martedì, luglio 31, 2018

Thanatolia - recensione di Giorgio Smojver

Recensione di Giorgio Smojver dal sito Heroic Fantasy Italia
Nel 1301 Filippo Minutolo, arcivescovo di Napoli, fu seppellito coi suoi ricchi paramenti e al dito un anello con un rubino che valeva oltre cinquecento fiorini d’oro. La notte stessa due diverse bande di ladri di tombe aprirono il sepolcro. Ma poiché i membri di una di esse, benché ladri incarogniti, esitavano a scendere nella tomba, il prete che li guidava disse «Che paura avete voi? Credete voi che egli vi manuchi? Li morti non mangiano gli uomini».
Fosse nato a Thanatolia non avrebbe potuto dirlo.
Ho citato questa che avete certo riconosciuta come la quinta novella della seconda giornata del Decamerone di Giovanni Boccaccio (se non la ricordate, andate a leggerla in biblioteca, è uno dei testi più divertenti della letteratura italiana), solo per sottolineare quanto illustre e di quale interesse letterario sia la professione dei ladri di tombe.
In effetti, da quando i governanti presero l’abitudine di arricchirsi a spese dei governati, che, pare, non hanno ancora perso, e i re Sumeri, Cinesi ma soprattutto Egizi hanno pensato di portarsi i loro tesori nella tomba, esiste la nobile schiatta dei tombaroli. Cito due esempi ancora calzanti dalle antiche letterature: quello che è forse il primo romanzo storico della letteratura occidentale, la novella di Re Rampsinito e del ladro che ne saccheggiava il tesoro sepolto, narrata da Erodoto: è una vera gara d’astuzia tra il re e il ladro, e se manca l’elemento soprannaturale vi sono teste e braccia tagliate a piacere. E il romanzo egiziano del principe Setne Khamwas, che violò la tomba dell’antico mago Naneferkaptah per rubare il magico libro di Thoth e fu colpito da una maledizione e sedotto da una bellissima Lamia che lo spinse a uccidere i suoi figli. Niente da invidiare ai moderni.
Il clamore del rinvenimento della tomba di Tutankhamon nel 1922 e la maledizione che colpì gli scopritori spinse la giovane arte del cinema a creare il primo classico del genere, La Mummia del 1932 con Boris Karloff. Lovecraft e Howard, ciascuno a suo modo, usarono il tema, ma il vero re delle tombe, tra gli autori fantastici, è Clark Ashton Smith col suo mondo di Zothique, dal sole morente, le distese desertiche e le necropoli perse tra le sabbie. Nei suoi racconti c’è già quasi tutto: audaci guerrieri inviati da viscidi re a violare antiche tombe (Il tessitore della cripta), avidi mercanti di gemme che fanno pessimi incontri in necropoli diroccate (Nato nella Tomba), superbi negromanti che si illudono di poter disporre dei morti a piacere (L’impero dei Negromanti), persino una città completamente dedita al culto dei sepolcri (Il dio dei Morti).
Ma nemmeno Clark Aston Smith raggiunge l’audace concezione alla base del progetto di Crypt Marauders Chroniclespensato da Alessandro Forlani e Lorenzo Davia: un intero continente che non è altro che una spaventosa, infinita necropoli, una distesa di ceneri soffocata da gas venefici e percorsa da saprofagi, animali o umani o metà e metà. Perché a Thanatolia tutti gli altri continenti scaricano i propri cadaveri (se vi chiedete perché basta leggere il primo, formidabile racconto di Mauro Longo), e ogni cosa, economia, arte religione è basata solo sulla sepoltura e sul saccheggio dei sepolcri. Thanatolia è un continente che si nutre di sé stesso: non ha attività produttive, i suoi abitanti non coltivano e non allevano se non poche capre (salvo i Mandriani del Mare delle Messi di Domenico Mortellaro, giustamente considerati barbari dai cittadini), non hanno materie prime (salvo il legno dei boschi per le bare, tagliato da disprezzati e sfruttati taglialegna, si veda Di mille secoli il silenzio di Atzori). No, la gente civile, sacerdoti, mercanti o guerrieri, vive solo del saccheggio delle tombe. L’intero continente, incapace di idee nuove, inabile al vero lavoro, improvvido del futuro, privo di iniziativa e lungimiranza, non fa che divorare il proprio superbo passato (ogni affinità con l’Europa attuale è casuale).
Il limite di questa ardita concezione è il rischio di ripetitività, dato che quasi ogni racconto tratta di saccheggi di tombe e movente quasi unico (ma non unico) dei personaggi è l’avidità. La sfida per gli autori, sfida per lo più vinta, è giungere all’originalità con lo stile personale.
Originalissimo è senz’altro il racconto di Mauro Longo La versione di Margutte. Longo prende il personaggio del mezzo gigante Margutte dal poema di Luigi Pulci (per chi non fosse fresco di studi, ricordo che era amico e agente del Magnifico Lorenzo De’ Medici e praticante di magia nera). Longo ne fa la voce narrante, con un linguaggio splendido e inventivo, sboccato, popolano, picaresco. Margutte è all’altezza del suo modello quattrocentesco, rozzo e intelligente, spontaneo e ironico, capace di ogni furfanteria non per malvagità, soltanto perché è così che si sopravvive. E Longo usa tutto il suo talento nella descrizione della sua banda di scampaforche che pare uscita da un quadro di Hieronymus Bosch. Naturalmente c’è anche un vero eroe di Sword & Sorcery, lo Sparviero, con tutta la sapienza dello stregone e l’eleganza dello spadaccino, e il lettore ci crede, ecco, è lui il vero eroe, ma non c’è da fidarsi di Longo.
Non inferiore è il secondo racconto, Chi di spada ferisce di Alessandro Forlani. Anche qui è l’eroe a determinare lo stile del racconto, dato che Forlani ne assume il punto di vista. Malqvist può sembrare lo stereotipo del barbaro con l’ascia, ma è complesso: tutt’altro che invincibile e ben cosciente di non esserlo, sa contare i nemici (sulle dita della mano) e se le dita non bastano sa che sono troppi per lui. È autoironico, ruvidamente cordiale, dotato di un’etica non frequente nello Sword & Sorcery: rispetta il lavoro altrui e non ruba mai, neanche per bisogno. A somiglianza del protagonista, lo stile è secco, veloce, ironico, acrobatico, ma a volte con lampi poetici (“Un giovane di bell’aspetto e che splendeva di nobiltà, con un volto più terribile della spada che impugnava” o “Decise che il destino di quella testa imbellettata di nobiltà, sarebbe stato un segreto atroce fra lui e i cani in un sottoscala”). La sorpresa finale è tranciante.
Fabio Andruccioli con L’arena e La nave maledetta si libra nell’azione pura e rapida e nella descrittività barocca e allucinata dei classici Weird Tales.
Albero Henriet ci dà un saggio del suo talento in Nikolai il negromanteun personaggio interessante, ma incompiuto per la brevità dell’agile racconto, che speriamo abbia ancora molto altro da dire.  (L’autore sta sviluppando un’opera tratta da questo racconto N.D.R)
Più elaborato è Domenico Mortellaro, nei suoi tre racconti. Gli aspetti più vividi, a mio gusto, sono il terzetto di due sorelle e un fratello de La prima volta: una demoniaca e due assassini, che pure dimostrano un affetto e una cura l’uno per l’altro rara nell’ambiente cinico di Thanatolia. E la fierezza della Teppa ne Fosse solo un cerchio di ferro: “nessun diritto, nessuna bandiera!”
È un dibattito antico se la pittura debba ricreare la vita; in Ritratto del tombarolo da giovane, di Lorenzo Davia la pittura crea la non-vita. Che la pittura abbia un lato diabolico è cosa nota al lettore di letteratura fantastica, ne hanno scritto i grandissimi, Poe, Wilde, H.G: Wella, M.R. James, per non parlare del terribile Il Modello di Pickman di Lovecraft. Ma non ricordo un racconto così divertente sull’argomento. Il pubblico dei presunti intellettuali frequentatori di inaugurazioni di mostre è superbamente ritratto nel finale tagliente e graffiante, nel senso letterale, e chiunque sia stato costretto ad assistere a un vernissage per motivi di lavoro o amicizie non può che gioire vedendo i quadri divorare gli invitati.
L’unica donna della mortifera compagnia, Laura Silvestri, è anche l’unica a darci una vera dinamica di gruppo. La formidabile squadra formata dalle avventuriere Narantuya e Kesika, il novellino Baizan e l’esperto spadaccino Shikidai convince non solo sul piano dell’efficienza contro le minacce soprannaturali o sottonaturali, ma anche su quello della dinamica dei sentimenti. E con molta abilità Laura varia il narratore/narratrice nei due racconti. (Rileggerete presto Laura Silvestri in un romanzo che approfondirà le avventure di Narantuya e Kesika, Baizan e Shikidai. N.D.R.)
L’eroe più ricco di umanità è quello del commovente e terribile Da mille secoli il silenzio di Andrea Atzori. Finalmente si vede un’ascia impugnata non dal solito barbaro, ma da un comune taglialegna. Se nulla è più straziante del dolore di una madre per un figlio, quello di un padre per una figlia è ancora peggiore perché avvelenato dal senso di colpa: nessun istinto è forte nell’uomo quanto quello di proteggere la propria figlia, nessun fallimento più amaro del vederla morire. Quando scopre che il corpo di lei viene usato per uno dei rivoltanti riti di Thanatolia, il dolore descritto sin lì con sobria prosa da Atzori diventa collera fiammeggiante e muta un calmo boscaiolo in un uccisore inarrestabile; giusta collera che coinvolge persino l’imbroglioncello Artemio, trasformandolo in un uomo decente e un amico. Il tutto è narrato con stile limpido e preciso, senza ombra di retorica.
Chiude l’epopea Luca Mazza, col suo stile sregolato, elaborato e barocco. Il suo formidabile Veltro è maestro di armi di ogni tipo, sottile stocco cinquecentesco e revolver a tamburo, misericordia e lame retrattili, dispone persino guardiani high tech e all’inferno la coerenza con un’epoca che gli altri hanno descritto appena di pistole e schioppi a miccia, dato che è natura di Mazza fregarsene delle regole. Il suo racconto lungo cinquanta pagine è un odissea e un concentrato degli orrori di Thanatolia, oltre che un ribollente calderone di acrobazie linguistiche.
Chiudo quest’articolo, nato da sincero divertimento, con un’epitome del già citato Luigi Pulci, poeta e negromante del Quattrocento : In principio era buio, e buio fia.

giovedì, luglio 26, 2018

Un pomeriggio igNorante

Giovedì 26 luglio. Matteo Giardini legge l'introduzione di Gabriele Campagnano (ZHistorica) a N di Menare.



mercoledì, luglio 25, 2018

Thanatolia su Dimensione Cosmica

A pochi giorni dall'uscita dell'antologia, Thanatolia e il progetto Crypt Marauders Chronicles approdano sul numero 3 di "Dimensione Cosmica" (estate 2018) con il mio racconto Il migliore sulla soglia.


giovedì, luglio 19, 2018

Crypt Marauders Chronicles - Thanatolia


Lorenzo Davia e Alessandro Forlani, con la curatela di Alessandro Iascy per Watson edizioni, hanno dato vita al progetto di scrittura creativa condivisa a tema Sword & Sorcery: Crypt Marauders Chronicles.
Se vi stuzzica il background, e volete inoltrarvi a scrivere nella necropoli di Thanatolia, equipaggiatevi di grimorio e spada e sarete i benvenuti!
Nel frattempo godetevi la prima antologia che raccoglie i racconti che si svolgono nell’universo condiviso della tetra Thanatolia: un intero continente destinato a millenaria necropoli, "custodito" da due città mercantili (Handelbab e il porto di Tijaratur) che vivono del commercio di tesori e manufatti. Tombaroli spregiudicati, necromanti ed eccentrici avventurieri esplorano le tombe e riforniscono i mercati: ma scavare troppo a fondo può essere pericoloso, specie dove giace una terribile entità…

Con una introduzione di Gabriele Campagnano.
Ecco i link per l'acquisto su AmazonBookrepublic IBS e sul sito dell'Editore.
Illustrazione di copertina di Vincenzo Pratticò - Artworks
Gli autori:



domenica, luglio 15, 2018

Lettori Senza Nome

I ritratti dei primi lovecraftiani lettori di Provincia Senza Nome!

 

 

 

mercoledì, luglio 11, 2018

Un nuovo Fantasy

... e comunque, quest'anno sono uscite tre antologie che in qualche modo stanno cercando di fare, e direi con successo, un nuovo fantasy italiano indipendente: Thanatolia del Collettivo Crypt Marauders Chronicles; N di Menare del gruppo Ignoranza EroicaMediterranea a cura di Francesco La Manno (Italian Sword & Sorcey).




domenica, luglio 08, 2018

Uno script per Thanatolia



Anteprima di un progetto che speriamo si concretizzi!...


1 – INT. MAUSOLEO – NOTTE

PAGINA 1 – splashpage

TOTALE interno di un imponente mausoleo, architettura romanica. Sulla soglia, affacciata ad un paesaggio cimiteriale e notturno, MARKUS e quattro MERCENARI combattono furiosamente contro una numerosa banda di TOMBAROLI nemici. L'estetica, i costumi, le armi e tecnologia sono quelle del XVII secolo: ma alle pareti ci sono lampade a fioca luce gas; MERCENARI e TOMBAROLI indossano stahlhelm, morioni, berrettacci lanzichenecchi; si affrontano con spade, con winchester e alabarde.
Il negromante COMMEDIUS, relativamente al sicuro dietro una colonna, nell'ombra, sembra attendere preoccupato l'esito dello scontro.

MERCENARIO UNO:
Sono troppi, dannazione!

PAGINA 2 – 4 vignette

Il combattimento si sviluppa in quattro vignette il più dinamiche possibile. I TOMBAROLI nemici, benché molto superiori in numero, sembrano avere la peggio. I quattro MERCENARI si guadagnano la paga! MARKUS, in mezzo a loro, combatte con una lama che brucia di fuoco verde.

V.F.C. COMMEDIUS nell'ultima vignetta:
Cavaliere!

PAGINA 3 – 4 vignette

Prima vignetta: MARKUS si volge a COMMEDIUS a fondocampo nell'ombra:

COMMEDIUS:
Qui le loro spade saranno sufficienti.

Seconda vignetta: MARKUS si disimpegna, non senza difficoltà, e si avvicina a COMMEDIUS.

MARKUS:
Io penso che invece un incantesimo sarebbe utile.

COMMEDIUS:
Ci attende un nemico che le armi normali non possono ferire. È per questo che sei qui.

Terza vignetta: COMMEDIUS guida MARKUS ad una oscura sinistra porta sormontata da un volto di donna scolpito nella pietra dell'architrave. Il volto è incoronato da un intreccio di serpi e vermi.

Quarta vignetta: un tetro corridoio. MARKUS segue guardingo COMMEDIUS che appare a proprio agio.

2 - INT. MAUSOLEO (CORRIDOIO SOTTERRANEO) – NOTTE.

PAGINA 4 - quattro vignette collegate fra loro in modo da dare al lettore il senso di un cammino verso il basso.
MARKUS e COMMEDIUS lungo il corridoio. Pannelli di metallo arrugginito, condutture e luci a gas si alternano alla pietra e a ritorti candelabri. Il volto della donna incoronata di larve e rettili ricorre nei capitelli delle colonne del sotterraneo.
Dalla prima alla quarta vignetta le volte del soffitto diventano più alte e buie, e le figure di MARKUS e COMMEDIUS, al contrario, più piccole. In termini cinematografici, passiamo da un TOTALE a un CL a CLL.

MARKUS (sospettoso, nella prima vignetta):
Tu conosci questo posto. Ci sei già stato.

COMMEDIUS (nella seconda vignetta)
Nessuno ci è già stato...

COMMEDIUS (nella terza vignetta)
ma lo conosco attraverso libri.

PAGINA 5 – quattro vignette collegate a creare lo stesso effetto di movimento, questa volta al contrario: passiamo dal CLL al TOTALE del corridoio.

Nella terza vignetta l'eco di un grido F.C.

SONO ENTRATI! SONO ENTRATI!

Nella quarta vignetta MARKUS, spada in pugno, si volge indietro a scrutare l'oscurità. Contemporaneamente trattiene COMMEDIUS afferrandolo ad una spalla, COMMEDIUS appare impaziente e infastidito.

MARKUS:
È la voce di Johansson. Temo abbiano ceduto.

3 – INT. MAUSEOLO (PORTALE DI BRONZO) – NOTTE

PAGINA 6 – tre vignette: una grande a centro pagina e due piccole ai bordi o agli angoli di quella grande. Montaggio "alla Sergio Leone".

Nelle due vignette più piccole rispettivamente PPP di MARKUS - cupo, teso, intimorito - e di COMMEDIUS illuminato da un insano sorriso.

Nella vignetta grande (splashpage), TOTALE MARKUS e COMMEDIUS di fronte a un enorme portale di bronzo scolpito. Qui la donna incoronata è ritratta a figura intera: tiene in mano un libro aperto di cui indica le pagine decorate con un astro umanizzato dal ghigno sinistro e lungo il cui perimetro sono iscritte le lettere EN GIRO TORTE SOL CICLOS ET ROTOR IGNE; dalla vita in giù la donna è un orribile verme.

PAGINA 7 – 4 vignette

Prima vignetta: MARKUS guarda alle tenebre del corridoio, da cui risuonano echi metallici e di passi.
Le onomatopee dovrebbero attraversare in realtà tutte le vignette, a restituire al lettore la sensazione di rumori che crescono di intensità.

Seconda vignetta: bagliori di torce e torce elettriche nel corridoio

Terza vignetta: numerosi TOMBAROLI nemici escono all'assalto dall'oscurità.

Quarta vignetta: infuria il combattimento tra MARKUS e i TOMBAROLI. COMMEDIUS si ritira, spalle al portale di bronzo.

MARKUS (combattendo):
Qualunque cosa tu avessi in mente, mago, falla in fretta! Adesso!

PAGINA 8 – 5 vignette

Prima vignetta: TOTALE MARKUS visibilmente in difficoltà circondato dai nemici

MARKUS (pensa):
Bah, dilettanti. Sono tanti, però.

Seconda vignetta: PM MARKUS che, abbattuto un avversario di fronte a sé, si accorge che dietro le fila dei TOMBAROLI attende, impassibile, quello che sembra un SACERDOTE.

MARKUS (pensa):
Quello sembra un prete. Un sacerdote con questa feccia?

Terza vignetta: PPP del SACERDOTE.

Quarta vignetta: a qualche metro dallo scontro, (MARKUS e i TOMBAROLI combattono a fondocampo) MB COMMEDIUS che si volge al portale preparandosi a un incantesimo: occhi chiusi, fronte imperlata di sudore e incomprensibili sillabe dalle labbra socchiuse.

Quinta vignetta: MPP di COMMEDIUS che recita l'incantesimo: occhi folli sbarrati, bocca spalancata a gridare parole magiche.


(...)

venerdì, luglio 06, 2018

Chi meNa per primo meNa due volte

Ed eccoci alle prime eroiche e violente presentazioni di N di meNare!

Appuntamento a Rimini dal 19 al 22 luglio p.v. in occasione di Riminicomix con i curatori dell'antologia Luca Mazza e Jack Sensolini, a cui si affiancherà Fabio Andruccioli.

Giovedì 26 luglio p.v. alle ore 19.00 mi aggregherò alla ciurma presso la fumetteria Kaleidon (via Abbati, Pesaro).

NoN maNcate!