Segnalo il nuovo Corso di Narrativa Fantastica che terrò a Pesaro (c/o Circolo ARCI "Concordia"; via Ugo Foscolo 9) a cura dell'Associazione Agenda Geek.

Il corso è aperto a un massimo di 10 partecipanti e si articolerà in 5 lezioni da 2 ore ciascuna, ogni martedì dalle ore 21.00 alle 23.00. La prima lezione si terrà martedì 19 aprile p.v.

Per informazioni e procedere con l’iscrizione inviare una mail a fabio@agendageek.it con nome, cognome, numero di telefono e email a cui essere contattati.



La mia bellicosa rubrica per "Parallàxis" oggi propone un articolo dedicato allo storytelling che mi preme di pubblicare anche qui sull'Avvilente.


Il warholiano quarto d'ora di notorietà dell'aggettivo neologismo petaloso - coccoloso, scandaloso e fruttuoso quant'è servito al gregge tenero dei socialnetwork, gli italianisti laureati su Facebook e gli esausti pubblicitari un po' a corto di idee - è trascorso in un epilogo da Libro Cuore con un papà che registra il marchio e dà proventi in beneficenza. La Maestrina dalla Biro Rossa che ha segnalato "l'errore bello" (e l'ha postato su Istagram), e il Babbo Che Si Priva Delle Royalties, sono character perfetti di De Amicis 2.0.
Nelle prossime puntate, gli spin-off, i reboot di questa favola il Personaggio che sarà sempre protagonista è il Piccolo Matteo ©.
Nomen Omen è un concetto letterario, storico e sociale. Nelle guerre dell'Occidente sono morti i soldati Fritz, Ivan e i nostri Mario; che è diventato il mangiaspaghetti per eccellenza dell'omonimo videogioco. E adesso è Balotelli. La Marianne ha avuto il volto delle attrici più popolari: per ingannare l'inconscio maschile d'oltralpe che - nonostante i fidanzati dell'Adjani, la Bardot, la Casta e la Marceau - restassero nei secoli fedeli e disponibili.
È un ottimo argomento, da parte di uno Stato, per ottenere sangue & lacrime e il consenso del cittadino.
Nel Kalevala dei finnici, con solenne ritualità, dunque introdurrebbero il Piccolo Matteo con una formula un po' pomposa: "qual è il tuo posto fra gli eroi?"; ne affiderebbero l'ufficio stampa a Chris Vogler e noi, che non vogliamo dar retta a Brecht, dimentichiamo che è sventurato quel popolo che ne ha bisogno.
Un amico mi ha segnalato, oggi 15 marzo 2016, questo articolo di cronaca su "La Gazzetta dello Sport":

Tensione e recriminazioni dopo la sfida tra Cus Caserta e Benevento. Il cameraman inquadra la polemica nei confronti dell'arbitro, ma l'attenzione si sposta subito sul piccolo Matteo (sic), figlio dell'allenatore della squadra di casa, che entra in campo per salutare dapprima gli avversari e poi correre ad esultare e ad abbracciare il padre.  Applausi.

C'è mai stata una Vedetta Lombarda altrettanto capace di sbaragliare gli Austriaci?
Il Piccolo Matteo, nel giro di pochi giorni, è il bimbo di una lingua che si rinnova con leggerezza (diremmo una neolingua, se non facesse pensare a Orwell); è il bimbo che scende in campo (proverbiale berlusconismo) e pacifica i tumulti del pane e dell'Expo. È il bimbo del destino, riassumiamo volentieri! Un attributo che in altri tempi si usò per certi uomini. Quei medesimi tempi, quegli enfatici giornali di regime, che scrivevano righe liriche e imperiali quali, appunto:

per salutare dapprima gli avversari e poi correre ad esultare e ad abbracciare il padre.  Applausi.

Dove siete, editor e redattori della gggiovane, nuova, dinamica e holdeniana editoria che bocciano a priori i "dapprima" ed i "viepiù" e correggono le eufoniche perché odorano di vecchio? Per questo ralenty virile e familiare, che ci si immagina in bianconero da LVCE, si è voluto - è molto meglio - lasciare il testo così com'è.
Ma io deliro, febbricitante di storytelling! Vedo cose che voi italiani non potreste immaginare; e tutti quei momenti come tweet e like su Facebook. E il Piccolo Matteo, in aula coi suoi compagni Balilla, Scout, nei Campi Hobbit, s'inventa un petaloso in omaggio a Padre Dante (BenigniLegge TM); entusiasma tifosi e atleti come un Decimo Meridio.
Un Piccolo Matteo che è Presidente del Consiglio.

Il seminario sarà improntato sul mio prontuario di narrativa Com'è facile vivere in Atlantide. Il programma della giornata è disponibile qui; per altre informazioni c'è il depliant dell'evento.
Quando ancora "White Dwarf" era "White Dwarf" (il magazine Games Workshop dedicato ai loro giochi), potevi leggere entusiasmanti "battle report" di partite fra giocatori o gli stessi redattori. E lo stesso realizzammo su "L'Orco Nero" quando io, Alan e Thomas D'Amico avevamo più tempo libero da dedicare a Warhammer. Ora, che la rivista si è ridotta ad un catalogo pubblicitario, "battle report" non ne ho più letti. Ma ieri, dopo un pomeriggio trascorso a tirare dadi, con uno degli avversari più piacevoli di sempre (grazie, Andrea Gamberini!), mi è tornato il desiderio di qualche pagina di guerra.

Ecco, per la sezione "Il Modellismo come Supporto alla Narrativa", qualche brano di quello scontro ed istantanee da cellulare. Grazie a Bluana Pinna per l'apporto fotografico.

«... e la chiamano città!», Jonatah sputò, «Sono solo rovine!»
«Sono rovine dell'Imperatore. Muoversi, Novizi.»
Il Sergente li guidò al pianterreno di un ex-Munitorum: una buona postazione di tiro contro qualunque cosa fosse uscita dal Municipium. Le ombre che si muovevano dietro i ruderi del palazzo sembravano troppo grandi, lente, impacciate in un certo senso:
«Spettroguardie; un Custode probabilmente. Quel pederasta di Mr. Xeno-Malleus-Pezzogrosso dev'essere nascosto là.»
L'auspex segnalava che ai piani alti di quello stabile ci fossero appostati anche i Cecchini di Alaitoc: Jonatah scrutò gli archi e le bifore sgretolate; al binocolo ad infrarossi - e ricerca di calore - non riuscì a vedere nulla.
«Deve essersi guastato», mise in tasca il segnalatore, «che ne dici, Zebediah?»
«No: affermativo», si incupì il confratello, «è che quelli non puoi vederli...»
«... ma c'è un angelo vendicativo che veglia su noialtri.»
Il Sergente indicò loro quel solitario in tenuta nera che, con in spalla uno straordinario fucile di precisione, si arrampicava su una torre residenziaria con sinistra e innaturale agilità.
«Santo Trono, è un Vindicare!», Zadoc sbalordì, «Vedremo un Vindicare su un campo di battaglia!»
«No, novizio: non hai visto bel niente, è inteso? Dài, preparatevi: oculare, lanciamissili, colpo in canna e pancia a terra.»
A circa trecento metri, fra gli edifici alla loro destra, si levò lo spurgo nero di un carro Razorback messo in moto. Il Maestro della Compagnia Herachiel, affacciato alla torretta, puntò la spada verso i cumuli di macerie illuminati dai Servoteschi con fasci di luce rossa, e le gotiche intermittenti OBIECTIVVS PRIMARIS. Jonatah non capiva perché tanti valorosi, oggi, dovevano rischiare – probabilmente morire – per il controllo di sporchi sassi e rottami arrugginiti; il capitello di un Machinarius e la carcassa di un girocottero primitivo... Ma chi era, lui, per indagare e peggio ancora per dubitare della richiesta che l'Omnissiah aveva fatto al Capitolo? E il fatto di aver trovato un'armata Eldar sul posto - quei medesimi ruderi – lo persuadeva dell'importanza di combattere quello scontro.
Il cingolato del Comandante e la Squadra Tattica Golgota schiacciò i fili spinati intrecciati fra i lampioni, seguito da Fratello Imnominatus nel suo sepolcro-camminatore. Ai lati si avanzarono le due squadre della Deathwing. La scia dei jet-pack di Assaltatori "Fulminate" sorvolò la Cattedrale e si spense a ridosso dei contrafforti. La Squadra Devastatori Sparget Somnium tirò le prime salve nella terra di nessuno. L'esplosione dei laser, le granate dirompenti, non ottenne granché: ma ammonirono l'empio xeno che era giunta la sua ora.
A Jonatah sembrò che un costrutto di spettrosso avesse barcollato:
«Ha messo il naso fuori: punitelo, Novizi»; e il tiro concentrato dei fucili di precisione, del lanciamissili, fracassò il guerriero alieno come un otre di terracotta.
Bel lavoro!, si disse: la sua superbia fu tacitata da un proiettile del Vendicare, che fischiò fin l'altro lato del campo di battaglia e penetrò gli scudi lucidi, scintillanti di un'elegante aeromobile troppo ben nascosto per eleggerlo a bersaglio! Il velivolo restò intatto, ma il grido del reattore e un improbabile rollio gli confermarono che il pilota se l'era vista davvero brutta. Un tiro eccezionale. E il bossolo di quel miracolo di balistica e di fede cadde giù dalla terrazza dell'Assassino e tintinnò, fumante, a pochi metri da loro. Zadoc posò il fucile, strisciò là e lo raccolse; lo baciò con devozione e lo infilò nella giberna.
«Che accidenti ti viene in mente?!», il Sergente gli abbaiò contro.
L'urlo delle armi Eldar li chiamò al proprio dovere.
Alieni in corazze nere con bizzarri lanciamissili, il titanico Spettrocustode, arroganti fucilieri con elmi alati, crestati, una legione di fanteria equipaggiata di piattaforma anti-grav. spuntarono all'improvviso da dietro l'angolo del Municipium, le strade, gli edifici adiacenti e scrosciarono sui Terminator affilate salve shuriken. Tre Fratelli in consacrata armatura candida stramazzarono nell'immondizia, e un razzo centrò il fronte del carro armato e liquefò un primo strato di ceramite. Le finestre dei piani alti, la postazione di Alaitoc, scintillarono di colpi argentei silenziosi e abbatterono il Sergente Devastatore. Prima ancora che si posasse la polvere, e si azzittissero le grida dei morenti, gli Eldar ritornarono con un balzo al sicuro delle mura che li celavano al loro sguardo.

(… continua ...)

Sesto articolo della mia rubrica per "Parallàxis"


Il fatto che il Dottore venga a trovarti allo stand è la prova che il tuo editore (Edizioni Imperium) è figo! Da oggi fino a domenica a Cartoomics (Rho). Siateci!


Eleanor e Clara, le mie eroine baroquepunk e steampunk vi augurano buon 8 Marzo, ragazze.




Fra autori di fantascienza ci si deve supportare! Ho scritto volentieri una breve introduzione a questa antologia di prossima uscita:

"3000 ab Urbe condita" - di Chiara Zanini, Teresa Regna, Stefano Procopio, Salvatore Di Sante, Laura Cazzari, Matteo Fraccaro, Michele Pinto, Laura Silvestri 

Il 21 aprile 2247, la città eterna compie 3000 anni. Mentre romani e turisti si apprestano a festeggiare uno stormo di draghi, cavalcati da elfi, maghi ed altre strane creature, appare nel cielo della capitale. Non è una festa, i draghi sputano fuoco e i maghi lanciano incantesimi. È una carneficina. E nessuno sa perché. Otto storie ambientate nello stesso universo narrativo, con gli stessi protagonisti ed un filo conduttore che lega le trame di ciascuna di esse.

Con questo e.book la casa editrice Wizard & Blackholes festeggia i suoi primi due anni di vita: auguriamo in bocca al drago all'editore e ai giovani scrittori che partecipano alla silloge.


Draghi confortevolmente lontani

"I draghi poi sono confortevolmente lontani, perciò leggendari": è una frase di Gandalf ne Lo Hobbit che per questa antologia non mi sento di ripetere.
Roma, 21 aprile 2247: il tremillesimo attesissimo compleanno della celebre e celebrata Città Eterna ("bisognerebbe capire in cosa", ironizzava Landolfi) si trasforma in Apocalisse, simbolica-ma-mica-tanto, delle inquietudini, l'immaginario e i rigetti degli otto autori dei racconti di questo libro.
Questa Roma è capitale di una storia con la maiuscola, una cultura da riverire, la religione "che è roba vecchia", ridotte a niente altro che un oggetto di turismo; uno slogan da gridare fino a ben oltre lo spazio-tempo che ricorda le fanfaronate di governi dell'entertaiment: i troppi che sopportammo, stiamo ancora sopportando, tanto da sperare nell'invasione di draghi e maghi.
Le creature e le chimere - metaforiche e non - che caleranno sui Sette Colli non vengono a partecipare del pirotecnico, lo schiamazzo, il commerciabile e promozionale cui la nostra società dello spettacolo (ci ha azzeccato Debord) riduce ogni possibile speranza, prospettiva, volontà di immaginare: vengono a distruggerle.
La indecente Caput Mundi di un mondo qual è il nostro, quale forse peggiorerà a 231 anni da oggi, non può essere il teatro di un Armageddon di epica compostezza, con luci e oscurità di identico nitore. Questa Roma da Attacco dei Giganti è e resta affollata di turisti rompiscatole e di gente che va a pesca, di droni-netturbini e All Cops Are Bastards che picchiano manifestanti. Un futuro di tecnologie ciò non di meno scassate; e di sindaci - nonostante si spalanchino i cancelli dell'Inferno - in meschine preoccupazioni di non vincere le elezioni.
Ormai è una città a tal punto cosmopolita, e con ciò problematica, che elfi, nani e minotauri non sfuggono a qualche notte di guardiola. E i disagi provocati dai grandi rettili alati, sputafuoco, allevati al combattimento, assomigliano - nei sottotesto di queste storie - agli impicci di Fiumicino o gli scioperi dell'ATAC.
Al culmine e lo spegnersi delle pessime giornate, quando il traffico ti assorda, nel logorio di questa vita moderna, Roma alza lo sguardo al cupolone del Vaticano: dove persino l'occhio spietato e più spietato della webcam, oggi, si illude ancora che la colomba sfugga agli artigli di un corvo nero. Nel 2247, invece, al balcone dei pontefici si affaccia un inequivocabile Valerio Evangelisti: che guarda caso ha processato l'immaginario dei nostri autori col più crudele, ma più metal e punk, dei monaci inquisitori. E la santa ubiquità dei Don Bosco da refettorio, seminario, delle parrocchie di un'Italia e di una Roma di ingenuissimi secoli, si trasforma in un app che a mezzo internet moltiplica e rende robot il medesimo miracolo.
È un futuro ed una Roma, soprattutto, devastata da una guerra contro un nemico che non dovrebbe neppure esistere: nelle strade e i monumenti che leggendo puoi riconoscere, puoi toccare con mano, ci inseguono avversari il cui volto, il cui scopo, la cui minaccia, il lettore identificherà nei recessi dei propri incubi, delle proprie preoccupazioni per il presente, o nel convincersi che un'invasione di draghi e maghi è molto più credibile di certi fatti di cronaca.
Alle prossime elezioni amministrative, perciò, vota Voldemort in arcione di Glaurung! Perché accontentarsi del male minore?

Alessandro Forlani
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