sabato, aprile 28, 2018

Mediterranea

E’ possibile prenotare Mediterranea, antologia di racconti di sword and sorcery ambientati nel Mare nostrum, edita da Italian Sword&Sorcery Books, che sarà disponibile a partire dal 30 maggio p.v. in formato digitale su tutti i principali distributori online. Al suo interno potrete trovare tutti i più importanti autori di fantasia eroica italiana come: Donato Altomare, Alessandro Forlani, Enzo Conti, Adriano Monti Buzzetti, Alberto Henriet, Mauro Longo, Andrea Gualchierotti e Lorenzo Camerini, Andrea Berneskij, Francesco Brandoli e Riccardo Brunelli. Inoltre saranno presenti anche saggisti del calibro di: Enrico Santodirocco, autore di Conan La leggenda e Marco Maculotti di AXIS mundi. L’introduzione e la curatela è affidata a Francesco La Manno, mentre la copertina è stata realizzata da Andrea Piparo.

Il volume contiene la prima, inedita avventura della mia Arabrab di Anubi: Il Culto degli Abissi.



lunedì, aprile 23, 2018

Gruppo FantaTrieste e Trapezoedro Lucente

Da R'lyeh all'Altopiano di Leng, da Trieste a Pesaro la costa adriatica non è mai stata tanto weird. Ecco le foto di gruppo di due... "fantastici circoli letterari fantastici" che stanno cercando di combinare qualcosa per la narrativa di genere in questo paese.

FantaTrieste. Da sinistra a destra: Fabio Aloisio, Roberto Furlani, Simonetta Olivo, Jacopo Berti, Zeno, Sonia Chelli, Lorenzo Davia

Trapezoedro Lucente. Da sinistra a destra: Valentina Pucci (non visibile: stava scattando la foto!), Daniela Geraci, Fabio Andruccioli, Jack Sensolini, Gianluca Ciotti, Alessandro Scurti, me medesimo.

domenica, aprile 22, 2018

Down The Pit (complete novel)


Klaus Van Saar fired a burst in the dark tunnel ahead, his sister Elizabeta threw a grenade. A deadly-wounded Ratskin crawled out in a rattle, he smashed his skull with the stock of his gun.
«We are rich, eventually.»
He pointed his torch to the brown glyphs marked on a clay and rust architrave, the huge access to the dark soiled with scattered wastes. Of lifeless bodies of their men and most importantly those villain Rats.
«It seemed all too easy...» Elizabeta replied.
He angrily nodded her towards Tulp and Jacopa’s bodies on the ground, Hans slain, Jona and Werder riddled with bullets. Amongst dozens of enemies burnt from plasma and meltaguns, those sewer savages with machetes and autoguns.
«We are the only ones left. By the skin of our teeth.»
«I don’t think the treasure is hidden in this dump.»
«This pit is the deepest in this section of the Underhive.»
«Those drawings, what do they say?»
«Gods, marvels»
«And they use crap to paint them?»
«You know: Ratskin..»
They put their masks on, injected a dose. The poisonous sewage and acid juices in the dark tunnel, the entrails, the wastes did not damage the black fibres of the Van Saar’s suits. The grim bellow of a fan or a pump stunned them. Elizabeta observed the walls increasingly thick with signs and letters, bracing her combi-bolter while getting tenser and warier:
«What do you think we will find?»
«Rumour has it that the Rats hit a big score, the whole of Necromunda knows it: a robbery at the Apotecarion. One may expect some containers of supplies by the Militarum.»
«Never seen them pushing drugs. Weird, primitive.»
«The Ratskin care for dosh like everybody else. There we are.»
Klaus saw two red lights glimmering in the dark: like the lights of a warehouse or a safe door. His torch did not manage to light the tunnel up to that point. He thought hearing a noise under the bellowing of the fan and, the further he went, the more it sounded like a breath or a hiss. A persisting metallic clinking, a beat, a scrape. He raised his rifle, moved firmly forward, nodded at his sister.
Elizabeta was disgusted by a mauled corpse that the sewage reversed on the sewer side: it appeared to her the body of an elderly man in sacerdotal vestments.
A huge and monstruous rat, plagued and swollen with mutations, emerged from the dark and limped on towards them, with vials of chemical serum piercing his bowels and his spine. His pupils were burning of a mad red hunger, his meter-long sharp teeth dripping venom.
Klaus crazily fired his boltgun on that thing, Elizabeta hit it with a grenade: but bullets and splinters died on his skin, his sick and flaccid rose flesh instantly scarring over.
Another furious stupid burst broke the rings of the chain holding that abomination.
They seemed hearing a drunk chant of the Ratskin, praising to a prodigy and treasure of the abyss.

(traduzione dall'italiano all'inglese: Matteo Scrima)

giovedì, aprile 05, 2018

Klaus e Elizabeta (racconto completo)




Il buon amico Matteo Scrima ed io tenteremo la sorte in un contest della Black Library: 500 parole per pubblicare con Mamma GW! Oggi ho scritto il racconto (che in prima stesura contava 680 parole: l'Imperatore SA se ho faticato a ridurlo! Ma qui di seguito vi propongo la versione originale), ed entro il 10 di questo mese Matteo lo tradurrà e proporrà al concorso. Augurateci in bocca al lupo e... suggeriteci un titolo!
Klaus Van Saar tirò una raffica nel tunnel buio di fronte a loro, sua sorella Elizabeta buttò dentro una granata: le grida, i rantoli di Pelleratto in quella fetida oscurità. Un ferito strisciò fuori spargendo il suolo di sangue nero: un ragazzino sbarbato e sciocco coi tatuaggi del neofita. Levò lo sguardo, implorò pietà: voleva solo giocare al gangster...
Lui gli spaccò il cranio con il calcio del fucile, Elizabeta pestò il cadavere con i tacchi di cobalto.
"Siamo ricchi, finalmente!"
Klaus puntò l'alogena e il freddo fascio di luce azzurra su quei glifi disgustosi dell'architrave di argilla e ruggine, quei piloni di metallo nella parete di laterizi. Lettere e simboli incomprensibili che gocciolavano icore bruno. L'accesso immenso al passaggio oscuro sparso e sozzo di rifiuti, di corpi spenti dei loro uomini ma soprattutto quei Topi infami.
"Sei sicuro che sia qui? Mi è sembrato troppo facile", gli rispose Elizabeta.
Lui le accennò stizzito a Tulp e Jacopa freddati a terra, Haans sgozzato e Jona e Werner crivellati di pallottole. Fra decine di nemici arsi a plasma e multitermico, quei selvaggi delle fogne coi machete e le automatiche.
"Siamo gli unici rimasti. Per il rotto della cuffia."
"Divideremo in due parti sole: meglio, no? Ma io non credo che il tuo tesoro sia nascosto in questo cesso."
"È il loro covo."
"Lo pensi tu."
"Questo pozzo è il più profondo in questa zona dell'Underhive. E quei disegni..".
"Che cosa dicono?"
"Dèi, prodigi."
"E li dipingono con escrementi?"
"Pelleratto: sai com'è."
Indossarono le maschere, si iniettarono una dose. I liquami velenosi e i succhi acidi nel tunnel buio, gli arti amputati dall'esplosione che galleggiavano in un brodo verde, le frattaglie, le immondizia, non intaccavano il nero goretex delle tute dei Van Saar; gli antibatterici e repellenti che ne impregnavano le fitte fibre. Li stordì il muggito cupo di una ventola o una pompa, o un meccanismo di qualche genere che pulsava in quelle tenebre. Elizabeta osservava i muri sempre più fitti di segni o lettere, e imbracciava il combi-requiem più nervosa e circospetta.
"Cosa pensi troveremo?"
"Gira voce che i Topastri abbiano fatto il colpaccio grosso: lo sa tutta Necromunda, una rapina all'Apotecarion. C'è da aspettarsi qualche container di forniture del Militarum: stimolanti, Lho, ed Obscura per gli Ufficiali..."
"Non li ho mai visti spacciare droga. Sono strani, primitivi. Questo posto sembra un tempio."
"Ai Pelleratto interessa il gruzzolo: come a tutti, no? Ci siamo."
Klaus vide brillare due distanti luci rosse: come i lumi di un magazzino o di una porta di sicurezza. La sua torcia non rischiarava il corridoio fino a là. Gli sembrò di udire un raschio sotto il gemito della ventola, e quel rumore – più procedeva – più somigliava a un respiro o un fischio. Un insistito tintinnio metallico e uno sbattere e strusciare. Puntò il fucile, avanzò deciso, fece cenno a sua sorella.
Elizabeta esitò schifata da un cadavere sbranato che i liquami rovesciarono sulla sponda del canale: le sembrò il corpo di un uomo anziano, un Pelleratto dai crini grigi; dai monili e paramenti di uno psionico o sacerdote.
E poi quell'usta. Quel puzzo orrendo. L'affanno, un ansito e lo scalpiccio.
Un mostruoso e enorme ratto plagato e gonfio di mutazioni, con fiale verdi di sieri chimici che gli infilzavano il ventre e il dorso, affiorò dal fondo buio e arrancò contro di loro. Le pupille gli bruciavano di una folle fame rossa, i denti aguzzi di almeno un metro gocciolavano veleno. Spargeva al suolo una bava nera che fumava sul cemento, liquefaceva tombini e grate e condutture di metallo.
Klaus scaricò impazzito il fucile requiem su quella cosa, Elizabeta la centrò in pieno con la granata: ma i proiettili e le schegge gli si smorzarono sulla pelle, la carne rosa malata e molle che all'istante cicatrizzò.
Un'altra raffica, rabbiosa, stupida, spezzò gli anelli di una catena che tratteneva quell'abominio.
Sembrò loro di ascoltare un ebbro osanna dei Pelleratto, che inneggiava ad un miracolo e un tesoro dell'abisso.