Recensione dal blog "Cronache Bizantine"

M'rara, di Alessandro Forlani (Collana Robotica.it)

Quattordicesimo anno fascista. Mentre gli ingranaggi del mondo si preparano a masticare milioni di uomini nell'olocausto della seconda guerra mondiale, il regime continua l'opera di bonifica delle paludi, per aumentare la coltivazione del grano, com'è desiderio del Duce. Nello scavo tra San Marco e il Lido, gli operai rinvengono un gigantesco monolite assiso nella mota, che funge da pinnacolo di un'anticamera sotterranea. Il professor Mario Luna, archeologo di Stato, riceve una lettera d'aiuto d'un vecchio amico, Alberto: il monolite sembra antico, addirittura proto-etrusco. Sul posto già investiga un veterano degli scavi in Libia, l'ingegnere De Marinis. Mentre Luna esamina la scoperta, strane cose iniziano a succedere: l'assicella graduata impazzisce sui centimetri di larghezza e lunghezza, angosciosi incubi perseguitano gli uomini e gli operai superstiziosi si rifiutano di scendere giù nel sepolcro, sotto l'architrave... Dopo essersi fatto coraggio, Luna rinviene nella camera sotterranea migliaia di frammenti di specchi infranti, cocci di un tenebroso ex voto. Uno studio dei reperti rivela un nome ricorrente tra i secoli, dai goti, ai bizantini, ai romani, all'homo paleolitico dell'età della Pietra. E' m'rara, un acronimo impronunciabile, un qualcosa che non è né mostro, né maledizione. Dove m'rara compare, piccole figure stilizzate si contorcono, distolgono terrorizzate lo sguardo. La faccia di queste silhouette appare scavata, erosa via...

La produzione di Lovecraft si divide in fasi. Faccio qui riferimento alla suddivisione che pratica S. T. Joshi nella sua gargantuesca biografia, che è poi la suddivisione adottata dalla gran parte delle antologie che raccolgano il maestro di Providence. Nelle ultime opere di H.P. la spinta fantascientifica è preponderante. Lo sforzo di verosimiglianza che aveva da sempre spinto Lovecraft è qui particolarmente pronunciato, esplicandosi nell'incredibile (specie per l'epoca) lavoro di worldbuilding delle Montagne della Follia o dell'Ombra venuta dal tempo. 

Nel pantheon degli omaggi lovecraftiani, M'rara si colloca con fierezza nel meglio della produzione dell'orrore puro di Lovecraft. Sia nello stile e in certe scelte d'incipit, potremmo benissimo inserire questa novella negli anni tra il 1917 e il 1926, in cui vennero scritte perle come La Tomba, o La deposizione di Randolph Carter. Il motore del racconto è orrorifico al cento per cento, mirando con assoluta forza kamikaze a inquietare il lettore, a trarne sofisticate sensazioni di nichilismo cosmico. Beninteso, queste sensazioni abbondano anche negli ultimi lavori. Ma nel campo della narrativa breve di quel periodo non sono “levigati” da qualsiasi descrizione oggettiva, spiegazione razionale balbettata da corpi in fin di vita, o diluita da rivelazioni di carattere fanta-antropologico. E' orrore puro, spinto dall'acceleratore della prima persona di un racconto breve.

Naturalmente, M'rara è una novella, non un romanzo. Ed è in assoluta prima persona, dall'inizio alla fine. Che questa prima persona rimanga “persona” man mano che l'orrore pre-etrusco avanza... beh, questo è un giudizio che spetta al lettore.

Non sono un filologo lovecraftiano e dunque dovete prendere queste osservazioni cum grano salis. Tuttavia, sarebbe davvero facile confondere l'incipit di qualsiasi dei primi due capitoli della novella, per un racconto lovecraftiano. Si consideri, innanzitutto:

Gli agenti lo invitarono a entrare nell'auto.- Due parole con il collega – supplicò De Marinis – se ho ragione, non ci vedremo per molto tempo –Si accostò, mi sorrise e mi abbracciò con l'allegrezza che in quell'ultima settimana certe orribili circostanze soffocarono a entrambi: ma i capelli gli restavano, da ieri notte e per sempre, ingrigiti tutto a un tratto su una fronte di trentenne; gli tremavano le ginocchia, le mani, ed era livido e rauco.

E' il 30 di novembre del 1935, anno XIV del calendario fascista. Ora sono alieno tutta un'era geologica dal mondo che credete di conoscere: eppure son trascorsi sette giorni, soltanto! Da che viaggiavo sulla linea adriatica con l'espresso che da Bologna mi portò fino a Fermo.

Nel primo caso, tratto dal cap. 1, disponiamo d'un classico strumento narrativo: l'amico che implora di non recarci in quel dungeon/hotel/castello/stanza maledetta. Appare orribilmente trasformato e per quel meccanismo perverso che conosciamo tanto bene, la sua supplica ci spinge ancora di più a investigare. Notiamo l'uso dell'esclamativo a termine del primo capitolo, così come nell'incipit del secondo (soltanto! Da che...) usato come occasionale intercalare anche da Lovecraft, generando così l'effetto di un lamento, quasi il guaito di animale intellettuale. L'era geologica, inoltre, aggiunge una dimensione temporale, introducendo il concetto di un tempo ultraterreno, molto al di là dei nostri limiti. Eoni, non secoli.
Per meglio chiare la somiglianza, cito l'incipit del racconto di Lovecraft Da altrove (1920, From Beyond)

Orribile, al di là di ogni immaginazione, era il mutamento verificatosi nel mio migliore amico, Crawford Tillinghast. Non lo avevo più rivisto dal giorno in cui, due mesi e mezzo or sono, mi aveva rivelato a che cosa mirassero le sue ricerche fisiche e metafisiche e, in risposta alle mie timide e quasi spaventate rimostranze, mi aveva scacciato dal suo laboratorio e dalla sua abitazione in preda ad una esplosione d'ira incontenibile. (…)Non è certo piacevole vedere un uomo robusto come lui diventare magro d'improvviso, ed ancor peggiore è lo spettacolo di una pelle flaccida ingiallita e ingrigita, di occhi incavati, cerchiati e accesi da una luce inquietante, di una fronte venata e raggrinzita, e di mani tremanti scosse da involontarie contrazioni.

Come Mario Luna constata stupefatto l'invecchiamento precoce di De Marinis, così il narratore di From Beyond descrive con dolorosa accuratezza di dettagli la metamorfosi di Crawford Tillingast.

L'uso di questo genere d'incipit, alternato a descrizioni nichiliste del mondo destinato alla distruzione totale, è tipicamente lovecraftiano. Per averlo così fedelmente “mimato” occorre uno studio impressionante, lontano (beyond? Ahah!) dalla trita e ritrita imitazione dei miti di Cthulhu.

Segue un altro esempio, collegato stavolta all'esordio del secondo capitolo di M'rara. Il riferimento è al racconto Il Tempio (The Temple, 1920). Ancora una volta Forlani imita con efficacia la descrizione particolareggiata di geografia&date qui elencate da H.P. Pedissequamente:

Il giorno 20 agosto 1917, io, Karl Heinrich, conte di Altberg-Ehrenstein, comandante in seconda della Marina Imperiale Germanica e responsabile del sottomarino U-29, affido questa bottiglia e il documento in essa contenuto all'oceano Atlantico, in un punto del quale ignoro l'esatta posizione ma che presumo sia di 20 gradi di latitudine Nord e 35 gradi di longitudine Ovest. Qui la mia unità giace in avaria sul fondo dell'oceano.

La ripresa fedele d'un certo stile mi appare evidente. Questo d'altronde, viene anche bene esemplificato dall'uso del corsivo, applicato con giusta cura per dare una pennellata aliena a parole altrimenti innocue.

Un altro luogo comune di Lovecraft, che può venir conosciuto da chi H.P. lo legge per davvero, senza aggregarsi alle orde di lettori che condividono Cthulhu vs Godzilla, è lo strambo senso delle misure. Spesso può succedere che gli strumenti scientifici non funzionino, o diano risultati fuorvianti e/o impossibili. Un classico in tal senso è l'angolo-che-non-c'è nel racconto La casa delle streghe. Geometrie non euclidee, o generiche “misurazioni possibili” si contano a iosa nella produzione di serie b, sia di fantascienza che d'horror. M'rara non fa eccezione:

D'improvviso riluttante e sudato, coi pensieri incastrati tra i denti, l'amico inghiottì; si tolse dalle tasche un'assicella graduata:
- Quant'è grande, secondo te? -- Un metro e mezzo sul lato corto, due metri e mezzo sul lato lungo. –
- Misurala – mi prestò l'assicella. Sbagliai qualche centimetro in eccesso sui lati. – E fissala, adesso: per alcuni secondi. –
- E allora, che succede? –
Ritornò, con lo strumento, sul perimetro della lastra: a occhio era identico, ma mancavano centimetri in altezza e lunghezza.
Vacillai di vertigine: gli alberi, gli sterpi, la fossa e le pozzanghere mi apparirono, in quell'istante, fuori posto e ribaltati, e il terreno mi mancò sotto i piedi. Mi sostenni al granito, inspirai profondamente; resistetti al calore e i vapori malarici, cui attribuii quell'improvviso malessere.
- Deve essere un'illusione: come quelle di certi quadri ed edifici barocchi. –
- L'occhio umano può essere ingannato: ma un metro da falegname... riprovaci cento volte: io ci ho perduto tutt'un'intera giornata. –

In particolare, la scenetta mi ha sovvenuto il paragone con Xenos, di Dan Abnett (per restare nella fantascienza derivativa, d'intrattenimento). Abnett compie una buona descrizione dell'incommensurabile, chiaramente ispirato a Lovecraft:

- Quanto è grande? – domandai a Midas.
- Cosa? –
- Questo... posto –
- Non saprei – rispose indicando gli strumenti. – Cento, duecento... trecento chilometri. Forse migliaia. –
- Non puoi essere più preciso? –
Mi rivolse uno sorriso preoccupato.
- Gli strumenti dicono che non ha confini, il che è impossibile, quindi suppongo che siano fuori uso e non posso fidarmi di loro. –
- Allora come fai a mantenere la rotta? –
- Con gli occhi... o con il fondoschiena, dipende da cosa trovi più rassicurante. –

Dan Abnett, che pure ammiro molto, è solo un abile mestieranteXenos è un romanzo ambientato nel mondo di Warhammer 40000, che è tanto più interessante quanto più si allontana dal backgroud tradizionale. Eppure, pur essendo fantascienza d'azione “bassa” incorpora notevoli elementi lovecraftiani. E come in Xenos, così in tanta narrativa d'intrattenimento potremmo rivenire influenze nettamente cthuliane.

La narrativa breve lovecraftiana difficilmente funzionerebbe altrettanto bene se trasportata nel ventunesimo secolo. Occorre aggiornarla radicalmente, installare un'upgrade che terrorizzi a nuovo il lettore. E' quanto gli autori di pastiche lovecraftiani proprio non comprendono, limitandosi a un'avvilente riproposizione di tropos ormai consunti.

M'rara tuttavia aggira questo dilemma, restando semplicemente ancorata agli anni trenta. Di conseguenza, le inquietudini filosofiche di H.P. restano attuali, senza doverle traslare al presente.

Mario Luna, ad esempio, è una versione italiana del gentleman puritano inglese, la cui professione di archeologo sottintende bene l'amore viscerale per il passato. Inoltre il cast scelto da Forlani riflette una suddivisione tradizionale: pochi uomini di scienza, pronti a dar di matto davanti all'inspiegabile, attorniati dalla solita plebe superstiziosa, da un'amministrazione incompetente e dall'assenza di personaggi femminili.

L'ambientazione fascista, anziché naufragare negli usuali nostalgismi, si pone fin dalle prime righe apertamente ostile a Mario Luna e De Marinis: il regime vuole grano, non cultura. Il monolite e quanto contiene vanno spianati dai bulldozer, cancellati dalla faccia della Terra. L'archeologia interessa solo quando legittima la dittatura, quand'è limitata all'impero romano: nel nome di alcuni secoli, se ne cancellano altri.

Volendo, si possono rintracciare dei riferimenti al presente in alcuni dialoghi, alcune punzecchiature. Ma questi meta-riferimenti li lascio volentieri ad altri. Quello che mi preme sottolineare, è l'ostilità preponderante di un'ambientazione storica bruta e ignorante, che martella un Mario Luna già stranito dall'orrore nel sepolcro.
Particolarmente pregnante a questo proposito il seguente dialogo:

- L'essenziale è la terra da coltivare! –
- Sono certo che a Roma non la pensino così – insinuò De Marinis – esporrò a chi di dovere. - Interessano i risultati, il consenso del popolo: che è un popolo d'operai, di contadini, di figli. Ci ponete un'alternativa assolutamente ridicola: granoturco o cultura? E noi abbiamo scelto che cosa?! Voi ridurrete questo bivacco di moscerini a un agro gaio e verde: è inteso, Ingegnere?! E farete il più presto! Voi, professore, non vi immischiate di queste cose. -

L'inaspettata moda di Lovecraft che imperversa ormai da (quasi) un decennio ha superato diverse tappe importanti: dal semplice ritorno in forze dell'autore in libreria, a nuovi&necessari chiarimenti saggistici, ai primi dichiarati omaggi divenuti letture mainstream. Oggigiorno, nell'ambito geek se dici “Cthulhu!” tutti riconoscono il riferimento, o per dirla all'inglese “get the joke”. Tuttavia, per quanto la mitopoiesi degli Antichi sia importante, occorre non smarrire l'importante nozione che H.P. Lovecraft è molto più di questo. E' un filosofo che scrisse acuti testi di analisi filosofico-letteraria, è un grafomane con alle spalle centinaia di migliaia di lettere, è uno scrittore dell'orrore completo, con una produzione di tutto rispetto ben prima che giungessero tentacoli e divinità dall'oltrespazio. M'rara, di Alessandro Forlani è un innegabile omaggio lovecraftiano, ma nel contempo si discosta sdegnato dall'usare semplicemente la mostrologia già creata dal Solitario di Providence. Al contrario, pur nella stretta aderenza del canone, segue una sua strada con molta più efficacia. Oltre che una lettura avvincente, M'rara dovrebbe illuminare la via per future opere di altri autori. Altrimenti, il passo successivo alla popolarità di un'opera è la sua trasformazione in commedia, aspetto che con i Miti di Cthulhu sta già avvenendo.

Per evitare ciò, dobbiamo scoprire tutto Lovecraft, senza limiti di sorta. Diversificazione, anche nell'orrore.

Fonti:
M'rara, di Alessandro Forlani
Nel campo dei giochi da tavolo, il gustoso Kingsport Festival, le cui descrizioni sono opera di Forlani, vedrà un'espansione a tema M'rara
Le citazioni dei racconti di Lovecraft sono tratte dall'edizione Newton&Compton (Grandi Tascabili Economici). So che non è il massimo, ma l'avevo comprata a quattordici anni, quando le preoccupazioni filologiche ancora non mi attanagliavano!
Xenos, di Dan Abnett (traduzione Hobby&Work).



Una recensione dal blog Libri & Televisione


Chi non ha mai desiderato diventare uno scrittore? Ora con il Self Publishing è tutto più semplice ma ci vogliono le basi per diventare un vero scrittore. Primo tra tutti bisogna leggere. Eh si leggere aumenta la nostra capacità di scrivere, ma non è l'unica cosa di cui abbiamo bisogno.

Alessandro Forlani insegna sceneggiatura all'Accademia di Belle Arti di Macerata e Scuola Comics Pescara e questo suo libro Com'è facile scrivere difficile è proprio una manna dal cielo per chi vuole imparare a scrivere in modo da attirare l'attenzione del lettore sulle pagine. 

Il suo modo di scrivere è particolarmente divertente e interessante e riesce ad insegnare le basi fondamentali per iniziare a scrivere e migliorare giorno dopo giorno la propria tecnica. Certo a molti potrebbe non piacere, perché è brutto leggere che la nostra tecnica di scrittura che noi adoriamo è sbagliata e la prima volta che l'ho letto, quando mi sono resa conto che evidenziava errori che io commettevo continuamente ho chiuso il libro dandogli del saccente.  Ma ho dovuto ammettere che se c'è un motivo per il quale le persone preferiscono un libro piuttosto che un altro, forse è proprio il modo di scrivere.

L'approccio di Forlani è sicuramente diverso dai classici saggi di scrittura, è decisamente più vicino alle nuove generazioni di scrittori in erba, e questo potrebbe formare nuovi e talentuosi scrittori. Ottimo anche per gli scrittori più maturi, magari per rivisitare il loro stile di scrittura rendendolo più fresco e meno stantio.

Attraverso aneddoti e citazioni divertenti Forlani ci fa un quadro chiaro della situazione, non incita a iscrivere perché effettivamente non è suo compito fare da motivatore, ma fa il suo lavoro da insegnate, impartisce quelle lezioni fondamentali che ognuno di noi prima di scrivere un libro deve sapere.

Lo consiglio caldamente, anche solo per accedere a informazioni pratiche e utili per scrivere un libro o anche solo un racconto con la sicurezza di avere basi forti da cui partire

Colgo l'occasione per segnalare gli altri due prontuari: Com'è facile diventare un eroe e il recente Com'è facile vivere in Atlantide




Disponibile da oggi su Amazon e principali webstore l'edizione inglese di "Centralino Celeste", il mio primo titolo Imperium.

XXVII century: the mining ship Curiex, exploring the borders of the galaxy, runs into a celestial odd body of artificial origin: the object is going to be incredibly valuable and the largest relic of human history. The crew is in two minds about whether to take advantage of it or chase its mystery in the darkness of the cosmos: the journey will test the resources of Curiex on reaching the destination and the loyalty of the ship's officers to their commander Christopher Piccolomini. In an impossible place, deep in the Milky Way, above all, the men of 2600 will rediscover their fear for the Divine, or the terror, probably bigger than it, for the absence of gods in the space's darkness. From the winner of the Urania Prize 2011 and Double Star Award in 2013 (both published by Mondadori) a new, incredible story!

Heavenly Switchboard (traduzione di Chiara Campidelli)


In vista di una prossima primavera di conferme editoriali cui tengo (spero!), e al celere ubbidir all'editore, ripropongo il catalogo dei miei titoli e di quelli di colleghi e studenti, che meritano senz'altro il vostro 1.99 €

Innanzi tutto i titoli per Edizioni Imperium: che quest'anno ha compiuto l'importantissimo, coraggioso passaggio, da gruppo di autori a vera e propria realtà editoriale:


XXVII secolo: l'astronave mineraria Curiex, in viaggio di esplorazione ai confini della galassia, si imbatte in un corpo celeste di origine artificiale e bizzarre caratteristiche: l'oggetto si rivela un tesoro commerciale e la più grande reliquia della storia dell'umanità. L'equipaggio è indeciso se approfittarne o inseguirne il mistero nelle tenebre del cosmo: il viaggio metterà alla prova le risorse della Curiex e, raggiunta la meta, la lealtà degli ufficiali della nave al loro comandante Cristoforo Piccolomini. In un luogo impossibile nel profondo della Via Lattea, soprattutto, gli uomini del 2600 riscopriranno il loro timore per il divino, o il terrore, probabilmente più grande, dell'assenza di dei nel buio dello spazio.



Qui a fianco vedete la copertina dell'edizione in inglese a cura di Chiara Campidelli, disponibile entro poche settimane su tutti i webstore.




Uno spettro a vapore si aggira per l'Europa. All'indomani dei Moti del 1848, e della Guerra di Indipendenza Italiana, il tenente Caravà, dell'Esercito Austro-Ungarico, è sulle tracce di un ordigno di distruzione di massa che minaccia l'anarchia in tutti i Regni del continente. Gli scontri all'arma bianca con automi mostruosi, le battaglie fra aeronavi, un sulfureo nemico, i pericoli che l'ufficiale dovrà affrontare nella sua caccia, sono nulla a confronto di una grande cospirazione a danno della pace e la concordia fra i popoli... e del potere terrificante della Macchina Insurrezionale!


Fantacronache di un futuro imminente dove è lecito l’assassinio dei genitori, si gestisce la cosa pubblica come un gioco di ruolo, la carne è materia prima dell’industria militare, l’uomo è incapace di guardare alle stelle e ammutolisce nell’oscurità di un degrado linguistico. Sei racconti di fantascienza sociologica premiati a concorsi di prestigio (Robot e Stella Doppia/Mondadori Urania) raccolti in un’antologia con commento dell’autore.





Un prontuario per aspiranti scrittori, soprattutto “di genere”, che tratta delle tecniche narrative in modo esaustivo, semplice e divertito; uno scambio di idee su strutture del racconto, dialoghi e personaggi e raccolta dei documenti. Un ilare confronto fra autore e lettore che procede per esempi pratici, citazioni e consigli; e che guarda alla narrativa che si confronta con il cinema, la scrittura televisiva e quella per il fumetto.




Scrivere Protagonisti, Comprimari e Antagonisti per un romanzo, un racconto o un progetto seriale. Dopo "Com'è facile scrivere difficile", un altro divertito, piacevole prontuario sulle tecniche e teorie narrative che riguardano il Personaggio: con efficaci consigli pratici per dare vita ai vostri Eroi sulle pagine e confronti e riferimenti alla scrittura per il fumetto, per il cinema e la TV.





I garage e gli ascensori sono infetti di sozzura, e inquietanti animaletti si nascondono nei sottoscala. Il signor Soro ha fatto una brutta fine, e ha lasciato sugli scaffali certi libri deliranti... 
In un torrido agosto di desolazione e paura, gli inermi inquilini di uno strano condominio soffocheranno nelle ceneri di un esperimento alchemico sbagliato. Contiene il racconto “Rincorrere i vermi”: L'odio di un apprendista per l'anziano maestro lo precipita in un vortice di delitto e follia. Tenebrosi poteri avvelenano la vita di una piccola città del XVII secolo, ectoplasmi ed entità demoniache si manifestano nelle botteghe degli occultisti. Ma forse è il delirio di una mente disturbata, cui il lettore è complice involontario e unico testimone...


Per una serie di circostanze grottesche non c'è mai stata una Notte di Natale; il Portogallo del XVI secolo sopporta il tallone degli Aztechi invasori. Gli Este di Ferrara e Re Luigi XIV si contendono il primato dello sbarco sulla Luna; nella Russia zarista di Alessandro Romanov, dove tutti bevono Zar-Kola, il bolscevismo non ha attecchito. Domani mezzo mondo sarà invaso dall'oceano: il teppismo abissale, e le nuove etnie di Los Angeles, saranno un bel problema per un'ex-poliziotta. Cinque storie distopiche di Alessandro Forlani, Premo Urania/Mondadori 2011, Premio Stella Doppia Urania/Mondadori 2013.


Fronte Alieno

Alla vigilia della "Guerra d'Inverno" fra Finlandia e Unione Sovietica (1939) l'inflessibile, fanatico commissario politico Anatoliy Volkov è incaricato del recupero di un velivolo misterioso precipitato in territorio nemico. Nel profondo di foreste di betulle, in sinistri laboratori, nell'inverno tenebroso dell'Artico, i soldati dell'Armata Rossa dovranno battersi contro i cecchini nemici; scopriranno un orrore preistorico che minaccia l'intera umanità. Un vivido, feroce, incalzante romanzo breve di Alessandro Forlani, autore Premio Urania / Mondadori 2011.




Una nuova, scanzonata, agile guida pratica per la scrittura degli altri-mondi di narrativa fantastica. Il prontuario vi insegnerà come rendere credibili, realistici, continenti immaginari o remote galassie; fin nei minimi dettagli della cabina di un'astronave, la stiva di un galeone e il rifugio di un super-villain! Con analisi ed esempi che spaziano dal romanzo, al fumetto, al cinema e le serie televisive; e "trucchi del mestiere" da esercitare nei vostri scritti.

Quindi i due titoli pubblicati per Delos Digital; nella collana Robotica.it a cura di Silvio Sosio.

Sonno Verde

La terraformazione di un pianeta: un'impresa titanica che trasformava un pianeta alieno in un paradiso abitabile dall'uomo, ricco di vegetazione e terreni fertili. Richiedeva vent'anni, tempo durante il quale gli aspiranti coloni vivevano sottoterra, in un ambiente artificiale, per controllare e seguire lo sviluppo del loro mondo futuro. Terminato il lavoro, era compito di Eleanor Cole, ufficiale antropologo, aiutarli a compiere il passaggio tanto atteso, a uscire alla luce del sole e iniziare una nuova vita. Ma sul pianeta Sisifo le cose erano andate diversamente. Il momento del passaggio era passato da anni e i coloni si rifiutavano di uscire dal loro mondo sotterraneo. Sarebbe toccato ancora una volta a lei, Eleanor Cole, risolvere la grana. Ma ciò che la attendeva su Sisifo era molto peggio di ciò che si aspettava.



La spettrofobia, che non ha nulla a che vedere coi fantasmi, è la paura degli specchi. Molti ne soffrono, magari in forma lieve, un leggero disagio. E se nello specchio apparisse qualcosa, sembra suggerire il nostro subconscio? E se il mio riflesso fosse diverso da me stesso? A volte la spettrofobia è il risultato di un trauma, o magari di un'esperienza paurosa legata agli specchi, come un film. O un racconto come "M'rara" di Alessandro Forlani, che ambienta un incubo in puro stile lovecraftiano in un cantiere in epoca fascista, dove durante gli scavi viene ritrovato qualcosa... che era meglio restasse sepolto. 


Un titolo per Kipple:


Un golem che si trasforma in un mostruoso coniglio, il tentativo di far "rivivere" i morti per costruire il ponte sullo Stretto di Messina, gli oscuri segreti di Anubi e della Cabala in un'epoca dei Savoia, di Napoleone e della Grande Guerra irriconoscibile, dove anche gli alieni possono presentarsi a Leopardi.






... e il mio romanzo vincitore del Premio Urania


Chi sono il dottor commercialista Totali, l'avvocato fallimentare Pantocrati, il notaio Maggioritariis? E soprattutto, chi è Monostatos il risvegliato? (Questi nomi, presi a prestito nel 2012, nascondono attività mostruose.) Chi ha assassinato i bambini di una scuola elementare di provincia, divorandoli? (Le indagini sono tuttora in corso.) Cosa vogliono gli Archiburoboti, invasori meccanici già in marcia nel 2024? L'intempestiva risposta arriverà nella spaventosa Italia che ci aspetta nel 2036, in un romanzo di magistrali nefandezze e originalità assoluta, vincitore del premio indetto annualmente da "Urania".





E' in commercio (e tradotto e distribuito in tutto il mondo!) il boardgame lovecraftiano Kingsport Festival; pubblicato e distribuito da Stratelibri/Sir Chester Cobblepot e di cui ho curato la parte narrativa. E' in cantiere per lo stesso editore il progetto di un'espansione tratta dal mio racconto M'rara (vedi sopra):





Kingsport Festival™ è un bizzarro gioco per 3/5 cultisti dai 13 anni in su, ambientato nello spaventoso universo di Howard Phillips Lovecraft. Nella inimmaginabile oscurità di Kingsport, nei panni di silenziosi viandanti, siete chiamati a una immonda celebrazione per evocare orrori impensabili. Un terrore che non è di questo mondo né di un altro, ma solo di folli spazi tra le stelle: un terrore che ha bisogno della vostra sottomissione. Incauti Investigatori cercheranno di fermare questo spaventoso capitolo di storia lovecraftiana.

Come docente, sono molto soddisfatto di aver visto pubblicate la tesi e la graphic novel di due miei furono-studenti, che ormai chiamo colleghi:


Web 2.0 di Leonardo Sciancalepore

Oggetto di questo saggio è il web 2.0, fenomeno che intreccia l'avvento delle nuove tecnologie e i recenti cambiamenti della nostra società, dovuti anche all'apporto di una nuova filosofia incentrata sull'utente e sul suo modo di agire e interagire con la Rete. Nello specifico, l’opera analizza come questo fenomeno abbia influito nella nascita di una nuova metodologia di progettazione multimediale e di come l'affermazione di una nuova “classe” indipendente di produttori/consumatori stia prendendo sempre più il sopravvento nel campo delle produzioni audiovisive, facendo auspicare così in un futuro superamento dei media tradizionali.



Il Frigorifero di Andrea Alemanno

Cosa può succedere ai signori Cerchia quando arriva il nuovo frigorifero? Una storia sul tempo che passa visto da un punto di vista diverso: quello di un frigorifero. Il frigorifero è una storia semplice, il racconto dell'affetto di una famiglia per l’oggetto preferito, metallo che sostituisce la carne e che diventa, nel tempo, il figlio che ha sempre desiderato.


In ultimo, segnalo più che volentieri questo saggio di Silvia Milani: Universal Robots

Docili feticci imbambolati o crudeli macchine di sterminio? Dotte entità fluttuanti o cataloghi antiquari del corpo umano?  Dagli albori delle prime civiltà all'epoca del GPS, gli androidi hanno sempre avuto un ruolo all'interno delle più diverse tradizioni culturali e hanno compiuto un emozionante cammino evolutivo con l'uomo. Protagonisti di numerosi miti e leggende, incarnazioni di incubi e desideri, figure capaci di oltrepassare la membrana tra immaginario e reale, spesso hanno parlato di noi: dai mostri perturbanti di E.T.A. Hoffmann, Jentsch e Freud, al paradigma dell'Uncanny Valley nei moderni laboratori; dalla critica di L'Isle-Adam e Ippolito Nievo all'ottimismo positivista, alle fanterie automatizzate delle guerre future; automi e robot (differenti gradi della scala evolutiva androide) sembrano incarnare i fantasmi, le speranze, le emozioni, i vizi e le virtù dei loro padri-padroni. Figure modello dell'inevitabile meccanizzazione dell'uomo nel Futurismo, nell'opera che li ha presentati al mondo, R.U.R., hanno scalato la condizione umana per ricordarci che sarà con il cuore e non con la mente che salveremo il mondo.






Ci è voluto credo più di un anno ma... a un mese da oggi, editing compreso, Clara Hörbiger sarà finito. Ma invece di intitolare il romanzo con il nome della ragazza protagonista, ho deciso, da qualche mese, per Un'Insulsa Invasione. Questa, s'intende, è la mia personale risoluzione: se l'editore vorrà di meglio (diverso), sarà quel che sarà...

La decisione riguardo il titolo deriva da questo fatto, che ritengo determinante: sia per lo sviluppo del romanzo in sé per sé sia per la risposta al quesito "perché scrivo?". Clara Hörbiger è iniziato come romanzo steampunk (benché contaminato): ovvero una sequela, rutilante, divertita, di macchine sferraglianti e estetica ottocentesca; uso parodistico del linguaggio e episodi "a rilancio". Ma, a un terzo della stesura – in termini di pagine, sviluppo strutturale, scelte narrative e caratteriali dei personaggi – ho capito che come sempre non sono così capace di divertirmi e nient'altro, e Un'Insulsa Invasione è diventato un romanzo con un suo contenuto.

Trattandosi pur sempre di narrativa "di genere" (ma Alessio Montagner non condivide quest'espressione), lo si può leggere per le aeronavi che esplodono e gli ordigni, gli automi e i corsetti da signorina; per quel pizzico di alieni e magia nera che ho voluto sparpagliare nel nostro Risorgimento. Nessuno mi farà torto a goderselo in quest'ottica. Ma se anche lo leggerete come dialogo con me, l'autore, sull'incubo della stupidità al potere e viceversa il potere dell'idiozia, e debite conseguenze, per esempio certe anti-storiche nostalgie... ne sarò gratificato.

C'è pur sempre l'artigianato e che si suda sulle pagine di taccuino: come si scrive un romanzo fantastorico? Ho scritto tre prontuari per risolvere il problema. Ovvero: per aiutare i miei lettori e studenti a dipanare certe loro matasse... lavorare su un proprio testo, però, spesso e tutt'un'altra faccenda. Ciò che cerchi non c'è nei molti libri che hai letto; figuriamoci nei pochi che hai scritto tu!

Un'Insulsa Invasione è un romanzo steampunk e (sottolineo) un romanzo italiano. Con ciò non mi accontento di tradurlo in "vaporteppa" e obbedire al pur limpido, inoppugnabile dettato, di chi coniò questa nostrana, patriottica definizione. Non ho voluto scrivere, come accade a parecchi, un vaporteppa vittoriano: tanto valeva insistere con lo steampunk. Se a priori devo fingere di caldaie e di velivoli, tube, pince-nez e voltaiche gigantesche; se è un atto parodistico, culturale e linguistico, voglio farlo sulla lingua e la cultura che mi appartengono. Non incarto di vaporteppa contenuti steampunk che, personalmente, non posso essere in grado di scrivere come autentici (non tutti, rispondo a Sterling & Gibson, siamo vittoriani); preferisco incartare di steampunk (solo il fiocco e la carta da regalo) il nostro Risorgimento e la sua/mia civiltà: i problemi, la visione, ciò che sento di quest'ultima.

Non sono un autarchico, malpensanti politicizzati! Conoscete il concetto che "stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus"...

Un'Insulsa Invasione, perciò, si svolge nel Regno Lombardo-Veneto nel 1847: che è un anno, come tutti, pieno di cianfrusaglie, di luoghi, di persone realmente vissute e troppo importanti, famose e carismatiche per fingerne l'assenza. È un anno anche mancante, però, come tutti, di altrettante cianfrusaglie e di luoghi e di persone: dal modello di pistola a una musica non ancora composta; da un palazzo che aveva un altro nome a uno stucco di parete che c'era allora e che mancò nel '48... per esempio. Mancare di scrupolo in entrambe le direzioni - con le debite e funzionali "licenze" - è quel genere di leggerezza che lede (lo uccide!) il romanzo fantastorico. Scrivere dell'847, perciò, significa cercare, verificare e descrivere l'inutile: la foggia di un'uniforme di quel tale reggimento; se i soldati indossavano il kepi, lo sciacò, e quante stellette ostentavano gli ufficiali; l'età anagrafica di un funzionario sabaudo o l'alopecia di un nobile austro-ungarico; il nome di un arcivescovo restato in carica pochi mesi e la pianta di un edificio ristrutturato nei decenni successivi. Ma non significa descriverlo spiegando; giustificando che i vostri eroi guardano qualcosa che all'occhio, all'esperienza del lettore contemporaneo può apparire diverso: lo si dovrebbe restituire così com'era senza dire né aggiungere perché & per-come, infondendogli quell'immediata fisicità, realtà, che un commento didascalico sul suo stato "alterato", altrimenti, ridurrebbe a una quinta dipinta alla bene e meglio.

Ma, poiché siete scrittori del fantastico, dovrete anche mentire, e inventarvi storielle da pescatore per lasciare impressionato quel credulone del vostro pubblico. In un romanzo fantastorico steampunk non si mente sui Reggimenti dell'Esercito Lombardo-Veneto: ma lo si dota di esoscheletri corazzati e flotte di dirigibili. Non si mente su un villaggio del Tirolo: lo si descrive nell'ora buia di notte in cui fa più paura. Le "licenze" cui sopra mi riferivo, però, vanno usate con parsimonia; un occhiolino al lettore intelligente che è ben disposto a giocare sul fatto che, attenti come siete a riferire il tal dato storico, citate qua e là una canzone di Giorgio Gaber o una battuta di Tarantino o Star Wars.

Gli estremi o estremismi fantastici di Un'Insulsa Invasione (avverto coloro che non vorranno buttare al vento il loro 1.99 € di ebook) sono:
- alieni struzzi-formi venuti da chissà dove; in possesso di armi/tecnologie che non dovrebbero funzionare
- facoltà extra-sensoriali molto prossime alla negromanzia
- alchimia di quella becera di "serie B": la Pietra Filosofale che ti fa vivere in eterno, per intenderci
- armate delle tenebre che manco Sam Raimi
- golem

A mezza strada c'è paccottiglia steampunk che è il buon motivo per spendere i vostri soldi:
- automi
- aeronavi e velivoli improbabili
- cose gigantesche e rumorose che si muovono a vapore
- duelli all'arma bianca e scariche di moschetto e di gatling
- uomini con baffi da veri uomini, sigari e calici di buon liquore
- signorine con abiti graziosi che si servono il tè
- simpatici cretini
- quei colpi di scena che wow, accidenti!

C'è, soprattutto, ciò che spero lo renderà un altro-mondo vissuto: l'attenzione in tedesco per le gerarchie militari austro-ungariche; una bolla inesistente di Papa Pio VII, all'indomani di Waterloo, che incoraggia l'Europa a rinascere dalle ceneri napoleoniche affidandosi alle nuove & vaporose tecnologie; il dialetto romagnolo di contadini nei dintorni di Ravenna e le imprecazioni modenesi di un condottiero emiliano del XVII secolo; er romano di un'alchimista trasteverino e i veri Viceré, Governatori e Feldmarschall lombardi; l'aria di Milano che odora di metropoli e quella di Torino che profuma di cioccolato. E, sissignore, nel 1847, compagnie di miliziani che si radunano al "Trani a Gogò"; e un accenno al "soldato futurista" auspicato da Guido Keller 70 anni più tardi.

O insomma: la macchiolina che vi ricorda quell'episodio (sorridete nel cuore) sull'anonimo vestito grigio che indossate per travestirvi da Tom Rath; e il dettaglio che notate sul battiscopa quando, molte volte, visitate un intero grattacielo.

Sto pensando a una sorta di postfazione in cui riferire dei dati storici reali, con l'avvertenza di consultarla dopo letto il romanzo perché, vedrete, sarà più divertente. Ma è il genere di "aggiunta" cui spetta all'editore... magari, in futuro su queste pagine...

Per ora: lasciatemi finire e auguratemi buon lavoro. È l'ultimo scalino, un capitolo di colossale battaglia che mi ha posto un gran problema di Point of View (Clara, nel mentre che si svolge questo scontro campale, non può trovarsi dappertutto: il romanzo ha un PoV ravvicinato, non sono un Narratore Onnisciente; ma voglio altresì una visione d'insieme che renda al lettore le grandiose circostanze): spero di aver risolto, ma sono ancora alle prime fasi; e devo verificare se la tecnica che adotterò mi darà esattamente i risultati che voglio... sennò, tutto daccapo!

Spero a presto sui vostri web-scaffali. 



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