venerdì, febbraio 08, 2019

T - recensione di Luca Mazza

Recensione di Luca Mazza sulla rivista La Nuova Carne

Questo non è un sogno. NON è un sogno. 
Noi usiamo il sistema elettrico del tuo cervello come ricevente. 
Non possiamo trasmettere attraverso interferenze Voynich. 
Tu ricevi questo messaggio come se fosse un sogno. Noi trasmettiamo dall’anno 2 0 2 5…

No, non è un sogno.
E nemmeno  il reboot di un horror-cult di Carpenter.
È la quintessenza di “T”, l’ultimo squiLibro del bis-uranico Alessandro Forlani, Fulcanelli del fantastico italiano (o di ciò che ne sopravvive). Un nostronomicon indicizzato alla voce Pseudobiblium nella rete Amazon, “T “ha il sapore escatologico del romanzo definiTivo.

Già nella scelta letteraria -e letterale- del titolo il Forlani insinua il germe profetico, la base azotata dell’iniziazione che si intraprende approcciandosi all’opera. Ché T essenzialmente è un wormhole tra due realtà: la nostra, ammainata, arenata, “Disillusa”, di “ventenni fatti e strafatti di Games of Throne, magic, roleplay, manga, sospesi tra Orda e Alleanza” e l’immaginario lisergico dell’hardtista che “fino a ieri scriveva i romanzetti con i robot, le astronavi, i draghi, gli elfi e questo genere di cose”.
T sta per Thanatolia, ein setting fantasy, un incubo condiviso di “lapidi, croci, obelischi e orrendi oceani di nebbia” di cui il Forlani è possessore e posseduto, Paracelso e paraculo.
T, per gli incolpevoli interpreti della trama, sta per Tomba.  Vi è rinchiuso chi si macchia del peccato più orwelliano, ovvero il non aver fatto niente. Coloro che “fingono battaglia e si sottraggono alla pugna”, i NEET nullatenenti e nulladocenti dell’Italia distopica ventura, interculturale e multimediale, ove Casapound e centri sociali stringono sodalizio, gli ipermercati si fanno dungeon e Rebibbie e Sanvittori sono carceri rem-detentivi metodizzati da una neurologa (guarda caso!) tedesca “dal volto di bambina e il ventre gravido di feti morti”.

In un complotto di generi che occhieggia a Matrix, la Torre Nera e il Jack Viaggiante kinghiani, Ready Player One ma in chiave dantesca, il Forlani ci naviga per meridiani e paralleli di acciaio e oscurità, dispensando sword e sorcery in un frasario sempre sopra le righe e rigorosamente sotto necrotina.
Il fantasi di “T” è anarchico e alchemico, Gog e Magoogle. Non ammette compromessi, “non conta il logo ma il concept per cui si combatte”. È labirinto, crogiolo e bilancia con cui l’hardtista stratifica film comics gdr serie e narrative e dosa “sabba, nepente e magia”in un ourobouro di allegorie e ammiccamenti, da Cronenberg ad Atreju, da  Pinhead a Cervantes passando per lo Star Lord.
Uno dei piaceri del testo è infatti la caccia alla citazione insita nei capitoli, conditi di alter ego ed easter eggs letterari e personali (Alessandro Pattini, Alexander Pathemet, dichiaratamente lo stesso Markus Alher …), che ci trasforma tombaroli in un Necrontinente disseminato di ori e ossi.
La satira di “T”, vissuta nelle sdoppianti odissee dei suoi personaggi, è l’evidenza delle assenze della nostra contemporaneità. “Un rigo d’ombre, di improbabile e di forse”, iperbolica se per ascissa prendiamo l’eccentricità dello stile e in ordinata il senso comune del pensiero regnante.
Il Forlan grifagno “con ira in foco in sangue in fanghe in ghiacce inerti abbrucia attuffa asserra” i suoi demoni e personaggi e lettori. Scippa loro i cardinali, li danna a una cerca cavernosa e psichiatrica, annodando attorno e dentro di loro le fronde e  i rami della selva oscura, e li “affonda nel fango molle dei pensieri di se stessi”.

I capitoli sono intrisi di una prosa ieratica, giostrata con la spadino della dialettica e il cannone della semantica, trappeggiata in ottonari: “quello Dentro è troppo forte / ci ha scacciati, fatto a pezzi / ci ha lasciato qui a marcire / prendi l’oro prendi tutto /metti fine al mio tormento. Il Forlani è sempre pronto a sostituirsi agli dei della poetica, quando sono distratti!
JR Wilcook, nella sua prefazione a La Nube Purpurea di Shiel, scrive che” l’evoluzione del linguaggio porta alla comunicazione zero, (ergo) l’evoluzione letteraria porta sempre più strettamente  al contatto dell’autore con se stesso, cioè al fatto di scrivere per se stesso”. Come testimoniano Pauwels-Bergier ne Il Mattino dei maghi per l’alchimista il vero fine è la trasformazione dell’alchimista stesso, l’evoluzione in un grado di conoscenza via via meno vile”, metafora dell’oro filosofale che si discosta dal piombo.
Con “T.”, Forlani “fassi in su l’uscio” con un opra (anzi un’OVRA) senza precedenti, indiscutibilmente alchemica, profondamente evoluta.

Pertanto l’unica pecca del romanzo, a mio immodesto avviso, potrebbe rivelarsi il lettore medio, “infetto decenni or sono dall’estate stupida dei gimme five; dagli interrail, gli aperitivi, gli anni in erasmus e i talent show” e che mai ha udito i bronzi di Barry Lindon o i necrologi di Tirteo.
Personalmente io  ho letto e metabolizzato “T” in un’unica tirata spronato dal vago timore che, nel richiuderlo, le sue frasi e cabale si sarebbero riallineate in qualcosa di più arcano, proibito, cosmico e abissale, costringendomi a un tiro salvezza contro la follia.

C’è un aneddoto su Alessandro Forlani che forse può spiegare la sua parabola artistica e intellettuale.
Un giorno gli domandai una fototessera per non so quale collaborazione, e mi ritrovai ad ammirare una sua jpeg color seppia. Assetto mefistofelico, barba da grimorio, tenebra scintillante nelle orbite.
«Ma questo è Aleister Crowley» mi sconcertai.
«No, sono io» mi disse il magister «Crowley è più in basso che mi fa una pompa».
Metaforica-mente, s’intende.
Ecco, forse è con la pompa metà forica di tanto psicopompo che Alessandro Forlani ha lubrificato le rotas della sua opera.

Se in questo momento c’è la guerra, cosa significa per chi dorme?” si chiedeva Gurdjieff nei frammenti dell’occultista Upenskij.  “Significa che molti milioni di addormentati si sforzano di distruggere molti milioni di altri addormentati”.
“T” è una chiamata alle armi concettuale, una pillola rossa per vedere meno nero questo stato di veglia.
È giusto che lo sappiate, prima di inghiottirla.

lunedì, febbraio 04, 2019

T - recensione di Andrea Viscusi

Recensione di Andrea Viscusi dal blog Unknown to Millions

Di Alessandro Forlani mi è già capitato di parlare in precedenza, e non so se in quelle occasioni l'ho detto, ma se anche fosse mi ripeto: a mio avviso Forlani è attualmente uno dei due migliori autori italiani di fantascienza in circolo oggi. Anche se in un certo senso è riduttivo definirlo "autore di fantascienza", e non perché, come dicono i critici veri nelle rubriche letterarie dei giornali seri, i suoi lavori "non sono solo fantascienza", ma più che altro perché nelle sue opere si trova una matassa indistricabile di fantascienza, horrorweird, satira, epica e probabilmente tanti altri generi che sono troppo ignorante io per recepire. Ammetto con serenità che Forlani batte con netto distacco tutti gli altri perché ha una cosa che a tutto il resto manca: una poetica. Tutti i suoi romanzi e racconti, anche quando parlano di cose completamente diverse e sono ambientate in universi narrativi differenti, esprimono un'unità di base di tematiche e una coerenza stilistica che non si ritrova altrove. E se ogni nuova storia sembra sempre costruire sulla base delle precedenti, con T si può pensare di essere arrivati al vero e proprio manifesto del forlanismo (ehi, l'ho detto io per primo, libri di letteratura futura, ho coniato io questo termine!).
Come tutte i lavori di Forlani, anche è "scritto difficile", con una prosa che è quasi poesia, una cantilena continua e ipnotizzante (a me pare che le proposizioni siano sempre di otto sillabe, non so se lo fa apposta o gli escono da sole così, ma nel dubbio ne ho contate a decine e mi sono sempre tornate così), che accoppia tra di loro arcaicismi e neologismi, termini aulici da opertta morale e volgari bestemmie da derby del sabato pomeriggio. Se non si supera questo scoglio è impossibile goderne, ma dopo lo smarrimento iniziale ci si accorge che è estremamente facile seguire la scrittura e perdersi in questo fiume di parole sempre azzeccate. Ma anche volendo ignorare il valore estetico di della composizione c'è molto al di sotto, per cui partiamo dal titolo del libro e cerchiamo di capire che cosa significa quella lettera.

sta innanzitutto per Thanatolia. Che è anche il titolo di una raccolta di racconti di diversi autori ambientata in un'ambientazione condivisa. Un setting fantasy sword&sorcery, dove si muovono necromanti, tombaroli, paladini e mostri di vario genere: Thanatolia è un intero continente adibito interamente a cimitero, dove secoli e secoli di tombe sono state riempite scavando nelle precedenti e prontamente saccheggiate. In compare la stessa Thanatolia, ma stavolta non è un universo a parte: è diventata una simulazione condivisa, una specie di MMORPG a cui partecipano centinaia e centinaia di giocatori, non sempre volontari. Infatti, nell'Italia del 2030 circa raccontata da Forlani, la situazione economica è così disastrosa che l'unica via d'uscita per la disoccupazione giovanile è mettere le persone in stasi, addormentarle e collegarle al mondo virtuale insieme a tutti gli altri, dove potranno assumere l'identità che vogliono e passare anni e anni sotto le amorevoli cure di centri specializzati che si occupano di governare i loro corpi inermi. Certamente può sembrare una soluzione un po' estrema, ma è appunto del tutto coerente con la visione del mondo, e in particolare proprio dell'Italia, che da sempre Forlani ha proposto. Il governo dell'epoca ha volutamente emesso il Pointless Actproprio per creare una nicchia socio-ecologica a questo esercito di sfaccendati, e non è così difficile immaginare l'evolversi di certe forme di assistenzialismo attuali verso forme più perverse come questa. I protagonisti di sono infatti tutti giovani. O meglio, sono ciò che si intende per "giovane" in quest'Italia del futuro: si parla in realtà di quarantenni o giù di lì, ma cresciuti e pasciuti in una società così flaccida che sono poco più che adolescenti nella loro concezione della vita, nei loro rapporti con gli altri, nel modo in cui affrontano le difficoltà.

sta anche per Tempo determinato. Non solo in termini lavorativi, anche se questa è la prima e più evidente declinazione del termine. I "ragazzi" protagonisti cercano infatti di inserirsi in contesti di lavoro, ma ottengono soltanto pochi mesi di occupazione prima di essere rimandati da dove arrivano. Curriculum di venti pagine, lauree e lingue straniere, ottimo standing, capacità di relazione e hobby, tutto viene esaminato con una scrollata di spalle per poi passare avanti. E così i quarantenni bambini si trovano a non aver mai contribuito alla società, diventano inutili e passabili di Pointless Act. A un'analisi superficiale può sembrare un atteggiamento paternalistico, Forlani che si lamenta di una gioventù rammollita, incapace di prendere controllo della propria vita, ma non è così: è chiaro che i ragazzi sono a loro volta vittime di un sistema gerontocratico e clientelare (come in I senza-tempo), che non valuta minimamente esperienze e competenze e che in fin dei conti non ha proprio bisogno di loro, non sa che farsene di carne nuova, dato che si è già esteso a tutti i capillari e ora non può fare altro che avviare la metastasi e cannibalizzare se stesso. Ma la temporaneità non si riferisce solo a questo, perché il senso di transitorietà si avverte in tutto: non c'è niente di stabile, niente di definito, nessun frame di riferimento sul quale basere un qualsivoglia sistema di valori. Paradossalmente, il mondo simulato di Thanatolia rappresenta quanto di più solido esista per tutti coloro che ne fanno parte. Ed è infatti su questo che si basa un punto cardine di tutta la trama: da un certo punto in poi, le diverse realtà iniziano a intersecarsi tra loro, a fondersi, con scorci di Thanatolia che compaiono nel nostro mondo postmoderno e echi di postcapitalismo nella lande cimiteriali di Thanatolia. I personaggi si trovano ad alternare senza rendersene conto tra un piano e l'altro, magia e tecnologia si contrappongono e si mescolano (come in Eleanor Cole), e capire qual è la verità si fa difficile. È una sorta di Ubik, ma laddove Philip Dick avvisava "io sono vivo, voi siete morti", qui sono tutti morti, e allora di chi è la volontà che sta mettendo insieme questa realtà?

sta forse anche per Teaser Trailer. Perché il futuro così vicino che ci aspetta è un'epoca in cui l'immaginazione funziona come un algoritmo. I protagonisti di sono figli dell'era dell'intrattenimento invasivo, onnipresente, incessante. C'è anche un nucleo sovversivo tra questi personaggi, caratterizzati da una serie di particolari che portano a inquadrarli come "nerd". Ma non sono i nerd impacciati e autentici per i quali il termine è nato. Sono nerd consapevoli, autocompiacenti, che hanno abbracciato questa subcultura perché è diventata mainstream. Se un tempo certi generi di narrativa, i giochi di ruolo, alcuni tipi di film, erano considerati sanamente "di evasione", da cosa puoi evadere quando è il Sistema stesso a proporteli, e quindi ne fa la tua nuova gabbia nella quale ti rinchiudi da solo e ingoi la chiave? Sono quindi tutti valori fasulli, emozioni preconfezionate (come in Emoticonio), storie a bivi che portano a un'unica conclusione. Per cui riprendendo l'accostamento di poco fa, è come Ubik, se Dick fosse vissuto abbastanza da vedere World of Warcraft e partecipare al Comiccon di San Diego.

potrebbe stare per Troppo Tardi. Da tutto quanto detto sopra, non rimane che concludere questo: non c'è niente che possiamo fare per salvarci. Lo scoprono un po' per volta tutti i protagonisti, anche quelli che cercano sulle prime di opporsi alle atrocità (di chi?) e si ritrovano poi ancora più in profondità nel meccanismo perverso di realtà nidificate. L'unico labile appiglio di speranza è dato dalla ragazza straniera, quella che è fuggita dalla guerra e pensava che in Italia avrebbe trovato una vita più facile e l'ha trovata davvero, ma capisce che questa leggerezza ha un prezzo, e non è disposta a pagarlo. La sua soluzione comunque è andarsene, abbandonare la lotta e tornare all'origine del male da cui era fuggita. La verità è che il Sistema (o forse Thanatolia) non ha bisogno di loro quanto loro hanno bisogno di Thanatolia (o del Sistema), e a ogni proposito di cambiare le cose la risposta è che no, non si può (come ne Il Grande Avvilente).

in realtà non sta per niente. È solo una lettera dell'alfabeto, una a caso, senza significato, senza scopo. Indifferente. Perché è a questo che si riduce tutto, alla fine: citando ancora Dick, se la realtà è quella cosa che continua a esistere quando smetti di crederci, allora che cosa rimane quando non hai mai creduto in nulla?

Siamo arrivati alla fase in cui concludo dicendo "compratelo e leggetelo". L'autore lo ha autopubblicato su Amazon per sua scelta, dopo aver avuto alcuni rifiuti da parte di vari editori. Però se devo essere onesto non credo che questo sia un romanzo che in effetti può essere letto da tutti in qualunque momento. Di sicuro non è il testo adatto con cui iniziare la lettura di Forlani. Consiglio piuttosto di leggere prima altri suoi romanzi e racconti, e passare poi a questo solo dopo aver preso confidenza con quella poetica di cui parlavo all'inizio. Allora, la potenza di potrà saltare fuori dalle pagine e prendervi a sberle. E voi godrete di questo dolore.