venerdì, marzo 30, 2018

Tarocchi a colori

... ed ecco la versione a colori. Se per quelli in bianconero il modello di riferimento sono state le incisioni cinquecentesche (o quelle realizzate da Francisco Solé per lo pseudobiblium Le Nove Porte del Regno delle Ombre nel film The Ninth Gate), per questa versione mi sono ispirato ai classici Tarocchi Marsigliesi e il loro stile un-po' inquietantemente eppure deliziosamente naif.













giovedì, marzo 29, 2018

I Tarocchi di Thanatolia - mazzo e racconto completo














Hiram intinse il calamo nell'inchiostro di sambuco:
«Tieni un diario?»
«Informazioni: sono utili, le vendo.»
«Dovresti scrivere che falliremo» gli disse tetro Melkizedek.
«Una zingara ha predetto che riusciremo e saremo ricchi: lei di solito ci azzecca, tu sei mago da strapazzo.»
Proseguirono nel tunnel fino al portale di pietra nera, la fiamma tremula dei loro lumi schiarì le immagini scolpite in onice. C'era Colei Che Riabbraccia Gli Orfani e il Signore delle Ossa: si inchinavano, in catene, a un serafico vegliardo. Lo attorniavano figure, lo adoravano felici; lui vestiva i panni e i paramenti sacerdotali.
Hiram tastò smanioso la lastra scura scolpita e lucida per trovare marchingegni o una leva per aprire:
«Ho navigato sul Mortirreno, sono sfuggito ai corsari Tjarati, non frequento più il bordello da... saranno settimane: la penitenza mi ricompensa, ho trovato il suo sepolcro!»
«Il Giaciglio di San Paulus, se mai è questo» dubbiò Melkizedek, «è una delle tombe più sacre del continente. Profanarlo è un grave crimine, e vorresti...»
«Lo farò.»
«Verrò ad assistere al tuo supplizio, quando i preti lo sapranno.»
Il necromante voltò le spalle, lo lasciò solo, tornò nel tunnel. Hiram vide il fuoco della lanterna dell'ex compare allontanarsi e rimpicciolire in quel budello di oscurità.
«... e saresti uno stregone! Tu mi fai ridere, non hai le palle!»
Non gli rispose, tirava dritto.
Poi udì quel gemito, un lamento soffocato, vide spegnersi il suo lume e... che se ne accesero parecchi altri.
Affiorarono dal buio una dozzina di brutti grugni: torce accese, lame in mano e febbre d'oro negli occhi a mandorla:
«Balba Khan e i Lupi Verdi! Non vi avevano impiccato?»
L'enorme barbaro si slegò un cappio dalla cintura di cuoio e borchie, i suoi uomini ghignarono già gustandosi vendetta:
«Qualche piccolo infame uomo dell'Occidente ha creduto di fregare il Grande Maschio del Mar di Grano. Ha spifferato di suo rifugio, eh? Ma qualche piccolo sporco uomo che morirà, ora, non ha pensato che il Grande Maschio del Mar di Grano se ne fotte degli sbirri e beccamorti di Città Grande. Vengo a renderti il servizio.»
«Forse un giorno, fuori, al sole», Hiram si fece animo, «ora siamo in un sepolcro, siamo a caccia di bottino. Le nostre leggi mi garantiscono: finché si razzia non puoi toccarmi. O vuoi forse che si sappia che gli onorevoli Lupi Verdi non rispettano il sacro Patto di Torcia?»
I bestioni si guardarono come privati di una bistecca; il loro capo, «ahimè, miei cuccioli», li convinse a rassegnarsi.
«Aiutatemi piuttosto ad aprire questa porta: ce ne andremo tutti ricchi, altroché ripicche inutili!»
Il lastrone si spostò sotto i bicipiti di quei selvaggi: niente leve né ingranaggi, si sudarono l'accesso. Gargolle e demoni sull'architrave li guardarono beffardi: alla luce delle fiaccole, di quei riflessi corruschi e rossi, il loro ghigno di pietra nera sembrò ad Hiram un invito.
Il sepolcro di San Paulus, un'arca enorme piramidale, era attorniato di ceri bruni dall'aspetto disgustoso, che insudiciavano il pavimento di pozze calde di grasso umano. Ogni cero era consunto da una fredda fiamma azzurra.
«Ma è normale», tremò Balba, «ardano ancora da... quanto tempo?»
«È la tomba di un sant'uomo, è un miracolo divino», Hiram provò a convincersi. Si mosse cauto nel mausoleo ch'era saturo di puzzo, quell'odore nauseabondo di cadaveri bruciati. Non trovò i forzieri, gli ori, le reliquie che sperava: schiarì i pannelli di pietra lucida che ricoprivano le pareti, una vicenda terrificante di mille lune e di soli addietro:
«Queste sculture racconterebbero... non è possibile, è il contrario di tutto ciò che sappiamo! La Necromadre e il Signore d'Ossa non sarebbero...»
«... e se fosse?...»
Il coperchio del sepolcro tonfò a terra, spezzò i ceri. E il mostruoso maligno spettro di un sant'uomo degli déi fluttuò al soffitto con una tromba e una mannaia nell'altra mano.
Calò a terra, rise folle e strisciò contro di loro, trascinando il suo sudario in quelle pozze lattiginose:
«Sono segreti che marciranno nei corpi morti che diverrete. Vi userò come candele.»
Balba Khan balzò all'assalto, ma la bipenne fendette invano. Crollò al suolo a cuore esploso dal tocco gelido del fantasma.
Hiram, spalle al muro, fra gli altri barbari terrorizzati, pensò alla stronza di un'indovina che il giorno prima tirò le carte:
«Fortuna e gloria! Mio dio!», gemette
I Tarocchi, a Thanatolia, dicono solo tu morirai.


martedì, marzo 27, 2018

Il Manuale del Manuale del Dungeon Master


Quando ci si riunisce per giocare a un gioco di ruolo ognuno nessuno ha problemi a immaginare quale personaggio interpretare. Ma la vera domanda a cui dare una risposta è: chi fa il master?

Il master è il ruolo più delicato, il ruolo fondamentale per la riuscita di un gioco di ruolo. È un ruolo che può essere svolto solo da chi ha grande esperienza. Alessandro Forlani non ha solo esperienza di giochi di ruolo, ha esperienza di esperienza di master di giochi di ruolo. Le ha viste tutte, ha gestito ogni situazione e ogni tipo di giocatore. Ecco perché si è reso conto che, oltre al manuale del master, era il caso di scrivere un manuale del manuale del master. Per essere preparati a tutti quegli aspetti che, al di là delle regole del gioco, rendono un master di giochi di ruolo un grande master di giochi di ruolo.

Disponibile da oggi martedì 27 marzo su AmazonDelos e principali webstore.

sabato, marzo 03, 2018

Il Cammino di un Cavaliere - recensione di Raffaele Izzo

Disponibile in pdf, e.pub e on line sul sito Heroic Fantasy Italia il racconto Il Cammino di un Cavaliere; appartenente al ciclo Crypt Marauders Chronicles.

Copertina di Gino Carosini e recensione di Raffaele Izzo.

Questo che andiamo ad analizzare è il secondo racconto di un progetto, Crypt Marauders Chronicles, organizzato da Heroic Fantasy Italia, di cui parleremo spesso in questa rubrica. A mio avviso si prospetta come uno degli esperimenti più interessanti di questo 2018. 

Riservandomi un altro articolo sul progetto totale affronterò oggi il punto centrale che mi preme. Raramente nella letteratura italiana di genere contemporanea mi capita di imbattermi in uno scrittore che possieda uno stile personale e creativo. Il Forlani di questo racconto mi ha veramente stupito da questo punto di vista. Premetto (e chiedo venia, ma colmerò presto la lacuna) che non conosco altri suoi scritti.
 
Lo stile, dicevamo.  Come potremmo definire questa scrittura che si attorciglia su se stessa, si involve e poi esplode in un fuoco d’artificio di retorica barocca adattata ad un uso moderno? Si sente nell'autore la padronanza di quello che noi chiamiamo Espressionismo Astratto: il linguaggio si fa materia viva, ne sentiamo la matericità, sino ad arrivare a percepire il puzzo e gli orrori di questa terra dei morti che si snocciola pian piano davanti a noi.  Questo presuppone una cultura letteraria italica che arriva lontano, in quegli esperimenti linguistico-materici, che, da Arbasino e Gadda, vanno indietro sino al nostro Barocco e Medioevo. E poi l’uso sapiente di ripetizioni e concatenazioni. Basti l’incipit per apprezzarlo in questo poco spazio:

Markus Ahler si spogliò dell'armatura cesellata, la insaccò di corde e iuta e la nascose fra le fronde, fra i rami neri e ritorti e grossi dei cipressi secolari. Tenne lo scudo, la spada e l'elmo posati al tronco di fianco a sé.
Ancora un breve passo per sentire il ritmo della scrittura, le sue onde labirintiche:
Quella marmaglia guardò all'oceano di pietre morte, croci ed obelischi che si estendeva per miglia orrende nella nebbia a pie' del colle, la sconfinata ed eterna tomba del Continente degli Inumati. Quei cancelli e scale e pozzi che scendevano alle cripte, gli accessi infidi dei mausolei, quelle chiocciole ritorte, rassomigliavano a fauci e gole mai satolle di imbecilli, studiosi illusi e predoni avidi di segreti e di reperti. Ori improbabili ed argento e perle scintillavano alle Lune, e ammiccavano agli stolti dalle tane dei soprofagi. Libri antichi, pergamene, gli incunaboli e grimori scricchiolavano nei feretri fra le falangi dei saggi morti: l'inconfutabile ed estrema prova di certe inutili filosofie. Ogni pensiero illazione e tesi e i sillogismi di Thanatolia precipitavano agli abissi gelidi e ineluttabili della morte, la cancerogena assiduità del demoniaco e il maleficio. Benché i mari si accanissero sulle spiagge del Continente, quasi volessero allontanarlo dal mondo sano, vivente e diurno, ciononostante - si disse Markus: sempre stupito dei suoi compari - ecco uomini, a milioni, che vi accorrono infoiati... benché incupiscano e rabbrividiscano all'evidenza di questo nulla. Io non sono uno di loro?
Il racconto è un crescendo di emozioni sempre più addentro in questo incubo orrorifico. Ma il fascino che ne traspare non è tanto legato all'esito della vicenda, quanto all'estro affabulatorio, al trascinarci sempre più nelle crepe della materia viva di questo mondo putrido e folle. Aspettiamo con trepidazione altri racconti dalle tombe dei morti …

Raffaele Izzo