Adepta Sororitas, 2

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Mengelesson guardò turbato lo psico-geiger alla cintura che friniva e lampeggiava di valori fuori scala, lo puntò verso la breccia: lo strumento gli esplose in mano. Un'improvvisa strana canicola e un afrore di sesso, fiori, quell'olezzo voluttuoso di un imene lacerato, saturò le fiacche brezze che salivano all'altura. L'arida roccia, la ceramite, la terra brulla e le antiche mura sanguinarono dagli interstizi e avvamparono di porpora; nubi, cielo, le due stelle del pianeta scomparirono in un suono d'arpa e un accecante bagliore rosa.
Benedicta e le sue Sorelle vacillarono stordite. Lei si sentì stretta da un'improvvisa violenta nausea, e un fitta spirituale la prostrò a una nera angoscia. La istupidirono pensieri osceni, le tremarono le gambe: l'Inquisitore la schiaffeggiò. Un'onda psichica salubre e santa le schiarì il senno da quelle tenebre, lei si arrossì colpevole:
«... che cosa è stato?...»
L'Inquisitore non le rispose, ma ordinò non si muovessero. Uscì dai ranghi, si arrampicò, salì i rottami, i detriti e i corpi. Si fermò a tre-quattro passi dall'accesso all'eso-eremo. Tracciò a terra con un gessetto un pentacolo protettivo. I servo-teschi che lo attorniavano scansionarono il disegno, lo proiettarono e moltiplicarono in un immenso e complesso mandala. Il cerchio magico ed olografico si chiuse attorno all'interna armata.
«Dovrebbe reggere... almeno un po'. Ma richiedete il trasposto aereo.»
«Il... supporto.»
«No: trasporto. Ce ne andiamo: adesso, subito.»
Ma gli risposero i clac metallici di otturatori di cento requiem.
«Ci offendete, Inquisitore.»
«Santo Trono! No, Badessa! Sono troppi, e c'è con loro...»
L'orda ululante multicolore corse fuori dalla breccia: o piuttosto da una ferita - nella realtà della breccia - spalancata sulle impossibili e blasfeme non-realtà. Una masnada di prostitute dagli occhi neri, la pelle candida, tre mammelle innaturali disgustose e marchiate a fuoco, cavalcò contro di loro sotto il bisso di un'icona: il proibito geroglifico del Signore del Piacere. Le membra pallide aggraziate ed esili di quelle succubi ermafrodite si mutavano in tentacoli, chele, sferze viscide che battevano le groppe di mostri bipedi e disgustosi: grandi ippocampi dagli arti umani e il sesso enorme di equini e tori, la foia lurida di cagne e scrofe e l'eleganza dei fenicotteri. Contò sei demoni, trentasei... milleduecentonovantasei...
Lo scanner ne impazziva:
«Non è possibile che siano tanti!»; si dissolvevano in vapori rosa e ritornavano allo stesso ritmo.
La prima linea di quegli orrori raggiunse il cerchio di protezione, si liquefece in schifose pozze di mestruo, sperma, sudore e orina.
«Reimbarcatevi, Badessa! Ritirata! Ritirata!»
Mengelesson si ergeva solo, madido, pallidissimo, sanguinante dalle orecchie per l'immane sforzo psichico, innanzi un'onda di magia nera e di sacrileghi abomini. Benedicta obbedì d'istinto, prese il vox dalla cintura: gli ufficiali, i marconisti, gli Adeptus Astra in ascolto in orbita confermarono la ricezione e restarono in attesa:
«Incrociatore Spes Lacrimosa pronto a recupero e copertura, Badessa.»
Mengelesson crollò in ginocchio, l'orda demonica lo sommerse. Riaffiorò un istante dopo ch'era impalato alla loro icona: supplicava, ancora vivo, il santo nome dell'Imperatore. Ma un'orribile marchingegno, sul puntale di quel vessillo, traduceva il suo dolore in bestemmie e oscenità.
«... ucc.. cidetemi, Benedicta; mi... sal... vatemi... mial'a... nima...»
Lei si scambiò uno sguardo con le Celestes che aveva al fianco, riconobbe nei loro volti la sua stessa sacra collera.
La mortifera pietà.
Spense il vox, imbracciò il requiem.
E avanzarono sparando contro l'orda delle cose.
I proiettili ed i salmi falcidiarono quei demoni: ne bandirono decine, centinaia, il fucile le scottò in mano. Poté giurare che gli abomini tuttavia moltiplicassero. Ogni gemito e cachinno di creatura che cadeva chiamava al mondo dall'Immaterium un'altra etera dei Quattro Inferni.
Il cerchio magico si dissolse, le orrende succubi le travolsero: le lacerarono, le leccarono, le accarezzarono e infilzarono; e le frustarono e scorticarono ed escoriarono ed ustionarono. Le chele gelide e i pungiglioni le penetrarono nell'armatura, Benedicta impugnò la spada, menò fendenti e spiccò le teste, gli icori azzurri dalle ferite la insudiciarono zuccherini. Si fregò i labbri, sputò schifata.
Esaurirono le munizioni, si batterono con i coltelli, con il calcio dei fucili e con le mazze potenziate. Clara, Eleanor, Arabrab e Delfina le resistettero spalla a spalla soffocate dai nemici; Sorella Adversa portò i feriti nel vano truppe degli Immolator o impartì alle moribonde l'Extrema Pax Imperatorii.
Ripiegarono ai veicoli: ripartire fu impossibile; l'orrida calca era tanta e tale da intralciare la manovra. Chele, artigli, zanne e i pungiglioni perforarono e scardinarono i portelloni dei carriarmati.
Poi, all'improvviso, l'onda demonica si ritirò: gli ippocampi disgustosi e le lubriche cavallerizze precipitarono attraverso il varco che si era aperto sull'Irrealtà, si sfilacciarono in cirri rosa e suppurarono in ectoplasma.
Un istante di assoluto e impossibile silenzio, i proiettili dei requiem si fermarono a mezz'aria.
Flauti, resine, un torpore afrodisiaco, sospiri e gemiti sconcezze ed ansimi tinnio di crotali frinio di nacchere.
Dalla breccia entrò nel mondo una Custode dei Segreti.
La Duchessa demoniaca dell'Inferno di Slaanesh pestò il suolo coi neri zoccoli laccati cremisi allucciolati. Il corpo splendido, flessuoso, nudo, di un pallore luminoso e colorato di tatuaggi, pulsò di seni e di un membro enorme e di una glabra vagina calda: era maschio, femmina ed androgino ad ogni passo che la creatura danzava lieve sull'erba e i morti. Sferzò l'aria con le chele e rivolse loro un osceno invito: mani bianche, affusolate, dodici dita di anelli e zaffiri accennarono incantesimi di dolore e seduzione.
Benedicta sostenne il volto, lo sguardo nero, lubrico, vuoto, di quella pura e corrotta cosa virginale e maledetta; corna e alloro si intrecciavano su quella fronte bovina e umana a incoronarla di intollerabile e sacrilega maestà.

( ... continua ... )


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