Disponibile su AmazonDelos e i principali webstore Clara Hörbiger e la Battaglia di Padova: terzo episodio della saga steampunk Clara Hörbiger e l'Invasione dei Seleniti.


È il momento decisivo: l’esercito asburgico affronterà i Seleniti in campo aperto. Riusciranno le forze terrestri a reggere l’impatto degli alieni? L'invasione selenita avanza e nulla sembra capace di fermarla. Ma l'Impero Austro-Ungarico ha deciso di giocarsi tutte le carte in una grande battaglia, ammassando l'esercito alle porte di Padova. Riuscirà la grande armata terrestre a fermare l'invasione del Lombardo Veneto, dell'Europa, del pianeta intero?

Jacopo Berti mi segnala oggi questa lieta lusinghiera sorpresa: I Senza Tempo su un libro di testo per le Scuole Medie, nel capitolo dedicato al "Genere Fantascienza".

... abbastanza inquietante, dato che il romanzo è la storia di un negromante che torna in vita proprio in una scuola...



Recensione di Coscienza Zeno sul blog "Cronache Bizantine"

Nel barocco futuro del duemilaseicento, l'umanità popola le più remote stelle della galassia. A far da collante tra le civiltà planetarie e il vasto oceano della galassia troviamo una società di Corporazioni evoluta dalle attuali multinazionali. Compagnie commerciali grandi quanto intere nazioni e con flotte di centinaia di navi a proprio comando solcano lo spazio profondo per portare la civiltà capitalista finanche ai più retrogradi abitanti umani del più lontano asteroide della Via Lattea. Queste Multinazionali Galattiche stringono accordi, siglano trattati, guerreggiano l'un l'altra per il possesso di una firma, di un marchio, di un logo pregiato. Organizzate secondo una contorta parodia dell'ancient regime di Luigi XIV simboleggiano l'evoluzione terminale di quell'identiche multicorporazioni che oggigiorno appaiono già immortali: dall'Apple alla Microsoft, alla Nestlè, alla Shell, alla Farben ecc ecc. I prodotti commerciali, le pubblicità e i carillon infernali che dal secondo dopoguerra in poi ammorbano i cittadini-consumatori del globo sono per queste società del duemilacinquecento inestimabili opere d'arte. La spazzatura pop che tutt'ora s'inizia a considerare “arte” (si veda “l'amore” per il trash anni Ottanta) viene da questo neo-barocca società considerata l'apice della cultura umana. Nobili di Logo colonizzano così pianeta dopo pianeta, ricavando ogni possibile profitto dalla vendita dei proprio "marchi" con l'ipocrita scusante di civilizzare le società isolate dei terricoli. Le flotte corporative bombardano i pianeti colonizzati con prefabbricati e capsule di supermercati e negozi, boutique e banche, concessionarie e sale giochi, con tanto di robot o commessi in vitro pronti alla vendita nel momento dello sbarco. Per citare il cattivo del romanzo, Sarastro, le Compagnie commerciali affrancano i coloni dei pianeti “rintronandoli di stronzate”.

Al motto “Umanità e Commercio”, tuttavia, corrispondono di rado clienti accomodanti. Civiltà isolate per secoli non accolgono bene bombardamenti di Coca Cola e MacBurger, rifiutando (incomprensibilmente per le Compagnie commerciali) di volersi far “rintronare”. In tal senso, gli antropologi sono un'ultima spiaggia prima di un sanguinoso intervento dei Fanti di Marina. L'antropologo studia la cultura locale, ne scopre debolezze e virtù. Assicura i diritti di vendita trovando le giuste leve per un marketing viraleLa protagonista del romanzo, l'incantevole Eleanor Cole, è proprio una di queste antropologhe. Un po' come gli antropologi odierni, è ambigua verso gli scopi della Compagnia, verso quell'Umanità&Commercio che ritiene pur tuttavia positivo per gli indigeni. In modo altrettanto ambiguo difende le tradizioni degli indigeni, per quanto sanguinarie e violente possano risultare.

Ammit è uno sputo di pianeta ricco di minerali, la cui incompleta terraformazione ha prodotto un ambiente arido e abbruttito da un forte inquinamento. Nonostante le sue miniere potrebbero far sembrare Moria lo scavo di un bambino, non è un pianeta recettivo alle Multinazionali. I suoi minerali approvvigionano interi sistemi solari, ma i suoi abitanti non comprano. Sono una strana razza, anche per gli standard dei terricoli. Una civiltà mistica, dedita all'autolesionismo, immersa in un mare di spazzatura e metallo riciclato. Ma sopratutto, una civiltà che non compraQuando il Presidente della Compagnia delle Galassie Orientali Federico Landolfi viene linciato dai selvaggi ammiti, l'antropologa Eleanor Cole viene incaricata di scendere sul pianeta per investigare il doppio mistero, sia di shopping che di sangue...

L'ambientazione di Eleanor Cole delle Galassie Orientali rimane, a mio giudizio, uno dei suoi veri punti di forza. L'idea che i Marchesi di Logo bombardino i pianeti con beni di lusso e negozi, e che venerino come superlative opere d'arte il trash pop degli ultimi cinquant'anni è straordinaria. L'ambientazione ha tutti i giocattoli che i noiosi reazionari della fantascienza pretendono: la terraformazione, i razzi, le astronavi, le capsule da sbarco, le pistol(ott)e laser, i Dustrider, le stazioni orbitali, i robot, la genetica, i cloni ecc ecc. Eppure tutti questi elementi rimangono adeguati a una civiltà fondamentalmente barocca e immobile, che usa la tecnologia per esemplificare i proprio ruoli: il Principe di Apple, ad esempio, ha la testa chirurgicamente modellata a mela attraverso un allargamento del cranio; l'equipaggio della Nestlè usa ometti di marzapane nati in provetta e giudica il valore dei suoi dipendenti da quanti chili sono riusciti a ingrassare. Sostituire parti del proprio corpo con rimpiazzi artificiali non è certo un'idea nuova nel cyberpunk, e nel decano William Gibson di Neuromante questi rimpiazzi sono già "artistici" oltre che pratici. E pur tuttavia, il cyberpunk raramente s'interessa dell'esplorazione spaziale e il suo aspetto estetico raramente si retrocede ai secoli passati, se non nel Giappone delle Zaibatsu e dei Ninja potenziati. Nel caso di Eleanor Cole, invece, il rimpiazzo artificiale ha uno scopo primariamente ideologico: il Marchese di Logo dev'essere il suo marchio, deve letteralmente personificarlo. Per la Compagnia, Marchio e Uomo diventano un tutt'uno. Quest'aspetto ideologico risulta paradossalmente sensato all'interno dell'ancient regime di questo duemilaseicento. Non esistono qui delle classi, dove il passaggio dall'aristocrazia alla borghesia, come l'inverso, risulti possibile. Come nella società dorata di Luigi XIV, esistono ceti. Questi ceti risultano totalmente impermeabili, legati nel 700' a un diritto di nascita, al 2600 a una modifica chirurgica. In questo modo, il Principe della Apple non è che "appartenga" a un ceto, quanto piuttosto E' il ceto stesso (il titolo della Apple, nel nostro caso). Il suo corpo è il suo marchio, e viceversa.

L'autore applica così alla fantascienza un trattamento "Luigi XIV" che riesce a svecchiare tecnologie talmente abusate nella fantascienza classica d'avere lo stesso sapore a prescindere dallo specifico romanzo: mi riferisco principalmente a robot e astronavi, che per molti lettori italiani sono una rozza assicurazione che “sì è fantascienza, quindi mi piace”. Si consideri come esempio paradigmatico il personaggio di FarinelliAutoma, protettore e aiutante tuttofare di Eleanor Cole. Di base, Farinelli mi è parso il droide protocollare C-3PO di Star Wars. Imbranato, d'animo (programmazione?) pacifista, di straordinaria parlantina. Fanno sorridere alcuni scambi sia con Eleanor Cole che con Delfina; al contempo è un eccellente passepartout per molti intoppi narrativi altrimenti insormontabili. Di passaggio, è possibile anche notare come sia l'unico maschio (è maschio, un automa?) a svolgere un ruolo positivo per tutto il romanzo, senza venir corrotto dalla magia nera, morire o fuggire terrorizzato. Applicato il "trattamento barocco", il goffo e anonimo robot diventa un automa dal volto di metallo d'un bel adolescente, che risponde con accordi di Sol anziché Bzzz volgari e che preferisce Handel a infantili canzoncine e il cui amico non è un cassonetto della spazzatura parlante... In altre parole, vediamo nel caso di Farinelli cosa succederebbe se certi temi e certe idee venissero rielaborate secondo il nostro punto di vista, o almeno secondo un punto di vista storico e non americano.

L'attenzione sulla civiltà barocca non andrebbe inoltre confusa con un generico barocco. Mentre leggevo, sono rimasto sorpreso di come alcuni termini, alcune espressioni mi ricordassero il corso di Storia dell'Espansione Europea. Non a caso: la cultura nelle Indie olandesi e inglesi è la cultura di Eleanor Cole. Come gli avamposti nello spazio profondo della Cina, delle Filippine, dell'India Moghul, così la Stazione Orbitale intorno ad Ammit è il FondacoCosì l'esploratrice Delfina definisce "Ottentotti" gli indigeni locali. A voler esagerare, l'idea di vendere chincaglierie in fondo inutili, dai trattamenti di bellezza ai vestiti firmati, non è molto diversa dallo scambiare collanine e cappelli per l'oro degli ingenui indigeni...

Eleanor Cole delle Galassie Orientali possiede in comune con I Senza-Tempo uno certo squilibrio tra i protagonisti. Se Eleanor Cole è una protagonista bene tratteggiata, i suoi comprimari si caratterizzano per il ruolo che svolgono e alcune espressioni verbali, ma non restano impressi. Per quanto mi riguarda, ho in simpatia Delfina e Farinelli, ma entrambi sono funzionali alla storia e all'ambientazione, senza avere particolari guizzi di personalità. Al contrario, il negromante Sarastro, pur essendo un'antagonista nero, nerissimo (è proprio il caso di dirlo, usando la magia nera!) possiede grande carisma. Nel momento in cui compare sulla pagina la possiede, la domina, la governa, che sia con bestemmie seicentesche contro il Creato o che sia con lunghissimi discorsi nichilisti. La strafottenza che rigira contro qualunque interlocutore gli vincono la simpatia del lettore, mentre una testardaggine avida nel sopravvivere a ogni costo lo rendono un cattivo classico, di difficile eliminazione fisica. L'orrore di Sarastro non deriva dal suo cannibalismo magico, quanto dal suo comportamento in generale: dovunque vada, ha verso la realtà l'atteggiamento che hanno le sanguisughe verso la pelle di un paziente. S'infila sotto il velo della realtà più superficiale e materiale, e da lì succhia ogni energia vitale, senz'attenzione per la salute dell'ospite. Particolarmente ghiotte le dettagliate descrizioni dei fantocci di Sarastro, marionette che governano la natura inquinata di Ammit, in particolare sia nel sottosuolo che nel capitolo dedicato all'Oasi:
Cadaveri animati su zampette meccaniche, con borracce di cellophane cucite al torace, curavano le piante e grattavano il suolo. Le creature erano cieche, con le palpebre cucite, ma agili e veloci nell'intrico di radici. E leccavano le cortecce con le lingue purpuree. Il ventre era avvitato alle zampe; un sigillo, una S di terracotta, era impresso nella carne che essudava formaldeide. Da una trombetta sull'addome di macchina le creature spruzzavano escrementi; le borracce erano piene di sangue. Si aggiravano per l'oasi incuranti di loro tre.

Per i Marchesi di Logo, persone come Delfina e Eleanor Cole risultano una triste necessità. Grande sforzo è stato dato nel romanzo per evidenziare, specie nei primi capitoli, come la Cole sia presenza non gradita, o per usare le parole di uno dei personaggi “un'isterica frigida”. Questa caratterizzazione funziona fino a un certo punto, perchè se da un lato è vero che la Cole è un tipino deciso, dall'altro è anche vero che spesso rivela aspetti più dolci, o persino frivoliNei momenti migliori del romanzo quest'aspetto, specie nei rapporti con Farinelli genera tenerezza, o l'amara malinconia di chi rivive, pur considerandoli ormai perduti per sempre, emozioni da adolescente. Nei passaggi meno riusciti stride invece con la determinazione della protagonista.

La differenza tra le due protagoniste femminili e l'antagonista maschile mi è sembrato – e sottolineerei quel “sembrato”, è solo una sensazione – chiaro anche nei dialoghi. Sarastro, a meno non sia in pericolo, delira con discorsi enormi e magniloquenti, dove libera il suo odio/fame per l'universo tutto. La Cole è una donna razionale, si limita a risposte taglienti e soluzioni logiche e pragmatiche – nonostante nella prima parte del romanzo sia intralciata dal suo pacifismo verso gli indigeni, gli Ammiti.
«La Terra!», s'illuminò Matsumoto, «Come vanno le cose sulla Vecchia Palla?...»

«… di sterco », glossò Eleanor. L'altro arrossì; «non a torto voi spaziali la chiamate a quel modo: è un pianeta da buttare, non mi offende, è la verità. Soddisfatti i convenevoli, Direttore: come vanno le cose qui?»

Si veda inoltre il giudizio sbrigativo, ma simpatico di Delfina su Ammit:
Lasciò stizzita l'ambulatorio:

«Vado a bere qualcosa. Questo mondo conosce il whisky, la vodka e la birra: non è così distante dall'universo civile.»

Come darle torto?

Sull'argomento dello stile, leggo da anni Alessandro Forlani e non posso dunque risultare molto obiettivo. L'ostacolo di alcune parole ricercate non mi è sembrato francamente insormontabile come per molti recensori; se c'è una ricerca linguistica, questa è subordinata a ottenere specifiche impressioni sul lettore, ad esempio nell'esacerbare il suono, o la sensazione di una scena, un oggetto, o una descrizione. Come detto, una volta letto un romanzo dell'autore, alcuni termini "ricercati" ritornano negli altri, e si viene per così dire "svezzati". Chiunque abbia già letto altre opere dell'autore riconoscerà subito il verbo "stolzare" ad esempio, o i "pispigli". Il romanzo inoltre acquista scioltezza superati i primi tre capitoli, e un vero ostacolo mi sono sembrati più certe repentine successioni di verbi attivi che tendono a "mozzare il fiato" al lettore meno navigato. Altri passaggi di altre opere mi risultano comunque più difficili. Il capitolo della mente extratemporale in Fronte Alieno, ad esempio, è certo più arduo da leggere.

Difficilmente chi odiava I Senza-Tempo troverà in questo seguito corretti gli "errori" che lamentava nel romanzo di Urania. Al contrario, gli aspetti caratteristici del primo romanzo si ritrovano qui moltiplicati, e per alcuni versi potremmo dire perfezionati. Tuttavia, per chi è stanco di una fantascienza inutilmente nostalgica, stupidamente ottimista e fastidiosamente pulita, troverà in questo Eleanor Cole delle Galassie Orientali un benefico correttivo.

Fonti:
Eleanor Cole delle Galassie Orientali (Edizioni Imperium) - Pagina Amazon



Qualche intervista: 
Intervista ad Alessandro Forlani - Il Pozzo e lo Straniero

Recensione di Andrea Viscusi dal blog Unknown to Millions


(...) Infine passiamo all'unico libro italiano letto questo mese. Alessandro Forlani è un nome che negli ultimi anni si è conquistato una certa reputazione, grazie al Premio Urania e altri riconoscimenti, oltre a una consolidata serie di pubblicazioni con diversi editori. Ma Eleanor Cole delle Galassie Orientali è, per sua stessa ammissione, il lavoro più importante in cui si è cimentato, che serve da collegamento a molte sue opere precedenti e successive.

La storia è ambientata in un futuro prossimo dove l'umanità ha colonizzato la Galassia, ma non tanto in nome della gloria e della conoscenza quanto del commercio. L'espansione infatti è guidata da una casta di "nobili di logo", ovvero grandi casate nobiliari che derivano dalle attuali multinazionali (i nomi sono proprio quelli: Nestlè, Farben, Shell, ecc). In tutto questo, su un remoto pianeta che sta emergendo dalla fase di sfruttamento minerario per passare alla commerceformazione, si manifesta qualcosa di impensabile e illogico: un negromante di nome Sarastro (capitato lì per sbaglio dopo una fuga dall'Italia di metà ottocento) occupa quel pianeta e da secoli lo ha corrotto fin sotto la crosta, sfruttando a proprio piacimento gli abitanti da generazioni. E quando dico "negromante" intendo proprio uno stregone, un uomo in possesso di poteri magici e in grado di manipolare forze oscure. Questo potrebbe sembrare un elemento dissonante in una storia ad ambientazione fantascientifica, e in effetti lo è, ma lo è per gli stessi personaggi del libro.

Eleanor Cole, l'eroina, è un antropologa, la cui missione è quella di studiare le diverse popolazioni della Galassia, e anche per lei la presenza e la sola esistenza del negromante è inaccettabile. Eppure lui è lì, e la sua influenza è fin troppo evidente. Come affrontare allora con gli strumenti della ragione e della scienza qualcosa che per sua natura esula da questi reami?

Questo è il primo livello di lettura della storia, che contiene la parte più action, ma ci sono anche temi più profondi, sotto la crosta. Il motto "Umanità e Commercio", la nobiltà di logo, l'ampollosità e la ricercatezza degli atteggiamenti di tutti i personaggi: tutti particolari che portano a un'interpretazione in chiave satirica della vicenda, in cui è facile ritrovare gli stessi temi che già ne I Senza-tempo e diversi altri racconti di Forlani si ritrovavano. Anzi, posso dire che se all'epoca del Premio Urania avevo qualche dubbio che si potesse classificare quel romanzo come fantascienza, alla luce di Eleanor Cole il discorso cambia: scienza e negromanzia sono due linguaggi opposti e inconciliabili (è interessante notare che i sortilegi di Sarastro non funzionano sulle macchine, o sugli umani troppo meccanicizzati), ma sono entrambi validi per interpretare la natura e l'universo. Il fatto che nella storia che conosciamo la scienza abbia prevalso non significa che sia essa il modo migliore e più potente. Con Eleanor Cole quindi l'intero universo narrativo di Forlani si compatta, e arriviamo alla definizione dei temi principali. Tutto questo senza considerare lo stile volutamente barocco con cui il testo è scritto, con una profonda ricerca linguistica che da una parte arricchisce e dall'altra caratterizza il romanzo. L'unico appunto che potrei fare (e vado nello spoiler) è che Sarastro alla fine non viene sconfitto, anzi sembra più che determinato a proseguire il suo stupro della Natura in un'epoca molto più interessante di quella che conosceva. C'è quindi materiale per proseguire la storia, quando forse avrei preferito che si concludesse. In ogni caso, questo non basta a squalificare il romanzo, che rimane una delle migliori opere di autori italiani lette in questo anno. Voto: 9/10



Estratto dalla presentazione di Eleanor Cole delle Galassie Orientali a Stranimondi (Milano, 10.10.2015). 
Video di Silvia Milani.




Ecco la fotocronaca del mio sabato a Stranimondi, un evento di editoria di fantascienza, fantasy, horror e del fantastico che si è dimostrato (e sono convinto che sempre più diverrà) L'Evento - con le maiuscole - di editoria dell'eccetera. Straordinaria occasione di incontro fra autori, operatori, lettori del settore: un luogo e un'occasione dove chi scrive, chi pubblica e chi promuove la cultura del fantastico, in Italia, tocca con mano il valore del proprio lavoro; trova i volti - le persone - del riscontro e del confronto critico positivo ben lontano da certe psicopatologie da blog.


Libri! Libri ovunque!
E' stata una lunga, faticosa, gratificante giornata: in programma, per me, ben tre presentazioni. La prima, alle 12.30, con la redazione della rivista "Parallàxis": eccomi qui al tavolo con Giorgio Majer Gatti (a destra) e Francesco Testoni (a sinistra). In questo numero troverete, finalmente in edizione cartacea, il mio racconto M'rara.

Qui ci si occupa indubbiamente di fantasy: I Belli e La Bestia
Pausa pranzo con intervista radiofonica con l'inviato di "Nocturno" (se non mi inganno sul titolo): spero entro breve di linkare il podcast. A distanza di tre anni dal Premio Urania, c'è ancora qualcuno che viene a darmi la caccia per domande sui Senza-Tempo! Secondo appuntamento alle 14.30 con Delos Digital e Clara Hörbiger e l'Invasione dei Seleniti, a cura di Silvio Sosio. Peccato non avere foto: la nostra piccola negromante austro-ungarica del XIX secolo è stata apprezzata da una vasta platea.

Terzo e ultimo incontro, alle 16.00, con Edizioni Imperium e Eleanor Cole delle Galassie Orientali. Qui sono al microfono con Diego Bortolozzo, e la foto parla da sé circa il successo dell'incontro. Sono stato molto, molto onorato di avere fra il pubblico il grande Dario Tonani.

Son tutti bravi ad attirare pubblico con un'eroina ispirata a Lily Cole...
E' stato bello incontrare dal vivo l'inossidabile e combattivo Vito Introna, mio editor e editore per la rivista "Scritture Aliene". Eccoci in una foto da reduci di battaglie editoriali con Lukha B. Kremo scattata da Francesca Panzacchi: Vito, ovviamente, è il più grosso & cattivo!

Dài, provate a scrivermi recensioni negative, adesso...
E' stato un piacere conoscere di persona e stringere la mano a Francesco Verso e Sandro Battisti, gli attuali Premio Urania, che qui vedete insieme al microfono. 

Scrittori che sanno scrivere e a cui portare rispetto
Stranimondi è stata allestita presso UESM - Casa dei Giochi, in via Sant'Uguzzone 8: una delle più belle ludoteche che abbia mai visto. Non potevo perciò farmi mancare una istantanea con l'enorme Space Marine all'ingresso: l'Imperatore ha vegliato su di me!

... "da questo giorno in avanti, tu sei solo un Dark Angel!..."
Ringrazio per avermi fatto compagnia le mie preziose collaboratrici editoriali Silvia Milani e Silvia Scardigli; l'entusiasta Jacopo Berti che ho avuto il piacere di ritrovare dopo Trieste Science+Fiction 2012 e Marco Stabile, affezionato lettore in rete e dal vivo.

Al prossimo anno, gentestrana!


Disponibile su AmazonDelos e principali webstore Clara Hörbiger e l'Armata Cadavere; secondo episodio della serie Clara Hörbiger e l'Invasione dei Seleniti!


Dove Clara ormai rassegnata alla morte sicura scopre di possedere un'arma efficace contro gli invincibili Seleniti!

Sconfitti e rassegnati, Clara, lo scrittore Beltramini, la tenente asburgica Caterina e il piemontese Nigra ripiegano per ricongiungersi all'esercito Austriaco. Ma le cose peggiorano, i Seleniti stanno ormai invadendo tutta la regione e il treno stesso sul quale Clara sta viaggiando è sotto attacco. Tutto sembra perduto, e invece accade qualcosa di impensabile.


Potete sempre acquistare il primo episodio della serie su Amazon e gli altri store digitali.

Pronti per STRANIMONDI? un'incredibile occasione per trovare, tutti insieme, gli editori che si occupano di fantastico e di fantascienza. Ogni editore avrà il proprio banchetto con libri e novità, e uno spazio presentazioni librarie. Saranno infatti presenti Edizioni Imperium; Kipple Officina Libraria; Edizioni della Vigna; Ink Beans Press; Casa dei Sognatori; Vincent Books; Cliquot; la Ponga Edizioni; Cicap; Institute for the Future; Tabula Fati; EKT Parallàxis; BMS Ambrosia; Runa Editrice; Linee Infinitee; Elara; DBooks.

Sarò presente alla convention SABATO 10 ottobre p.v. dalle 12.00 alle 16.30 per ben tre appuntamenti:

"Paesaggi italiani con zombi" con Francesco Testoni e Giorgio Majer Gatti della redazione di "Parallàxis" (ore 12.30); 

"Clara Horbiger e l'Invasione dei Seleniti" con Silvio Sosio e Delos Digital (ore 14.00);

"Eleanor Cole delle Galassie Orientali" con Diego Bortolozzo e Edizioni Imperium (ore 16.00).

In occasione di una giornata così steam & baroquepunk il cilindro e gli occhialoni mi sembrano di rigore. Ci vediamo là!


Recensione e intervista di Chiara Prezzavento sul blog Senza Errori di Stumpa
Fräulein Clara 
Hörbiger è l’unica figlia di un colonnello asburgico, vedovo e iperprotettivo. Fin da subito, fin dalle prime battute di quella che sembra un’innocente gita al Lido di Venezia, diventa chiaro che Clara non è una ragazzina come le altre – e le burbere apprensioni del Colonnello Hörbiger hanno motivi ben diversi dalla norma…
Perché Clara, quattordici anni appena compiuti, ha dei poteri. Poteri allarmanti, pericolosi e persino sacrileghi – poteri di cui è istruita a vergognarsi e parlare il meno possibile. Soprattutto, non dovrebbe mai, mai, mai farne uso – ma si sa come vanno queste cose, giusto?
E questi parrebbero già problemi maiuscoli per una ragazzina – ma non è ancor nulla: mentre Clara, il suo babbo e tutta Venezia si godono il plenilunio, qualcosa di enorme e sconvolgente succede… Un’altra luna, verdognola, meccanica e sinistra, piomba su questo Lombardo-Veneto steampunk, con i suoi dirigibili, automi e vaporicicli – e comincia una terrificante opera di distruzione.

È il giugno del 1847 – e prima delle rivoluzioni e dei risvegli nazionali, l’Impero di Clara piomba negli sconvolgimenti di un’invasione aliena…
E mi fermo qui – perché non voglio svelare troppi particolari di questa storia insolita, piena di sorprese e fastosa nella scrittura. L’incantevole Clara Hörbiger – capricciosa, ostinata, intelligente e coraggiosa, ora adorabilmente bambina, ora assai più adulta della sua età,  in lotta con i suoi pericolosi poteri e con nemici apparentemente invincibili, è la protagonista di un’ottima nuova serie steampunk nata dalla penna di Alessandro Forlani ed edita da Delos Digital. E Alessandro, immaginatore di mondi, virtuoso del linguaggio e buon amico, ha gentilmente accettato di rispondere a qualche domanda.
Allora, vediamo un po’…
È raro che le tue storie si siedano buone buone all’interno di un genere preciso – e Clara non fa davvero eccezione: steampunk, fantascienza, una discreta dose di horror, più di una strizzata d’occhio metaletteraria… e non è improbabile che dimentichi qualcosa. Più che una commistione, mi vien voglia di chiamarla un’alchimia di generi, per quanto è diverso il risultato. Si violano segreti innominabili chiedendo come funziona?
È un processo dovuto alle mie letture, credo. Non sono un conoscitore profondo di quella che si chiama “narrativa di genere”; e frequento poco assiduamente gli autori di cui, al contrario e con ragione, i veri appassionati approfondiscono ogni rigo. Leggo ciò che ho voglia e son curioso di leggere (più saggistica che narrativa, in realtà…); argomenti del tutto avulsi dagli ambiti di cui scrivo.  Sconfino o “contamino” volentieri perché i limiti, le regole, mi annoiano e imbarazzano: la fantascienza che deve essere scientifica; lo steampunk che deve essere vittoriano; il fantasy che dev’essere high o low… II mondo, la storia, le fonti letterarie e culturali cui si attinge sono troppo generose di materia divertente, strana e entusiasmante per escluderle da un romanzo che abbiamo in mente di scrivere. Se accosto spettri, alieni e macchine a vapore cerco però di farlo con coerenza stilistica: è questo, penso, che fa la differenza.
Per gioco: se dovessi coniare una definizione di sub-genere per Clara?
Clara è steampunk. Per altre storie e ambientazioni che ho scritto, però (per esempioEleanor Cole delle Galassie Orientali; Sonno Verde; Centralino Celeste), ho coniato la definizione baroquepunk: che sposta l’immaginario all’estetica e civiltà del XVII-XVIII secolo.
Le avventure di Clara Hörbiger escono a episodi. Scelta puramente editoriale o c’è qualche motivo diverso, per esempio qualche richiamo alla tradizione ottocentesca delle pubblicazioni a puntate?
È una scelta editoriale e - per me - un’esperienza del tutto nuova. Sono molto curioso di vedere come andrà.
Infine, ricordo sul tuo blog i disegni e i modelli dei pinguini seleniti – e, possedendo la manualità di un attaccapanni, invidio alla follia chi è in grado di dare “altre forme” al frutto della sua immaginazione… Oltre a scrivere, tu giochi di ruolo, disegni e costruisci modelli: come entra tutto ciò nel tuo processo creativo?
Giocare, disegnare e modellare mi servono come “storyboard” delle scene che scrivo. Il roleplay restituisce dal vivo l’effetto di una battuta e la reazione di un personaggio; l’agire, l’esprimersi di qualcuno sottoposto a “pressione narrativa”. Disegnare aggiunge particolari, dettagli, atmosfera a descrizioni che si hanno in mente prima ancora di scriverle; perfeziona un elemento che deve esserci in una scenografia e suggerisce il momento giusto di inserirlo nel paragrafo. Miniature e modellini (soprattutto di veicoli fantastici) danno fisicità per esempio ad astronavi, carri armati, leviatani meccanici che finché non si costruiscono – pur in scala – non si riesce a capire quanta & quale ne abbiano.  E infine, soprattutto… il roleplay e il wargame, modellismo e scarabocchi, sono hobby molto molto divertenti!
Grazie mille.
Grazie a te!
Clara Hörbiger e l’Invasione dei Seleniti, il primo episodio, è disponibile in ebook dalla settimana scorsa – e Alessandro presenterà la serie a Stranimondi, sabato pomeriggio alle 14.00.
Un'intervista di Silvio Sosio su Fantascienza.com


Ciao Alessandro, per prima cosa, come ti presenteresti ai nostri lettori?

Se mi capita di conoscere qualcuno, che mi chiede fra le altre cose del mio lavoro rispondo: "quello vero o quello per campare? Quello vero è lo scrittore di fantascienza; per campare sono docente universitario." Per il resto (o soprattutto) sono un nerd che ha superato i quaranta; di varie e disordinate letture e visioni di film; gioco di ruolo e a wargame da tavolo da quando avevo quattordici anni, scrivo né ho intenzione di smettere. In genere a questo punto le donne si dileguano, ma restano i buoni amici.

Il 29 settembre ha preso ufficialmente il via la tua nuova serie Clara 
Hörbiger e l'invasione dei Seleniti, una serie avventurosa ambientata 
a metà diciannovesimo secolo. Come mai questa scelta?

È la visione molto sopra le righe di un secolo molto sopra le righe. Dall'eroico Risorgimento fin l'avventura piratesca garibaldina, passando per i libretti, le partiture di operette e melodrammi; le Lettere dell'Ortis e il ritmo militare di un Marzo 1821, il nostro è un '800 dell'enfasi: e a farlo diventare un '800 del fantasy – fosse solo per assonanza – non ci vuole granché. 

Possiamo definire la serie steampunk? L'epoca è quella, le aeronavi ci
sono, ma invece che in Gran Bretagna è ambientato nel Lombardo Veneto.

È steampunk, eccome! Ma già dai miei esordi "a vapore" – ora raccolti in antologia per Kipple con il titolo All'Inferno, Savoia! – preferisco, da autore italiano, uno steampunk del nostro Risorgimento. Innanzi tutto perché, per ovvie questioni culturali, storiche e linguistiche, trovo più facile restituire quell'epoca anche se osservata con la lente del fantastico; inoltre, poiché lo steampunk è sempre troppo prossimo al confine col manierismo gratuito, non mi interessa fingermi vittoriano per scrivere (male) di cose vittoriane.
  
 Ci sono vari personaggi che sono realmente esistiti, vero?

Sì: Costantino Nigra, Raimondo di Montecuccoli, Giuseppe Borri… e Radetzky e l'Arciduca Ranieri nel ruolo di comparse. Poi, dietro le quinte, c'è l'ombra di Cavour. Il romanzo si svolge nel XIX secolo, e Borri e Montecuccoli vissero nel '600: ma non voglio spoilerare sul perché li incontrerete nel romanzo!

Tra i quali un certo Alessandro Forlani…

È il peggiore di tutti, e anche sul suo ruolo non posso dire nulla. Soprattutto mi è servito per un gioco meta-narrativo che ho scoperto, da un saggio di David Shields (Fame di Realtà), essere molto in voga fra gli scrittori statunitensi: entrare nei loro propri romanzi per capire fin che punto appartengano all'autore.

Qualche anno fa hai vinto il premio Urania col romanzo I Senza Tempo. È
stato un risultato utile per la tua carriera?

È stato fondamentale. Un Premio Urania non è solo una vetrina: credo anche che un autore, di lì in avanti, se gli interessa proseguire per questa strada, diventi più responsabile; dopo Urania non si scrive alla leggera…

Pubblichi spesso in ebook. Credi in questa formula?

Credo molto nell'ebook, perché in anni di rapporti con gli editori tradizionali ho esperito difficoltà, limiti e scorrettezze che il digitale, e gli editori digitali, hanno davvero superate e ormai impedite.

La tua narrativa è caratterizzata da un linguaggio molto ricco, un uso
della lingua molto creativo che molti apprezzano, ma qualcuno forse più 
abituato a testi stilisticamente più piatti trova sconcertante. Che ne
 dici?

Non snobbo il lettore, non lo voglio mettere in difficoltà: ma il lavoro sul linguaggio per me è fondamentale. La mia prosa insegue il cinema: la forza delle immagini e i movimenti di macchina. Non uso i sinonimi come esercizio acrobatico o costringere a  leggermi col dizionario alla mano: scrivo viscere; budella o interiora se voglio, di volta, disgustare; fare ridere di humor nero o rendere il disagio di un tavolo anatomico. Scrivo sedia se la voglio anonima o scrivo seggiola per far sentire che è legno. Uso spesso l'aborrito imperfetto perché dà il senso di un movimento nel racconto al passato. Non uso una lingua più difficile: cerco, piuttosto, di arricchirne chi mi legge; per avere più parole per esprimere la realtà. Io stesso ne esploro sempre nuove: si tratta di strumenti; se mi servono mi azzardo a inventarne, ho imparato che una lingua si evolve in questo modo. Figuriamoci lingue nuove cui toccherà di affrontare e di esprimere lo spazio, il totale ineluttabile melting-pot, l'altro-dall'umano e le augmented o virtual reality. Anche uno scrittore di astronavi e di mostri credo abbia questo compito intellettuale, non è solo un lavoro da autori "quelli seri"!
  
Ci vediamo a Stranimondi?

Ci vediamo a Stranimondi!

Grazie!

Grazie a te e a Fantascienza.com.



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