Il titolo di questo post fa il verso a Philip Dick, ovvero un'antologia Feltrinelli di articoli, riflessioni e di note dell'autore. L'ho scelto per quell'ipotesi, che è fra quelle che preferisco, secondo la quale, nel futuro ormai presente, ognuno si sarebbe fatto in casa avveniristici gadget; l'hi-tech nel garage. E lo scrivo alla luce di un assegno di royalties che riassume in concreto il mio lavoro dell'anno scorso, sulla cresta di quell'onda che è stata il Premio Urania. E' un post un po' gretto che riflette sul sodo; che spero soprattutto torni utile ai colleghi e a chi medita di intraprendere la carriera da scribacchino.

Il Premio è stato molto redditizio, è ipocrita negarlo: sia nei biechi termini di quattrini che, soprattutto, di promozione del mio lavoro. Dei miei Senza-Tempo si è molto parlato, in bene e malissimo epperò si è parlato (che è lo stesso, per Oscar Wilde...); tutt'oggi mi stupisco di un centinaio di recensioni e del chiasso che il romanzo ha suscitato nell'ambito. Urania/Mondadori è stata puntualissima, corretta, precisa nei pagamenti e rispettosa dei termini. A dicembre il mio racconto Materia Prima è apparso sulla rivista come premio per Stella Doppia: non ho visto un baiocco, ma il concorso non ne prevede. L'unico intoppo è che è slittato di un mese, ci ho fatto una figuraccia con chi ho detto “a novembre”... Ma chi usa con cognizione di causa l'espressione “tempi editoriali” sa che un mese è un intervallo da niente.

So che I Senza-Tempo ha venduto in digitale, ho avuto notifica che mi spettano royalties. Mi precettano un romanzo per l'anno 2015... ma in mano non ho nulla, e va bene così.

Nello stesso 2012 ho pubblicato un'antologia con “la prima casa editrice in Italia a vendere più e.book che libri cartacei” (riporto dal loro sito), ovvero un editore di prestigio nell'ambito del digitale. L'antologia è stata per qualche mese nella loro top-ten (mi assicurano), è scesa in top-twenty ma è tutt'ora in catalogo. I presupposti vi illuderanno di migliaia di vendite: e invece in un anno mi hanno letto in 37.

Se si considera che codesta antologia è stata per così dire la "seconda edizione, riveduta ed ampliata" di una silloge già in finale ad Urania, e proposta nel 2011 da un editore defunto, i lettori raggiungono la settantina, mi permetto un'altra pizza con contorno di patatine.

Comunque ho ricevuto le legittime briciole - l'onestà da parte loro innanzi tutto! - e sabato festeggerò con una pizza.

Mi lamento però di una grave mancanza (“grave”, s'intende, se lavorate in editoria...): fatta eccezione per un paio di recensioni, che di fatto ho procurato da me medesimo segnalando l'e.book a magazine e blogger, l'editore non ha fatto ufficio stampa, non ha comunicato, non ha fatto pubblicità. Nessuno di noialtri, autoruncoli di fantascienza, pretende le telecamere e la poltrona di Fabio Fazio che in un attimo ti sparano da zero copie fin il milione; tuttavia da 37 al centinaio - come di seguito dimostrerò – è questione di buona lena.

La pietra tombale con gli editori tradizionali (e aggiungiamo furbetti) l'ho posata con un “amen” a gennaio di quest'anno. Aspetto da più di un lustro che un editore di Novi Ligure, presso il quale pubblicai nel paleozoico 2008 (cinque anni, sugli scaffali, sono un'era geologica...), mi corrisponda le royalties che promette mail su mail. Allo scadere del primo anno dalla stipula del contratto l'ho minacciato fasullamente di un'azione legale, ed ecco corrispondermi 68,40 euro per il periodo, pressappoco, ottobre 2008-ottobre 2009. Impossibile verificare da parte mia se la cifra vertiginosa corrispondesse al reale (problema che sussiste da sempre nel fumoso rapporto fra autori ed editori). Da allora so per certo che il romanzo ha venduto, mi hanno scritto lettori dopo averlo acquistato (con tanto di foto), lo trovo sui webstore con l'avvertenza di affrettarsi, ché ne restano poche copie, ma... non ho visto un centesimo del giurato & spergiurato “ciò che le spetta” cui mi scrive l'editore con “cordiali saluti”.

Non entro nel merito delle pubblicazioni accademiche perché non ho a disposizione un machete: è una jungla troppo fitta per affrontarla da disarmati. Non nego mi irrobustisca il curriculum, né che in passato la seriosa saggistica m'abbia reso l'equivalente di tre mesi di affitto, ma... 

Da auto-pubblicato con un gruppo di altri autori, orizzonte che ho scoperto lo scorso giugno, ho venduto, con tre titoli in catalogo, più di 200 copie da allora a dicembre. Ho incassato in un semestre più del doppio, in un anno, con “la prima casa editrice blablablablablabla”; e pressappoco la stessa cifra che nel rapporto di un lustro. Tutto considerando che gli e.book che produco si acquistano su Amazon a neppure 2 euro: che divido a metà, col responsabile di collana, in percentuale che fa arrossire gli editori tradizionali (esempio: il 7, il 10, il 25%). E invece il cartaceo si aggirava sui 20 euro. Resto per settimane saldamente in classifica (ho un “prontuario di scrittura” che fa a gara con Severgnini!), sui blog se ne parla; e piuttosto che con contabili e “responsabili commerciali”, che lamentano difficoltà con distributori fantasma, librai capricciosi, o roghi di libri che nemmanco i nazisti, mi confronto alla pari con partecipi ad un progetto.

Non ho un corollario, non bacchetto nessuno: torno nel mio garage, ché devo scrivere e pubblicare fantascienza.


Booktrailer di Alessia Caputo e Roman Stezek per La Macchina Insurrezionale, disponibile in e.book (e presto in cartaceo) su Amazon e principali webstore.



Recensione di Gianluca Santini dal blog Nella Mente di Redrum:

Quattordici racconti per indagare l'incontro tra il mondo sommerso e la superficie. L'innalzamento del livello del mare è solo uno dei problemi a cui l'umanità va incontro, se dalle profondità degli abissi iniziano a spuntare fuori mostri, entità sconosciute e nuove razze di uomini-pesce. Quattordici autori per declinare queste tematiche seguendo suggestioni e atmosfere differenti.

Questo eBook nasce dal secondo concorso di scrittura promosso sul blog Minuetto Express. Il primo, per chi non lo sapesse, diede vita all'e.book Deinos, che vi invito a scaricare, se non lo avete già fatto in passato. Se nel primo caso eravamo dalle parti dei grossi bestioni creduti estinti, qui siamo dalle parti dell'odore salmastro dell'acqua di mare, con annesse creature di cui fino a un attimo prima non si sospettava l'esistenza. Un concept molto interessante e diverso dai soliti, dato che porta a riflettere su diverse tematiche mantenendo però un solido impianto fantascientifico e avventuroso. Progetti del genere si spera che ce ne siano sempre di più, a ravvivare il panorama del fantastico italiano. Come per altre raccolte, cercherò di spendere qualche parola per ogni racconto presente.

Il primo racconto presente nella raccolta è quello risultato vincitore del concorso stesso. Si tratta di "Mareah & Juliette", scritto da Alessandro Forlani, autore che apprezzo molto e con uno stile di scrittura del tutto personale e affascinante. Rappresenta appieno quello che accennavo in apertura di recensione, una storia capace di immergere rapidamente il lettore in un mondo alternativo, in cui i Profondi, una nuova razza di uomini-pesce è emersa dagli abissi con l'innalzarsi del livello del mare, e si è arrivati a una situazione di coesistenza, in cui i Profondi non sono altro che una nuova minoranza etnica, al pari degli afroamericani, dei cinesi e degli ispanici. La bellezza del racconto, oltre agli spunti di riflessioni offerti grazie al confronto tra le due protagoniste, sta anche nei tanti richiami lovecraftiani presenti qua e là, che impreziosiscono la lettura per chi conosce l'opera del solitario di Providence.

Segue "Tempi interessanti", secondo classificato al concorso e scritto da Davide Mana. Racconto ambientato negli anni Cinquanta a Shangai, in un'atmosfera pulp creata alla perfezione. Lo stile di scrittura è ineccepibile, leggere questo racconto è un vero piacere. I personaggi sono tratteggiati alla perfezione, bastano poche parole per far emergere al meglio le loro personalità. Piccoli gesti e piccoli dettagli, per una narrazione che riesce a far visualizzare perfettamente le immagini al lettore, trascinandolo dentro il Rendezvous, il locale notturno otto metri sotto il livello del mare gestito dal protagonista. Il legame con i personaggi è talmente forte, nonostante la brevità della storia, che verrebbe voglia di sapere come prosegue la loro vita dopo le frasi conclusive del testo. Veramente complimenti all'autore, questo è il racconto che mi è piaciuto di più della raccolta.

"Gli acquanauti degli Oceani Boreali", di Mauro Longo, porta il lettore in un'ambientazione completamente diversa, un mondo in cui l'acqua è salita talmente tanto che l'Europa è inabissata del tutto. Un mondo in cui seguiamo le avventure del sottomarino Marrano, con un equipaggio formato da tre personaggi, Jan, Miralda e l'uomo-orca Skrae. Suggestioni fantasy, ma in un mondo in cui ci sono ancora residui della nostra tecnologia, come l'elettricità e il carburante. A me, onestamente, queste commistioni di genere piacciono molto, quindi immergermi nella lettura di questo racconto è stato un piacere. Anche in questo caso, la bravura dell'autore risiede sopratutto nell'aver creato un mondo interessante e ricco di spunti, e arrivati a fine lettura si vorrebbe continuare a navigare con Jan e il Marrano per scoprire nuovi luoghi e nuovi eventi.

"Scogliere", scritto da Alessio Brugnoli, è un racconto molto breve, appena sufficiente a farci vedere un mondo tornato allo stato quasi primitivo per via dell'innalzamento delle acque. Alcuni elementi sono interessanti, ma non c'è abbastanza spazio per entrare al meglio all'interno della storia e provare coinvolgimento nei riguardi di personaggi e ambientazione. Inoltre nel racconto sono presenti anche numerosi refusi ed errori, come spazi prima dei punti interrogativi, parole superflue, segno di una revisione poco accurata.

Proseguendo si giunge a "L'arcipelago di Ulisse", di Ariano Geta, altro racconto che mi è piaciuto. L'autore ci porta in un mondo alternativo fermo agli anni Venti del Novecento, in cui gli esseri umani, anziché farsi la guerra l'un l'altro, sono impegnati contro delle creature simili a sirene - al punto che c'è chi sostiene siano le stesse creature a cui sfuggì il mitico Ulisse. L'ambientazione è ben curata e i personaggi, per quanto singolarmente poco delineati, permettono di apprezzare un mondo in cui le diverse barriere nazionali umane sono state abbattute in vista di un nemico comune, aspetto che nella realtà di tutti i giorni è tristemente lontana. Non manca poi una motivazione per la guerra tra umani e sirene, aspetto che ho apprezzato e che rende ulteriormente sfaccettata l'ambientazione presentata dall'autore.

Del "Moby Dick Project" di Enzo Milano si fa apprezzare lo scenario tecnologico, dovuto al contatto tra gli umani e il popolo dell'oceano. Un'isola artificiale, mezzi a reazione e armi all'idrogeno, sono solo alcuni dei ritrovati presenti nel racconto, ambientato tuttavia in corrispondenza di quella che sarebbe la Seconda Guerra Mondiale. Se dunque da un lato, in Europa, si combatte la guerra, un gruppo di scienziati e militari in America vuole risvegliare l'arma definitiva con cui scacciare il popolo degli abissi e riprendere il predominio sul pianeta. L'idea di base è interessante e lo sviluppo è graduale, per arrivare al momento tanto atteso in cui l'arma entra in azione, ben descritta e suggestiva. D'altra parte manca un po' l'approfondimento dei personaggi, che appaiono vagamente tratteggiati e sacrificati in vista dell'azione. Del resto con così poco spazio a disposizione e così tanta carne al fuoco, non si poteva nemmeno pretendere di più.

"Fuochi fatui", scritto da Francesca Rossi, si caratterizza per il ritmo sostenuto e la caratterizzazione del protagonista, il capitano Chiarizia. Avventura allo stato puro, con una nave capace di sollevarsi sopra la superficie dell'acqua, grazie a palloni gonfi d'elio, e creature misteriose provenienti dagli abissi, la cui presenza viene annunciata da fumaioli provenienti dalle profondità oceaniche, dove hanno fabbriche e case. Un'ambientazione intrigante e un personaggio principale carismatico, solo apparentemente simile ai classici capitani burberi, ma in realtà legato a un evento passato, a un trauma, che continua a provocargli dolore. Da questo punto di vista il finale del racconto è del tutto a sorpresa e completamente tragico, e per questo molto efficace.

Anche la narrazione di "Sotto pressione", di Gabriele Falciani, è drammatica e toccante. L'umanità è costretta a vivere sott'acqua, in Arche, vere e proprie città protette dal resto dell'oceano. Un'umanità in guerra contro gli esseri marini, contro qualcosa di enorme e terribile. Il protagonista è un coordinatore, e vive dentro uno scafandro, costantemente sotto pressione, per poter essere inviato in missione all'esterno. La parte principale del racconto riguarda la guerra tra le due popolazioni e i battibecchi tra Tesla e Edison, discendenti dei più famosi scienziati, ma quello che in realtà colpisce è il desiderio del protagonista di un contatto con sua moglie e suo figlio, appena accennato a metà racconto, ma abbastanza pungente da toccare il lettore. Una vita, quella del protagonista, alienante, che lo obbliga alla distanza, a desiderare solo un contatto, per sentirsi ancora vivo. Una storia intimista, nonostante i presupposti bellici, e per questo motivo l'ho apprezzata.

"La caccia dell'Albatros", firmato da Marcello Nicolini, presenta ancora una situazione di guerra, in cui l'utilizzo di un aereo è l'unico modo per sopravvivere contro gli uomini-granchio e le sirene, per un gruppo di uomini. La struttura narrativa è interessante, con le frasi iniziali che si ripetono, così come alcune descrizioni che sono suggestive, come l'effetto della visione del mostro nella mente del protagonista. Il finale non è affatto scontato, e si ricongiunge efficacemente al paragrafo iniziale, che fino alla fine sembrava scollegato con il resto della storia. In definitiva, per quanto la storia sia semplice e l'ambientazione solo vagamente tratteggiata, si tratta di una lettura piacevole.

Il racconto successivo è "Imperius Rex" di Marco Montozzi. Ancora scenario di guerra, questa volta filtrato dal punto di vista di un soldato, di cui seguiamo una narrazione in prima persona, come una sorta di diario che esprime la quotidianità nella caserma e le procedure di addestramento per le battaglie con gli atlantidei. Per quanto riguarda il mio gusto personale ho trovato poco intrigante questa impostazione, e anche la sequenza di battaglia vera e propria non è riuscita a risollevare il mio interesse. Inoltre il finale mi ha fatto storcere un po' il naso, dato il tipo di voce narrante seguita fino a quel momento. Insomma, è scritto bene, ma a me sembra che ci sia poca sostanza narrativa.

Massimo Mazzoni si dedica alla "Caccia grossa", che rappresenta una variazione interessante sul tema portante della raccolta. Abbiamo il solito innalzamento delle acque - questa volta causato dalle murene - e seguiamo le vicende di un cacciatore di uomini-murena, nei resti di un grattacielo, in quella che ormai chiamano Luna Morta. La particolarità della trama ideata dall'autore è la presenza dell'Alta Marea, una nuova droga chimica in forma di pastiglie, che il nostro protagonista assume abbastanza regolarmente. Il piacere di seguire le sue avventure sta quindi nell'incertezza: il confine tra realtà e allucinazioni è labile e il lettore è portato a dubitare di quello che gli si presenta di fronte, visti i presupposti della droga a cui ricorre il cacciatore.

"Gli occhi del mostro" di Moreno Pavanello è una storia che, per il mio modesto parere, è riuscita a metà. L'ambientazione è interessante, una rivisitazione ucronica degli anni a ridosso della Seconda Guerra Mondiale. Intrigante anche lo sviluppo dei Camminatori, automi immensi per l'esplorazione dei fondali marini, tenuti in funzione da navi d'appoggio. Quello che è mancato - almeno a me, ci tengo sempre a precisarlo - è una narrazione che riuscisse a coinvolgermi del tutto nella storia. Pur utilizzando parti in seconda persona singolare, che di solito apprezzo perché favoriscono l'immersione nelle vicende lette, ho notato una certa freddezza di fondo. Inoltre mi è parso che l'autore si sia soffermato maggiormente sulla descrizione dell'ambientazione nel suo complesso, piuttosto che sviluppare una trama vera e propria.

Il racconto successivo, "Contro natura" di Stefano Busato Danesi, è malinconico, una narrazione in pieno scenario post-apocalittico, in cui gli esseri umani si stanno poco a poco estinguendo, a causa di malattie e deformazioni dovute all'innalzamento delle acque. La nuova specie, gli Hydro, è presa di mira da gruppi di miliziani e violenti. Il tutto è visto dagli occhi di un sopravvissuto umano, che attende senza più alcuna speranza che arrivi la fine anche per lui. Un mondo che si sta disfacendo, marcio, in cui la malsanità dell'ambiente emerge dalle parole usate per le descrizioni. Racconto che riesce anche a far riflettere, visto il tema portante della diversità.

Chiude la raccolta quello che secondo me è un piccolo gioiello, "Nuovo mondo" di Stefano Trevisan. A differenza di quasi tutti gli altri racconti - incentrati sulla fase successiva all'innalzamento delle acque e sul punto di vista umano - qui si ha lo sviluppo della fase precedente, dagli occhi di uno degli abitanti degli abissi, Oktar. Lui è un polpo ed è uno scienziato, un esploratore che vuole indagare i misteri dell'Alto, ovvero la grande massa d'acqua che sovrasta le loro città. Ho apprezzato particolarmente la caratterizzazione del popolo a cui appartiene Oktar, attraverso l'uso dei colori dei tentacoli per trasmettere le loro emozioni, e il ribaltamento del punto di vista, che pone il lettore nella condizione di saperne di più rispetto al protagonista, così che la scoperta di cose che per noi sono banali risulta divertente e intrigante. Insomma, un ottimo modo per chiudere la lettura di una raccolta la cui qualità è alta, e che presenta numerosi racconti che si lasciano ricordare facilmente anche a distanza di tempo.
Voto: 8.5
Breve, lusinghiera nota di Daniele Barbieri su Materia Prima:

"A completare questo Urania 1601 (290 pagine per soliti 4,90 euri) il racconto vincitore del premio Stella Doppia 2013 ovvero «Materia prima» di Alessandro Forlani: nel 2039 c’è eccesso di merci e scarsità di compratori. Ma se la gente è incazzata si può effettuare un doppio salto mortale: trasformare i produttori in merci e la rivolta in un affare… Consapevole o no, Forlani ha scritto un racconto marxiano-dickiano-debordiano. Vivi applausi."
Recensione di Lorenzo Davia dal blog Rivangare il Futuro

Qualche mese fa ho postato su Facebook, sotto forma di Nota, la seguente recensione di I Senza Tempo di Alessandro Forlani, che riporto qui con qualche leggera correzione. I Senza-Tempo non è un romanzo propriamente Steampunk, ma interessante per la maniera con la quale tratta il tema del Passato.

Monostatos è un Senza-Tempo, negromante capace di piegare e modificare il Tempo a sua volontà. Dopo aver dormito per secoli, si risveglia nello scantinato di una scuola e inizia a nutrirsi degli scolaretti ivi presenti. Solo tre di loro si salvano, il biondo Rommel, in nerd Daniele e Nausicaa. Nel resto del romanzo seguiamo a distanza di decenni la piega che ha preso la vita dei tre superstiti, e il loro incontro finale con Monostatos.

Seguono spoilers.

Le vicende dei quattro personaggi principali (oltre ai tre superstiti c'è anche una fotografa di guerra che ha fatto carriera documentando la strage alla scuola), assieme a quelle di una manciata di comprimari, sono sufficienti per toccare un buon numero di tematiche, dalla rapacità dei giornalisti ai giovani disoccupati passando per il voyeurismo e il destino dell’università. Forse anche troppo per un romanzo solo, e infatti talvolta sorge la curiosità (non soddisfatta) di approfondire certe tematiche.

Non nascondo che tifavo per Monostatos. Sebbene sia “brutto, sporco e cattivo”, almeno è puro, nel senso che non è stato contaminato dal mondo moderno, come lo sono state le vite dei tre superstiti o gli altri senza-tempo. A modo suo è portatore coerente di un’estetica e di uno stile di vita che prevalgono su quelli moderni, o meglio sulla loro assenza. Non che faccia molto, a parte mangiare e defecare: il suo unico interesse è vivere, consumando i giovani e le risorse energetiche del mondo, ma siamo forse noi, come società, diversi? Il modo in cui Monostatos distorce la realtà trasformando gli oggetti nelle loro versioni storiche precedenti si avvicina alla riflessione steampunk sulla tecnologia moderna, vista come semplice cosmetica applicata a strumenti i cui usi sono alla fine sempre gli stessi e decisi sempre dalle stesse persone.

Veniamo alle note negative.

Il romanzo è breve. Non mi faccio ingannare dal fatto che racconti precedenti dell’autore sono stati connessi con I Senza-Tempo: il romanzo finisce appena a pagina 119, seguito da altri racconti dell’autore (e da altri due racconti di altri autori).

Le atrocità commesse da Monostatos sono numerose, ma non hanno un grande impatto sul lettore; ad esempio, Monostatos spezza il collo di una bambina e la cosa viene risolta con una riga abbastanza neutra. Le sue vittime vanno e vengono tanto rapidamente e muoiono in maniera talmente anonima che non c’è tempo per sviluppare alcuna empatia con loro. Uno dei protagonisti muore e sincerante non ne ho sentito la minima mancanza né il minimo dispiacere. E, infine, certe scene d’azione (tipo l’assalto degli archiburoboti a Rommel) mi sono sembrate troppo statiche. Sarà questione di gusti.

È fantascienza? Secondo me no, anche se probabilmente nelle pieghe della fisica quantistica e tra i groppi delle superstringhe si trova qualcosa che possa giustificare l’esistenza di un Senza-Tempo. Il fatto, ribadito dall’autore, che la fisica moderna abbia molto in comune con l’antica negromanzia ci riporta al concetto che grattando la superficie del mondo moderno, le idee del passato (e i suoi personaggi) saltano sempre fuori. Di solito a questo punto la gente inizia a parlare della crisi della fantascienza moderna e a lamentarsi della pubblicazione di questo romanzo su Urania. Io, più modestamente, alzo le spalle e me ne frego. In fondo i costrutti cadaverici di Monostatos non sono più improbabili di AI post-umane o cunicoli spaziali, però almeno sono molto più fighi da vedere.

Fin qui la mia nota/recensione. Su internet l'autore ne deve aver lette di peggiori, tanto da aver pubblicato sul suo blog un post dal titolo "I Senza-Tempo": argomenti civili, allo scopo di affrontare alcune critiche riguardanti supposti elementi filonazisti presenti nel romanzo. Il post e la breve discussione che ne è seguita sul blog sono abbastanza interessanti e ve ne consiglio la lettura. Nello stesso post l'autore mi ha anche bacchettato:

Qualcuno in questa scelta ha interpretato una resa, l’affermazione di una sconfitta: la "gioventù che da sola non può farcela", piuttosto, è Daniele; colpevole per tutto il romanzo di un odioso menefreghismo (perciò l'ho condannato alla mannaia dei Senza-Tempo, e ho scelto di raccontarne la morte con la beckettiana indifferenza per la dipartita di Nagg in Finale di Partita - questo a chi ha osservato che “… le vittime di Monostatos vanno e vengono tanto rapidamente, e muoiono in maniera talmente anonima, che non c’è tempo per sviluppare alcuna empatia con loro. Uno dei protagonisti muore e sinceramente non ne ho sentito la minima mancanza né il minimo dispiacere…”).

Piuttosto mi è piaciuto leggere, nel saggio Com'è facile scrivere difficile dello stesso Forlani, queste righe dedicate al tema del cattivo, dove viene citato Monostatos per il quale, come avevo già detto, ho tifato per tutto il romanzo:

Attenzione ad un errore che commettono tutti (al punto che non si sa, se è davvero un errore): molto spesso l'Antagonista ci riesce di tale fascino, forza e carattere da oscurare l'Eroe e i valori che rappresenta, e i temi “positivi” che gli abbiamo affidato. Sono convinto che i fan di Darth Vader surclassino in numero quelli di Skywalker (intendo: se non sapessimo dei precedenti...); per Cthulhu, alle elezioni politiche, sarebbe un plebiscito. A volte il pericolo non è solo “artistico”: in una recensione ai Senza -Tempo, nell'aprile 2013, il blogger Iguana Joe mi avvertiva di questo fatto: Monostatos è tanto figo, troppo probabilmente; tanto che ruba la scena a quello che mi è parso di capire fosse il cuore “politico” del romanzo. D'altra parte è molto meglio correre questo rischio che scrivere di Antagonisti che risultino macchiette.
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