Il modellismo come supporto alla narrativa: Giorgio Gregori

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2 Commenti
Articolo di Giorgio Gregori

Appassionato di robot, macchine da guerra e modellismo fin dall'infanzia, quando ho visto i disegni di Alessandro Forlani non ho saputo resistere: gli ho chiesto se potevo avere degli schizzi per poter lavorare alla realizzazione di un modellino. Dopo un'attenta selezione, ho scelto l'Esoscheletro Feldjaeger Krupp dal romanzo Clara Horbiger: forse perché sono veneto, o forse perché ha quel fascino a metà tra il cyborg anni '90 e il faccione simpatico e il corpo tozzo del V.I.N.C.E.N.T. della Disney (The Black Hole) con quella spruzzata di steampunk che non guasta mai.
Ho iniziato a selezionare i pezzi, utilizzando giocattoli, modellini, pezzi di computer: insomma un po' di scarti presi qua e là. L'esoscheletro è composto da:
2 trottole di plastica (piedi e testa); 2 barili da diorama di plastica (gambe); 2 gambe di un Robocop di plastica (cosce); 1 torcia di un elicottero giocattolo di plastica (bacino); 1 braccio di un Bionicle di gomma (gancio); 1 cannone mitragliatore di un carro armato giocattolo di plastica (cannone); 1 busto di un Cyber-Beetle in plastica e metallo (torace e braccia); 1 frecce direzionali di un controller per Xbox (testa); 1 cassa audio (mi pare di ricordare che fosse di un GameBoy) (oblò); 1 sfiato di un Tiger di plastica (terminale). Il resto sono dettagli presi principalmente da blister da modellismo.
Così ha inizio la prima fase. Assemblando il tutto con viti per le articolazioni, e colla ciano-acrilica, ho realizzato la base, che a me piace chiamare: "la Fase Frankenstein", proprio perché sono ben visibili i pezzi che vengono usati.

 
E siamo arrivati alla seconda fase. Una volta asciugata la colla, utilizzo un primer da modellismo color grigio o, in mancanza di questo, una vernice bucciata spray.


Questo procedimento è molto importante, perché prepara le superfici per il colore finale e in più, maschera le imperfezioni. Si intravede il risultato finale, ma questa è solo la terza fase.
Qui comincia il vero divertimento: con degli acrilici all'acqua e smalti da modellismo ho dato il colore di base; viste le reference, non potevo sbagliare. Poi ho dipinto i vari dettagli e poi ho sporcato il tutto con dei layer sulle varie parti, ruggine per il metalli, corrosione per le parti in verde e ossido di bronzo indovinate per cosa… Ora è completo! Ha esattamente la forma e il colore che volevo dargli! Ora posso alzare gli occhi al cielo e gridare: "SI….PUÒ….FAREEE!"



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2 commenti:

  1. Alcuni dei componenti li avevo individuati, ma la freccia direzionale del controller... Geniale! >.<
    Solo gli aggiungerei una base(tta) scenografica per dare ancor di più l'idea delle dimensioni e "immergerlo" nel contesto vittoriano.

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  2. I robot di Giorgio sono action figures: tutti snodabili! Non fa basette perché sono pensati per "giocarci".

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