Adepta Sororitas

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Benedicta e le sue Sorelle si inginocchiarono ai sacerdoti, la Imaginifer offrì il vessillo della Vergine Intransigente ai vapori radioattivi dei turiboli U-238. Cherubini biomeccanici lo spiegarono ai fari d'oro, la cui luce transustanziò lo sguardo eterno dell'Imperatore sulle insegne del Reggimento e le Sue figlie predilette.
Servoaccoliti percorrevano le file candide delle Adepta per benedire di unguenti e salmi fucili requiem e multitermici, lanciafiamme, eviscerator e le spade potenziate. I proiettori e bracieri e ceri che sormontavano il grande altare cingolato balenarono sui ranghi in armatura potenziata.
Le unità delle Repentia e le Pecatrix Estremae, in connessione per inde ad mortem coi Marchingegni Penitenziali, intonarono i canti funebri e i propositi di martirio, mentre le Dominae flagellavano, scarificavano le loro carni e ne infilzavano i seni nudi coi sigilli di purezza.
Le carriste degli Immolator, Rhino, gli Exorcist e i Repressor riscaldarono i motori con un canticum mechanicum: le necessarie, non ortodosse e fredde lodi dell'Omnissiah si levarono all'unisono col catechismo dell'Ecclesiarchia.
L'Inquisitore dell'Ordo Xeno Xavier Hawthorne Mengelesson le restò accanto per tutto il rito: fu distratto, irrispettoso, non ascoltò l'omelie di strage; continuava a scansionare, digitare, verificare sul suo taccuino dati e immagini che un servoteschio gli trasmetteva dall'obiettivo.
L'empia icona di pelle umana dei Sodomiti dell'Esastella profanava i santi ruderi dell'eso-eremo Ippona 13.
Lei, l'Inquisitore, le Superiori delle unità ricevettero la stimm-ostia e ringraziarono con un «amen; sia fatta la volontà dell'Immortale Imperatore». I Preti le congedarono con la formula rituale: «ite, et mortem fiat»; si scambiarono un proiettile dai reciproci caricatori.
Le Adepta si schierarono in ordine di battaglia, pronte all'avanzata contro il nido degli eretici.
Benedicta salutò la sua squadra di Celestes: la attendevano sull'Immolator con le insegne di comando. L'Hospitaller Sorella Adversa, come sempre disarmata, stava iniettando le Furor Lachrime nella tiroide delle altre quattro. Le pupille di Sorella Eleanor, Clara, Arabrab e Delphina si azzurrarono e dilatarono di assassinio e sacra collera.
«Badessa, una parola», la trattenne Mengelesson: guardò alle altre con diffidenza, «ma in privato, se non vi spiace,»
«È la mia squadra: non ho segreti.»
L'Inquisitore sfiorò il pulsante di un psico-costrittore sulla gorgiera sbalzata d'oro dell'armatura a carapace, tornò a chiederle, per favore, che assecondasse la sua richiesta: Benedicta dové obbedire.
«L'orgia dura, ininterrotta, da duecentosedici ore standard. La foia psichica dei cultisti ha lacerato la realtà: i valori dello psi-geiger», le mostrò il rilevatore, «sono troppo fuori scala.»
«Rientreranno nella norma, quando li avremo ammazzati tutti.»
«Fra le rovine si è aperto un varco per l'Immaterium: temo che i demoni infestino già l'eremo.»
«Li bandiremo con il sacro requiem, li epureremo con il promezio.»
«E se non fossero entità minori?»
«Eadem omnes demones indignitas legitimi. La mia fede è abbastanza salda.»
Mengelesson le sorrise con paterna approvazione, quel barlume di empatia ne attenuò il rigore psichico. Benedicta poté sottrarsi dal suo giogo telepatico, si inchinò per salutarlo e rientrò nel carroarmato:
«Chiudete il portellone.»
L'Inquisitore non desistette, ma andò a sedersi nel vano truppe: Sorella Adversa, con una smorfia, gli cedette il proprio posto.
«Quest'Immolator può trasportare noi sei soltanto.»
«Staremo scomodi, in questo caso: ho il dovere di proteggervi.»
Clara, Eleanor, Arabrab e Delphina accarezzarono i fucili requiem e sghignazzarono impudenti. Benedicta le freddò con un'occhiata trasecolata: e le Celestes si rassegnarono che anche se fossero sopravvissute sarebbe loro toccata in sorte una severa punizione.
«Date l'ordine, Badessa.»
Lei cantò il comando nel voxpropagere dell'Immolator: fanteria, corazzati e i Marchingegni Penitenti assalirono le alture e le rovine dell'eso-eremo. Le canne d'organo dei carri Exorcist tempestarono le mura, e i campi vacuum della fortezza riverberarono di esplosioni. Le artigliere in preda all'estasi, madide, scarmigliate, e con gli occhi rovesciati in una crisi convulsiva, eseguirono alle tastiere passacaglie e fughe e canoni: uno scroscio di altri colpi penetrò nelle barriere, centrò i piloni che sfolgoravano di psicoscariche e lampi azzurri e dissolsero gli scudi tutt'attorno all'edificio.
E aprirono una breccia.
«Non nobis, Domine!», strillarono le Repentia: inasprirono i cilici che tormentavano le loro carni, attivarono gli eviscerator e si lanciarono all'assalto. Il raglio orribile di motospade era una lode all'Imperatore; nell'orda folle, discinta e lacera di quelle martiri peccatrici avanzarono, implacabili, le enormi Macchine delle Irredente.
Dalla breccia uscì all'attacco l'innumerevole e oscena posse dei cultisti di Slaanesh e i branchi orrendi degli Abomini, grotteschi orrori di chele e code lingue e tentacoli e scaglie e rostri. Un ebbro esercito color pastello di mutilati, drogati e sadici: spilli e piercing nella lingua, le pupille, i genitali; ustioni, tagli ed escoriazioni che ne sfregiavano i volti insani. Le assalirono con mazze, kriss, pistole e mitragliette.
Benedicta seguì lo scontro nei pittoschermi del cingolato: i teleoculi le inquadrarono un apostata del Caos che ostentava, nel ventre obeso, quel tatuaggio intollerabile... il Divino Imperatore e il Nero Principe degli Eccessi che si avvinghiavano - Sacro Trono! - in un reciproco fellatio...
Balzò in piedi, salì in torretta: ché l'artigliera le lasciasse il posto! Prese i comandi del multitermico e lo puntò su quel blasfemo: lo ridusse a un'ombra e polvere sul terreno di battaglia.
Le grandi Macchine incenerivano e macellavano i Sodomiti, gli Abomini le rovesciavano sulla coltre dei cadaveri. Le Repentia, mostri e eretici combattevano in un brago, corpi, visceri e rottami in una pozza di umori neri. Rhino, Immolator e le squadre di Sorelle s'insinuavano nei varchi fra le fila dei cultisti, crivellavano con i requiem gli sbandati e le riserve. L'orda eretica fu insaccata fra il furore degli eviscerator e i proiettili e i getti ardenti delle Adepta e i cingolati.
Le avanguardie riferirono che la breccia era accessibile.
Benedicta ordinò che i carri che trasportavano le Celestes convergessero alle mura: si fermarono, sbarcarono. Le elite guerriere delle Sorelle si schierarono per l'assalto, sotto il fuoco di copertura dei grossi calibri in torretta. Una raffica di requiem abbatté quell'empio totem, l'orrida icona di scorticato che era issata al campanile.
Lei offrì cortese quella carica a Mengelesson:
«Ai vostri ordini, Inquisitore», caricò la pistola-inferno e impugnò la motospada.

(...)




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