domanda: cosa pensi dei flussi migratori che negli ultimi venti anni stanno cambiando gli equilibri culturali, sociali e politici d’Italia e d’Europa?
Ben vengano: la Storia è melting-pot. Sono convinto però che non si possano tollerare, da parte delle Istituzioni, fenomeni di ghettizzazione, chiusura ed estremismo delle varie comunità, culture e professioni rispetto alla Costituzione e le Leggi della Repubblica. Con ciò intendo per esempio il degrado dei campi Rom; oppure, nelle nostre aule scolastiche e d’ospedale, il divieto di indossare il burqa ma anche, finalmente!, togliere dalle pareti quei c…o di crocefissi.
Ho sentito, in proposito, qualche giorno fa una giusta osservazione da parte di un islamico che vive e lavora da anni nel nostro paese: se i mussulmani vivono qui, pagano le tasse come tutti gli altri (anzi, assistendo alle ultime vicende politiche, forse più degli altri) è giusto che lo Stato provveda ai loro bisogni anche di culto, con la costruzione di moschee dove c’è richiesta, così come si danno fondi per la costruzione di chiese cattoliche. Questo per dire come siamo ancora uno Stato profondamente non laico. E anche il discorso dell’esenzione dall’IMU per i luoghi cosiddetti di culto, con la coda del pronunciamento di ieri del Consiglio di Stato, confermano questa realtà: la breccia di Porta Pia resta lontana nel tempo e nella coscienza degli italiani! Per concludere questa chiacchierata, dimmi una cosa, una qualunque, che vorresti restasse di te.
La nostalgia di avermi letto.
Bella considerazione, degna di uno scrittore di rango! (sono troppo servile?) Prima di salutarti, penso di poterti ringraziare anche a nome dei miei 3 lettori. Ti abbiamo conosciuto anche sotto altri aspetti che non quelli meramente letterari; e d’altra parte queste informazioni ci aiutano a capire meglio i tuoi lavori.


Negli isterici ed elettrici giorni in cui si giunge a compimento di un romanzo, o insomma quando ti mancano tre capitoli, il sano ed opportuno dubbio di avere espresso il tuo tema, o i temi, in modo chiaro ed interessante, ti angoscia fin l’insonnia e non riesci a venirne a capo.
Non vivo nel XVIII secolo, non credo che un autore possa far la morale; specie nel mio caso un autore piccolo della piccola provincia della piccola Italia: che, a doler e gran dispitto del protestare i musei, e il patrimonio culturale e blabla, se uno tsunami di idee ci cancellasse dai mappamondi il globo culturalterracqueo neppure se ne accorgerebbe.
È umano però, purtroppo, che ci siano dei concetti ed argomenti che ci interessino e non riusciamo a tacere, e nel caso di uno scrittore gli costringano la penna in mano.
Il tema di Eleanor Cole - il primo romanzo con cui, con utopica fiducia, ho guardato alle stelle benché non abitate di cose belle - è riassunto in questa frase di Melville ricordatami da un’amica:

“Gli uomini possono sembrare detestabili presi in società commerciali e in nazioni, possono esserci tra loro dei furfanti, degli stupidi e degli assassini, possono avere facce vili e sparute, ma l'uomo, nell'ideale, è così nobile e così splendido, è una creatura così grande e radiosa, che sopra ogni sua macchia d'ignominia tutti i compagni dovrebbero correre a gettare i loro mantelli più preziosi."

Il mio corollario, che ho cercato di esprimere nei 24 capitoli, i 5 Intervalli, il Prologo e l’Epilogo, è che quando la meta è così alta (il Futuro e l’Universo per me sono sinonimi), e per esteso quando uno Scopo è maiuscolo, non si può essere Uomini, nella migliore accezione del termine, soltanto a metà: dalla Via Lattea alla Vi(t)a di Tutti i Giorni. Ci si aggiunge altrimenti agli Ammit, né vivi né morti: che ho voluto fossero ignavi danteschi vestiti di tute e di scafandri spaziali; coloni abbrutiti di un pianeta di sabbia, d’industrie e raffinerie, dal nome del mostro egizio che Anubi nutriva d’anime.

In un romanzo di fantascienza barocca si possono innalzare rutilanti quinte per mostrare questo tema al Lettore: ho usato città grigie di cemento e d’acciaio, un popolo che veste in grigio, che idolatra i rottami; ho sparso tutto il romanzo di cenere. Ho descritto una Corruzione capillare e fine a sé stessa di fantocci-cadavere e me-ne-frego della realtà. Ho dipinto per contraltare una futura civiltà del glamour che, terrorizzata dal Vuoto, ha scelto di ignorarlo e colmarlo con il Vuoto.

Fatto questo mi chiedo: il Lettore vedrà le stesse cose, con i medesimi occhi? Se la risposta è sì, come autore sono fottuto: significa che sono stato didascalico (che, nei salotti letterari, è peggio che dir “stronzo”; o “una merda di persona”). Se lo poteva permettere Orson Welles quando, nel 1937, mise in scena un Giulio Cesare di Shakespeare che era Benito Mussolini; ormai l’allegoria non impressiona nessuno. Se invece la risposta è negativa cado in trappola nello spiegone o pippone.

Dicesi spiegone:

Avete presente quei telefilm che, prima delle nuove puntate, vi fanno un breve riassunto delle puntate precedenti? Quella specie di “ tutto quello che dovete sapere per capire quello che verrà d’ora in poi “  che serve a far sentire un po’ meno spaesati quelli che in ritardo si affacciano ad una serie già iniziata? Ecco, quello è uno spiegone. E mentre una dose normale di prosopopea per la maggior parte degli argomenti è sufficiente, a volte ci vuole qualcosa di più lungo, massiccio, ed esaustivo, per riuscire a sentirsi un po’ meno spaesati in un mondo che si fa sempre più complicato.
(tratto dal blog Prosopopea: grazie, chiunque sia il blogger, per avermi risparmiato la fatica di… spiegare!). Il pippone romanesco è più o meno l’equivalente; affidato ad un monologo, o confronto fra personaggi, che d’improvviso diventano più di marmo che Amleto (ma l’ “Essere o non essere” ‘sticazzi e zitti tutti, eh?!).
La trappola è letale perché tu, come autore, soprattutto autoruncolo e scribacchino, quando scivoli su un pippone non t’accorgi di sbagliare: piuttosto t’illudi che la tua prosa per quel paragrafo sia salita di livello; hai detto la tua, l’hai detta chiara al Mondo. E il Mondo, nel frattempo, parafrasando Schiler, si è capovolto… dalla noia.

In Eleanor Cole, me ne accorgo solo ora a tre capitoli dalla fine, ho infilato ben cinque-dico-cinque pipponi! Con l’aggravante che si concentrano nel finale!...

“Tagliali!”, imporrà lo Sbadigliante Lettore: dura sex(ione di editing), sed sex(ione di editing). C’è però che senza quei pipponi ho l’orrore che i Personaggi, il Lettore e me stesso dal Viaggio dell’Eroe non abbiano imparato; siano stati solo figure che si muovevano su un fondale motivate da un inseguimento, un’esplosione, una battuta efficace.

Ribadisco: poiché con i miei racconti non auspico ad insegnare (quello lo faccio già in Accademia), neppure m’interessa un apprendere così profondo. Tuttavia un onesto intrattenere e narrare (ma soprattutto l’adattamento cinematografico con Lily Cole protagonista nei panni di Eleanor; Bianca Balti - Delfina; Deepika Padukone nella parte dell’ufficiale; Stephen Fry – Matsumoto; Michael Fassbender come Marchese di Farben): e, a differenza di quello che pare non sappiano più fare gli sceneggiatori di Hollywood, occorre ispirare, Tirare Le Fila…   
Edited by K.D.. Powered by Blogger.