Alessandro è un piacere
averti qui come ospite e come protagonista della mia prima intervista di per il
blog. Perché non dai ai lettori qualche notizia anagrafica dell'Alessandro
reincarnatosi in questo secolo?
Sono nato a Pesaro, dove vivo, nel 1972. Figlio unico. Single e mai
sposato.
Questa tua marea di
passioni, il cinema, il gioco di ruolo, la letteratura, la musica e i
fumetti, è andata crescendo nel tempo, immagino. Ma come sono nate? Quali sono
stati i primi passi del Messer in questi campi, quando era ancora un
giovincello del XVII secolo? E quali sono, se puoi darci qualche consiglio, le
migliori novità che hai letto/visto negli ultimi tempi?
La passione per la lettura, il cinema e il teatro la devo ai miei genitori,
che sono sempre stati lettori e spettatori “forti” e che mi hanno accompagnato
in biblioteca, in sala e in platea già in età prescolare. Quella fantastica e
stata la strada che ho scelto quando ho imparato a “camminare da solo”. Ho uno
spettro di gusti piuttosto vario, addirittura devo ammettere imbarazzante,
perché in quest’ambito non ho avuto nessun mentore. E insomma dai 12 anni in
avanti ho setacciato librerie, fumetterie, negozi di giochi e musica senza
sapere esattamente cosa cercare, o che cosa volessi: in estasi allo stesso modo
per Claudio Monteverdi o i Dead Can Dance; W.B. Yeats e Bill King… Il roleplay
fu un hobby “naturale” per noi adolescenti degli anni ’80-’90 caduti fin dalla
culla nel pentolone del fantasy: ho esordito con la scatola rossa di Dungeon & Dragons, ma i miei
migliori ricordi di roleplayer sono legati a Il Richiamo di Cthulhu; Warhammer
Fantasy Roleplay; Lex Arcana e Castle Falkenstein. Oggi, purtroppo, non
seguo più quell'ambito come un tempo; mi limito al wargame.
Invece, altra curiosità,
La tua passione per il barocco quando è nata? Perchè è nata, se c'è una causa
scatenante e come si è evoluta nel tempo?
Me lo sono chiesto spesso: posso rispondere… metempsicosi? Lo dico fra il
serio e il faceto: ebbi una fidanzata un po’ “strega” che davvero era convinta
che io fossi stato un erborista olandese del secolo XVII. Non ci credo,
ovviamente. Ma… la musica di Haendel, Bach e Lully non bastano come scusa; né
il fascino dei pirati. Mi rendo conto che fu un secolo dei più violenti, sozzi,
a tratti oscuro eppure…
Vincitore del Premio
Urania 2011, con I Senza-Tempo, che ho letto e trovato incredibile, anche per
quello stile barocco che ti caratterizza. Quali sono state le sensazioni
che hai provato quando hai appreso la notizia? Quando hai saputo che il tuo
romanzo aveva vinto?
Ti confesso che ad appena un mese dall’uscita del libro sono così
amareggiato da certe feroci insinuazioni sulla validità, opportunità,
inconsistenza del mio lavoro che quelle belle sensazioni di luglio me le sono
dimenticate.
Parliamo del tuo stile di scrittura, che
ho sempre apprezzato fin dalla prima volta che ti ho letto sul Grande
Avvilente, lo stile barocco, ricercato, ma non di difficile comprensione (per
una mente di medio livello, ovviamente) e il fantastico uso dell'imperfetto per
rendere la lettura "Cinematografica". Come hai fatto evolvere questo
stile? O compiuto queste scelte stilistiche?
Non pormi la domanda come se si trattasse di una scelta definitiva e
compiuta: il mio scopo principale è imitare la scrittura cinematografica,
questo sì, ma le prove, gli esperimenti, ho intenzione di proseguirli. Tuttora
sto cercando di affinare i dialoghi, tessere trame più complesse rispetto a
quelle basate sulla struttura “a viaggio dell’eroe” che uso più volentieri;
capire fino a che punto posso spingermi coi neologismi o, al contrario, quanto
davvero voglio asciugare la mia lingua e il mio stile dai barocchismi.
Le tue storie, spesso
piene di elementi fantastici incredibili, e i tuoi personaggi, spesso molto ben
caratterizzati e indipendenti, da dove nascono? Dove prendi
"L'ispirazione"?
I personaggi delle mie storie sono sempre funzionali al tema che mi
interessa trattare: conosco autori che, immaginato un personaggio, gli
costruiscono passo passo un mondo ed una vita attorno; io faccio il contrario.
Circa l’ispirazione, credo che basti guardarsi attorno: rifletto sulla vita, i
fatti che mi circondano come fanno tutti. Ma esprimo la mia opinione filtrata
dal fantastico.
Narrativa
d'immaginazione, penso sia il temine perfetto per descrivere questo tipo di
scrittura. La situazione Italiana, almeno a guardare nelle librerie non è delle
migliori, cosa che, tuttavia, non si può dire del web, in cui si sono molti
validi autori (Basta fare un giro sul tuo blog, ad esempio). Tu cosa pensi
della situazione della narrativa d'immaginazione in Italia?
Che le prove più interessanti siano, hai ragione, da cercare sul web;
preferibilmente in ebook. E molto spesso in ebook autoprodotti.
Sei un autore molto
chiacchierato al momento, il tuo romanzo è trascinato in alcune polemiche che
non siamo qui a citare perché non ne vale la pena, ma penso sia un buon segno,
significa che sei un autore, scusa il pessimo gioco di parole, che lascia il
segno e non scorre via. Perché hai iniziato a scrivere? Cosa vorresti rimanesse
di te, dopo la lettura di uno dei tuoi libri? (Io, personalmente, penso: Ma è
già finito?!)
Perché ho iniziato non lo ricordo: direi semplicemente per infantile
spirito di emulazione. Già a 13 anni riempivo fogli di quaderno a righe, o
pestavo sui tasti della Olivetti, illeggibili disastrosi tentativi di novelle
alla Poe e romanzi alla Tolkien. Poi sono passato ad atteggiarmi a poeta, e
purtroppo qualche successo ottenuto mi ha fatto credere di averne le qualità.
Quella fase grazie al Cielo e passata. Quello che vorrei che restasse di me è,
in generale, anche dopo molto tempo, la nostalgia di aver letto un mio
racconto. Senza sputarci sopra rancore come accade su certo web, però.
Una domanda di rito (o
meglio, che diventerà di rito, visto che sei il primo intervistato). Hai
qualche consiglio per i giovani scrittori che vogliono avventurarsi in questo
mondo. Su come affinare lo stile di scritture, su come muoversi in
quest'ambito, ad esempio?
Leggere e scrivere
con metodo e disciplina, abbandonare l’approccio “di pancia”; piuttosto
pensarsi come artigiano che migliora con la pratica e lo scrivere; non la
supponenza, le chiacchiere e discettare. E smettere l’intellettualismo e la
presunzione di superiorità nei confronti dei lettori: tutti i lettori;
rifuggire come la peste i circoli compiacenti. Infine, piuttosto che la sterile
diaristica esistenziale che ammala ogni aspirante scrittore - ci siamo cascati
tutti, da giovani! Il male è quando non si guarisce, da certe narcisistiche
illusioni… - cercare di capire per quale “genere” si è portati e allenarsi su
quella strada con un robusto percorso a ostacoli. In ultimo: attenti agli
editori!
Alessandro, questa
chiacchierata con te è stata un vero piacere, spero che tornerai a far visita a
questo blog o, ancora di più, a scrivere altre storie di altissimo livello.
Grazie a te.
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