mercoledì, maggio 31, 2017

Propulsioni d'Improbabilità sui webstore e in libreria



"Propulsioni d’improbabilità è un’antologia di fantascienza sia contingente che siderale, sia quotidiana che assoluta, che non scende a patti con il realismo (per nulla disprezzato) anche quando lo tocca da vicino. È per sua natura improbabile, ed è amica della patafisica, «scienza delle soluzioni immaginarie (...) I racconti che leggerete hanno legami invisibili tra loro che non sono stati mai voluti né decisi: lunghi e brevi, più o meno narrativi, immediatamente fantascientifici o più duri da scavare nel loro guscio fantastico, tutti i racconti esorcizzano tensioni narrative sottostanti, rivelano politiche, muovono critiche sociali, attraversano disturbi e ossessioni, mettono sul piatto felicità malinconiche o illuminate, psicologie pubbliche e oscurità private, timori storici e paranoie. Non resta che lasciarli parlare."

(dalla prefazione di Giorgio Majer Gatti)


Alephzed, di Lukha B. Kremo
ll cancellatore, di Gianluca Morozzi
Pensione Indiana, di Italo Bonera
Gli uomini sui cavalcavia, di Alessandro Vietti
La marcia delle chimere, di Dario Tonani
In quel punto preciso, di Paolo Zardi
Quasi primavera, di Emanuela Valentini
ZS4, di Stefano Massaron
Infodump, di Andrea Viscusi
La variabile del dolore, di Maico Morellini
Prototipo sperimentale numero 3, di Miki Fossati
Santa cenere, di Gianni Tetti
Il questionario, di Anna Feruglio Dal Dan
Emoticonio, di Alessandro Forlani
I pesci non hanno la febbre, di Chiara Reali
Il paese uguale, di Emanuele Kraushaar
Maja, di Giovanni De Matteo
God’sLoveFightin’InDreams Blues, di Giordano Meacci

Da oggi disponibile in libreria, su Amazon e altri webstore!

mercoledì, maggio 24, 2017

Xpo Ferens - recensione di Valentina Capaldi

Recensione di Valentina Capaldi dal blog "Libri miei e degli altri"


Xpo Ferens, che poi sarebbe più o meno Cristoferens, dato che le prime tre lettere sono greche, è un piccolo romanzo di Alessandro Forlani edito da Acheron Books. Come tutti i libri di questo editore il numero di caratteri è volutamente limitato, perciò forse è più appropriato parlare di racconto lungo - e non solo per la lunghezza, eh. Si tratta proprio di una questione strutturale.

Al di là di questo, è comunque un testo completo e piacevolissimo che mischia Cristoforo Colombo e Lovercraft. Detta così sembra bizzarra - e un po’ lo è, in effetti - però l’idea è molto buona e scivola via liscia: quasi dieci anni prima del viaggio verso le Americhe, Cristoforo e il fratello Bartolomeo si imbattono sul mare in una banda di pirati saraceni a capo dei quali c’è il temibile Abdul Alhazred, che è il famoso arabo pazzo autore del Necronomicon. Per una serie di circostanze, i fratelli Colombo entrano in possesso della rotta per un altro mondo che l’arabo vuole assolutamente raggiungere e così, sotto minaccia, costringe i due ad armare una nave per condurlo in quel luogo di follia.

Credo che la più grande peculiarità del romanzo sia il linguaggio dell’autore. Io non avevo mai letto nulla di suo prima d’ora, perciò sulle prime mi sono detta: "Ma che cosa sto leggendo?". Perché, per farvi un esempio, ci sono frasi di questo tipo: Il diario tonfò dal tavolo sull'assito inumidito (…) è lo strepito di un incubo e il pispiglio dell’oceanoPoi andando avanti mi sono resa conto di quanto comunque il testo sia scorrevole e, sopratutto, mi sono resa conto che il linguaggio è costruito per essere coerente con la storia e con l’epoca, il che è molto, molto lodevole. Devo dire che in tutti i libri di Acheron finora ho trovato questa grande attenzione al linguaggio, decisamente un punto a loro favore.

C’è però sempre questo strettissimo limite dei caratteri che porta gli autori a dover necessariamente sorvolare su diversi aspetti dei personaggi e della trama che invece sarebbero interessanti da approfondire. Anche in questo romanzo molti dei passaggi sono lasciati alla fantasia del lettore, quasi come se l’autore avesse dovuto limitarsi alle parole essenziali e abbandonare tutte le altre. Comunque sono scelte editoriali, quindi non ne discuto oltre. 

Ripeto che il testo di per sé è completo, soddisfacente e interessante e, come al solito, la prova che in Italia ci sono autori del fantastico assolutamente pregevoli.

lunedì, maggio 22, 2017

Xpo Ferens - recensione di Antonella Romaniello

Recensione di Antonella Romaniello dal sito Horror Magazine

Xpo Ferens è una rocambolesca fuga che conduce da un inferno all'altro, un'incredibile avventura in cui sangue e budella tracimano dalle balaustre di una nave in tempesta, un’ambiziosa ricerca nel buio della notte rischiarato dal mare in fiamme.

E Alessandro Forlani ci fa partecipi di questo viaggio. Con una scrittura furiosa, senza che sia mai possibile tirare il fiato, trascina il lettore nell'ignoto popolato da arabi pazzi, squadroni dell’Inquisizione, ciclopiche architetture lovecraftiane e spaventose creature. L’autore, attraverso un registro linguistico ricercatissimo, è capace di disegnare immagini di incredibile forza visiva che stupiscono e affascinano.

Protagonisti del romanzo sono Cristoforo Colombo e suo fratello Bartolomeo e dunque il tema non può che essere la ricerca. Dio, il Diavolo, un mondo nuovo, un mondo antico, la salvezza o la dannazione, la voglia di scoprire è più forte di qualsiasi affanno o orrore e si naviga quindi attraverso l’oceano che si fa terra e poi di nuovo acqua e poi di nuovo terra, guidati dall'asteride e l’occhio, tra continui salti spazio-temporali, sempre credendo di essere ormai sopraffatti e sempre sapendo di non essere ancora perduti.

Altro tema principale del romanzo è  l’orrore cosmico lovecraftiano, Cristoforo e Bartolomeo si addentrano in un mondo sconosciuto e folle, dominato da creature aliene, le stesse che abbiamo già conosciuto in M'rara. Una mitologia lovecraftiana personale, adattata al particolarissimo stile dell’autore, eppure mai dissacrata.

Xpo Ferens è un libro complesso, stilisticamente perfetto e ricco di citazioni, in cui convergono diversi generi. Decisamente consigliato. 

giovedì, maggio 18, 2017

Xpo Ferens - intervista con Diletta Crudeli

Un'intervista con Diletta Crudeli dal blog "Paper Moon"
Xpo Ferens si apre con un giovane Cristoforo Colombo che insieme a suo fratello Bartolomeo viene catturato da una ciurma di terribili pirati saraceni. Il tuo romanzo ha quindi una collocazione storica ben precisa, ed entra nel territorio dell'ucronia. Cosa ti ha spinto a scegliere questo soggetto e questo preciso periodo storico?
Xpo Ferens è stato una commissione: Samuel Marolla di Acheron Book mi ha chiesto l’anno scorso un romanzo storico-weird su Cristoforo Colombo che, dato il protagonista, avrebbe forse potuto interessare anche il mercato statunitense (la promozione di narrativa di genere italiana all'estero è infatti una mission della casa editrice).
Ho letto il tuo romanzo fresca della visione della serie tv Taboo, dove Tom Hardy interpreta un avventuriero creduto disperso in Africa che torna a Londra nel 1814 per rivendicare ciò che ha passato. Ho trovato diversi punti in comune, sopratutto quell'atmosfera weird, che personalmente adoro, che in entrambi i casi è collocata in un periodo di grandi scoperte e cambiamenti.  Una scelta che lascia tutto all'immaginazione del lettore. Il genere weird ormai è forte sulla scena narrativa, qual è per te la ragione del suo successo? 
Il lettore la cui immaginazione non sia stimolata da viaggi in terre esotiche, avventure in epoche “eroiche”, sentimenti estremi quali il desiderio di vendetta e atmosfere weird in effetti farebbe meglio a dedicarsi a manuali di tecnologia delle costruzioni. Circa la fortuna del “genere” purtroppo sono pessimista. Poiché il weird ha le caratteristiche per interessare lettori di molti altri generi (horror, fantasy, fantascienza ecc.), ma si propone toni, tematiche e argomentazioni non politically correct, non vorrei diventasse (o sia già diventato?) l’alibi di un pubblico molto numeroso al botteghino quanto dozzinale nei gusti o la formazione culturale per fruire del fantastico senza essere tacciato di inconsistenza o infantilismo. Quanti attuali lettori di fatine cattive sarebbero in grado di affrontare i racconti di Gustav Meyrink o il Roal Dahl di Kiss Kiss?
Xpo Ferens si inserisce in una prospettiva del tutto originale all'interno del Ciclo di Cthulhu. Sentir riecheggiare il mantra Cthulhu fhtagn su una nave saracena non è cosa da poco, e trovare Abdul Alhazred, l’autore del Necronomicon, è stato un colpo al cuore. Che rapporto hai con il pantheon lovecraftiano? Pensi che possa essere declinato in nuovi infiniti aspetti?
Lovecraft è fra i miei principali autori di riferimento, e considero ormai alcuni miei lavori partecipi dei Miti di Cthulhu allo stesso modo dei contributi degli emuli, corrispondenti e contemporanei del Maestro di Providence (o almeno: tale è la mia intenzione; posteri e lettori giudicheranno se ho raggiunto lo scopo che mi sono prefisso!). Cerco perciò di costruire la mia mitografia lovecraftiana in modo coerente. Un esempio: le creature mostruose che troviamo in Xpo Ferens sono protagoniste di un racconto fra i migliori che a oggi penso di aver scritto e pubblicato (M’rara, nella collana Robotica.it di Delos Digital e nel numero 3 della rivista Parallàxis). In quel racconto le troviamo nell’Italia degli anni ’30, nel romanzo scopriamo la loro origine e natura. Lo stesso vale in un certo senso senso per i Quanticomanti (o stregoni quantistici) protagonisti dei Senza-Tempo, la cui storia segreta e le cui caratteristiche sto ricostruendo come un puzzle – dall'antico Egitto alla Via Lattea del XXVII secolo (vedi il romanzo Eleanor Cole delle Galassie Orientali). Credo che ciò risponda alla domanda su possibili nuove declinazioni…
Questo è un romanzo horror, ma come ho già detto ho trovato diverse sfumature della letteratura weird (e new weird magari), e ho visto che i tuoi precedenti romanzi spaziano dallo steampunk allo sci-fi (e con I senza-tempo hai vinto il Premio Urania nel 2012). C’è un genere al quale sei maggiormente legato? Il passaggio alla narrativa horror è stato inevitabile?
La fantascienza sociale (quel tipo di narrativa cui è dedicata la collana Futuro Presente di Delos Digital, a cura di Giulia Abbate e Elena di Fazio, quest’anno candidata al Premio Italia) è il genere che mi preme di più, ma scrivo molto volentieri allo stesso modo steampunk, fantascienza militare e sword & sorcery. Tuttavia una delle caratteristiche principali della mia narrativa è la totale contaminazione (che in alcuni casi, specie nel romanzo Premio Urania, disturba i lettori “di genere” più rigorosi o dovrei dire addirittura dogmatici e conservatori). Non mi sento di aver mai compiuto un “passaggio inevitabile” alla letteratura horror, poiché non credo affatto di scrivere horror.
Qual è la tua dieta letteraria (e cinematografica o qualsiasi cosa ti sia di ispirazione)?
È una dieta molto disordinata. Innanzi tutto la poesia: quella italiana medievale (Alighieri, gli Stilnovisti), quella spagnola del Siglo de Oro (GongoraDe Quevedo), quella anglosassone del primo Novecento (YeatsEliot, Pound). In narrativa mi sento debitore allo stesso modo tanto nei confronti di un Landolfi, CalvinoDon DeLilloFlann ‘O BrienFitzgeraldTolkien, Lovecraft (per citare alcuni autori di letteratura “alta”) quanto verso abili mestieranti quali Bill King o Dan Habnet e romanzacci e antologie ispirate a giochi di ruolo. Ovunque ci sia qualcosa da imparare, ne approfitto. Riguardo al cinema, altra mia principale “lettura”, innanzi tutto Sergio LeoneStanley KubrickMartin Scorsese e Quentin Tarantino. Non posso poi prescindere dalla graphic novel, con autori quali Mignola, MoebiusMillerMazzuchelliBreccia e l’opera omnia di Moore.
Quale pensi sia il quadro della narrativa di genere in Italia? Hai alcuni autori da consigliarci?
La narrativa di genere in Italia gode di ottima salute. A chi si lamenta dell’eccessivo dilettantismo, del fatto che l’avvento dell’ebook e la pratica del selfpublishing abbia riversato sul mercato troppo materiale di pessima qualità rispondo che se guardo al “mitico” modello americano delle riviste degli anni ’20 e i decenni successivi, o a certe pubblicazioni corsare in ciclostile che oggi consideriamo come stele di Hammurabi della fantascienza, tanto e tale fermento è un segnale solo positivo. Come al solito sarà il tempo e saranno i lettori a distinguere il proverbiale grano dall’altrettanto proverbiale pula. Da laureato in lettere prima di approdare alla narrativa e scrittura di genere ho frequentato l’editoria mainstream, quella che si propone di fare e divulgare la narrativa “vera”, “seria” e altri in questo caso risibili aggettivi. Ciò che mi ha allontanato da quell’ambito è stata la pessima tendenza da più parti a fare gruppo, circolo, salotto autoreferenziale. Mi illudevo, nella narrativa e editoria “di genere”, di poter tornare a respirare un’aria più leggera, meno asfittica e per certi aspetti più propositivamente anarchica, ma devo purtroppo constatare anche qui gli stessi atteggiamenti. Soprattutto certi blog e blogger svolgono la stessa funzione delle terrazze o le ville al mare e i mammasantissima del mainstream. Ma, per dirla con un verso di W.B. Yeats, “non siamo che donnole in lotta in una buca”: sono bisticci miserabili che possiamo e dobbiamo smettere; maturare la mentalità “ma a me mi piace scrivere” in maggiore impegno e più chiara consapevolezza del ruolo e le possibilità della narrativa fantastica. Riguardo gli autori: nell’ambito del weird, così su due piedi e per recenti letture, direi Samuel Marolla (e non perché è l’editore di Xpo Ferens!), Lorenzo DaviaRiccardo ColtriGraziano VersaceDanilo Arona, Maico Morellini… Non finirò mai di raccomandare la lettura, tuttavia, di un assoluto maestro italiano della narrativa fantastica ingiustamente pochissimo frequentato: Tommaso Landolfi.
Sei già pronto a per una nuova avventura? C’è qualche nuovo progetto di cui ci puoi parlare?
In autunno ho in programma un’antologia di dieci racconti sword & sorcery, collegati tra loro come capitoli di un romanzo, ambientati in una fantasy Età del Bronzo e la cui protagonista è una maga e assassina egizia devota al dio Anubi. Nello stesso periodo dovrebbe uscire l’edizione cartacea integrale della saga steampunk Clara Hörgiber e l’Invasione dei Seleniti e, fino alla fine dell’anno, altri racconti fantasy, dell’orrore e di fantascienza in varie riviste e antologie.
Domanda di rito (ho una piccola fissazione con l’argomento). In caso di possibile viaggio nel tempo dove/quando sei diretto e come ti camuffi nel caso tu non debba essere scoperto?
Tornerei volentieri nell’Europa degli anni fra la seconda metà-fine del XVII secolo e la prima metà del XVIII. Come travestimento niente di meglio di una di quelle magnifiche parrucche con infiniti boccoli in uso in quel periodo!

Il Grande Avvilente - recensione di Marco Stabile


Recensione di Marco Stabile dal blog "Argonauta Xeno"

Non è facile parlare di un libro di Alessandro Forlani, tanto meno due in uno stesso post! E lo è ancora meno se dalla lettura del libro è passato troppo tempo, sufficiente a cancellare le impressioni a caldo che di solito alimentano le mie prime stesure. Cionondimeno, mi cimenterò nell'impresa, sperando di non perdermi troppo per strada... e di non perdere nessun lettore.



I due romanzi di cui voglio parlare oggi sono Tristano e Agnes. Il primo, se non erro, è anche il primo romanzo pubblicato dall'autore, edito inizialmente da Joker Edizioni e ripubblicato prima da Edizioni Imperium, poi da Delos Books nella sua collana digitale. Agnes, invece, che ne è il seguito diretto, è stato pubblicato direttamente in digitale, prima per Edizioni Imperium e poi per Delos.

Agnes è anche uno degli ultimi romanzi pubblicati da Forlani, nonostante sia stato scritto poco dopo il primo. Ci troviamo quindi davanti alla peculiarità di un libro che come maturità autoriale, se si può dire, precede di alcuni anni i titoli più recentemente introdotti sul mercato, come Eleanor Cole delle Galassie Orientali, per esempio, o il nuovissimo Xpo Ferens, uscito per Acheron Books.

Per capire di cosa parlino questi due libri, vorrei adottare l'approccio diretto. Prendete un tipico romanzo fantasy classico, di quelli in cui vi è un Paese assoggettato a un Regno forte e oppressivo, un totalitarismo, se vogliamo, o se preferite un governo di quelle belle distopie del secolo scorso, che controlla la vita dei cittadini per mantenere un sopportabile status quo. Nella fattispecie, in questo mondo la felicità è bandita, e per una ragione ben peculiare: come forma di prevenzione dalle delusioni, dalle disillusioni e da quanto di brutto può capitare nel corso di una vita ordinaria. Questo Regno è situato geograficamente in un'isola lacustre, difesa da terribili mostri acquatici, e da lì si dipartono gli Avvilenti, i funzionari governativi che hanno il compito di mantenere la sua stretta sul popolo, avvalendosi della forza di bruti orcheschi, gli Uominineri. Come si può facilmente ipotizzare, in qualche punto del Paese la forza del Regno viene messa in discussione e spuntano dal nulla alcuni Eroi, decisi a sollevare gli oppressi e soverchiare il Regno. E questi eroi, i buoni della storia, non potranno che vincere, giusto?

Ecco, questo è più o meno il contesto in cui si muovono Tristano, Grande Avvilente del Regno, Otre, il suo Uomonero, e Agnes, una cittadina che per qualche ragione ha più a cuore la mesta tristezza che offre il Regno che la speranza di felicità. I tre protagonisti sono, secondo il nostro metro di giudizio, i cattivi della situazione. E questo è un rovesciamento molto interessante della prospettiva. Questa infatti non è la storia di come gli Eroi sovvertono il sistema e liberano le genti, così come non è la (contro-)storia degli Antieroi atipici che alla fine combattono anch'essi una qualche forma di male, bensì quella dei cattivi, i villain secondo il nostro metro di giudizio, che devono affrontare questa rivolta. E non si tratta di macchiette. Tutti e tre hanno una storia e delle motivazioni per cui si trovano invischiati nella tela di un Regno, di cui peraltro ciascuno ha una differente visione, dovuta ai suoi trascorsi non proprio rosei.


Il vero protagonista è forse proprio questo Regno, presenza oscura che domina entrambi i libri, sia come entità politico-geografica, sia perché insita nel cuore e nel modo di pensare e agire dei personaggi. La cosa più vicina alla sensazione che mi hanno lasciato questi due libri è forse il Gormenghast di Mervin Peake, se mi è concesso l'accostamento. Certo, tolti il lirismo e la momentanea leggerezza di cui qui non c'è traccia. Il Grande Avvilente è una lettura greve e ostica, anzi, che incarna alla perfezione lo spirito oppressivo e la centralità assolutistica del Regno. Su queste pagine volteggia una generale disillusione e pian piano ci si convince che il premio, comunque vada, sarà latore di poca gioia. Spesso narrazione è ostinata, quasi a ricreare mediante le parole l'assurdo burocratismo degli Avvilenti. Assurdo, però, solo nella misura in cui viene portato all'estremo, perché a me sembra che qualche emanazione del Regno sia possibile subirla anche nella nostra realtà quotidiana, purtroppo, dove basta una pratica o piccola sfortuna a suscitare inquietudine e sconforto, piuttosto che immaginare un occhio infuocato sulla cima di una montagna dimenticata. Questo, ecco, è il fulcro dei due romanzi, che spero di avere spiegato in maniera adeguata, e attorno a esso si muovono Eroi, Uominineri, Avvilenti e tutto il resto della masnada.

sabato, maggio 13, 2017

Xpo Ferens - recensione di Scrittori Indipendenti

Recensione di Scrittori Indipendenti dal blog "Infiniti Mondi"

Ci sono casi nei quali una sinossi non lascia scampo al potenziale lettore, costringendolo a gettarsi immediatamente nella lettura, senza se e senza ma. Xpo Ferens di Alessandro Forlani nel mio caso ha avuto questo potere. 

L’epoca delle esplorazioni navali su larga scala, personaggi del calibro di Cristoforo Colombo e dell’Arabo Pazzo, autore del Necronomicon, sono stati troppo allettanti per non mollare tutto e intraprendere immediatamente l’avventura della lettura. 

Si tratta di un romanzo breve, un centinaio di pagine in tutto, ma denso di avvenimenti e trovate interessanti. I 4,49 Euro del prezzo di copertina potrebbero apparire ad alcuni un po' eccessivi per un racconto lungo, ma l'originalità a mio avviso merita questo contributo. Il prodotto è confezionato bene, bella cover, impaginazione ed editing ineccepibili, cosa che non dovrei neppure segnalare visto che il testo è prodotto da una casa editrice, ma che invece non si può più dare per scontata, neppure al cospetto di editori anche di maggiori dimensioni. Ma torniamo al contenuto che è quello che maggiormente ci interessa scoprire: la vicenda, che prende appunto spunto dal vissuto reale di Colombo, presenta sin da subito scenari epici e bizzarri, nei quali il misticismo dell’epoca, la paura dell’ignoto e la violazione delle sacre leggi dell’Inquisizione, si mescolano originando un’avventura mozzafiato.

Il ritmo si fa sin da subito incalzante, e i personaggi catturano l’interesse del lettore grazie alle loro peculiari caratteristiche. L’ambientazione marinara e portuale è molto ben resa dal Forlani e riesce a catapultarci in un mondo dal sicuro fascino e dalla pericolosità palpabile.

Mano a mano che la "magia" prende il sopravvento, con il dispiegarsi di forze che vanno oltre l’umana comprensione, ci troveremo a confrontarci con scene visionarie molto suggestive, anche se alcune, a mio avviso vanno un po' "troppo oltre", generando qualche problema nel seguire lo svolgersi degli eventi. Del tutto particolare infatti risulta anche la prosa adottata dall'autore per imbastire il suo racconto, con l’utilizzo di termini desueti e con una costruzione delle frasi volta a evocare testi antichi, che inizialmente spiazza e che nei momenti di maggior enfasi narrativa tende a rendere piuttosto caotiche le scene.
 
Ad ogni modo tale scelta stilistica risulta a mio parere calzante e ben orchestrata nella maggior parte del testo.

In conclusione ci troviamo innanzi ad un autore con solide basi e dal curriculum di tutto rispetto (date un'occhiata alla sua bibliografia), non certo ad un novizio, e ciò risalta non solo da questi artifici "tecnici" ma anche dal ritmo imposto alla narrazione e dai dialoghi, che seppur ridotti al minimo, risultano sempre ficcanti e finalizzati a caratterizzare meglio i personaggi.

Un bel 7 pieno è il mio voto finale, con un paio di considerazioni finali. La prima riguarda i consigli per gli acquisti, ossia l’indicazione che il testo non mi pare adatto agli amanti dello "scriver facile", la seconda sulla casa editrice Acheron Books, la quale, a mio parere, merita di essere tenuta sott'occhio in quanto capace di annoverare fra le proprie fila alcuni fra i migliori autori del fantastico in circolazione.

martedì, maggio 09, 2017

Xpo Ferens - recensione di Zeno Saracino

Recensione di Zeno Saracino dal blog "Cronache Bizantine"

XV secolo, al largo dei mari di sua maestà di Spagna. Cristoforo Colombo e suo fratello, Bartolomeo, sono di ritorno da una navigazione tanto difficile quanto infruttuosa. La notte non porta consiglio, ma l'attacco di pirati saraceni: la nave affonda, i marinai vengono trucidati e la coppia prigioniera è presentata al capitano, un arabo rinsecchito e tatuato, lo sguardo folle: è Abdul Alhazred, autore del lovecraftiano Necronomicon. Cristoforo e Bartolomeo sfuggono – a stento – naufragando sulle spiagge di un'isola sconosciuta, non segnata sulle carte. Qui le distanze si contorcono e mutano, il tempo non segue le leggi naturali: l'isola nasconde infatti un vascello alieno, una caravella che oggi definiremmo astronave. A bordo, un attonito Cristoforo vi scopre i portolani ingialliti per navigare al di là dell'oceano, verso una Tierra all'intersezione tra i mondi, un non-luogo di cosmica intensità. Pasticciando con i comandi, i due vengono teletrasportati in Spagna e per poco non vengono accoppati dall'Inquisizione: è solo l'intervento provvidenziale di Abdul a salvarli, offrendo loro come condizione di fuga proprio la navigazione verso quei lidi maledetti al di là dell'Atlantico che i due hanno appena scoperto. E' l'inizio di un allucinante viaggio per mare...

Le ambientazioni tra '400 e '500 sono ancora poco sfruttate. Le imprese marittime dei portoghesi nel '400 meritano una storia a sé, tanto sono avventurose e sanguinose: non a caso nel XV secolo la “letteratura di naufragi” diventava un vero e proprio genere a sé stante, a significare l'estrema pericolosità dei viaggi dell'epoca. La scoperta dell'America, le avventure dei conquistadores, i perigli del mare aperto, le fantasticherie mostruose di dotti e profani dell'epoca: è ancora, gioco di parole inevitabile, terra inesplorata. Hic sunt dracones

Il romanzo breve di Forlani s'innesta su questa solida base, intessendo nella lingua e nell'ambientazione motivi e modi di parlare dell'epoca. Difficilmente si potrebbe scambiare il Cristoforo di Forlani per un eroe hollywoodiano, o per una qualche maldestra reinterpretazione moderna. Certo, non mancano alleanze tra personaggi improbabili, riflessioni morali inevitabilmente troppo “contemporanee”, azioni eroiche, specie nel finale, degne dei Pirati dei Caraibi. 

Pur con queste concessioni a una narrativa da pulp che mira a ingraziarsi il lettore, i protagonisti agiscono e si comportano conformi agli albori dell'età moderna: lo stesso Cristoforo è un degno rappresentante della sua razza, un cocktail micidiale di brama di guadagno, missione religiosa, ansia di esplorazione e commercio. Quando nell'antefatto Cristoforo e Bartolomeo visitano la nave aliena, intuiscono immediatamente la sua funzione, la correlano con semplici metafore all'utilizzo di una caravella. Un mezzo per navigare come un altro, solamente destinato a destinazioni e acque più oscure e terribili, degne dell'Ulisse dantesco.

La ciurma selezionata da Cristoforo per questo viaggio all'inferno è decisamente meno sfumata psicologicamente, una posse formidabile di guerrieri, l'uno più bizzarro dell'altro, una collezione di veterani con cicatrici e armi improbabili. Siamo qui, con tutte le accezioni positive possibili e immaginabili, nel campo della narrativa pulp di puro intrattenimento, essenziale goduria di strafottenza marziale e battute a fil di spada. La positiva impressione è di un fumettaccio volutamente esagerato, pompato oltre ogni limite. Possiamo così leggere di una “zingara tatuata” muta ed esperta di magia bianca, contrapposta ai torbidi delle necromanzie di Abdul. La gitana va a letto con un personaggio altrettanto pittoresco, Deodato da Chiavari:

«Se accettate una donna a bordo ci avrete entrambi, compatriota: sei di Genova, ho ragione? È un accento che scalda l'anima!», sorrise l'energumeno. Ovvero stirò il taglio che lo segnava da guancia a guancia in un'orrida cordialità. Quella protesi-balestra che gli armava il braccio destro, mutilato sotto il gomito e avvoltolato di bende sozze, era lucida ed oliata di efficienza micidiale. L'armatura fino all'inguine, quelle strisce di ottone e cuoio, gli sembrarono trattenere un'inaudita violenza. Il tatuaggio su una spalla, BALISTARIVS SEMEL SEMPER, dava a intendere una fede e una ragione di vita.

Leggendo di un balestra a ripetizione sul moncherino e di un “energumeno” il pensiero corre subito a Berserk, non a caso ambientato in un fantastico '500 e al cannone portatile di Gatsu. Sullo stesso filone, incontriamo Aykan e Menas, rispettivamente un turco e un bizantino: i due nemici si sono giurati reciproca vendetta e navigano i mari intenzionati l'uno a vedere per primo la morte dell'altro. Sono infatti questi i termini del contratto che siglano con Cristoforo, che può certo rassicurarli delle forti probabilità di morte del viaggio! 

«Voi due, messeri: avete udita la mia proposta?»
«Creta, i Dardanelli, non conobbero miglior pilota...», il turco sbadigliò.
«... sa i segreti del Mare Indiano come fosse il suo ombelico.»
«Siete gente valorosa: non vorrete marcire qui.»
«Ci stavamo riflettendo: e un'impresa allettante.»
«Torna ricco, chi torna vivo.»
«Il bottino non ci interessa. Dite: c'è pericolo?»
«I molti rischi di un viaggio incerto.»
«Siate franco,» insistette il bizantino, «è probabile si muoia tutti.»
«Se Dio vuole la scamperemo. Vi confesso, però, che si tratta di un'avventura che non è granchè cristiana.»
«In questo caso saremo entrambi dei vostri.»
«Mi fa piacere trovare gente di cuore e fede! Non appena mio fratello trovera una caravella vi...»
«Vorro esserci», il turco lo interruppe, «quando lui morirà: vorro esserne sicuro.»
«Non potro avere pace», giuro il bizantino, «se non sapro che e sepolto; è necessario si parta insieme!»
Cristoforo, sbigottito, strinse a entrambi la mano... 

Il frammento qui presentato è una buona prova dell'abilità dialogica di Forlani: il background e il carattere del bizantino e del turco vengono trasmessi senza muri di testo, niente più che in un botta e risposta agile e sconnesso, dove alle domande di Cristoforo seguono le pigre risposte dei due marinai, persi nei reciproci pensieri di vendetta. Una risposta viene completata in una domanda, una riflessione troncata da un'imprecazione, una richiesta da un obbligo. Un dialogo realisticamente sfilacciato, con quel senso musicale caratteristico dei vecchi linguaggi dell'oralità.

Lo stile di scrittura di Forlani è ormai noto, ne avevo già scritto nelle precedenti recensioni.  Xpo Ferens ammorbidisce e smussa alcune asperità dello stile, senza tuttavia abbandonare la sperimentazione di vocaboli e verbi all'attivo che aveva caratterizzato le opere precedenti. La scrittura eccelle nelle descrizioni, nelle scene d'azione, negli disvelamenti dell'orrido e del weird: tentenna però quando si tratta di descrivere situazioni quotidiane, o semplici informazioni ambientali. I mostri biomeccanici presenti ad esempio in Eleanor Cole fanno qui una comparsata, come la ciurma zombi di Abdul: il linguaggio caratteristico di Forlani è inevitabilmente mischiato con l'elemento lovecraftiano, l'uno non si potrebbe realizzare senza l'altro. In altri casi, tuttavia, quando si tratta ad esempio di abbreviare un passaggio per passare direttamente alla scena voluta, o si tratta di scrivere qualcosa di banale, l'abuso di verbi in rapida successione o di aggettivi elaborati risulta terribilmente artificioso.  Ugualmente ambiguo l'uso del corsivo, a volte azzeccato per evidenziare l'inquietudine della situazione, altre volte davvero troppo presente, troppo enfatico. Senza dubbio già Lovecraft compiva miracoli con un corsivo azzeccato al posto giusto, ma il suo uso andrebbe subordinato a una corretta alimentazione di tanto in tanto, senza esagerare. Il mio dilemma con l'uso del corsivo, così come con i dibattiti sui caratteri e altri elementi formali di “aspetto della pagina” derivano dalla mia convinzione che chi scrive debba anche saper parlare: si può sottolineare il corsivo sfumando la voce in una lettura pubblica, ma troppo corsivo risulta impossibile da rendere in una lettura che non sia “silenziosa”. 

Impossibile discutere l'elemento “lovecraftiano” senza commettere il peccato di Spoiler: basti sottolineare la vicinanza con M'rara, con il ritorno di quell'atmosfera appiccicosa e surreale che avevamo già incontrato nella campagna marchigiana.  Abdul Alhazred conduce la ciurma in una giungla infernale, popolata da creature mostruose, dove nel verde sonnecchiano le rovine aliene di una civiltà decadente. Le creature senza volto – o meglio, dal volto scavato, cancellato – fanno qui il loro ritorno e anzi, se ne scoprono le orribili origini. Ho apprezzato come venga spiegato il fato e la distruzione della civiltà aliena che le ha generate. I M'rara sono alla fine creature prodotte in serie, prodotti tossici che si cerca di sbolognare ad altre civiltà della galassia. La lezione morale che si può trarre da queste creature è interessante, ma preferisco conservarla per chi leggerà la storia. Si cerca di usare i M'rara per sostituire qualità e affetti che non si dovrebbero sostituire; ci si ingozza e strafoga di tecnologie che ci divorano a loro volta.

Magistrale per l'incontro tra linguaggio rinascimentale, spiegazione scientifica e weird lovecraftiano la descrizione di Abdul del piano “intermedio”, del non-luogo che è l'isola: 

«Userò parole semplici, ché altrimenti non capireste.»
Lui, suo fratello, lo strangolarono con lo sguardo.
«Immaginate che il vostro mondo sia dipinto su una lastra di vetro, che chiediate ad un artista di ridipingerlo su un'altra lastra; a memoria.»
«Mancherebbero dei dettagli, ne aggiungerebbe diversi.»
«E se voi sovrapponeste le due copie, o molte altre copie, realizzate allo stesso modo, notereste le differenze in quei soli dettagli.»
«Sì, ho capito», Cristoforo mentì.
«Ma immaginate che in queste lastre ci siano fori, che si siano crepate: un insetto che si arrampichi sull'una, per esempio, potrebbe, per queste crepe, insinuarsi su un'altra lastra. Dalla sua così minuscola prospettiva, col suo poco intelletto, quando ammesso che ne abbia, non noterebbe le differenze.»
Cristoforo tremò: ché i discorsi dell'arabo, le folli insinuazioni, gli aprirono ferite nel mondo solido sotto i piedi. La parete e l'aria asfittica e il soffitto del capanno, quel rettangolo di cerulo, le pinete che si infittivano, gli apparirono un abbaglio nelle tenebre perenni.
«... quegli insetti saremmo noi...»


Ovviamente, come c'è da aspettarsi, si gioca molto con le unità di tempo e luogo: continui straniamenti, continue distorsioni temporali, continui scherzi di distanze e chilometri. Le lancette dell'orologio, sia sull'isola che in altre località “lovecraftiane” sono materia plasmabile a volontà, niente più che unità di misura umane, troppo umane per le ambientazioni dove agiscono i personaggi. Se tempo e luogo fossero un elastico, qui siamo nel campo del bungee jumping, a tal punto tempo e spazio si allungano e tendono!

E quanto ad Abdul stesso? Non ho letto i (tanti) spin off pubblicati negli ultimi anni con protagonista “l'arabo pazzo”, ma certamente dalle sinossi e dalle recensioni si tratta di un umano, al più di un mago, dove bene evidente è l'origine da Mille e una notte dell'uomo. Al contrario, Xpo Ferens non si perde in queste ragazzate pseudo storiche, preferendo proporre lo scrittore del Necronomicon come un mago che ha conservato dell'umano solo l'involucro esteriore, niente più che una pellaccia lurida e tatuata, un simulacro che cela un'anima assolutamente aliena.  Mentre leggevo, per le abilità e la (rivoltante) immortalità, lo paragonavo mentalmente a un insetto. E non è cosa da poco, che un simile figuro sembri “umano”, al confronto con quanto troveranno i nostri eroi sull'isola che “esiste in trasparenza”...