Il Mondo nel Tramonto - recensione di Mario Luca Moretti

Recensione di Mario Luca Moretti per Andromeda

Con Il mondo nel tramonto, Alessandro Forlani compie una specie di riscrittura di Starship troopers (o Fanteria dello spazio, per ricordare il primo titolo italiano), il classico di Robert Heinlein degli anni ’50 incentrato sull'educazione di un giovane del futuro che trova nell'esercito spaziale – e in una guerra contro dei nemici alieni – la sua formazione non tanto e non solo militare, ma umana, morale e persino filosofica. Forlani però tiene presente non solo il testo originale, ma anche il suo adattamento cinematografico del 1997 diretto da Paul Verhoeven, con i suoi intenti satirici e i suoi sottintesi polemici.

Il mondo nel tramonto è tutt'altro che un semplice omaggio. I contenuti sono senz'altro aggiornati, con forti riferimenti alla società attuale, e al suo crescente classismo, alla progressiva spoliazione dei sistemi democratici. Come in Heinlein, il racconto è in prima persona, e come in Heinlein segue una struttura piuttosto episodica e volutamente non lineare, con diversi salti temporali. Lo sfondo "fantastorico" però è ben diverso da quello heinleiniano. L’anonimo protagonista fa parte dei discendenti di coloro che colonizzarono Venere venuti dalla Terra; Venere è un sistema militarizzato e presumibilmente totalitario, dove giovani di ogni ceto sociale si arruolano nell'Alta Accademia allo scopo di entrare nell'élite militare dei Protagonistes. Il narratore vive nell'equivalente venusiano di una periferia disagiata, e con i suoi amici passa un’esistenza fatta di droghe (legalizzate, si direbbe), videogiochi ed esclusione. La vita militare a loro appare l’unica via di fuga. L’addestramento si rivelerà durissimo, per alcuni mortale, mentre è in corso una guerra proprio con la Terra, da antica madre-patria a nemico terribile, odioso e mostruoso, secondo la propaganda venusiana e l’indottrinamento che ricevono i cadetti.

Dal punto di vista stilistico, Il mondo nel tramonto è un vero caledidoscopio, affascinante e travolgente. In una cinquantina di pagine, Forlani alterna con generosità introspezione psicologica, scene d’azioni e violenza, dettagli ambientali e sociali, visioni fantastiche e mostruose. Particolarmente affascinanti gli aspetti visivi della novella: Forlani dimostra un sense of wonder visionario e personalissimo nella desscrizioni di ambienti urbani e naturali, con un gusto insolito ma brillante per gli aspetti cromatici.

L’autore avvolge il lettore con continui spiazzamenti e cambi di registro; da una riga all'altra o quasi passiamo da monologhi interiori, spesso amari e brucianti, a scene intense di amicizia e d’amore, all'orrore di violenze atroci, allo spaesamento quasi lisergico di ambienti fantastici, fino all'aspetto bellico vero e proprio, dove il disgusto per la diversità dei "Protagonistes" di fronte al nemico trova spazio alla pietà. Non manca nemmeno l’ironia. Soprattutto nella scelta dei nomi e delle istituzioni, Forlani allude sarcasticamente a mitologie, ma anche a realtà sociali e politiche di oggi, con effetti satirici spassosi. Anche dal punto di vista linguistico il racconto usa scelte originali, con un’alternanza spiazzante di neologismi (dal significato lasciato all'intuizione del lettore) e latinismi marziali.

Il cinema è un’altra fonte d’ispirazione di Il mondo nel tramonto. Da Starship troopers, il già citato film di Verhoeven, prende la sottigliezza con cui si insinua la falsità della propaganda ufficiale, ma vengono in mente anche alcuni film di David Cronenberg: gli episodi sulle armi che si fondono con il braccio dei soldati da una parte rimandano a film come Videodrome o eXistenZ, dall’altro restano nella mente del lettore per la loro potenza visionaria e macabra.

Alessandro Forlani

sedicente scrittore, è nato negli anni '70 del XVII secolo, si è reincarnato nel XIX, nel XX e millenni a venire. Nerd, negromante, roleplayer e autore "difficile" di racconti fantastici. Di giorno si impaluda da docente universitario e ciacola di sceneggiatura, cinema e scrittura; di notte, che dovrebbe far l’artista, piuttosto guarda film, legge fumetti, ascolta musica barocca, gioca a soldatini e poi va a dormire. Perché crede che sia più sano scrivere in questo modo.

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