Recensione di Nino Geremicca dal blog A Casa di Odette


Non starò a disquisire se per I Senza Tempo (che ha vinto il Premio Urania e il Premio Kipple nello stesso giorno!) si possa parlare di fantascienza, o di fantasy o di horror; se nel libro ci sarebbe una non tanto velata critica alla società moderna; se il linguaggio barocco (alternato a quello contemporaneo, a seconda dei personaggi) usato da Alessandro sia unnovità nel panorama della scrittura italiana, ecc. ecc.. Chi conosce Forlani di tutte queste cose un'idea se l'è fatta già.

D'altra parte, come sono uso fare, vi devo rimandare a una recensione seria che dica tutto quello che c'è da sapere sul libro. Ma poiché le recensioni sono state tantissime, tutte interessanti e, sicuramente, continueranno anche nei prossimi giorni, in questo caso ne citerò solamente una (quella di Davide Mana, e non me ne vogliano gli altri: è quella che si avvicina di più al mio concetto di recensione) e vi rimando al label "recensioni" del blog di Alessandro, in cui troverete tutte le altre.
Allora di che vi devo parlare io, se è stato detto tutto e il contrario di tutto su I Senza-Tempo? Naturalmente saranno le mie sensazioni, per che cosa mi ha preso alla pancia e non mi ha mollato per tutte le 100 pagine della storia. 
Leggere I Senza Tempo mi ha fatto vivere una claustrofobia temporale. Quel mondo,disarcionato e impazzito, alla deriva, mi ha messo paura. Vien voglia di scappare dalla storia, di rifugiarsi nella normalità quotidiana che viviamo. In certi momenti la narrazione arriva a raccontare episodi abominevoli, da puro horror.
E invece poi mi sono accorto che è una fiaba che dice a chiare lettere che l'abominio dei senza-tempo è, purtroppo e spesso, l'abominio di chi regge di nascosto le sorti del nostro mondo, di chi manovra i fili dell'economia, della politica dei nostri giorni. Gli altri senza-tempo che vivono mimetizzati e che non vogliono mostrarsi apertamente (a differenza di Monostatos) per quel che realmente sono, lo fanno proprio per poter continuare ad agire indisturbati. E forse che chi, nella nostra realtà, vuol governare dietro le quinte non si nasconde dietro il buonismo (o lo splatter) dei nostri programmi televisivi? Essere inondati di menzogne ben mascherate da informazione giornalistica non fa forse parte della nostra quotidianità, al punto che ne siamo assuefatti e non sappiamo (o vogliamo?) discernere più qual'è la verità e qual'è la menzogna?
Mi sono detto, durante la lettura, che quel tempo non è il mio tempo e che quella storia è solo un romanzo di fantasia, quanto meno per non soffocare nel miasma dei corpi morti e fatti a pezzi, ingurgitati (... un automa servì (a Monostatos) su un piatto il tubo carnoso di un intestino umano. Il vecchio lo sgranò fra le dita, succhiò). 
E spero che non lo diventi mai; anche se si cambia, personalmente e insieme.
Si cambia per convenienza, per costrizione, per ineluttabilità delle cose. È proprio un altro dei personaggi, Iron, che era un duro, a spiattellarci davanti la realtà : Lui (Rommel) con l'elmetto calzato in testa, tira dritto tutti i giorni nel suo casino. Noi facciamo finta che questo mondo non vada alla rovina, ci imboschiamo allo schifo. Io portavo una croce rovesciata, spaccavo i culi, ero un'anima nera: l'anno prossimo mi sposo in chiesa, seguo i corsi per i fidanzati e la lista nozze l'ho fatta all'Iper. Tu ti strafogavi di tutto, non prendevi mai niente sul serio: adesso ti depili, ti spalmi di correttore. ... Tu e io ci pisciamo nelle mutande, non lui.
Forse che la salvezza verrà a noi dalla follia? Il mondo che abitiamo ha bisogno di più follia, di più immaginazione? Così come nel libro c'è Rommel, ragazzo autistico, che sferra il suo attacco con armi della seconda guerra mondiale e che costruisce, quasi fosse un lavoro di decoupage e modellismo, un panzer a partire da una semplice macchina cingolata? Lui che vorrebbe sconfiggere con queste armi improvvisate gli invincibili archiburobuti, automi di ossa umane smaltate, con giunture di caucciù e d'ottone; il cervello si consumava nel cranio, scoperchiato a braciere, nella fiamma grigioscuro di un gas che sfiatava da cannule avvitate all'occipitaleCarpi, metacarpi e falangi ... in parte sostituite da iniettori e coltelli. Pare di leggere ancora di Don Chisciotte. Ma in questo caso Don Chisciotte... non vi posso svelare il finale, è contro ogni regola del saggio lettore.
Detto tutto ciò, alla fine della lettura ho tirato un sospiro di sollievo: mi è sembrato di uscire dallo stato di claustrofobia temporale in cui mi ero calato; anche se devo ammettere di aver cominciato a guardare tante cose attorno a me con occhi diversi.
Comunque, non abbiate paura, non lasciatevi trascinare dai miei rigurgiti da intellettuale sinistrorso che vorrebbe sferzare il mondo e i suoi costumi: I Senza-Tempo è anzitutto un buon libro, che si legge alla svelta e che fa (anche) riflettere, ma solo se lo volete.  Altrimenti godetevi una lettura spensierata e lasciatevi trascinare da una storia come si deve!
Voto: 8

P.S.: lo so', sono un precisino di quelli che fa imbestialire tanti bravi blogger, ma una una domanda (malignetta) per Alessandro e il suo editore ce l'ho: perché il nome del personaggio Clara nell'indice diventa Chiara? ah, non ci sono più i correttori di bozze di una volta!
Oggi e domani su Il futuro è tornato recensione collettiva ai Senza-Tempo e mia intervista da parte dello staff (Angelo Benuzzi, Davide Mana, Gianluca Santini, Marco Stabile, Nicola Parisi). Riporto solo il link del sito, ché davvero l'analisi è articolata e esaustiva.
Recensione di Valerio Vitelli dal blog A Drop in the Ocean

Il romanzo di Alessandro Forlani, uscito a Novembre 2012 nella collana Urania classica (per chi di voi fosse vissuto fino ad adesso su Marte, Urania è una collana mensile di fantascienza da edicola che esce, nel bene e nel male, ininterrottamente dal 1952) è riuscito nel non facile intento di far parlare di sè in lungo e in largo per la Blogosfera. Ne hanno parlato meglio di quanto potrò fare io Davide Mana su "Strategie Evolutive" e Argonauta Xeno sull'omonimo blog.

E' importante che il romanzo ottenga recensioni e discussione all'interno del fandom, perchè I senza-tempo è anche vincitore del Premio Urania, il più importante riconoscimento per la narrativa fantascientifica italiana, e del premio Kipple. Discutere di questo romanzo in un certo senso è quindi tastare il polso del livello della fantascienza in Italia.

Siamo di fronte a quello che gli inglesi chiamerebbero "novelette": il romanzo è infatti molto breve, 105 pagine. La brevità però non impedisce a Forlani di raccontare una trama compiuta, dove non manca una buona dose di azione e adrenalina e di tratteggiare in pochi ma efficaci passaggi il mondo in cui si svolge la vicenda. I senza-tempo si svolge in Italia (con buona pace di Fruttero & Lucentini, che sostenevano che non era possibile ambientare un romanzo di fantascienza nel Bel Paese), fotografata in tre scansioni temporali: nel 2012, 2024, 2036. Quello che salta subito all'occhio è che nell'Italia del 2024 e del 2036 quasi nulla è cambiato rispetto a 12 e 24 anni prima: niente mirabolanti innovazioni tecnologiche, niente cambiamenti sociali, l'Italia del futuro prossimo sembra calata in una bruma che mantiente tutto in stasi (il tema del tempo come avrete intuito è cardine dell'intera vicenda). Anzi, invece del progresso che di solito si associa al futuro, per Forlani ciò che attende l'Italia è un lungo e malinconico viale del tramonto: nessuna prospettiva per i giovani, malfunzionamento delle reti elettriche soprattutto in provincia e di Internet in tutto il paese, che diventa un medium in secondo piano rispetto all'onnipresente televisione.

L'Italia dei senza-tempo è un posto che prima di tutto ha perso la speranza, in cui intere generazioni si sono arrese (penso al personaggio di Stefano). E' un posto in cui i Senza-tempo, perversi negromanti che vivono in mezzo a noi, manovrano dietro le quinte e sono in grado più facilmente di altre epoche di mantenere lo status quo, di stringere le proprie grinfie sulla realtà. Ma il potere di stasi italiano è così forte che persino i Senza-tempo si sono arresi a vivacchiare in un'esistenza borghese, che viene minacciata dal risveglio di Monostatos, un Senza-tempo di altri tempi e altro linguaggio (per la precisione del Seicento), il cui unico scopo è l'assoggettamento di tutto sotto la propria volontà insaziabile.

Ad opporsi a lui tre giovani che già avevano incontrato Monostatos durante l'infanzia (una reminiscenza dell'It kinghiano) e una fotoreporter all'apice della sua carriera, per la quale deve ringraziare proprio il neo-risvegliato Senza Tempo.

La narrazione di Forlani è un po' schizofrenica: salta freneticamente nello spazio e nel tempo, anticipando o ritardando gli eventi. Nelle intenzioni dell'autore questo stile dovrebbe imitare il montaggio serrato che si ha nel cinema. Sicuramente il ritmo ne giova, ma ho trovato che il romanzo ne esca un po' sballato: la costruzione della tensione e della suspence è imperfetta, abbondano gli anti-climax. Forse è un effetto voluto ma potrebbe anche indicare qualche lacuna nel controllo della narrazione.

Forlani fa abbondante uso di immagini horror, quasi splatter: ma le descrizioni sono asciutte e soprattutto sono improvvise, nette, come la lama di un rasoio. Non indugia mai su qualche particolare sgradevole, non si abbandona mai all'autocompiacimento.

Forlani, come altri autori di fantascienza italiana, adotta un punto di vista essenzialmente pessimistico. Questo atteggiamento l'ho già riscontrato in Vittorio Catani e Vittorio Curtoni, due pesi massimi della fantascienza italica e anche Valerio Evangelisti ci prospetta un futuro difficile: sembra che per la fantascienza nostrana la speranza in un futuro migliore sia praticamente nulla. E' probabile che, vista la situazione attuale, abbiano ragione loro, ma mi piacerebbe vedere nei nostri autori un atteggiamento più ottimista, più speranzoso. I momenti di crisi infatti spesso sono anche momenti di opportunità, ed è anche compito della narrativa dell'immaginario quale è la fantascienza tratteggiare futuri possibili dove non tutto va per il verso sbagliato.

Accompagnano il romanzo cinque racconti legati tra loro dalla presenza dei senza-tempo. Anche questi sono racconti cupi, in cui l'Italia è spacciata. Addirittura nell'ultimo racconto, All'inferno Savoia!, si evince come il destino dell'Italia fosse segnato fin dall' inizio.

Sarà l'influenza de Il tempo è un bastardo (uno dei migliori romanzi del 2012 sin qui), ma trovo che sarebbe molto interessante leggere una raccolta di racconti interconnessi tra di loro a tema Senza-Tempo. Trovo che il romanzo a mosaico sia un tipo di narrazione particolarmente adatto al tema del tempo.

Accompagnano il romanzo e i racconti di Forlani due ulteriori racconti, "Lo scambiatore" di Marco Migliori, vincitore del Premio Stella Doppia e "Suburbi@ Drive" di Dario Tonani. Il primo è un racconto di stampo classico con qualche influenza Dickiana, bello, il secondo ambientato sulla strada e dal retrogusto punkeggiante, che mi ha lasciato un po' freddino.

In conclusione, nel complesso dò al volume tre stelle su cinque, in attesa di leggere altro di Forlani.
Recensione dello scrittore Marco Siena dal blog Prima di Svanire

Vincitore ben in due concorsi, Premio Kipple e Premio Urania, questo volume del pesarese Alessandro Forlani è un romanzo da leggere attentamente, e da non prendere alla leggera. Forlani insegna sceneggiatura e non è nuovo nel circuito dei concorsi on line. Ha vinto anche, tra gli altri concorsi, il premio Circo Massimo di Edizioni XII. Ora, per chi ha la fortuna di riuscire ad aggiudicarselo, esce questo suo romanzo per Urania, precisamente nel numero 1588. Fortuna perché la distribuzione ballerina, ha messo in difficoltà più di una persona che lo ha cercato, compreso il sottoscritto. Ed è un vero peccato.

Trama
Nei sotterranei della sua antica dimora, trasformata in scuola elementare, si risveglia un essere abominevole: Monostatos il Senza-Tempo. Subito, essendo il suo nutrimento a base di giovani, compie una strage nella scuola elementare, da cui si salvano solo pochi ragazzini che porteranno il triste ricordo per sempre nelle loro vite disturbate. Ma un giorno, anni dopo, gli eventi della vita li riporteranno a incontrarsi ancora una volta, insieme alla giornalista che per prima fece il servizio sulla strage. Sarà il momento della vendetta per loro?

Considerazioni
La scrittura di Forlani è sorprendente. Soprattutto le parti in cui è protagonista Monostatos, sono ricche di aggettivi sontuosi, con un linguaggio barocco che tra le mani dell'autore appare naturale e per nulla forzato. Ed è questo che va notato, che lo stile cambia in base al punto di vista che ci viene presentato, sperimentazione riuscita dello scrittore. Sembra infatti di avere tra le mani, un romanzo scritto all’epoca di Monostatos in alcuni punti, moderno e visionario in altri. Ma ripeto, la naturalezza di Forlani riesce a renderlo attuale e leggero, nonostante la terminologia fuori tempo che adotta. Molto interessante la metafora nascosta dietro a questi negromanti Senza-Tempo, di cui parla l'autore in appendice, e che rappresentano i vecchi della nostra società, quelli che divorano i giovani per non lasciare loro spazio e mantenersi al potere.
Alla fine del romanzo, avrete la sensazione di avere addosso polvere, muffe, ragnatele e liquidi di dubbia provenienza, e cercherete di levarveli inutilmente di dosso. Almeno finché non terminerete l’opera con le sue appendici.
Infatti, c’è una sezione aggiuntiva che comprende 5 racconti sotto alla voce Le Inchieste di Clara, la giornalista di cui sopra. Date un’occhiata soprattutto a All’Inferno Savoia!, in cui i protagonisti sono ospiti di eccezione.
Appunti sui "Senza Tempo" di Lorenzo Davia: collaboratore freelance per le webzine "Gatehouse Gazette"; "Doctor Fantastique's Show of Wonders"; "Fantasy Magazine"; "Horror Magazine"; Edizioni Scudo.

Monostatos è un Senza-Tempo, negromante capace di piegare e modificare il Tempo a sua volontà. Dopo aver dormito per secoli, si risveglia nello scantinato di una scuola e inizia a nutrirsi degli scolaretti ivi presenti. Solo tre di loro si salvano, il biondo Rommel, in nerd Daniele e Nausicaa. Nel resto del romanzo seguiamo a distanza di decenni la piega che ha preso la vita dei tre superstiti, e il loro incontro finale con Monostatos.

Seguono spoilers.

Le vicende dei quattro personaggi principali (oltre ai tre superstiti c'è anche una fotografa di guerra che ha fatto carriera documentando la strage alla scuola), assieme a quelle di una manciata di comprimari, sono sufficienti per toccare un buon numero di tematiche, dalla rapacità dei giornalisti ai giovani disoccupati passando per il voyeurismo e il destino dell’università. Forse anche troppo per un romanzo solo, e infatti talvolta sorge la curiosità (non soddisfatta) di approfondire certe tematiche.

Non nascondo che tifavo per Monostatos. Sebbene sia “brutto, sporco e cattivo”, almeno è puro, nel senso che non è stato contaminato dal mondo moderno, come lo sono state le vite dei tre superstiti o gli altri senza-tempo. A modo suo è portatore coerente di un’estetica e di uno stile di vita che prevalgono su quelli moderni, o meglio sulla loro assenza. Non che faccia molto, a parte mangiare e defecare: il suo unico interesse è vivere, consumando i giovani e le risorse energetiche del mondo, ma siamo forse noi, come società, diversi?

Il modo in cui Monostatos distorce la realtà trasformando gli oggetti nelle loro versioni storiche precedenti si avvicina alla riflessione steampunk sulla tecnologia moderna, vista come semplice cosmetica applicata a strumenti i cui usi sono alla fine sempre gli stessi e decisi sempre dalle stesse persone.

Veniamo alle note negative.
Il romanzo è breve. Non mi faccio ingannare dal fatto che racconti precedenti dell’autore sono stati retconnessi con I Senza-Tempo: il romanzo finisce appena a pagina 119, seguito da altri racconti dell’autore (e da altri due racconti).
Le atrocità commesse da Monostatos sono numerose, ma non hanno un grande impatto sul lettore; ad esempio, Monostatos spezza il collo di una bambina e la cosa viene risolta con una riga abbastanza neutra. Le sue vittime vanno e vengono tanto rapidamente e muoiono in maniera talmente anonima che non c’è tempo per sviluppare alcuna empatia con loro. Uno dei protagonisti muore e sincerante non ne ho sentito la minima mancanza né il minimo dispiacere.
E, infine, certe scene d’azione (tipo l’assalto degli archiburoboti a Rommel) mi sono sembrate troppo statiche. Sarà questione di gusti.

È fantascienza? Secondo me no, anche se probabilmente nelle pieghe della fisica quantistica e tra i groppi delle superstringhe si trova qualcosa che possa giustificare l’esistenza di un Senza-Tempo. Il fatto, ribadito dall’autore, che la fisica moderna abbia molto in comune con l’antica negromanzia ci riporta al concetto che grattando la superficie del mondo moderno, le idee del passato (e i suoi personaggi) saltano sempre fuori. Di solito a questo punto la gente inizia a parlare della crisi della fantascienza moderna e a lamentarsi della pubblicazione di questo romanzo su Urania. Io, più modestamente, alzo le spalle e me ne frego. In fondo i costrutti cadaverici di Monostatos non sono più improbabili di AI post-umane o cunicoli spaziali, però almeno sono molto più fighi da vedere.
Recensione dello scrittore Glauco Silvestri (che condivise come autore con me la breve, coraggiosa esperienza della casa editrice Pyra) dal blog Prose e Rime :


Tanta Fanta e poca Scienza in questo I Senza Tempo di Alessandro Forlani. Il romanzo, che è accompagnato da una serie di racconti in appendice, più un paio provenienti da Marco Migliori e Dario Tonani (uno a testa), affronta una tematica che avvicinerei molto più volentieri a Lovecraft piuttosto che ad autori del fantascientifico. Diciamo che questo romanzo l'avrei visto meglio in una collana chiamata INFERNIA, piuttosto che URANIA. 
Ma non sono qui a fare polemiche (ok, con ciò che ho già scritto la polemica potrebbe partire), se va bene a Mondadori, chi sono io per discutere certe scelte editoriali sulla distinzione dei generi narrativi? Alla fine io sono un amante di tutti i sub-generi della narrativa fantastica e non mi pongo troppi problemi. Capisco però chi, comprando un volume dedicato alla fantascienza, possa storcere il naso nel trovarsi tra le mani qualcosa che sì, è scritto da dio ed è pure una bella storia, ma no, non è fantascienza (ho trovato qualche post in giro, in rete, quando ancora il volumetto di Urania non era tra le mie mani per via di una distribuzione piuttosto fumosa, per lo meno a Bologna).
Ma torniamo al libro:
Monostatus, un necromante con parecchi secoli sul groppone, si risveglia al giorno d'oggi, nei sotterranei di una normalissima scuola italiana. E' vecchio, incartapecorito, e affamato. Il suo cibo è fortunatamente la carne di bambino. Ne fa incetta, fa una vera strage. Salva giusto tre ragazzini (perché sazio), che poi subiranno traumi tremendi da questa esperienza, e una fotografa free-lance capitata lì per documentare la strage. Passano gli anni, 12, e il mondo, o meglio l'Italia, è in preda a un collasso pressoché inarrestabile. La causa è ovviamente Monostatus, che usa la sua magia per soddisfare i propri interessi e il proprio appetito. Lui riesce a creare breccia nel continuum spazio-temporale. Il futuro si mischia col passato. I comuni mortali a stento percepiscono la distorsione, e il loro comportamento ne è distorto, tanto che l'intero paese è fagocitato da strani fenomeni ingovernabili. Ciò attrae l'attenzione di altri necromanti (ovviamente) che si erano... inseriti silenziosamente nello status quo, godendo dei suoi pregi e difetti, senza alcun desiderio di mutare tutto ai propri capricci. Ne scocca una sorta di scontro... a cui Monostatus si era preparato con un esercito di automi necrotici, e che gli altri tre avevano sottovalutato. Ma lo stesso Monostatus finisce per sottovalutare qualcosa... ovvero i tre ragazzini superstiti, e quella fotografa, che una volta cresciuti, gli daranno gatte da pelare non indifferenti.
Bello il mix tra attualità italiana e fantasia. Interessante la giustificazione occulta alle lordure che stanno accadendo ai giorni nostri, e che Forlani ci dice peggioreranno nei giorni futuri. Geniale la creazione di sovvenzioni statali quali l'A.R.I.A. (per chi non trova lavoro dopo lo studio), e dello STU.PRO, ovvero un contratto di lavoro STUdentesco a PROgetto. C'è da riflettere parecchio su queste cose perché, necromanzia a parte, non è che la realtà sia poi tanto distante da quanto narrato.
I racconti in appendice, spacciati per allegati al reportage di Clara, appaiono una forzatura all'insieme. Ovviamente i racconti sono comunque incentrati sull'argomento dei Senza-Tempo, ma difficilmente il lettore può convincersi che siano parte di un reportage giornalistico.
Piacevoli i due racconti di altri autori, questi di fantascienza vera, per fortuna. Di Tonani ho già assaggiato altri lavori brevi, e lo ritengo una penna interessante della fantascienza moderna. Di Migliori non sapevo nulla, e ho apprezzato.
Ma torniamo a Forlani. Il suo stile barocco è meraviglioso. Si intona perfettamente con la storia, ne fa parte, e ne è testimone. Ha la capacità (lo dice lui stesso nell'intervista che segue al romanzo) di rendere cinematografica la narrativa. I personaggi sono davvero interessanti. Nauzika, Rommell, e Clara sono davvero ben caratterizzati. Se devo proprio trovare un difetto, è la presenza di vicoli ciechi nella narrazione, causata dagli amici di Rommell, che fungono da contorno troppo labile. Vista la brevità del testo (ma sono davvero 250 cartelle standard? Mii... sto diventando troppo pignolo!), questi vicoli ciechi potevano trovare sbocchi interessanti. Peccato... ma ciò non va a inficiare la qualità dell'insieme. L'autore (che ho avuto modo di conoscere narrativamente ai tempi della Pyra), è davvero abile. Non a caso il suo mestiere è proprio legato a quanto poi si vede applicato in questo testo. E' abile, convincente, capace. I Senza Tempo è sicuramente una bella lettura. Lo scrittore ha un grande talento. Spero solo non si sia appoggiato a qualche pratica misteriosa di 'magia-nera' per ottenere il successo che merita.
Recensione di Nicola Parisi dal blog Nocturnia :

Difficile credere che il romanzo I SENZA TEMPO sia lungo nemmeno cento pagine, certo possiamo aggiungere un altra cinquantina contenenti alcuni racconti di appendice, però il romanzo in sé stesso è minuscolo. E qui arriva la prima sorpresa. Una sorpresa positiva, che smentisce in pieno tutti le teorie sul fatto che un libro oggi per comunicare qualcosa debba per forza assumere le dimensioni di un piccolo Mammuth;  ne I SENZA TEMPO non solo c'è una trama appassionante e leggibile ma anche un potente  sotto-testo e un ancor più fondamentale  meta-testo.

I SENZA TEMPO con la scusa di offrirci un romanzo  posto a metà tra l' Horror e la Fantascienza ci presenta una crudele metafora della situazione italiana; tutto comincia ai giorni nostri con il risveglio di una misteriosa creatura: Monostatos. Monostatos  ci viene descritto come un minaccioso vecchio, un eterno negromante che tra le altre cose ha anche il potere di portare  sopra le cose una, nemmeno troppo, sottile patina di passato. Ma l'essere è anche un cannibale, che per potersi mantenere nel suo stato d'immortale è costretto a mangiare carne di bambino. In più sembra che la cosa gli piaccia.

Ed è a questo punto che comincia tutta la sarabanda. perché il negromante si risveglia proprio all'interno di una scuola e gli eventi che ne seguiranno influenzeranno le vite di un pugno di persone.
C'è il bidello Stefano, c'è una ragazzina di Nausicaa, che da quel giorno sceglierà di farsi chiamare Nauzika, c'è il piccolo nerd Daniele, c'è la  reporter  di primo pelo Clara, che quel giorno vedrà segnata indelebilmente la sua carriera...e poi c'è il "biondo" o se preferite Rommel, l'ucraino un piccolo disadattato, quasi alle soglie dell'autismo. Teniamoli presenti tutti quanti, un piccolo gruppo di figure borderline, teniamoli da conto, dal momento che l'autore Alessandro Forlani si rivela un maestro nel tratteggiare queste figure di disadattati; in particolare quelle femminili.
Le donne di Forlani sono spesso figure a tutto tondo, capaci di grandi gesti di coraggio o di umanità ma anche di  infiniti abissi di abiezione, però ricordiamoci anche di questo elemento: nell'universo Forlaniano è la donna che porta su di sé i destini del mondo. Più defilati, meno completi, meno risolutivi i personaggi maschili: tutti meno uno, quello all'apparenza più folle di tutti, in grado di opporsi al potere del male proprio grazie alla sua natura di "diverso".

Superata la fase iniziale, Forlani segue i destini delle sue creature nel futuro: prima nel 2024 e poi verso l'epilogo della vicenda nel 2036 in un Italia sempre più povera, sempre più istupidita e dove la tecnologia funziona sempre meno. Un mondo in cui Monostatos non è certo il solo "Senza Tempo", dove annidati nelle posizioni che contano, tra le pieghe del potere ci sono altri come lui. Molti altri.
Difficile non scorgere una satira, una critica al sistema di potere a stampo gerontocratico della società italiana, difficile non cogliere i riferimenti alla cronaca di tutti i giorni. Ancora più difficile non scorgere la metafora che I SENZA TEMPO fa della difficile situazione  giovanile alle prese con un paese svuotato di tutte le ricchezze e di ogni promessa di futuro dalla rapacità delle oligarchie di potere. Forse sono io che sbaglio, probabilmente questa è solo una mia chiave di lettura, ma è comunque la lettura che ne do io.

Vorrei porre l'accento anche sul linguaggio utilizzato da Forlani nel suo romanzo: un linguaggio forbito, forse demodé ma in questo caso stilisticamente adatto sia nella sintassi che nel lessico. Ne I SENZA TEMPO ho visto usare espressioni  ad esempio come "cachinni" che era dai tempi di Lovecraft o di Clark Ashton Smith che non vedevo più usare.o stesso termine "negromanzia" è da parecchio che è poco utilizzitato. E questa è la seconda sorpresa positiva: un inversione di tendenza contro l'imbarbarimento e la semplificazione della lingua italiana, un esplorazione delle sue ricchezze espressive.

C'è un particolare che ha un poco sminuito il mio entusiasmo, però è cioè il vedere alcuni personaggi introdotti e poi non sviluppati fino alla fine anzi lasciati un po a sè stanti, penso ad esempio agli amici di Rommel messi quasi su un binario morto della narrazione. Questo però rappresenta l'unica pecca del romanzo breve. Per il resto gli appassionati di manga, anime, film o fumetti di genere troveranno infiniti riferimenti, infinite citazioni che daranno ulteriore gusto alla lettura, chi bazzica la rete troverà un inside joke proprio nel racconto finale tra quelli scritti da Forlani a compendio del suo romanzo. Il racconto si chiama ALL'INFERNO, SAVOIA e ci sono personaggi chiamati casualmente: Mana; Siena; Greco; Gianola; Benuzzi;Santini e Girola.
Recensione di Gianluca Santini dal blog Nella mente di Redrum :

Urania è un nome che sicuramente non può non dire nulla agli appassionati di fantascienza italiana. Collana di romanzi da edicola e premio letterario, il tutto sotto il marchio Mondadori, non proprio il primo nome a caso che passava di lì. Il premio Urania 2011 è stato vinto da Alessandro Forlani, autore che conosco e ho già ampiamente apprezzato leggendo suoi racconti brevi. Il romanzo vincitore è "I senza-tempo" pubblicato nel numero di novembre della collana. Leggere questo libro è stato un vero piacere e, complice la brevità del volume, ho letteralmente divorato le pagine in appena due giornate.
"I senza-tempo" non è solo un romanzo, per Alessandro Forlani. Come spiega egli stesso nell’intervista contenuta nel volume, i senza-tempo sono quasi un’ossessione narrativa. Degli antagonisti che ricorrono più e più volte nell’opera dell’autore, con aspetti ed elementi diversi, ma tutti accomunati dall’idea di base. Esseri spregevoli che sovvertono lo spazio-tempo, che prolungano la loro vita a scapito dei giovani, letteralmente, e fanno annichilire la realtà circostante, annullando di fatto presente e futuro, per ritornare nel glorioso, almeno per loro, passato in cui hanno vissuto precedentemente. L’apparenza esteriore può suggerire negromanzia, termine comunque utilizzato e citato all’interno del romanzo, ma l’impianto è squisitamente fantascientifico, come viene sottolineato nella seconda metà della storia accennando alla fisica quantistica. Ed è in questa commistione di fantascienza e horror una delle grandi forze della storia creata da Forlani, perché il lettore si trova di fronte a un mondo totalmente originale, caratterizzato da descrizioni di indubbia efficacia - specie quelle dell’annichilimento della realtà presente a favore di quella passata - e da suggestioni di natura diversa che riescono a compenetrarsi vicendevolmente senza sbavature di sorta. Creare un’ambientazione dettagliata mescolando generi differenti non è un processo banale, ma l’autore riesce nell’impresa, fornendo al lettore un mondo ricco di sfumature e incredibilmente coerente.
I senza-tempo sono il Male, con la maiuscola, quel Male che ragiona seguendo logiche del tutto aliene alla mentalità umana. Questo è particolarmente evidente nella psicologia di Monostatos, che, a differenza degli altri senza-tempo, non vuole scendere a patti con la realtà che lo circonda e vuole solamente perseguire i suoi obiettivi. Ciò rappresenta un Male eterno, data la natura di questi stregoni, e per questo ineluttabile e incontrastabile. Chi sopravvive a un loro incontro non può non restarne mutato per sempre, o a livello fisico o a livello psicologico. I senza-tempo corrompono chi li circonda, e avvicinarsi troppo a loro è deleterio per tutti. Non è azzardato sottolineare una lettura sociologica della storia, in rapporto a questo periodo di crisi economica e intellettuale. Questi aspetti sono presenti tanto nel romanzo stesso - basti pensare al sussidio per lo spreco del tempo all’università, oppure alla contrapposizione tra i senza-tempo, insediati nei luoghi di potere, e il loro cannibalismo nei riguardi dei giovani - quanto nei racconti posti in appendice e scritti sempre da Forlani all’interno dell’universo condiviso dei senza-tempo. Da questo punto di vista il racconto più significativo è "A tempo indeterminato", vero e proprio gioiello horror sullo sfondo della crisi economica.
Lo spazio all’interno del romanzo viene gestito in maniera altalenante. Ci sono punti in cui è evidente un’accelerazione della narrazione, specie nelle battute finali, e altri in cui il ritmo è inferiore. Questo da un lato porta a non approfondire appieno alcuni aspetti della storia, dall’altro permette una lettura agevole e rapida, fluida e pulita, senza fronzoli eccessivi e per questo leggera e appassionante. Per quanto mi riguarda, gli aspetti privi di approfondimento vanno in secondo piano, perché la leggerezza raggiunta dalla narrazione grazie a questa scelta è talmente piacevole che il romanzo non può non lasciare dietro di sé un ricordo positivo. I personaggi sono numerosi e spalmati attraverso tre linee temporali. Nonostante ciò ognuno ha il proprio spazio narrativo e senza dilungarsi eccessivamente l’autore riesce a caratterizzarli tutti al punto da far stringere quel legame tra lettore e protagonisti necessario al coinvolgimento durante la lettura.
Lo stile di Forlani è del tutto originale, sfido chiunque a dire il contrario. L’uso dell’imperfetto per simulare i movimenti come nel cinema, parole desuete e costruzioni verbali atipiche sono gli elementi base dello stile dell’autore. Uno stile ricercato e maturato appieno, maneggiato con cura e senza scivoloni. Si nota l’estrema cura e la profonda conoscenza della lingua italiana dell’autore, e anche per un lettore a digiuno di narrativa di questo scrittore, entrare in sintonia con questo stile è sicuramente semplice e non forzato. Questo perché Forlani, oltre a possedere uno stile tutto suo, è capace di mettere a  suo agio il lettore, a fargli capire come è la scrittura a cui andrà incontro, e quindi a farlo entrare dentro la storia.
Chiudono il volume due racconti non dello stesso autore: "Lo scambiatore", di Marco Migliori, e "Suburbi@ Drive", di Dario Tonani. Il primo si fa ricordare per l’intreccio ben curato e l’idea di base intrigante, il secondo invece presenta una bella ambientazione e una buona costruzione dei dialoghi e dei rapporti tra i personaggi.

Voto: 8.5
Otto mesi di lavoro. Ho finito Eleanor Cole delle Galassie Orientali. Approfittando degli obblighi contrattuali sottoporrò questo nuovo romanzo a Urania-Mondadori; altrimenti... vedremo!

Eleanor Cole delle Galassie Orientali è una space-opera con un'ombra di magia nera: duelli all'arma bianca e proiettili esplosivi, traversate spaziali, tradimenti, spaventosi segreti, bizzarrie tecnologiche e orrori preistorici. Non nascondo che con questo romanzo aspiro all'epiteto di "Salgari dello spazio".

Astronauti con scafandri, crinoline e parrucche percorrono gli spazi sugli astro-galeoni, assistiti da lacchè-robot con collarine e livree di latta; la musica di Haendel, di Vivaldi e di Bach risuona fra le stelle per la gloria dell'umanità: la Via Lattea del secolo XXVII è una galassia rutilante e barocca, spartita fra compagnie commerciali governate da "aristocratici di logo". Principi di Apple, Visconti di Nestlé, Cavalieri di Shell & Total o Granduchi di Microsoft decidono le sorti centinaia di mondi, più o meno conquistati alla civiltà del glamour. "Antropologi comparati" quali Eleanor Cole garantiscono che la condotta delle major danneggi il meno possibile le culture planetarie, e il modo di avvicinarle con reciproco vantaggio. E scoprono che, sui mondi più remoti, si nascondono orrori antichi ostili all'umanità...

Fantascienza, avventura, metafora e orrore. Dedicato alle ragazze che combattono oggi come nel 2600.
Recensione di Giampietro Stocco dal blog Ucronicamente : l'articolo è parte di un'estesa riflessione sullo stato attuale della fantascienza in Italia.


In questi giorni mi sono dedicato alla lettura di due romanzi premiati: I senza tempo di Alessandro Forlani, ultimo premio Urania, e Infezione genomica di Giovanni Burgio, premio Odissea 2010. Due romanzi molto diversi tra loro. Il primo, un testo borderline, di fatto un horror trapiantato in ambientazione fantascientifica; il secondo, un thriller biotecnologico che parte da una brillante teoria sui batteri e le loro possibilità di diventare in qualche modo senzienti. Due testi diversi dal solito, due operazioni a mio avviso non riuscite per ragioni diverse.
Forlani è forse il più creativo fra i due scrittori: cerca un genere fra le pieghe del genere, contamina, mescola, addirittura decostruisce il suo testo passando da una storia di impianto tradizionale a una vera e propria sperimentazione linguistica nella seconda parte, e poi finalmente ci serve il piatto: purtroppo la mia esperienza è stata negativa, nel senso che la storia più lineare finisce per essere l’ennesima riproposizione dello scontro fra Bene e Male con tanto di Supercattivo castigato in modo assolutamente prevedibile e una serie di appendici che vorrebbero essere sperimentali, ma che si traducono, secondo me, in una lettura faticosa e direi ultronea: meglio sarebbe stato congegnare a punto il romanzo “tradizionale” piuttosto che cercare due strade parallele così diverse e, diciamocelo, alla fine tali da far sospettare che per nascondere la modesta riuscita della storia più convenzionale, l’autore sia ricorso alle cortine fumogene.
Ma lode a Forlani, che con questo romanzo ha vinto ben due premi, appunto il prestigioso Urania, e anche il Kipple, dunque in una sintesi lodevole, è riuscito a mettere insieme tradizione e innovazione.
Questo post è dedicato ai temerari lettori che seguono il mio lavoro e che, svelati dal romanzo i piani dei Senza-Tempo, sono ora prigionieri degli orridi stregoni. A prova della sorte degli innocenti, i Senza-Tempo mi stanno inviando da più parti d'Italia (ma non necessariamente dello stesso spazio-tempo...) strazianti fotografie degli ostaggi con copie del volume.

A parte le scempiaggini: grazie, ragazzi.



Recensione di Alessandro Girola dall'Ultimo Blog a Sinistra :

Scrittura che non lascia certo indifferenti, quella di Alessandro Forlani, vincitore del Premio Urania 2011 e interessante realtà della speculative fiction italiana.
Mai banale, mai scontato, Forlani saltella come un folletto dispettoso e irriverente tra i generi, di modo che i puristi di questo o quel campo possano trastullarsi con le domande più inutili del mondo: Ma è fantascienza? E' fantasy? E' Archibugiopunk?
Di risposte non ce ne sono, ma vi posso regalare un parere: I Senza-Tempo è una bella novelette.
Dico novelette perché il romanzo è breve (non a caso il volume è completato da una serie di interessanti racconti). Questa, la brevità, è l'unica pecca di una storia che colpisce per il suo andare fuori da ogni definizione di facile assimilazione.

Non solo: Forlani ci offre dei protagonisti poco eroici, fuori dagli schemi. Perdenti, nella definizione classica del termine, eppure non cliché. Giocando sul filo della provocazione, l'autore ci propone infatti dei personaggi tanto innocenti, nel loro contrapporsi a un Male iconico, spietato, quanto sopra le righe. Basti pensare che uno dei protagonisti si fa chiamare Rommel, come il noto generale della Germania Nazista. Immagino che qualche benpensante se ne risentirà, e questo mi rende felice. Non perché sia un nazista, bensì perché fermarsi al politicamente corretto è un'aberrazione.

E poi, sì, inutile negare il simbolismo presente ne I Senza-Tempo. I necromanti che danno il titolo al romanzo sono creature avide e sterili, che consumano tutto ciò che hanno attorno, attingendo alle loro arti oscure per deformare la realtà, per farla avvizzire e ripiegare su un eterno passato.
Metafora dell'Italia? Probabile. Metafora sfacciata, perdipiù. Ma funziona, perché Forlani non si perde in demagogie o smaccate prese di posizioni. Anzi, il suo romanzo è veloce, freddo, pratico, denso di fatti e di azione.
Lo spazio lasciato agli inframezzi riflessini, gestito soprattutto tramite degli efficaci dialoghi, è però quello che più mette i brividi e spaventa, tramite un realismo perfettamente mimetizzato da storia fantastica.
Resta comunque - ed è importantissimo - il palese divertimento con cui l'autore ha costruito un piccolo mondo, una novel gestita su tre piani temporali diversi, 2012, 2024, 2036, pensata soprattutto per divertire quel vasto pubblico di lettori che necessita di questi racconti, e che purtroppo fa sempre più fatica a trovarli.

Non perdetelo.
Recensione di Davide Mana dal blog Strategie Evolutive :

Ieri sera, complici una trasferta a Torino e le sempre più imprevedibili tabelle di marcia delle ferrovie nazionali, sono riuscito non solo a procurarmi, ma a leggere, l’Urania numero 1588, I Senza-Tempo, di Alessandro Forlani, vincitore tanto del Premio Urania quanto del Premio Kipple. Ed un romanzo piuttosto chiacchierato, in rete.

Ma le chiacchiere della rete non mi interessano, come non mi interessano granché i premi. Mi interessa invece parlare di questa storia, senza avere la pretesa di possedere la verità, ma cercando di spiegare prima di tutto a me stesso ciò che questa lettura porta con sé.


Non scenderò nei dettagli della trama.
Io credo che il punto nodale della storia sia facilmente individuabile in una singola frase, a pagina 61:


hai mai l’impressione che il marcio, il male per cui la vita non è granché e blabla, che la società fa schifo, non c’è speranza e blabla, che insomma non stia nei grandi eventi nazionali, che di quelli se sei sincero non t’importa granché, ma nel sordido, orrendo e grottesco sotto casa?
Perfetto.
Ora, secondo i dettami dello zen*, la perfezione è sterile – sono le imperfezioni e gli errori che conferiscono individualità e anima ad un artefatto. E quando un artefatto possiede un’anima ed una individualità attraverso errori ed imperfezioni consapevolmente inclusi nella sua creazione, allora è chiaro che non si tratta più di errori e imperfezioni, ma di scelte autorali. Di arte, se volete.

Nello scrivere I Senza-Tempo, Alessandro Forlani ha fondato la sua opera su una serie di “erorri” che palesemente errori non sono, e che le conferiscono un’anima ed una individualità. Vediamo…


Il primo errore che non è un errore è il linguaggio di Forlani, che è preciso, costellato di termini desueti, che tuttavia, oltre ad essere funzionali a certi personaggi, agiscono da punto nodale del testo, attirando l’attenzione del lettore sui passaggi essenziali, sottolineando il ritmo. Non solo la sintassi come stile, quindi, ma anche il lessico, come stile.


La seconda imperfezione che non è una imperfezione risiede nei personaggi, tutti danneggiati e fragili, imperfetti, spesso odiosi o semplicemente antipatici, ma che per questo assumono una dimensione ulteriore nel momento in cui le vicende li obbligano a specifiche scelte, a specifiche prese di posizione.


Il terzo gravissimo errore che errore non è consiste nella metafora a grana grossa, facilmente decifrabile e che rende il romanzo grottesco, ferocemente satirico; il rischio di usare una mano troppo pesante, di fare una satira troppo facile, viene disinnescato proprio dai due “errori” precedenti e il romanzo avanza crudele senza stridere sulla nostra incredulità anche quando ci offre il massimo dell’implausibilità e dello sberleffo feroce.

Insomma, ci sono un sacco di motivi per cui questo romanzo non dovrebbe piacermi, e invece… No, dire “mi piace” sarebbe inesatto. I Senza-Tempo non deve piacere. Deve casomai fare infuriare, andando a toccare con un bisturi arroventato dei nervi scoperti da due decenni almeno. Ed in questo senso, funziona perfettamente.


Ed ha perfettamente senso che abbia vinto i due premi che ha vinto, essendo fantascienza ed essendo italiano. Fantascienza non nel senso di astronavi e alieni invasori, ma di estensione e approfondimento di problemi reali, proiettandoli nel futuro attraverso la lente deformante del grottesco e dell’immaginario. E italiano non nel senso di pizza, mandolino e forza azzurri, core de mamma e nostalgie diverse, ma nel senso che solo qui, solo ora, sarebbe stato possibile scrivere questa storia. E Alessandro Forlani l’ha fatto benissimo.


I Senza-Tempo è un romanzo crudelmente divertente, intelligentemente politico e scritto benissimo. Come sempre in questo caso, ne vogliamo di più, ne vogliamo ancora.


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* no, no, fidatevi, ha senso…
Recensione di Alessio Brugnoli, Premio Kipple 2011, dal blog Il Canto Oscuro:


Ieri, tornando in treno da Milano, sono finalmente riuscito a leggere il nuovo Urania, comprendente sia il romanzo I Senza-Tempo di Alessandro Forlani, vincitore anche del Premio Kipple, da ex detentore tengo a dirlo, e alcuni racconti, tra cui lo splendido Suburbi@ Drive di Dario Tonani, a cui, tempo e lavoro permettendo, a breve dedicherò una recensione, perché merita veramente di essere letto e apprezzato. Tornando a I Senza-Tempo, ho grande stima di Forlani. Ho apprezzato tantissimo Qui si va a vapore o si muore che, oltre al genere steampunk, condivide la stessa copertinista de Il canto oscuro, l’ottima Elena Cermaria E le prime pagine confermano le mie idee: mi piace lo stile, l’ambientazione, i personaggi, alcuni visionari, e c’è un cattivo con i contro fiocchi, per non essere volgare. Mi sono goduto le citazioni, le frecciatine e riferimenti al mondo indie del fantastico italiano, poi… Lo ammetto, sono rimasto con l’amaro in bocca… Apprezzo l’idea di Forlani di replicare la struttura del film d’azione e dei fumetti, cosa che tra l’altro fa benissimo, però date le premesse, io avrei sviluppato la storia in altro modo. Più simile ai racconti dell’appendice, con il trionfo dell’Orrore sulla speranza, piuttosto che nel tradizionale arrivano i nostri. Però questo non toglie il fatto che sia un buon romanzo e che mi sia divertito a leggerlo, cosa che alla fine è la più importante.
P.S. Da esperto di Roma, dovrei stroncare l’appendice All'inferno, Savoia!... Ebbene, non è così. Il realismo storico e topografico secondo me avrebbe rovinato le atmosfere create da Forlani nel racconto. Le esigenze della Narrativa devono prevalere sull’erudizione
Recensione di Simone Corà dal blog Midian: e stavolta ho avuto l'onore di essere letto dall'editor di una delle case editrici più interessanti d'Italia, Edizioni XII

Come molti nella blogosfera e dintorni, l’idea che il Premio Urania fosse esclusivamente destinato a prodotti tecno-thriller mi ha di volta in volta allontanato da un appuntamento annuale che era comunque sempre stato felice e curioso, è quindi un piacere vedere come, finalmente, si cambino un po’ le tematiche e, addirittura, con I senza-tempo ci si avvicini, neanche tanto velatamente, a un horror violento e viscerale. Distante dalla concezione comune di sci-fi, molto lontano da un immaginario che coinvolga rivoluzioni tecnologiche, realtà futuristiche e battaglie interstellari, il romanzo di Alessandro Forlani ben si presta alla “fantascienza nera” con cui viene presentato, un incrocio weird e insolito di steampunk e splatter con un gusto narrativo assai personale e sofisticato.

Dislocato su tre piani temporali, che delineano le tre parti di cui si compone la storia, I senza-tempo ruota attorno alle figure immortali e demoniache citate nel titolo, esseri che hanno venduto se stessi e possono resistere all’avanzata del tempo nutrendosi di bambini e rifiutando la realtà che li circonda con eserciti di automi scheletrici composti da ossa e ingranaggi che svolgono il lavoro sporco. L’aspetto più interessante del romanzo risiede proprio nella raffinatezza descrittiva con cui queste creature prendono vita, immergendo la loro austera esistenza passata in un contesto sia attuale che prossimo, nonché vagamente cyberpunk, che letteralmente cambia a causa della loro presenza, mutando oggetti e persone nel loro corrispettivo antico. Gli abiti moderni diventano pesanti vesti ottocentesche, le auto carrozze, le fotografie dagherrotipi, mentre gli scheletri meccanici vengono caricati a molla per sventrare infanti e suddividere le parti più nutrienti da quelle meno invitanti. 

Lo stile di Forlani è molto ricercato, il vocabolario a sua disposizione è enorme e la struttura dei periodi trae giovamento dalla spaventosa attenzione lessicale, evocando un particolare e prezioso fascino retrò nella lettura, che tutto sommato non risulta pesante o difficile come potrebbe sembrare. Certo, non trovo una qualità costante nell’intero romanzo, spesso gli scambi dialogici o i passaggi di scena appaiono fin troppo svelti e bruschi, tolgono atmosfera al clima sapientemente costruito e lasciano un po’ di disappunto per un mancato sviluppo di alcune sequenze (penso, per esempio, alla malattia di Clara, o a quando Daniele e Nauzika vengono catturati, o soprattutto agli amici del biondo), ma in generale la storia resiste supportata dalla bellezza e freschezza delle immagini, talvolta maestosamente eleganti, in altre occasioni disgustose e raccapriccianti, ma sempre precise, fantasiose, originali, ben create. Piace, infatti, e moltissimo, l’attenzione ai particolari, ai dettagli che diventano cuore della storia, forse ancora di più dei personaggi e delle loro sorti – potrebbe essere un difetto, un punto negativo, ma per me è valore aggiunto, perché tale ricchezza diventa puro, purissimo piacere nello sfogliare le pagine.  

L’intreccio, nel suo alternarsi di punti di vista e nel continuo ribaltamento temporale, soffre un po’ della stessa sorte stilistica, apparendo sfavillante e sorprendente nelle prime pagine (bellissima e soffocante l’ambientazione scolastica, terrificante l’avvenimento, eccellente la non-linearità strutturale), per poi oscillare tra momenti ispiratissimi (l’incontro tra i senza-tempo, la lunga sequenza nei sotterranei, la “nascita” del carro armato, il finale) ad altri meno riusciti, schiacciati forse dai tanti, tanti spunti che non vengono sviscerati appieno. In generale, tuttavia, si nota il lavoro svolto per la creazione dei personaggi, tridimensionalizzati da immagini perfette e psicologie profonde e singolari (su tutte Clara e il suo lavoro, ma anche Nauzika nonostante la base di partenza un po’ troppo classica).

Curiosi i racconti posti in appendice, tutti mediamente buoni e gustosi nel dare spessore ai miti horror-barocchi creati da Forlani, in particolare All’inferno, Savoia!, vera e propria gemma nel bilanciare gli elementi horror e storici con estrema professionalità e impressionante immaginazione, perché di un Inferno così delirante e grottesco raramente ne ho letto altrove.
Entusiasta recensione di Domenico Attianese dal blog Helldoom's Reign. E' inteso che pubblicherò, come sa che ho sempre fatto chi mi segue, anche stroncature e pareri negativi!


Dopo giorni a setacciare le edicole come un segugio, sono finalmente riuscito ad accaparrarmi il premio Urania del 2011, che ho divorato in due giorni, solo perchè interrotto dall'università, altrimenti una mezza giornata me lo avrebbe fatto divorare.


Ora, presupposto che la scrittura di Alessandro mi è sempre piaciuta dalla prima volta che l'ho letto, per vari motivi (quel "non so che", che ti fa attaccare alla pagina fino a che non hai finito; l'enorme varietà di vocaboli, che dona allo scritto una più ampia varietà di far cogliere al lettore piccoli dettagli senza inutili giri di parole; lo stile cinematografico, il cui più fulgido esempio è l'uso dell'imperfetto come mezzo per mostrare un'azione in movimento), la storia è magnifica, uno dei più bei romanzi che abbia letto negli ultimi anni. Di sicuro il migliore, che io abbia letto, pubblicato da un italiano.

Il romanzo, spezzato in tre grandi filoni temporali (2012-2024-2036) narra la rinascita e la caduta del Senza-Tempo Monostatos e, in contemporanea, le misere vite delle persone da lui corrotte durante la sua rinascita.
Dei tre bambini che sopravvissero al suo banchetto di risveglio, del bidello che osservò il tutto (anche se, quest'ultimo, prende poche scene) e della reporter che riuscì a fotografare il tutto diventando famosa. Cinque misere vite, quattro escludendo il bidello, che alla fine, nel 2036 torneranno a combattere il loro incubo peggiore, non per loro stessi, ma per il mondo intero. 

Apro il libro, e leggo il primo paragrafo. 
Ragazzini che si scambiano le cartedi yu gi oh in un bagno di scuola, e io che getto l'occhio verso la mia collezione: già questo mi ha subito catturato, ma è un'inezia, il meglio viene dopo: Senza-Tempo, cannibali che esulano dalle normali leggi spaziotemporali che sopravvivono erodendo lo spazio-tempo, Archiburoboti, Carrion, Gigadaver. Sono questi gli esseri contro cui dovranno vedersela i nostri protagonisti: una cosplayer spogliarellista, un autistico fanatico del nazismo, una fotoreporter delle "disgrazie" e un nerd che.. .ma non spoileriamo.

La scrittura del Forlani è come la ricordavo. Elegante, ricca di termini, scorrevole, cinematografica. E la storia, come ho già detto, è magnifica e scritta benissimo. Inoltre crea un'inquietante Italia Futura, inquietate anche perché non tanto assurda rispetto all'oggi, e  possiede la capacità di saper descrivere l'orrore e lo schifo dei personaggi in un modo tale da fartelo quasi sentire sulla propria pelle. E, in barba a chiunque si lamenti che "non è fantascienza", io rispondo: Mai visto il Doctor Who?

Esiste la "commistione di generi", l'Arte Nera è spiegata con basi più o meno scientifiche (i Senza-Tempo erodono lo spazio-tempo con principi quantistici, c'è l'accenno a un "fisico ebraico"..) e, alla fine, è una bellissima storia, che è l'unica cosa importante.

L'unica pecca è la brevità del romanzo: mi è dispiaciuto un sacco fosse già finito quando l'ho letto. Se avesse avuto duecento pagine in più, sarebbe stato godibile lo stesso, ma, forse, non sarebbe stato questo, chissà. Certo è che è il tipo di romanzo da cui all'estero verrebbe tratta una saga che farebbe molto successo o che farebbe nascere molti racconti paralleli.

Lovecraft? Michael Scott? Sì, proprio come loro.
Edited by K.D.. Powered by Blogger.