Siamo orgogliosi di comunicarvi l’uscita de Gli Universi di Ailus - Heroic Fantasy Vol.1; prima antologia di fantasia eroica, curata da Francesco La Manno e Alessandro Iascy di Italian Sword&Sorcery e pubblicata da Ailus Editrice.
Il volume contiene otto racconti e due saggi, interamente dedicati allo sword and sorcery. La scelta di adottare il formato della short story deriva dalla volontà di seguire il filone primigenio del genere, inaugurato da Robert E. Howard e continuato da Clark Ashton Smith, C.L. Moore, Henry Kuttner e Fritz Leiber. Inoltre abbiamo voluto affiancare alcuni apparati critici a questi racconti, al fine di fornire maggiori informazioni in ordine alla spada e stregoneria anche a coloro che si cimentano per la prima volta nella lettura di questo meraviglioso sottogenere del fantasy.
Intendiamo ringraziare Ailus Editrice che ha creduto in questo progetto sin dall'inizio e i temerari autori che ci hanno seguito in questa impresa. Ai lettori stanchi delle solite storie diciamo che, se sono alla ricerca di avventura, azione, senso del meraviglioso, orrore soprannaturale, battaglie e combattimenti all'arma bianca, non possono che rifugiarsi ne Gli Universi di Ailus - Heroic Fantasy Vol.1. Racconti: Donato Altomare con Il canto dell’ultima primavera; Francesco Brandoli con Ridi, luttuosa, e io verrò da te; Paolo Motta con L’orrore volante; Mauro Longo con L’uomo dal pugnale d’oro; Andrea Gualchierotti e Lorenzo Camerini con La cripta dell’arcimago; Alessandro Forlani con Vittime Imperiture; Massimiliano Gobbo con Il cavaliere decollato; Francesco La Manno con Il tempio di Premaliuk; Saggi: Stefano Sacchini con una recensione su Il Signore delle Tempeste, di Tanith Lee; Francesco Coppola con Med-Fantasy, ricapitolando.
Sinossi: Romanzi brevi e racconti riempiono le pagine di questo primo volume de Gli Universi di Ailus, collana che ospita opere dedicate a generi e sottogeneri del fantastico, suddivisi per ambientazione e tipologia. Heroic Fantasy è una raccolta di racconti ispirati al genere sword & sorcery (reso popolare da riviste quali "Weird Tales" e da autori come Robert E. Howard), che vede firme storiche del genere in Italia alle prese con eroi, maghi, spiriti malvagi, mondi lontani nello spazio e nel tempo in cui bene e male sono in continua lotta. Potrete tuffarvi in otto avventure di straordinario e originale valore, create da firme quali Mauro Longo, Max Gobbo, Alessandro Forlani e Francesco Brandoli, capitanati da Donato Altomare, che ne cura anche la presentazione, due volte vincitore del premio Urania con i romanzi Mater Maxima (2001) e Il dono di Svet (2008).
"Io non vorrei morire perché ho troppo da leggere. Ogni volta che predo in mano un libro e comincio a leggerlo subito sono assalito dal rammarico di non averlo fatto prima, magari di averlo trascurato senza avere la minima idea di quanto fosse interessante. Ma principalmente non vorrei morire perché smetterei di immergermi in quei mondi che gli scrittori sanno regalarci. Specie se si tratta di Fantasy Eroica o Med Fantasy o Sword and Sorcery. Questa antologia ha una sorta di scopo didattico. Vuole mostrare ai neofiti che esiste un fantastico abbandonato che va vivificato e riportato in auge perché in questo la fantasia può andare a briglie sciolte e inventare storie affascinanti, in luoghi affascinanti, con personaggi affascinanti e persino col terrore affascinante. Il fantastico diventa padrone dell’inesistente, capace di avvolgere il lettore in quel bozzolo di seta che lo fa rinascere farfalla per ritrovarsi a percorrere strade mai percorse da essere umano."
"To self or not to self" è il mio inedito esordio nella collana Delos Digital "Futuro Presente" - diretta da Giulia Abbate e Elena Di Fazio - dedicata alla social sf: un genere cui chi mi segue sa che tengo molto. Disponibile su tutti i webstore da martedì 4 ottobre p.v.
Luca è un giovane e rampante cronista di guerra con un portfolio di reportage a colpi di selfie e hashtag. Ingaggiato dalla prestigiosa "Virtual People", il suo primo incarico sarà gettarsi in una guerriglia urbana a Lissone scatenata dalle Brigate Pentastrali Bauscia. Alessandro Forlani, uno dei più peculiari autori del panorama fantascientifico italiano, ci porta col suo stile inimitabile in un mondo di social, condivisioni, hashtag e illusioni di onnipresenza: il confine estremo del selfie ergo sum, dove la posta in gioco è la percezione di sé.
La collana sarà presentata a Stranimondi 2016 domenica 16 ottobre pv. alle ore 16.30.
Aa. Vv. - SOLO UN DIO CI PUÒ SALVARE
11 racconti di fanta-religione a cura di Claudio Asciuti
Fanta-religione è un termine onnicomprensivo, che raccoglie le fantasie religiose quanto le forme cultuali, le strutture teologiche quanto i sistemi di credenze e affonda le radici nelle forme classiche della narrativa fantastica; dagli dèi innominabili di Lovecraft a quelli mitopoietici di Zelazny, dai labirinti teologici di Farmer alle speculazioni heinleniane, fino al ricco pantheondella fantasia eroica. Una lunga tradizione che ci porta a riflettere sul rapporto fra scrittura e religio, magari a seguito delle parole di Martin Heidegger: "ormai solo un Dio ci può salvare". Parole su cui muovono i racconti di questa antologia di fanta-religione, finalisti e vincitori del premio IF nell'edizione del 2014, che, partendo dalla narrativa fantastica e di fantascienza, riallacciano i rapporti con la religio, declinata attraverso i nuovi culti, le religioni del Libro, le antiche culture della paganitas.
Fiorella Borin, Davide Camparsi, Alessandro Forlani, Giuseppe Cozzolino, Aubrey Alexander Hill, Giuseppe Magnarapa, Manola Pieruccioni, Danilo Donati, Oskar Felix Drago, Enrico Gavarini, Dario Marcucci sono gli autori che con la loro personale poetica si sono cimentati nell'impresa di indagare in un genere che negli anni ha continuato a germinare, stretto fra scienza e secolarizzazione.
Copertina di Vincenzo Bosica L'antologia sarà presentata sabato 15 ottobre p.v. nell'ambito diStranimondi
Oggi
apprenderemo il R.I.P e l'ABC di una nobile arte nera: "necromanzia"
è la magia operata sulla morte (μαντεία(divinazione, magia) sul νεκρός,
(morto)); la più comune"negromanzia", invece, è un calco
latino che sostituisce a νεκρόςil
lemma niger, da
intendersi come "magia nera". I termini sono spesso
erroneamente confusi.
L'Ateneo
dell'Uomo Nobile di Agostino
Paradisi (1704), una Treccani in due agili "tomi"
del XVIII secolo, fa un ulteriore distinguo:
La
necromanzia si esercita affinché, anche mediante alcuni sacrileghi
versi, le ombre, o i demoni, animando i cadaveri, ripieni di sangue
ancora caldo, predicano le cose future (…) Sciomanzia si dice
quando, richiamandosi semplicemente le anime, si pretende sforzarle a
dire le cose future.
Ma
- dato il carisma intrinseco della figura nel necromante,
e un fascino che dal mondo antico perdura in D & D;
Diablo e Warhammer
Fantasy - suppongo che nessuno
voglia dirsi sciomante... c'è
anche il caso che vi credano stregoni dello slalom!
Necronecronecro in modo assurdo!
La
necromanzia è attestata da tempi antichi: la praticavano i
babilonesi, gli egizi, gli ebrei, ne abbiamo testimonianze presso i
greci ed i romani. Hollywood ha reso celebre con film quali La
Mummia il suggestivo
Libro dei Morti degli antichi
egiziani (l'equivalente
buddista, il tibetano Bardo Todol, alle
major non interessa): che, contrariamente a quanto il titolo
suggerisce, non contiene le
istruzioni per rianimare i cadaveri; è una
raccolta di formule rituali per guidare nell'aldilà gli spiriti dei
defunti.
Se
vi preme animare ushabti,
le "statue
che rispondono",
troverete nell'Asclepio
di Trismegisto gli incantesimi che vi servono: attenti, tuttavia, a
non confonderli con la magia cabalistica che si usa per i golem.
La
nostra è un'arte nera molto pratica e materica. Un esempio è nella
Suda - enciclopedia
bizantina del X secolo:
Riguardo
le evocazioni: compiono determinati rituali che riguardano i morti,
spesso per le persone che li pagano per scacciare via gli spiriti.
Iniziano cercando la tomba dove colui da scacciare fu sepolto, ma non
la trovano subito. Per arrivarci usano uno strano modo: portano con
sé una pecora o caprone nero, generalmente tenendolo per le corna;
questo da solo si posa sul punto ove il corpo della persona in
questione è sepolto e il mago uccide in quell’istante l’animale,
per poi bruciarne i resti. Dopo aver recitato alcuni incantesimi e
dopo diversi sacrifici si mettono in contatto con i morti per capire
il motivo della loro pena o della loro rabbia.
Che
cosa vi serve per praticare necromanzia? Pochi ferri del mestiere e
un attendibile manuale.
Gli
strumenti tradizionali del mago (quei fighetti dei maghi buoni: la
spada, la bacchetta, il calice e il pentacolo) sopravvivono a
tutt'oggi su ogni tavolo di briscola: sono infatti i quattro "semi"
delle comuni carte da gioco derivate dagli Arcani Minori dei
nobilissimi Tarocchi: Coppe, Spade, Bastoni e Denari. Li trovate
quali attributi dell'Arcano del Bagatto, altrimenti tradotto
"giocoliere"
o appunto "mago".
Sono
strumenti di magia rituale che vanno accuratamente fabbricati e
preparati, incisi di simboli misteriosissimi e magicissimi...
… o
no?
La
tradizione vuole che il taglio del ramo d'albero con il quale
fabbricherete la bacchetta avvenga a mezzanotte... si prescrivono il
sambuco, il nocciolo ed il corniolo con un anticipo di molti secoli
sui romanzi della Rowling. Com'è romantico e misterioso! Ma è lo
stesso che ha sempre fatto e fa tuttora, per esempio, chi procura
legname per i dipinti su tavola. La ragione è molto semplice, non ha
nulla di esoterico: a mezzanotte negli alberi si interrompe il flusso
della linfa, il che rende più agevole recidere tronchi e rami.
I
simboli che trovate sugli athame (coltelli cerimoniali) e sulle vesti, sui pentacoli,
l'attrezzatura del necromante non sono lettere "Aklo" dei Grandi
Antichi lovecraftiani: non hanno in sé per sé poteri magici. Pur
suggestivi non sono infatti che un'errata, maldestra trascrizione dei
caratteri ebraici dei Salmi del libro omonimo.
L'occultista
contemporaneo Gian Piero Bona, ma già prima i moderni maghi del XIX
secolo, sostengono che è importante la volontà del
necromante: gli strumenti sono focus. E gli orpelli un po' pacchiani
medievali e cinquecenteschi valgono l'attrezzeria di uno spettacolo
teatrale.
Aleister Crowley e la sobrietà del mago moderno
In
osservanza del dettato magico "potere,
osare, tacere" c'è da aggiungere che formule, istruzioni e diagrammi dei grimori sono
spesso volutamente incompleti ed errati: fu un modo per nascondere
informazioni pericolose...
Necessitato
a esercitare nei cimiteri, all'aperto, gli strumenti del necromante
sono pratici, essenziali rispetto a quelli del mago: se vi inseguono
gli Sprenger-Kramer, i Torquemada ed i Matthew Hopkins si molla tutto
e si scappa in fretta!
Spada
e/o bacchetta sono il solve e coagula; una fiaccola
farà luce e arderà come turibolo e simboli di morte (crani ed ossa
trovate in loco) sono il focus degli incantesimi.
John Dee ed Edward Kelley: un circolo magico ed è fatta!
I
manuali di magia si definiscono grimori: la
parola deriva dal francese gramaire,
"grammatica":
tanto per intenderci che valgono da abecedari, e senza un buon
grimorio nella non-vita non si combina granché. Ne trovate dal
medioevo al XVIII secolo: gli archivi segreti delle maggiori
biblioteche nazionali
vi suggeriscono di adottare, in ordine cronologico: Il
Corpus Hermeticum (1050) Il
Picatrix (1256) La
Chiave di Salomone (XV secolo) Il
Grimorium Verum (1517) Il
Libro di Onorio (1670)
I
bagarini delle arti nere tendono a vendervi il Necronomicon,
ma spero bene che più nessuno abbocchi agli pseudobiblia!
Il Picatrix: o manoscritto originale miniato o niente, diffidate delle imitazioni!
Perché
evocare morti e rianimare cadaveri, praticare necromanzia? Ottenere
rivelazioni sulle cose nascoste (spesso e volentieri si tratta di
quattrini), predire, sono solo alcuni aspetti della nostra
disciplina. I grimori vi istruiscono su incantesimi necromantici che
possono esser utili in molte altre occasioni. Qualche esempio:
Per
rendersi invisibili: Raccogli sette fagioli neri. Inizia il rito di
mercoledì. Prendi la testa di un uomo morto, e poni uno dei fagioli
nella bocca, due negli occhi, nelle orecchie e le narici. Incidi
sulla testa il sigillo di Morail. Fatto questo, sotterra la testa,
con il volto sollevato, e per nove giorni, prima dell'alba,
innaffiala ogni mattino con la migliore acquavite (…) Quando
troverai spuntati i germogli dei fagioli provane l'efficacia
mettendoteli in bocca (…) stai attento a non ingoiarli, poiché
l'unico modo per ridiventare visibile è toglierteli dalla bocca.
Per
inchiodare un nemico: Va' in un cimitero, togli i chiodi da una
vecchia bara dicendo: chiodi, io vi prendo perché possiate servirmi
a sconvolgere la vita e causare male a tutte le persone che voglio.
Quando vorrai usarli, cerca un'impronta del tuo nemico e, disegnate
le tre figure di Guland, Surgat e Morail pianta un chiodo nel mezzo e
colpiscilo con una pietra.
La
Mano
della Gloria si ricava dalla mano di un
impiccato disseccata e conservata in salamoia. Costruendo
una candela con il grasso di un condannato alla forca o con il dito
di un bambino nato morto, e accendendo la candela e infilandola nella
Mano, essa paralizza tutti coloro a cui venga mostrata.
"Heil, Nekro!"
La Cena con i Morti - molto
più intrigante di certe "cene
con delitto" - è un solenne, complicatissimo rituale
necromantico della durata di settimane: atto ad avere a desco e
conversare dal non-vivo con congiunti scomparsi o con illustri
defunti.
La Cena con i Morti dev'essere
stata piuttosto praticata se ne resta la testimonianza anche in
letteratura. Un esempio fra i più celebri è il Don Giovanni di
Tirso da Molina; Moliere e Lorenzo Da Ponte (per citarne solo alcune versioni); la ritroviamo con
Pascal Quignard in Tutte le mattine del Mondo.
Un'altra testimonianza dei rischiosi tentativi da parte di dilettanti (è cosa nota che nelle corti rinascimentali si giocasse ai necromanti...) è forse suggerita nel XVII secolo da alcuni versi dell'Euridice di Ottavio Rinuccini:
(...) Sì trionfaro in guerra d'Orfeo la cetra e i canti oh figli della Terra l'ardir frenate e i vanti: tutti non siete prole di Lui che Regge il Sole. Scender al centro oscuro forse fia facil opra ma oh quanto, quanto è duro il pié posar poi sopra! Sol lice alle grand'alme tentar sì dubbie palme. Lasciatelo
fare a Sauron di J.R.R. Tolkien che è un vero negromante
evocatore di (naz)gȗl:
ci
rimandano ai ghul
arabi
che infestano i cimiteri e che si nutrono di cadaveri nei dipinti di Richard Pickman; creature che appartengono ai domini della Morte... A
differenza del negromante
di
messer Ludovico Ariosto imbroglione protagonista dell'omonima
commedia (1529). Se siete necromanti di grandissime ambizioni, e anche questa sera
come ogni sera tenterete di conquistare il mondo, ciò che fa per voi
è un'armata delle tenebre!
Pieter Bruegel: "Walking Dead I Stagione"; 1562 ca.
Dai "Trionfi della Morte" dei pittori fiamminghi al film di Sam Raimi
eserciti di cadaveri rianimati ingaggiano battaglia con i vivi
impotenti. È
uno scontro che non si può vincere, come cantava De André:
(...) Guerriero
che in punta di lancia
dal
suolo d'oriente alla Francia
di
stragi menasti gran vanto
e
fra i nemici e il lutto e il pianto
di
contro all'estrema nemica
non
vale coraggio o fatica
non
serve colpirla nel cuore perché
la morte mai non muore.
Il
grimorio Dragone Rosso (1522) riporta le istruzione per la
Grande Evocazione:
Fruga
la terra delle tombe con le unghie. Assisterai a mezzanotte alla
messa di Natale con due ossa incrociate sul petto: al momento
dell'elevazione ti alzerai e griderai: "escano
i morti dai loro sepolcri".
Correrai al cimitero, raccoglierai un pugno di terra, la più vicina
a una bara, e tornato di corsa in chiesa vi deporrai le ossa in
croce, gridando un'altra volta "escano
i morti dai loro sepolcri".
Percorrerai 4500 passi in linea retta, senza mai guardarti indietro,
spargerai in forma di croce la terra e giacerai come morto, e ancora
griderai "escano i morti dai
loro sepolcri"
Comprenderete
che è difficile praticare questo incantesimo e sfuggire agli
inquisitori e i villici inferociti che subito vi inseguiranno con
fiaccole e forconi. Per
trasportare legioni morte in battaglia potrebbe esservi utile
l'infernale Naglfar: una nave costruita con le unghie di
cadaveri cui si accenna nei miti nordici. Naglfar, pilotata dal
gigante Hrymir, condurrà le creature oscure sui campi del Ragnarök,
l'apocalisse norrena: potrebbe essere meglio che non venga mai completata...
Naglfar: le Arti Nere applicate al commercio marittimo.
La
possibilità di animare corpi sul piano materiale piuttosto che
evocare spiriti su un orizzonte di ombre ha interessato la
letteratura quasi più dell'arte nera. In secoli illuminati, più
scientifici del medioevo gli strumenti del necromante diventano
tecnologici:
La
talentuosa Mary Shelley diciannovenne, in Frankenstein, o il
moderno Prometeo (1817), intuì che la soluzione potesse essere
nella medicina, la chirurgia e una bella scossa elettrica.
... ad ogni modo, anche Herr Doktor Frankenstein di questo, ehm, libero adattamento teatrale si è munito della buona vecchia spada...
H.P.
Lovecraft ha fatto più tentativi: nell'Alchimista (1908) un
occultista pluricentenario ammonisce il lettore che "non
sai che lo scopo dell'alchimia è stato raggiunto?!";
in Herbert West, rianimatore (1922) si affida alla
combinazione fra un "preparato
preservante" e un non
meglio descritto "farmaco";
nel 1926, nel racconto Aria Fredda, si procrastina la
morte con un sistema di refrigerazione ad ammoniaca. Nel più maturo
racconto lungo Il caso di Charles Dexter Ward (1927) lo
stregone Joseph Curwen riporta in vita persone morte dai "sali
essenziali dei loro cadaveri"... e evocando Yogh-Sothoth che in certi casi fa sempre comodo.
E'
interessante come Lovecraft/Joseph Curwen non faccia che seguire il
timido suggerimento dell'alchimista Vincenzo Soro nel Gran Libro della Natura (XVIII secolo):
La
palingenesi dei vegetali non sarebbe che un oggetto di divertimento,
se questa operazione non ne facesse intravvedere delle altre più
grandi e più utili. Si fa sugli animali ciò che si fa sulle
piante (…) quale incanto godere del piacere di perpetrare l'ombra
di un amico, quando egli non è più?
Incantesimi praticati da necromanti professionisti: non fatelo a casa, esercitatevi nei cimiteri!
sedicente scrittore, è nato negli anni '70 del XVII secolo, si è reincarnato nel XIX, nel XX e millenni a venire. Nerd, negromante, roleplayer e autore "difficile" di racconti fantastici. Di giorno si impaluda da docente universitario e ciacola di sceneggiatura, cinema e scrittura; di notte, che dovrebbe far l’artista, piuttosto guarda film, legge fumetti, ascolta musica barocca, gioca a soldatini e poi va a dormire. Perché crede che sia più sano scrivere in questo modo.