In bocca al lupo, maturandi!

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Oggi, sul "Corriere Adriatico" di Pesaro, il ricordo dell'Esame di Maturità di alcuni "vip" e personaggi della mia piccola città. L'articolo, firmato da Elisabetta Marsigli, è stato sforbiciato per ragioni di spazio: pubblico qui il mio contributo integrale.

Il mio esame di maturità concluse con un 40/60 i cinque anni scolastici più brutti della mia vita: un Liceo Classico "T. Mamiani" che - almeno all'epoca - era prono, attento e interessato quasi solo a educare al proprio ruolo i futuri "vip" pesaresi. Quel 40 fu per mesi un marchio di vergogna, poiché tutti mi ripetevano che anche per accedere al più umile concorso pubblico era richiesto il 42. Ma la mia era sempre stata una pagella schizofrenica: 10 in Italiano e Storia dell'Arte, per esempio, ma 5 in Filosofia e Storia a causa di dissapori con il docente. Ho dovuto attendere di laurearmi in Lettere con 110 e lode, affermarmi come scrittore e ottenere le mie attuali quattro cattedre universitarie per capire che forse qualcosa in quell'istituto (o nel sistema scolastico italiano in generale?) non andava didatticamente e umanamente per il verso giusto. La prova d'Italiano verteva su Leopardi. Consegnai l'elaborato e uscii per primo dalla scuola. Quella di Greco (o Latino?) non la ricordo assolutamente. Studiai per settimane con una mia compagna, Lucia: non riuscivamo a cavarci di dosso l'angoscioso presentimento che stessimo sbagliando tutto. Dell'orale rammento solo un antipatico confronto con una commissaria esterna ancor più acida e indisponente, che non faceva che ripetere con maligna, stupita ironia che "lei ha le sue idee, eh Forlani?" Insomma esattamente la modalità d'esame per cui ancor oggi molti studenti si domandano, a ragione, perché lo chiamino "di maturità". L'ultimo ricordo che conservo di quei giorni è quello del mio compagno Marcello che, con le gambe e con la voce che ancora gli tremavano, mi prende da parte in un angolo di corridoio e mi sussurra "è finita". Restammo in silenzio per qualche istante a sorridere e guardarci negli occhi con una strana sensazione di irrealtà. Poi ci salutammo. E non ci siamo mai più incontrati.





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