copertina di Antonio D'Achille per un fanbook di miei racconti
L’Universo, XXVII secolo; 2680 d.C.

Nel 2090 la Terra è in rovina: la politica non ha saputo far fronte alle crisi economiche, sociali e ambientali che hanno afflitto l’umanità dagli anni '10 del XXI secolo. I dinamici, aggressivi leader delle grandi multinazionali, animati più dal profitto che da amore per l’umanità, e ispirati dall’esempio di Richard Branson (Virgin) e Jeff Bezos (Amazon) hanno intrapreso quella Corsa allo Spazio che i governi abbandonarono nel XX secolo.

La totale dedizione all’impresa, condotta con ferocia e senza alcuna morale, ha ottenuto all’umanità nuovi mondi e risorse. Alla fine del 2200 il Sistema Solare era stato colonizzato; l’Uomo nei quattro secoli successivi superava la Via Lattea, raggiungeva altre galassie; scopriva nuovi pianeti, li abitava e sfruttava.

Dati gli interessi e la natura dei promotori il processo di colonizzazione dei mondi è innanzitutto una campagna commerciale: gli ipermarket, i fast-food, gli show-room e i multisala precedono spesso gli ospedali e le scuole. L’Uomo vive totalmente di entertainment, è il trionfo del mainstream e il consumismo. L’interesse per la moda, il frivolo e superfluo ha riscoperto l’estetica del XVII-XVIII secolo: l’Universo nel 2600 è barocco e rococò. Sono tornate le parrucche e i nastri, i fiocchi, il belletto e le gorgiere; gli stucchi, le maioliche, gli specchi e le cornici. Bach, Vivaldi, Purcell e Haendel echeggiano fra le stelle. Il gusto estetico ha prevalso in tutti gli ambiti sul senso pratico e persino la tecnologia: per gli uomini di quest’epoca è più importante che un oggetto sia bello e rutilante piuttosto che funzionale.

La Terra, in virtù del suo prestigio di pianeta d’origine, è ridotta capitale amministrativa: un grigio agglomerato di uffici i cui dirigenti si godono la vita, la bellezza, la gloria del Cosmo su nuovi mondi dedicati all’effimero. I pianeti di recente scoperti hanno il nome di antiche maison; o di grandi personaggi di un glorioso passato glamour. Potreste vivere su Ferrari o Chanel, salpare da Beatles e atterrare su Monroe. Qualcuno venera Jobs come santo, prega Elvis e bestemmia la famiglia Agnelli.

Ad oggi nessun contatto con civiltà non-umane.

Gli enti più potenti di questo vasto Universo sono però le Compagnie delle Galassie. Ne esistono due: Orientali e Occidentali. Si tratta in sostanza di “associazioni di categoria” che garantiscono ai grandi gruppi le condizioni per prosperare: fanno inoltre da intermediari nei rapporti fra i potentati, da arbitri nelle dispute; cercano di arginare, dopo gli eccessi dei primi secoli, le politiche di espansione più violente e amorali. Dispongono di basi, di flotte e di forze militari; sono dirette da Presidenti, Direttori, Consiglieri di Amministrazione eletti periodicamente fra i quadri delle major.

La moda del barocco, e i privilegi che di fatto detengono i molti delegati dei vari brand nei mondi, ha imposto l’aristocrazia dei logo: potreste incontrare un barone di Microsoft o un marchese di Apple, un duca di L’Oreal o un visconte di Philip Morris.

Cinque secoli di espansione spaziale hanno prodotto, sui diversi pianeti, lo sviluppo di culture autonome. Le più recenti sono conformi alla dominante, le più antiche possono essere piuttosto differenti. Se perciò la maggior parte dei mondi sono salotti alla Luigi XIV, esistono anche grandi masse di coloni abbruttite dalle fatiche su suolo extraterrestre, dure da conquistare allo show-bitz e lo shopping, i cui valori e riferimenti sono alieni di fatto. Per comprendere e approcciare le diverse comunità, e stabilire le strategie commerciali per annetterle all’impero del consumismo, le Compagnie delle due Galassie si affidano ad antropologi. “Sul campo” questi studiosi scavalcano per autorità qualsiasi funzionario commerciale e militare, prevengono i danni di un marketing brutale (che per esempio offenda il credo religioso, le tradizioni dei possibili “clienti”…)

(...continua...)
Inauguro con questo post una nuova etichetta del blog: Laboratorio. L’etichetta comprenderà work in progress, concept, appunti, “l’officina dello scrittore”: soprattutto certi schizzi abominevoli che - nei vari viaggi in treno, nelle attese dei treni in ritardo - mi servono a visualizzare gli oggetti, i luoghi, i mezzi dei miei racconti. Sono uno scribacchino, non sono un illustratore! Se cercate degne immagini di Tristano; di Qui si va a vapore o si muore; insomma di miei lavori, visitate le gallerie di Alan D’Amico, Andrea Alemanno, Antonio D’Achille ed Elena Cermaria. Qui c’è pattume.

Ecco un vagone dei Treni di Ammit (racconto rimosso dal Grande Avvilente perché in gara al Premio Kataris); interni ed esterno:



Ecco una trischele meccanica per un finale alternativo di Consummatu Intus (racconto in fieri); e il negromante Francesco Giustiniani in forma di demone per All’Inferno, Savoia!



Ecco qualche appunto per il progetto Eleanor Cole: armi ed equipaggiamento dei fanti di marina della Compagnia delle Galassie Orientali (tricaschi, pistole, un’elsa di termosciabola, lanciarazzi, capsule d’atterraggio) e la scialuppa presidenziale di Lodovico Landolfi:




Ecco un astro-galeone vero e proprio (sviluppo del concept della scialuppa presidenziale):


La qualità delle immagini (riprese in webcam) testimonia altresì che sono un pennivendolo, non sono un fotografo!
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