domenica, dicembre 30, 2018

Robot 85

Racconti di Jack Vance - Suzanne Palmer - Giulia Abbate - Sandro Battisti - Davide Del Popolo Riolo - Alessandro Forlani - Ricordi di Giuseppe Lippi - Articoli su Paolo Barbieri - Tolkien e la sf - Strange Angel - Luna 1969
Se l’umanità vuole crescere e andare oltre questa piccola palla di fango che chiama Terra, dovrà imparare a vedere le cose da punti di vista diversi, inaspettati. Imparare, per esempio, l’importanza degli esseri più piccoli, come nel racconto La vita segreta dei bot di Suzanne Palmer, vincitore del Premio Hugo 2018. O che gli esseri umani non sono necessariamente la specie dominante, come in I Signori della Casa, racconto del grande Jack Vance. Un punto di vista diverso è costretto a trovarlo anche il politico rampante di Giulia Abbate in Stelle meravigliose, e la stessa sorte non risparmia l’editor di Alessandro Forlani in Trenta pagine mancanti.

E dopo un viaggio tra antichi romani e impero connettivo con Sandro Battisti, è il vostro turno di farvi qualche domanda sui punti di vista di chi sta attorno a voi, per non finire come in La villa stregata, distopia fin troppo realistica di Davide Del Popolo Riolo. Tra i tanti interessanti interventi di critica e saggistica di questo numero il ricordo di Giuseppe Lippi, amico e collaboratore di Robot.

Fondata da Vittorio Curtoni, "Robot" è una delle riviste di fantascienza italiane più prestigiose, vincitrice di un premio Europa e numerosi premi Italia. Dal 2011 è curata da Silvio Sosio.

lunedì, dicembre 24, 2018

T - recensione di Francesco La Manno

Recensione di Francesco La Manno dal sito Italian Sword & Sorcery
1. 2025: Fuga dall’Italia Generalmente siamo abituati a differenziare i generi di narrativa in molteplici branche che talvolta presentano anche solo minime sfumature. H.P Lovecraft soleva invece distinguere tra letteratura: romantica, intendendo con tale termine quella narrativa per lettori che amano le azioni e le emozioni fini a sé stesse; realistica, rivolta a coloro che sono analitici e razionali e che fanno leva sulla ragion pura; fantastica, che si dedica all’arte nel suo significato fondamentale amplificando l’immaginario, gli stati d’animo e rivolta ai lettori più sensibili[1].Analizzando magistralmente l’attuale congiuntura in cui, a seguito di una crisi economica ormai decennale, sta per giungere una nuova e lunga recessione[2], Alessandro Forlani si cimenta nella scrittura di T[3], un romanzo che appartiene a buon diritto alla terza di queste categorie ma che comunque valica le tradizionali classificazioni e che rappresenta una profonda critica al sistema politico odierno.BERNA_J2_041217BERNA_J2_041217BERNA_J2_041217L’Autore, sul fronte dell’occupazione, pare concordare con Zygmunt Bauman, secondo il quale:“Flessibilità è la parola d’ordine del giorno, e quando viene applicata al mercato del lavoro essa preconizza la fine del lavoro così come lo intendiamo e annuncia invece l’avvento del lavoro con contratti a termine o senza contratto, posizioni prive di qualsiasi sicurezza, ma con la clausola fino a ulteriori comunicazioni[4].”Non è peregrino affermare che la modernità liquida ci ha condotto in una fase ciclica di disoccupazione di lunga durata e ha generato la peculiare figura del lavoratore che non solo non trova un’occupazione, ma, ormai scoraggiato dai vani reiterati tentativi, evita anche di provarci[5].Tutto ciò, era già stato preconizzato da Karl Polanyi, che affermava:“Separare il lavoro dalle altre attività della vita ed assoggettarlo alle leggi del mercato significava annullare tutte le forme organiche di esistenza e sostituirle con un tipo diverso di organizzazione, atomistico e individualistico[6].”E proprio tale circostanza viene utilizzata come spunto letterario da Forlani per scrivere T.  Siamo nel 2025 e l’Italia è diventata uno stato di polizia che prevede per i NEET (not in educationemployment or training), cioè a dire coloro che non sono occupati in una mansione professionale, che non la cercano e che non studiano, l’applicazione del Pointless Act. Nella fattispecie, si tratta di una norma draconiana che prevede la detenzione per tali individui, i quali vengono sedati, collegati con cavi, aghi, fili elettrici e tiare di cristallo a dei macchinari, nutriti con flebo di brodo blu, proiettati in una prigione onirica a scopo rieducativo e osservati dai controllori.L’Autore ci dice che:“In Italia, dieci anni or sono, se ne contavano venti milioni. C’era un governo del fare subito, qualche ministro li disse inutili: e, col Pointless Act, chi fu superfluo fu fuorilegge […] L’età critica è vent’anni, quando abbandoni l’università: perché ti accorgi che non serve a nulla, cerchi un lavoro però non c’è. Ma un mondo intero di indaffarati sembra accusarti che sbagli tu. Poi ci sono, poveretti, i quaranta e cinquantenni che non hanno più un impiego, non si inseriscono, sono obsoleti o sono troppo specializzati. Ti lasci andare, non ti riprendi e in capo a un anno finisci qui[7].”È evidente in questo caso la riprova di Forlani nei confronti dei precedenti governi che non hanno posto in essere misure idonee a porre rimedio alla profonda crisi del lavoro che attanaglia il nostro paese.Inoltre, nel libro i detenuti vengono descritti in questo modo:“Quei volti pallidi tutti uguali e strafottenti nel silenzio, nella loro ottusa colpa di cui prendersi la briga. Di curarli, di accudirli; la redenzione di adolescenti. Rughe, e piaghe da decubito, che li affliggevano in quel loro sonno; corpi esausti ed anoressici di desideri e pretese obese[8].”A ben vedere, tale sistema ricorda il Panopticon di Jeremy Bentham, un edificio circolare in cui i prigionieri erano collocati in celle separate da pareti per impedire qualsiasi comunicazione. Al centro dello stabile vi era una torre dove risiedeva l’ispettore, preposto a controllare l’operato dei detenuti. In questo istituto dovevano essere rinchiusi i folli, i malati, i scolari, gli operai, e criminali e, grazie a un particolare effetto di controluce, era possibile scorgere ogni mansione svolta dagli utenti[9].924812c1f12b398f6c9888b67a1c1932c16737f9805bf70ef3ece2c3f92b555c924812c1f12b398f6c9888b67a1c1932c16737f9805bf70ef3ece2c3f92b555cSecondo Bentham, bisognava:
“Punire i pazzi, riformare i viziosi, isolare i sospetti, impiegare gli oziosi, mantenere gli indigeni, guarire i malati, istruire quelli che vogliono entrare nei vari settori dell’industria, o fornire l’istruzione alle future generazioni: in una parola sia che si tratti delle prigioni a vita, nella camera della morte, o di prigioni d’isolamento prima del processo, o penitenziari, o case di correzione, o case di lavoro, o fabbriche, o manicomi, o ospedali, o scuole[10].”
Sul punto, Michel Foucault ha rilevato che le misure di controllo, costrizione e coercizione costituiscono la contropartita al liberalismo garantito alla popolazione dai governi democratici[11].
In ogni modo, tornando all’opera, molteplici persone non accettano di buon grado di piegarsi a questo sistema giuridico e scelgono la lotta armata nei confronti dell’ordine costituito, anche se la risposta della pubblica autorità a tali trasgressioni comporta pene crudeli e talvolta anche la morte.
È evidente che ci troviamo dinanzi a un futuro distopico dove Forlani:
“intende descrivere ciò che teme far vedere, come è stato detto, ciò che è brutto può essere ancora più brutto. Dunque, i suoi incubi, i suoi terrori, le personali anticipazioni di un nefasto futuro i cui semi appaiono (ed è su questo che si fonda principalmente la paura) già piantati nella realtà odierna, nel presente che viviamo[12].”
Sul punto, occorre rilevare che Walter Catalano e Gian Filippo Pizzo, nella recente Guida ai narratori italiani del fantastico, hanno evidenziato che la distopia è il genere che gli scrittori progressisti prediligono all’ucronia, atteso che la loro narrazione ha il fine precipuo di mettere in luce gli elementi negativi della società, proiettandoli nell’immaginario[13].
 
2. Thantolia
Come abbiamo visto dianzi, i NEET, o le persone che si ribellano al sistema distopico, vengono catturati e imprigionati. Ma ciò che non si è specificato è il fatto che la mente dei detenuti viene proiettata su Thanatolia[14] che, ora, comprendiamo essere un universo onirico dove costoro scontano la propria pena. L’immenso continente necropoli che ricorda Zothique[15] di Clark Ashton Smith è una putrida palude in cui sono presenti due sole città, ovvero Handelbab e Tijaratur, e dove l’attività principale degli abitanti è il commercio di tesori e manufatti. Qui, la scienza è limitata e domina la negromanzia in perfetta assonanza allo sword and sorcery[16], anche se comunque sono presenti tecnologie anacronistiche come l’iPad.4590324-wizard-old-people-beards-necromancers-witch-fantasy-art-dark-digital-art-raven-ruin-mist-bricks-spooky-dark-fantasy-artwork6ce00974218f41e5681c5c8d8d1e4eaf2de9a960
4590324-wizard-old-people-beards-necromancers-witch-fantasy-art-dark-digital-art-raven-ruin-mist-bricks-spooky-dark-fantasy-artwork6ce00974218f41e5681c5c8d8d1e4eaf2de9a960Nondimeno abbiamo anche creature mostruose come i lymeniti, umanoidi con la pelle plumbea, tribali e sfregi, e gli Avvoltuomini, volatili antropomorfi che ricordano i garuda[17]della tradizione induista e che vengono descritti come:
“Uccelli mangiacadaveri con il volto e membra umane, ma anche uomini deformi coi runcigli da avvoltoio. Erano flaccidi, bianchi e nudi con la pelle accapponata, e arruffati dalle piume sozze e rosse di poltiglia. Masticavano frattaglie, gli arti mozzi di caduti, li mordevano e beccavano, li ingollavano e leccavano; si trasformavano incessantemente senza mai essere avvoltoi né uomini[18].”
Non mancano nemmeno gli Scannatori:
“Grida rauche di massacro, strozzi orrendi di caduti, gorgoglio di icori e carni trapassate dai coltelli. Lo schiocco orribile e disgustoso di cartilagini lacerate, ferro e ferro che incrociarono e ragliarono rabbiosi. I torsi nudi sudati e rossi di quella muta di allucinati. Ami e ganci da macello nelle orecchie e le narici, collane e ciondoli di ossicini budella umane mummificate. Mulinavano mannaie, morsicavano, mangiavano[19].”
Pertanto Thanatolia appare un girone dantesco dove i prigionieri si manifestano come i dannati dell’Inferno che per contrappasso debbono subire atroci supplizi:
“Uno dei mostri le stava sopra, appollaiato su un crocefisso, a beccarle il cranio aperto e ingozzarsi del cervello. Morso a morso. Lentamente. Quegli occhi neri eccitati enormi. Che bruciavano – era certo – più di invidia che di fame[20].”
Le vivide descrizioni dei luoghi ci consentono di affermare che siamo a tutti gli effetti in un mondo secondario organico, autoconsistente, coerente e governato da proprie leggi che lo fanno apparire reale[21] ma che allo stesso tempo mantiene profonde connessioni con il nostro tanto da renderlo magico e unico[22]. Il che ovviamente ci permette di soggiungere, in ossequio a quanto rilevato da Michele Tetro, che siamo di fronte a un “Medioevo americano”, inteso come un universo avulso dalla storia, nel quale la scienza è primitiva, opera la magia, vi sono stregoni, guerrieri, cavalieri, mostri e battaglie all’arma bianca[23].
 
3. Alexander Pathemet, il negromante
Nell’opera in discussione vi sono numerosi richiami all’esoterismo che, per evidenti motivi di spazio, non è possibile esaminare in questa sede. Su tutti, possiamo evidenziare il serpente coronato simbolo dai molteplici significati tra cui lo sviluppo, il riassorbimento ciclico, l’eternità, l’antenato mitico e l’eroe civilizzatore che si incarna e si sacrifica per il genere umano[24].
Un personaggio che assume particolare importanza è Alexander Pathemet, un crudele negromante ricercato dalla polizia che presenta le tipiche caratteristiche di cui ci parla la tradizione.2262846b78c53feb793557314469744fb3cdce
6b78c53fe1b79355734469744fb3cdceIn primo luogo, quando giunge in un determinato luogo viene esalato:
“l’odore acidulo di spazzatura: gatti e ratti si azzittirono, si acquattarono ai bidoni, l’olezzo orribile dei malefici strisciò nel vicolo e grattò porte[25].”
Inoltre, viene temuto e ostracizzato dalla generalità dei consociati[26]:
“L’ombra tetra, l’aura nera, l’empia aureola di Pathemet scacciò impaurite le prostitute cani randagi e borseggiatori: non osavano guardarlo, si rannicchiavano ai muri sordidi[27].”
Come tutti gli stregoni, Pathemet è dotato di immensi poteri occulti che gli consentono addirittura di impossessarsi del corpo di altre persone, al fine di perpetuare la sua malefica opera negromantica:
“Penetrò le carni e il senno di quell’utile imbecille: era vivo – ch’era un bene – ma anche, in pratica, già morto. Tornava comodo alla possessione che il poverino non si opponesse, ma come involucro non sarebbe durato troppo a lungo. Sperò almeno avrebbe retto fino alla Loggia di Sottoterra, si augurò che i suoi Fratelli non si offendessero per quel carcame. Spense il lume di coscienza e dell’essenza del moribondo: era stato un taglialapidi, visse sempre giorni ingrati, lasciava moglie e due figli piccoli che non avevano sostentamento[28].”
Sarebbe necessario continuare lo scritto per argomentare a dovere il romanzo in esame, atteso che gli elementi in esso presenti consentono di effettuare una serie infinita di riflessioni e considerazioni in svariate discipline dello scibile umano.
La ricognizione, purtroppo, deve finire.
In T, Alessandro Forlani mette in scena una vera e propria opera magna nella quale, in meno di duecento pagine, inserisce tutto il suo vasto bagaglio culturale che concerne la speculative fiction, la storia, la scienza politica, la sociologia, la filosofia, l’economia, l’antropologia, l’esoterismo, la storia delle religioni e dove viene palesato il suo furore per l’attuale e penosa situazione socio-economica del nostro Paese. Il libro sfugge da qualsivoglia schema fisso di categorie della narrativa e consente al lettore di viaggiare in universo fantastico ma che al contempo risulta tanto reale da apparire il nostro. Realtà e fantasia nella tagliente prosa forlaniana si fondono e si confondono causando volontariamente lo sgomento da parte del lettore a cui vengono spalancati i battenti dei siderali terrori primevi della natura umana.
 
NOTE E BIBLIOGRAFIA
[1] Cfr. Howard P. Lovecraft, Teoria dell’orrore. Tutti gli scritti critici, Bietti, Milano, 2018, p. 81.
[2] Cfr. Roberto Marchesi, Questo ciclo economico è alla fine. Un’altra recessione è alle porte, in Il Fatto Quotidiano del 27 agosto 2018, https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/27/questo-ciclo-economico-e-alla-fine-unaltra-recessione-e-alle-porte/4582719/
[3] Alessandro Forlani, T, autoprodotto, 2018, edizione digitale.
[4] Zygmunt Bauman, Modernità liquida, Laterza, Bari, 2010, cit. p. 170.
[5] Cfr. Arnaldo Bagnasco, Marzio Barbagli, Alessandro Cavalli, Elementi di sociologia, Il Mulino, Bologna, 2013, p. 289-290.
[6] Karl P. Polanyi, La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca, Einaudi, Torino, cit. p. 2010.
[7] Alessandro Forlani, T, autoprodotto, edizione digitale, cit.
[8] Alessandro Forlani, T, autoprodotto, edizione digitale, cit.
[9] Cfr. Jeremy Bentham, Panopticon ovvero la casa d’ispezione, Marsilio, Venezia, 2009, p. 37
[10] Jeremy Bentham, op. cit., cit. p. 36
[11] Michel Foucault, Nascita della biopolitica. Corso al Collège de France, Feltrinelli, Milano, 2005, p. 67.
[12] Gianfranco de Turris, Sebastiano Fusco, Le meraviglie dell’impossibile, a cura di Luca Gallesi, Mimesi, Sesto San Giovanni, 2016, cit. p. 150.
[13] Walter Catalano, Gian Filippo Pizzo, Andrea Vaccaro, Guida ai narratori italiani del fantastico. Scrittori di fantascienza, fantasy e horror made in Italy, Odoya, Bologna, 2018, p. 257.
[14] AA. VV., Thanatolia. Crypt marauders chronicles, Watson edizioni, Roma, 2018.
[15] Clark A. Smith, Zothique, Editrice Nord, Milano, 1977; Clark A. Smith, Atlantide e i mondi perduti, Mondadori, 2017.
[16] Cfr. de Camp Lyon S., Introduzione, in Robert E. Howard, Conan il conquistatore, Editrice Nord, 1972.
[17] Cfr. Jorge L. Borges, Margarita Guerrero, Manuale di zoologia fantastica, a cura di Glauco Felici, Einaudi, Torino, p. 70-71.
[18] Alessandro Forlani, T, autoprodotto, edizione digitale, cit.
[19] Alessandro Forlani, T, autoprodotto, edizione digitale, cit.
[20] Alessandro Forlani, T, autoprodotto, edizione digitale, cit.
[21] Cfr. John R.R. Tolkien, Il Medioevo e il fantastico, Luni editrice, Milano, 2000, p. 208.
[22] Cfr. Jacques Berger, Elogio del fantastico, Il Palindromo, Palermo, 2018, p. 34.
[23] Cfr. Michele Tetro, Robert E. Howard e gli eroi dalla Valle oscura, Odoya, Bologna, 2018, p. 16.
[24] Cfr. Chevalier Jean, Alain Gheerbrandt, Dizionario dei simboli. Miti, sogni, costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, BUR RIZZOLI, 2016, p. 922.
[25] Alessandro Forlani, T, autoprodotto, edizione digitale, cit.
[26] Cfr. Faggin Giuseppe, Le streghe, Neri Pozzi Editore, Milano 1995, p. 56.
[27] Alessandro Forlani, T, autoprodotto, edizione digitale, cit.
[28] Alessandro Forlani, T, autoprodotto, edizione digitale, cit.

T - recensione di Cristiano Saccoccia


Recensione di Cristiano Saccoccia dal sito Heroic Fantasy Italia

C'è una mortifera tendenza, da parte dei critici letterari e non, di de-valorizzare la letteratura fantastica, soprattutto se nata in terra ausonica. Probabilmente siamo ancora impegnati a dibattere su Tolkien: letteratura di evasione! Escapismo anti-sociale! La realtà è ben diversa. Perché è vero, noi italiani ci accorgiamo sempre tardi dello “stato delle cose”. La grande editoria del resto non ci aiuta, portando sugli scaffali i grandi nomi anglosassoni, propinando ai lettori le saghe infinite di autori bestseller; condannando all'oblio l'autore italico. Non che sia un difetto, il capitalismo librario è sempre esistito; la cultura deve produrre denaro (?). La piccola editoria, invece, si sta impegnando con zelo ammirevole a proporre nuovi nomi del panorama fantastico e opere inedite. A volte, lo scrittore, sente il bisogno di svincolarsi da certe realtà, e affidarsi a piattaforme di self publishing. È il caso di Alessandro Forlani, autore pesarese vincitore del Premio Urania nel 2011 e del premio Kipple nel 2012; recentemente si è qualificato come finalista al Premio Italia 2018 con il suo romanzo fantasy Arabrab di Anubi. Insomma, un novellino.
T è un romanzo pericoloso, da impugnare con cautela come una spada maledetta. Non è il libro per rilassarsi e per sognare, non c'è uno stantio onanismo intellettuale. No qui si parla di stupri psichici, cruda violenza delle sinapsi e profanazione della calotta cranica; il cervello è fottuto. Molti lettori potrebbero sentirsi violati nel profondo, o abbandonare il libro, perché la narrazione è atipica e irruente. Quasi sfacciata. La penna di Forlani è energica e sospinta da una furia berseker, colma di rabbia visionaria e lucidità critica. Come il poema ellenistico di Licofrone, Alessandra, noi lettori (come i protagonisti) siamo intrappolati in un Great Game di divinità viscide e pericolosamente umane; si rischia la sanità mentale in Thanatolia.
Ammetto di aver sbagliato, di essermi avventurato in queste pagine “maldoriane” senza equipaggiamento, perché non ho letto l'antologia Thanatolia edita dalla Watson Edizioni. Da uno scrittore che ha pubblicato per la Delos Digital il vandemecum nerd Il Manuale del Manuale del Dungeon Master, mi aspetto di essere punito per la mia impreparazione.

Fai un tiro su costituzione!
Ho fatto 3...
Bene il ghoul che ti aveva morso ti ha infettato, rimarrai in Thanatolia per sempre.

Il libro del collettivo Crypt Marauders Chronicles è l'approccio, credo, migliore per scoprire il necrocontinente Thanatolia. Senza questa lettura, ammetto,di essermi sentito letteralmente spaesato nella lettura di T. Questo non è un problema, perché perso nei meandri del romanzo ho vissuto da protagonista l'intero epos surreale di Forlani.
Siamo in un futuro prossimo, nel 2025, il Pointless Act è un istituto (meglio dire tempio maledetto) statale dove vengono condannati... degli innocenti. Il crimine del “non fare niente” è il peggiore fra tutti, universitari disillusi, intellettuali disoccupati, bei culetti di ragazze nullafacenti sono le cavie preferite di questo carcere dell'Oblio. L'Italia è un coacervo di tensioni sociali e negromantiche, Casa Povnd vs anarchici sinistroidi, proteste studentesche, botte da orbi, magheggi sottobanco e favoreggiamenti estorti. Distopia e storia di un futuro imminente. La narrazione segue un ritmo cinematografico con sequenze narrative simili ai frame-rate di una pellicola. Un episodio Netflix sparato nell'endovena cerebrale.
Dilungarsi troppo sulla trama potrebbe essere controproducente. L'ambientazione invece è caotica, un labirinto ipnotico di tasselli simbolici e sepolcreti italici. Il necrocontinente è un miasma letale nato sui resti dei defunti e sulle lacrime dei morti viventi, forgiato da tanfo nauseabondo di carogne in decomposizione. Orrori lovecraftiani e grimori di mostri fantastici popolano le lande cimiteriali di Thanatolia. Thomas Gray con la sua poesia sepolcrale sarebbe impallidito vedendo le lapide spezzate da defunti maledetti, lordi del loro vomito mentre rimpiangono una vita mai vissuta. L'autore ci catapulta anche nell'Italia dei pad.phone, degli account facebook usati come carte di identità, l'Italia del precariato, della Ricerca sopraffatta, delle materie umanistiche uccise con colpi di manganello e favoreggiamenti. Chissà quale Italia stiamo leggendo. T è una “storia vera”. Forlani segue la falsariga tracciata da Luciano di Samosata nel II° secolo d.C. Nella premessa al suo romanzo, il sofista siriano dichiara espressamente di narrare una storia ridicola, falsa, inverosimile e fantastica. Storia vera viene spesso riconosciuta come romanzo fantastico/fantascientifico (Cfr. Davide Ghezzo, Dei padri fondatori, la fantascienza dalle origini al 1926). Le avventure mirabolanti del protagonista L(uciano) e dei suoi compari potrebbero far impallidire le più strampalate idee di Jules Verne, ma la vera forza dell'autore di Samosata è di descrivere la realtà usando l'immaginazione. Il sofista rende palese la permeabilità tra i due mondi apparentemente distanti: il Reale e l'Altrove. Si può, di malavoglia, stigmatizzare la faccenda appellandosi al “realismo magico”, ovvero includere nella realtà elementi meravigliosi e soprannaturali. Ma risulta limitante. Molto più accurata è la disquisizione neo-simbolica di Alessandro Voglino (Cfr. "Dimensione Cosmica", vol2.). Voglino sintetizza che anche il realismo ha una veste immaginifica, perché racconta una verità “irreale” ma dettata dalla mente dell'autore. La verità soggettiva non coincide con la verità assoluta, non esisterà mai una letteratura del Vero. Invece l'interpretazione neo-simbolica-mitica di Voglino getta una luce interessante, il mondo fantastico intessuto da elementi archetipici ha la capacità “su un piano sottile” di “diventare più reale del nostro stesso mondo concreto”. Forlani è il martello ridicolizzante della società come Luciano di Samosata, ma T è l'incudine iperrealistica del fantastico. In mezzo, inesorabile, c'è la critica e la parodia della nostra umana essenza. Troppo sbagliato definire la letteratura di genere come un supporto alle tematiche attuali. La letteratura fantastica è una tematica contemporanea, è una riflessione ultra-veritiera del nostro mondo; non possiamo leggere T come un'avventura sword and sorcery o pulp. Le etichette non reggono, le definizioni sono scomode come soltanto la satira può esserlo.
Un romanzo erudito e allo stesso tempo maneggevole, impreziosito dal trash contemporaneo e dall'immenso bagaglio citazionistico di film, televisione, libri, fumetti e avventure RPG. T è un lancio dei dadi sulla plancia da gioco, un tiro sempre negativo e sfortunato. La tempra viene piegata, l'intelligenza plagiata, la forza sconfitta, la costituzione resa inutile. A volte c'è una skill che affiora nel racconto, una tenue speranza. Ma l'autore la sopprime, i protagonisti sono morti ancora prima di iniziare a vivere.
In Thanatolia rivive The Waste Land di Thomas Eliot con il suo arido lirismo poetico, c'è spazio per i cicli carolingi e i romanzi arturiani; ma i paladini sono “disillusi” e combattono contro l'inerzia della (non) vita. Reminiscenze horror estrapolate da deliri gotici prendono vita con più facilità nel mondo “reale”; potremmo parlare di weirdgram (weird+instagram) o account negromantici! La nostra esistenza è tenuta in vita da un agglomerato di foto e vacui post, siamo crocifissi da una miriade di tweet e infilzati da un Longino intento a guardare l'ennesima puntata di X Rap-Factor. Traditi da un Giuda impegnato a farsi l'ultima velina di un programma senza senso.
Nel romanzo di Forlani è nel mondo “reale” che si vivono gli orrori più angoscianti, possiamo tranquillamente ribaltare la tesi di Todorov “il fantastico è trasgressione, varcare una sogna. Nell'incredulità, nell'esitazione tra possibile e impossibile nasce il fantastico”. Ebbene, in T, Thanatolia non è (fantastica) spaventosa quanto la nostra nazione, sepolta dall'egoismo narcisista imperante. Il fantastico di Todorov cade sotto i colpi di “Disillusa”, divorato da un ghoul... esasperato da Clara Muttertod.
T è una lettura scomoda, poco piacevole, non rilassante; una dose di esasperazione. Ma per questo magistralmente consigliata a lettori capaci di intravedere... anzi di vedere quello che l'autore descrive con alchemica generosità. Demonologo della frase.
Thanatolia, terra di tombaroli e cacciatori di reliquie infette, è un luogo confortevole in confronto alle aule universitarie o agli uffici dei tutori della legge. L'innocenza è un crimine, la nullafacenza è più destabilizzante del vero terrorismo. Essere uno studente senza futuro è più distruttivo di lanciare molotov al Quirinale. Questo è T, lo vogliamo chiamare fantasy?


mercoledì, dicembre 12, 2018

T in ebook e cartaceo su Amazon

Ed ecco T disponibile su Amazon in formato cartaceo e digitale. In preordine già da ora, il volume vi sarà recapitato e sarà effettivamente disponibile dal 17 dicembre p.v.




Italia, 2025. L'istituzione del Pointless Act prevede la detenzione in un carcere di oblio per un'intera generazione che ha abbandonato gli studi, il lavoro e non riesce a inserirsi nella società. Sinistri "dormitori", e un limbo di immaginari condivisi che diventa ogni giorno più reale. Una giovane ricercatrice, una giornalista freelance, un'immigrata clandestina, un docente universitario e un nerd terrorista sono vittime e oppositori dell'invisibile repressione fondata sugli studi della neuroscienziata Clara Muttertod, su avveniristiche tecnologie o su arti più spaventose. T è lo sviluppo personale di Alessandro Forlani del Progetto Thanatolia, ambientazione aperta da lui creata con Lorenzo Davia. Un romanzo distopico ed esoterico di orrori negromantici e di satira sociale. 


Alessando Forlani (Pesaro, 1972), Premio Urania 2011 e Premio Kipple 2012 con il romanzo I Senza-Tempo; Premio Urania - Stella Doppia 2013 con il racconto Materia Prima; pubblica per Delos Digital, Acheron Books e Watson Edizioni. Fra i suoi titoli principali: Eleanor Cole delle Galassie Orientali; Clara Horbiger e l'Invasione dei Seleniti; Il Mondo nel Tramonto; Xpo Ferens e Arabrab di Anubi (finalista al Premio Italia 2018 come migliore romanzo fantasy). I suoi prontuari di scrittura creativa Com'è facile scrivere difficile; Com'è facile diventare un eroe e Com'è facile vivere in Atlantide sono ormai dal 2014 fra i più venduti su Amazon.

martedì, dicembre 11, 2018

Ciak si scrive!

Almeno per questo Natale non andate a vedere cinepanettoni: regalatevi il nostro CORSO DI SCENEGGIATURA e imparate a scriverne uno!
A marzo 2019 sui vostri schermi e le vostre pagine!







sabato, dicembre 08, 2018

Questo romanzo vi farà arrabbiare

Questo romanzo vi farà arrabbiare. Questo romanzo vi offenderà. Questo romanzo vi farà paura, è una storia che vi riguarda.

E' un romanzo di fantascienza ma che sembra già di cronaca. E' un romanzo dell'orrore e un romanzo sword & sorcery. 

Ma si svolge adesso, qui: nella vita e la società che vivete tutti i giorni.

Se davvero la vivete.

E' un romanzo doloroso: scriverlo lo è stato, ne uscirete feriti.

Fino ad ora, per fortuna, non ho avuto difficoltà a pubblicare le mie storie. Questa volta, invece, i miei soliti editori sono tutti rimasti disorientati. Reticenti. Confusi. Uno, credo, addirittura indignato.

Ho deciso, perciò, di pubblicarlo con Amazon.

La quarta è cosa facile:

Italia, 2025. L'istituzione del Pointless Act prevede la detenzione in un carcere di oblio per un'intera generazione che ha abbandonato gli studi, il lavoro e non riesce a inserirsi in società. Sinistri "dormitori", e un limbo di immaginari condivisi che diventa ogni giorno più reale. Una giovane ricercatrice, una giornalista freelance, un’immigrata clandestina, un docente universitario e un nerd terrorista sono vittime e oppositori dell'invisibile repressione fondata sugli studi della neuroscienziata Clara Muttertod, su avveniristiche tecnologie o su arti più spaventose. T è lo sviluppo personale e allucinato di Alessandro Forlani del Progetto Thanatolia, ambientazione aperta da lui creata con Lorenzo Davia. Un romanzo distopico e esoterico di orrori negromantici e di critica sociale.

Il mio, se preferite, è stato un avvertimento.

Il romanzo è già disponibile in ebook in pre-order su Amazon.  Fra pochi giorni l'edizione cartacea